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Roma, Roma, Italy
Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

sabato 16 marzo 2013

Sardegna Isola che danza di Davide Mocci

Ti presento la mia Terra, la danza straordinaria delle acque e del vento, il silenzio dei tramonti e di nuove albe, il discorso proibito del mare e il dolce assoluto del tempo, la solitudine dei nuraghi e la vivacità dei fiori, la nidificazione di fenicotteri e la perfezione del loro volo...un documentario veramente straordinario!

http://www.frequency.com/video/sardegna-lisola-che-danza-di-davide/39399931
 
L'ISOLA CHE DANZA "i colori della natura" di Davide Mocci

fotografia, montaggio, regia di Davide Mocci
Produzione Master Film Cagliari
Editore Regione Autonoma della Sardegna
Musiche Paolo Casa


In Sardegna la natura si esprime con toni accesi e ritmati, come in una danza. Le acque tumultuose dei torrenti, pacifiche dei laghi e immote delle lagune, si agitano quando raggiungono il mare e si mescolano con il Mediterraneo. 
Qui è più facile accompagnare con lo sguardo il sole che si tuffa veloce fino a scomparire nell’orizzonte.
Ma la natura danza anche nel cuore dell’isola, negli angoli più segreti del Gennargentu, dove Cavalli, Mufloni, Cinghiali e tanti altri animali selvatici si muovono al ritmo delle stagioni, insieme alle infinite e talvolta rare fioriture dai mille colori. 
Le invitanti lagune, tra le più importanti in Europa per la biodiversità che possiedono, attraggono migliaia di Fenicotteri rosa che qui si riproducono insieme ad intere colonie di aironi che arrivano dall’Africa. 
Queste immagini vi condurranno alla scoperta della natura sarda, la vera protagonista nell’isola che danza. 

The dancing island The colours of nature 
by Davide Mocci

In Sardinia nature expresses itself through shining and rhythmic tones, as in a dance.
Waters, which are rushing in the streams, peaceful in the lakes and motionless in the lagoons, surge when they reach the sea and mix with the Mediterranean sea.

Here it is easier to follow with one’s eye the sun that quickly sinks below the horizon until it disappears.

But nature dances also in the heart of the island, in the most hidden places of the Gennargentu where horses, mouflons, wild boars and a great deal of other wild animals move according to the rhythm of seasons with the endless and sometimes rare blossoms.

The enchanting lagoons, which are among the most important in Europe for their biodiversity, attract thousands of pink flamingoes that breed here together with entire colonies of herons coming from Africa.
These images will let you discover Sardinian nature, the real star in the dancing island
 
 
 

venerdì 8 marzo 2013

Buon 8 marzo a tutte le donne

http://www.wsimagazine.com/it/diaries/report/cultura/l-universo-e-dentro-di-te_20130308084604.html#.UToB-RzZZqU
WSI
Venerdì, 8 Marzo 2013

REPORT - Italy, Cultura

L'Universo è dentro di te

A tutte le donne del mondo.

L'Universo è dentro di te
Pina Bausch - Spring
Guarda! 
l’universo è dentro di te
prisma luminoso 
dalle mille facce
dall’oscurità della tenebra
alle prime luci dell’aurora
nell’infinita bellezza del cosmo

-Francesca D'Ascani-
T’osservo di spalle, nel soffio che scuote la veste e sfiora dolcemente la chioma.
Ti preferisco senza volto, senza quella maschera che indossi per sembrare più bella.
Mi piace scoprire la tua intensità ed essenza, con le mancanze, gli eccessi e le follie che compi ogni giorno.
Non so mai cosa aspettarmi, sei cangiante e piena di sfumature, un arcobaleno di colore, a volte luna a volte sole.
Compagna comprensiva, fedele, affettuosa, a volte gelosa, possessiva, invadente, oppure trasgressiva, aggressiva, irritante, non sei mai imparziale e nemmeno accomodante, a volte strega, a volte fata.
Energica e intuitiva, a volte schiva, spesso giuliva, vincente o perdente, sei divina e divertente.
Lavoratrice indefessa e spirito originale, sempre pronta e puntuale, maga nel trasformare.
Sei incantatrice e manipolatrice, mia regina ingannatrice, oppure vera, sincera, leale, tenera e speciale.
Non so se preferirti ombra oppure luce, ognuno di questi aspetti mi seduce.
A volte maltrattata, violentata, duramente oltraggiata se sei innocente e senza peccato, forse il peggior misfatto.
Spesso usata, a volte immensamente amata, oppure illusa e ingannata soprattutto se sei capitata in un corpo da fata.
Lo so che sei ingabbiata nelle convinzioni e nelle convenzioni, mi piace, però, che ti liberi da tutte le costrizioni.
Tu imperatrice, regina e dea, mi puoi sempre dare una nuova idea.
Tu scienziata, filosofa, condottiera sei una nuova e piacevole avventura.
Tu scrittrice, attrice, cantante o danzatrice, mi diletto del tuo talento, sono proprio assai contento. 
Tu madre, genitrice, educatrice, utero dell’Universo, forza originaria, spirito d’amore che ti libri in aria.
Incondizionatamente partorisci figli, tu radice di teneri germogli, tu pianta al profumo di tigli.
Tu, sostegno e forza, serenità e armonia, perfetta integrazione tra la tua anima e la mia ragione.
Abbandonati totalmente all’emozione, girati, guardami dritto negli occhi senza paura di essere veramente Donna, artefice di ogni Creazione.

Foto:
1. Frida Kahlo
2. Isadora Duncan
3. Marie Curie
4. Rita Levi Montalcini
5. Madre Teresa di Calcutta
6. Virginia Woolf
Pubblicato: Venerdì, 8 Marzo 2013
Autore: Patrizia Boi

L'Universo è dentro di teL'Universo è dentro di teL'Universo è dentro di te
L'Universo è dentro di teL'Universo è dentro di teL'Universo è dentro di te

giovedì 28 febbraio 2013

Il Portale dell'Eur: Coinvolgente e attualissimo omaggio a Gaber secondo la visione di Luca Martella

http://www.eur.roma.it/il-quartiere/news/articolo/coinvolgente-e-attualissimo-omaggio-a-gaber-secondo-la-visione-di-luca-martella.html?no_cache=1#insCommento
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Coinvolgente e attualissimo omaggio a Gaber secondo la visione di Luca Martella
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Continua ad essere un successo lo spettacolo dell'Attore Luca Martella e del suo quintetto

25 febbraio 2013
Coinvolgente e attualissimo omaggio a Gaber secondo la visione di Luca Martella
Il suo nuovo spettacolo dal vivo dedicato alla memoria del "Signor G", pensato per celebrare il decennale della scomparsa di Giorgio Gaberscik, in arte Gaber, avvenuta il 1° gennaio del 2003 nella sua casa di Montemagno, in provincia di Lucca, è stato un vero e proprio parto per Martella che lo ha visto dedicarsi anima e corpo a questo progetto curando per mesi ogni dettaglio.
La tournée ha preso l'avvio da Frascati il 9 e 10 febbraio scorso nella straordinaria cornice dell'Auditorium delle Scuderie Aldobrandini, dove ha registrato il tutto esaurito.
Il Programma dello spettacolo è stato intensissimo spaziando tra i monologhi e le canzoni che noi tutti abbiamo più amato, da "Lo shampoo" a "Destra-Sinistra", da "Qualcuno era comunista" a "La Libertà", da " Mi fa male il Mondo" a "Io non mi sento italiano" solo per fare alcuni esempi del repertorio scelto da un'attenta e personale Regia dello stesso Martella.
L'Attore stesso ci ha spiegato le motivazioni che lo hanno condotto ad occuparsi proprio del Signor G: "Gaber è stato sempre un punto di riferimento per me, già dai tempi dell'Accademia... e poi se guardate bene il mio profilo... c'è una certa somiglianza... con questo naso al piede... che da sempre mi precede".
In realtà Luca Martella riconosce nella parabola gaberiana la sua stessa storia, con tutti i trionfi, con tutte le amarezze, con le decisioni via via prese, con tutte le vie esplorate e quelle ancora da perlustrare... Ma soprattutto Martella si abbandona al personaggio del Signor G, a quell'"uomo senza qualità" in grado di dipingere con pennellate sottili lo spirito della sua epoca e della nostra epoca e indossa così precisamente quell'abito mentale che lo porta sul palcoscenico ad avere una sorta di sdoppiamento...
Ci sono istanti, infatti, in cui Martella assume il volto vero del Signor G, con la sua straordinaria mimica facciale, con quel linguaggio del corpo che interpreta ogni minimo cambiamento di ritmo, di tema, di emozione: gioia, sofferenza, rassegnazione, conflitto, delusione, dubbio... attraversano l'anima dell'artista in una varietà di toni e rappresentazioni che lascia con il fiato sospeso lo spettatore.
Martella è fluido, fluente, emozionante, esilarante, coraggioso, deciso, incontrovertibile, straordinariamente appassionante, vero, sincero, assolutamente padrone del respiro di ogni spettatore. Il tempo vola per la platea, i due Atti terminano in un istante e immediatamente dopo c'è il vuoto, una mancanza, la necessità di sentire ancora qualcosa, perché il risveglio è avvenuto e se ne vorrebbe sapere di più. Il pubblico si sente come schiaffeggiato da un vortice, dall'impellenza di un'idea, di un pensiero, dal desiderio di superare la stasi di se stesso.
Martella, ricucendo i testi di Gaber alla sua personale esperienza, non si limita a toccare gli attuali disastri politici, economici e sociali del paese, ma è capace di dipingere il suo volto anche delle espressioni della tenerezza e dell'amore che caratterizzavano Gaber quando si occupava dell'annosa questione dell'Uomo e della Donna, della drammaticità della relazione e della difficoltà di trovare un'intesa e un equilibrio. L'interpretazione di "Falso contatto" che l'Attore ha riservato al Bis, ha lasciato la platea stupita e nello stesso tempo divertita dando la consapevolezza che l'immenso conflitto rappresentato fosse semplicemente una realtà universale.
In questa dicotomia lacerante ma nel contempo corroborante, l'attore/regista rivolge il messaggio gaberiano ad un pubblico di ogni età; è però evidente il trasporto verso le menti più giovani quali preziosi serbatoi da cui attingere per rivitalizzare il Sogno e le ali del "gabbiano senza più neanche l'intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito".
Una passione viscerale per il jazz unisce Martella a Gaber, tanto che nel suo quintetto annovera musicisti d'eccezione come il maestro Fabio di Cocco alle tastiere, Max de Lucia alla batteria, Andrea Colella al basso, Matteo Martella al sax, Giancarlo Martella alla chitarra.
È da notare come, interpretando il profetico spirito gaberiano, Luca Martella regista abbia voluto unire sul palcoscenico tre generazioni: la sua in quanto voce del poeta vate, quella di suo padre Giancarlo che plasma il suono alla chitarra e quella di suo figlio Matteo che dona il suo fiato al sax, una sorta di triade divina per concedere speranza al Futuro.
Secondo il regista lo spirito di gruppo che pervade i componenti della Band è un ingrediente fondamentale per il successo dello spettacolo, un catalizzatore di energia per le emozioni degli spettatori. Inoltre, in una società che naviga allo sbaraglio per la perdita dei valori fondamentali della vita, l'affermazione dello stesso Martella "Ho cercato di coinvolgere la mia famiglia per dare allo spettacolo non solo un senso compiuto, ma anche per celebrare il mio percorso di vita con accanto una famiglia straordinaria", denota la volontà costruttiva di riflettere anche sui valori perduti.
Lo spettacolo di Frascati ha messo in luce un interessante fraseggio con i membri della Band, un affiatamento antico tra l'Attore e i musicisti, un intenso scambio tra la voce di Martella e i vari strumenti musicali, evidentissimo nel colloquio con il sax che accordava pause ai monologhi incalzanti e nello stesso tempo cortocircuitava il pubblico con un movimento che non concedeva spazi alla distrazione. Infatti, sebbene lo spettacolo sia durato quasi due ore, gli spettatori interpellati nell'intervallo o all'uscita avevano la sensazione che lo spettacolo fosse durato pochissimo...
È evidente che la ricerca di connessione tra palcoscenico e vita reale, tra palcoscenico e platea, appartiene all'animo di Martella, come è ovvia la sua inclinazione verso le generazioni future anche per l'abitudine acquisita negli anni di trasmettere l'arte della recitazione e il pensiero gaberiano ai più giovani nei laboratori teatrali da lui stesso tenuti o nelle performance per le scuole dove spesso viene invitato.
È vero che Luca Martella è attore professionista impegnato fin da subito sia in teatro, sia al cinema, sia in televisione, ma la sua verve teatrale, a partire dalle eccellenti interpretazioni di Lorca, Beckett, Pirandello, diventa emozionante e addirittura catartica soprattutto nelle sue rappresentazioni del Signor G.
Non dimentichiamoci però che il suo impegno in televisione e al cinema lo mette continuamente in contatto con artisti di spessore con i quali spesso collabora ecletticamente per altri progetti. Le Scenografie di questo spettacolo, infatti, sono state progettate da professionisti come Eva Desideri e Osvaldo Desideri, premio Oscar per "L'ultimo Imperatore" di Bernardo Bertolucci.
Colpisce infine l'importanza che attribuisce Martella al rapporto diretto con gli spettatori dopo lo spettacolo: dedica il suo tempo rispondendo a domande e curiosità di chiunque gliele ponga a prescindere dall'età, dalle idee e dal livello culturale, anzi approfitta di questo momento per cogliere impressioni o limiti su cui lavorare per perfezionare ancora la sua performance. E questo sembra davvero in linea con lo spirito del Signor G...
Chissà cosa penserebbe dello spettacolo il nostro Gaber!
Il 25 gennaio 2013 Gaber avrebbe compiuto 74 anni e incuriosisce sapere come avrebbe accolto l'attuale situazione di crisi del paese, quali argomenti lo avrebbero più attratto, quali angosce lo avrebbero attraversato, quali speranze avrebbe individuato per il futuro...
A pensarci bene la grande sensibilità dell'artista, la sua capacità di coinvolgersi in tutte le questioni della vita pubblica e privata – che Martella incarna alla perfezione – gli avevano già concesso di traguardare oltre, di vedere in anticipo cosa sarebbe accaduto come solo i poeti e gli intellettuali sanno fare.
E il compito di un intellettuale è quello di esplorare sensazioni, dubbi e malumori, di compiere viaggi emotivi capaci di aprire la mente a ogni cambiamento, movimento e trasformazione... o come dice Gaber stesso "di cambiare veramente la vita"...
Lo spettacolo è stato approvato dalla Fondazione Gaber (http://www.giorgiogaber.it/).

Patrizia Boi

 
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9 commenti inseriti
commento
Commento inserito da Anita il 2.3.2013 - h 14:08


Lo spettacolo mi è talmente piaciuto che mi è sembrato fosse durato troppo poco. Eppure mamma mi ha detto che è durato quasi due ore!
commento
Commento inserito da Elisabetta l'1.3.2013 - h 09:14


Esilarante, entusiamente vederti è stato un vero spettacolo! sei un grande
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Commento inserito da Anonimo il 28.2.2013 - h 09:39


Sono pienamente d'accordo con i vostri commenti...emozioni allo stato puro!!Grande Signor G,grande Luca!
commento
Commento inserito da italo.dragonetti@tiscali.it il 27.2.2013 - h 21:47


bravo luca! si vede che la tua vista è di 10/10 per occhio...! :-)
commento
Commento inserito da Anna Rosa il 27.2.2013 - h 16:48


Grande Luca!!!!; Persona prima di tutto,a affascinante, sa cogliere il meglio del personaggio di cui ne interpreta, sia i monologhi che le canzoni del grande Signo "Gi"... e poi lo devo dire: lio non lo copia "Lui" è il suo clone. L'ho conosciuto xk non solo ho visto il suo spettacolo, ma ho partecipato ad una cena tra amici di Luca, e devo dire che nulla cambia in Lui. Grazie Luca, mi sono sentita come se..... fossi un'amica di vecchia data!!!!!!!!! Al tuo prossimo spettacolo
commento
Commento inserito da Lug il 26.2.2013 - h 21:33


Entusiasmante e divertente! Non ci si annoia di certo con l'ironia sottile del Signor G!
commento
Commento inserito da claudia il 26.2.2013 - h 19:01


Ho speso bene il mio tempo. Sono rimasta piacevolmente stupita di come ha rielaborato l’ironia del “signor g” senza stravolgere i contenuti del monologo originale. Forza luca, sei pronto per altri grandi spettacoli!
commento
Commento inserito da Anonimo il 26.2.2013 - h 09:48


Emozionante...Meraviglioso!
commento
Commento inserito da patrizia il 26.2.2013 - h 07:12


Uno spettacolo da non perdere!

domenica 24 febbraio 2013

Wall Street Magazine Benessere: le mirabolanti proprietà del Ginepro, un'incontrastata forza per combattere malattie e malefici

http://www.wsimagazine.com/it/diaries/report/benessere/le-mirabolanti-proprieta-del-ginepro_20130222103944.html?fb_source=ticker&fb_action_ids=10200642749372399&fb_action_types=og

WSI
Lunedì, 25 Febbraio 2013

REPORT - Italy, Benessere

Le mirabolanti proprietà del Ginepro

Un'incontrastata forza per combattere malattie e malefici.

Le mirabolanti proprietà del Ginepro

Senza radici non si vola
Il Ginepro è il simbolo della forza maschile, la celebrazione dell’energia del fuoco, della libertà e dello spazio. Dà la forza e il coraggio di essere se stessi e aiuta a liberare la rabbia e la frustrazione quando bloccano la nostra libertà, la nostra azione. Cercare libertà, spazio, e onorare l’energia e il calore del sole, ci dà la forza e la resistenza per oltrepassare gli eventi della vita. E desiderare di guardare la Luce ci rende liberi. (Lucia Berrettari)

Le proprietà del Ginepro (Juniperus Communis)
Il Ginepro è un arbusto cespuglioso, longevo, sempreverde. Presente in Europa fino a 2500 m. di altitudine, nelle regioni con clima molto rigido assume forme contorte, prostrate. Nelle località con clima meno avverso si sviluppa con un certo vigore e assume aspetti conformi alla specie. Il tronco è folto e fittamente ramificato sin dalla base, con legno aromatico e corteccia che si stacca, di colore bruno-rossastro. Le foglie sono lineari con apice acuto e pungente, che ne fanno una pianta ispida. Le bacche impiegano due anni a maturare: sono chiamate “galbuli” e sono ricche di resina. Sono quasi perfettamente sferiche e ricoperte di una patina opaca. Il loro sapore acre ha dato origine al nome della pianta, dal celtico juneprus, "acre". Si utilizzano in cucina come spezie, per aromatizzare la grappa al Ginepro e per la produzione del Gin. Il Ginepro ha grande capacità di adattamento; resistente al freddo, al caldo e ai venti, indifferente alla natura del suolo, cresce anche su terreni calcarei aridi o sabbiosi. È molto esigente di luce, perciò non tollera la vicinanza di altri alberi.

Simbologia e leggende
Fino ai primi del Novecento nelle campagne dell'Italia centrale si usava bruciare un ramo di Ginepro la sera di Natale, di San Silvestro e dell'Epifania. Se ne conservava il carbone per poi impiegarlo durante l'anno in tanti rimedi magici. Sempre nella notte di Natale, si appendevano dei rami di Ginepro sulla porta delle stalle per proteggere gli animali dai malefici. In tutti i tempi e presso tutti i popoli a questa pianta è attribuito il ruolo di protettore contro le malattie, ma anche contro gli spiriti malvagi e le forze del male. Per questo motivo in diversi paesi si piantavano i ginepri vicino alle abitazioni, oppure se ne appendeva un ramo sulle porte delle case per tenere lontane le streghe. Il Ginepro, secondo la tradizione, avrebbe protetto Maria mentre era in fuga dai soldati di Erode e sarebbe anche la pianta il cui legno venne usato per fabbricare la croce di Gesù. Nell'antichità si riteneva che le sue bacche avessero il potere di risparmiare gli uomini dai morsi dei serpenti. Essendo poi il serpente simbolo del demonio, al Ginepro venne attribuito anche il potere di tenere lontano dall'uomo il male e il peccato. È curioso notare come questa pianta sia caratterizzata dal numero tre: tre sono le foglie, tre le bacche, tre le bratee, tre i semi, tre gli anni per maturare e tre sono gli organi che beneficiano della sua azione terapeutica: fegato, rene e articolazioni.
Proprietà fitoterapiche
Il Ginepro è una pianta dalle mille qualità, ed era conosciuta per le sue proprietà anche dagli antichi; è molto utile per aiutare il fegato in affanno a decongestionarsi, così come per le vie biliari, per le digestioni lente e difficili e per la disinfezione delle vie urinarie e dell'apparato respiratorio. Da questa pianta medicamentosa traggono beneficio anche i diabetici, poiché abbassa la glicemia; regolarizza inoltre il ciclo mestruale, combatte i reumatismi, aiuta a espellere l'acido urico, il colesterolo cattivo e le tossine in genere; aiuta pertanto tutto il sistema cardiocircolatorio a restare in buona salute, in particolare chi soffre di ipertensione. Dovrebbero usarlo con cautela le donne incinte, poiché può anticipare il travaglio. Altre qualità della pianta sono quelle di contrastare le cistiti croniche, la tosse, l'asma e i problemi dei bronchi in generale; infine, ha proprietà sudorifere e stimolanti per tutto l'organismo. Bisogna evitarne però l'uso prolungato per via interna, è meglio utilizzarlo con il benestare del medico, poiché alla lunga potrebbero risentirne i reni. 

Le Ricette di Lidia
Fuoco di Ginepro
Questo infuso d’erbe è un rimedio efficace per il fegato:
- Bacche di Ginepro gr. 40
- Radici di Tarassaco gr. 40
- Foglie di Rosmarino gr. 30
Versare 1 cucchiaio da minestra di tisana in 1 tazza d’acqua fredda, far bollire 10 minuti, filtrare e bere 2 tazze al giorno.
Acqua di Ginepro
Questo Infuso è invece efficace come drenante:
- Foglie di Betulla gr. 50
- Bacche di Ginepro gr. 40
- Foglie di Frassino gr. 40
Versare 2 cucchiai da minestra di  tisana in 500 ml. di acqua bollente, lasciare in infusione per 10 minuti, filtrare e bere nel corso della giornata.
a cura di Lidia Costa
Pubblicato: Venerdì, 22 Febbraio 2013
Autore: Patrizia Boi

Le mirabolanti proprietà del GineproLe mirabolanti proprietà del GineproLe mirabolanti proprietà del Ginepro
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sabato 23 febbraio 2013

Il Ginepro e la Gineprina su Wall Street International

http://www.wsimagazine.com/it/diaries/report/cultura/il-ginepro-e-la-gineprina_20130222093752.html

WSI
Lunedì, 25 Febbraio 2013

REPORT - Italy, Cultura

Il Ginepro e la Gineprina

Un amore che si rispetti non può crescere in spazi ristretti.

Il Ginepro e la Gineprina

Un Ginepro millenario viveva arroccato sulla montagna al margine del Bosco Sacro. Era l’albero più alto della Foresta e per contenere il suo tronco non sarebbero bastate le braccia di dieci bambini. I suoi aghi argentati erano così fitti che nonostante l’età si sarebbe potuto credere che fosse un giovanotto. La sua postura eretta e i suoi rami elegantemente orientati verso l’alto lo facevano sembrare un esemplare guerriero. Di certo dal suo legno duro erano stati ricavati i più svariati strumenti, forse armi, forse polene per le navi dei navigatori degli oceani. Il suo legno virile era servito ai più vecchi sacerdoti del tempio per costruire coltelli dalle lame taglienti, affilate con pietre di granito rosa e basalto. Più efficaci del metallo, questi coltelli non prendevano fuoco e non si scheggiavano, per questo erano senza dubbio preferiti nelle cerimonie sacre dove si sacrificavano selvaggina o candidi agnelli.

Questo Ginepro gigantesco era piantato su una parete rocciosa, le sue radici penetravano nelle viscere delle rocce, si nascondevano dentro grotte buie e si abbeveravano in laghetti azzurri e immoti, attorcigliandosi sulle stalattiti, scorrendo dentro le fessure del granito, gli inghiottitoi e le doline. Ormai non produceva più frutti, troppo impegnato com’era ad accrescere le sue foglie aghiformi e a fortificare il suo legno. Era il simbolo del coraggio maschile, sfidava tormente e temporali, pioggia e grandine, fulmini e tuoni. Troneggiava d’inverno nel suo abito bianco, regale e distinto come solo i più forti monarchi sanno essere. La sua veste risplendeva al canto della luna nelle tiepide notti d’estate riflettendo il cielo come un lago argenteo e si incendiava al calore del mezzogiorno quando i tordi cercavano un riparo all’insopportabile calura. Il bell’aspetto e la salute di cui godeva la splendida pianta piacevano a una piccola Gineprina, di certo molto giovane e con i rami ancora delicati e sottili. Il suo legno morbido e liscio era, però, già abbastanza resistente per fare le travi di legno delle case, dei nuraghi, per costruire piatti e bicchieri sui quali poter intagliare figure di animali e personaggi delle leggende. La sua capigliatura ispida e pungente aveva un non so che di elegante e misterioso in quel suo fusto profumato e rossastro. Era carica di bacche dal sapore acre e speziato che attraevano le altre piante del bosco. La sua massima avvenenza si coglieva negli inverni pieni di neve, quando, al chiaro di luna, il riflesso dei raggi argentei dell’astro notturno riverberavano negli occhi dei maschi del bosco favorendo i loro sorrisi. Erano tanti i giovani abeti pronti a offrirle un loro ramo, e diversi i pini attratti dal suo aspetto sensibile. Un maturo carpino la corteggiava da una radura vicina e un astuto maggiociondolo le offriva il mantello innevato, ma lei non aveva occhi che per il millenario Ginepro. Forse perché le loro nature erano simili, indipendentemente dall’età, le loro anime solitarie inseguivano la luce di uno sguardo per colmare la distanza che divideva i loro tronchi. La Gineprina protendeva il fusto nella direzione del suo albero prediletto, ma era troppo piccola ed esile per farsi notare, nascosta dagli altri alberi. Lui la guardava attraverso le fessure del bosco, nei riflessi dei raggi solari che illuminavano il suo sorriso, negli aliti di vento che spostavano il fogliame che la celava ai suoi occhi. Il loro amore era già vecchio quando gli uomini abitavano le grotte, scheggiavano la pietra e scavavano ipogei per seppellirvi i morti, eppure la lontananza dei ceppi lo rendeva impossibile. 
In una notte di temporale, spaventosa e attraente come i tuoni e i lampi che la accendevano rombando nel silenzio del bosco, scese un fulmine immenso. Esso colpì le piante interposte tra loro innescando un incendio terrificante. Il fuoco divampò per tre giorni e tre notti e tutto il bosco fu illuminato a giorno. La Gineprina tremava di paura, aspettando che le fiammate incenerissero il suo bel busto. Il Ginepro millenario era così forte che il rogo non riusciva nemmeno a scalfirlo e il suo coraggio non temeva gli attacchi della natura. Una moltitudine di uccelli si rifugiò al riparo dei suoi rami, nell’intricato intreccio che faceva scudo verso il potente calore che sprigionava il legno ardente. Non sapeva cosa si sarebbe salvato dei legni che lo circondavano, ma era certo che lui sarebbe stato risparmiato. La speranza che anche la Gineprina ce la potesse fare era una chimera, un fusto così giovane ed esile avrebbe senz’altro ceduto alle lusinghe della fiamma. All’alba del quarto giorno, dopo la terza notte insonne, l’incendio si spense e la prima luce mostrò l’aspetto lugubre dei resti carbonizzati delle piante. Il Ginepro millenario si scosse tutto, diresse la sua attenzione verso l’infinito e il suo sorriso brillò. Nonostante l’incendio l’avesse lambita per tutto il tempo, il carattere di alberello pungente e l’asprezza dei suoi frutti l’aveva resa coriacea e impenetrabile alla distruzione del fuoco. La Gineprina era tutta raggomitolata su se stessa, impaurita e stanca per il mancato riposo, ma era intera e viva come non mai. Allora stiracchiò i rami e allungò il fusto elastico sciogliendo al vento la sua capigliatura. In quel momento incrociò lo sguardo del Ginepro e si sentì immensamente turbata. Che magia potersi ammirare per intero, in ogni particolare e dettaglio, potersi sorridere, poter protendere i rami per tentare d’avvicinarsi, abbandonarsi al respiro dell’altro, ai profumi intensi portati dal vento. Potevano guardare insieme l’azzurro del cielo, scaldarsi al sole di mezzogiorno, farsi accarezzare dalla pioggia e sferzare dalla grandine. Mancava ancora il toccarsi, sfiorarsi, avvolgersi in un abbraccio. 

Ci vollero anni di tenero amore e dedizione per costruire un impercettibile avvicinamento, ma li aiutò un’altra calamità della natura. Una scossa di terremoto, certo tremenda e inquietante, fece precipitare nel sottosuolo un masso di granito, due lembi di terra s’avvicinarono e una sorgente d’acqua sgorgò dalla fenditura che si era prodotta. Lo scroscio d’acqua diede una grande energia alle due piante. Il Ginepro si bagnò, il suo legno divenne morbido e fresco come la carne giovane, le sue radici poterono muoversi nella terra ed espandersi. La Gineprina si riempì di germogli, di frutti succosi e intensamente colorati, i rami e le foglie si moltiplicarono sviluppando una capigliatura foltissima, il suo fusto divenne infuocato di passione. Ma fu il Ginepro a fare il gran passo verso di lei. Estrasse una enorme radice dalla terra e l’affondò accanto al busto di lei, poi si protese verso la Gineprina e l’avvolse con le sue potenti braccia. Lei estese tutto il suo corpo e s’abbandonò a quell’energica forza. Di giorno in giorno il loro Amore crebbe nell’intreccio dei loro rami che ora non si distinguono più. Ai loro piedi la sorgente ha creato uno splendido lago popolato di pesci e uccelli variopinti e gioiosi.

Ogni bell’albero che si rispetti
non può restare in spazi ristretti
cresce e s’allunga quando lo vuole
e si ricopre di foglie al sole.
Quando però divampa un bel fuoco 
che poi sconvolge le regole al gioco
la solitudine lei più non vuole
e s’abbandona all’abbraccio d’amore. 
Pubblicato: Venerdì, 22 Febbraio 2013
Autore: Patrizia Boi

Il Ginepro e la GineprinaIl Ginepro e la GineprinaIl Ginepro e la Gineprina
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