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Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

venerdì 10 maggio 2013

Intervista ad Aco Bocina, virtuoso di chitarra e mandolino in concerto a Roma il 18 maggio

WSI
Venerdì, 10 Maggio 2013

REPORT - Italy, Musica

Intervista al musicista croato Aco Bocina

Fondatore della Mediterranean World Music, virtuoso di chitarra e mandolino.

Intervista al musicista croato Aco Bocina
Aco Bocina
È un figlio del vento il musicista croato Aco Bocina la cui musica spazia “dai Balcani all’Andalusia, dall’Oriente alla Grecia. Una crociera musicale sulle rive del Mediterraneo, seguendo antiche vie tracciate dai gitani”.

Questo è il concerto che porta in giro accompagnato dalle danzatrici Aysha e Le Figlie di Ra che lo vedrà impegnato nella capitale il 18 maggio prossimo (ore 21,00 al Teatro San Raffaele di Roma – ricavato in beneficenza per il Centro Aiuti Etiopia). Si tratta di una personalità poliedrica, appassionata, cosmopolita, amante dell’arte, della bellezza e del mistero e soprattutto del viaggio, come si intuisce dall’intervista che ci ha gentilmente concesso. 

PB: Che lingua parla il tuo mandolino Aco, quella delle tue radici croate o è stato contaminato da altre culture?
AB: Il mio mandolino parla la lingua mediterranea, la lingua di tutte le culture mediterranee. Esistono una grande varietà di etnie e culture diverse nel mio Paese, le ho respirate fin da bambino, le ho raccolte e messe nello strumento, nella chitarra, nel mandolino. Si trattava di musica popolare ed etnica, ma grazie alla base di musica classica e alla mia apertura anche al repertorio moderno, ho potuto creare un nuovo genere: sono il fondatore della Mediterranean World Music.

PB: Quando suoni la chitarra o il mandolino è come se ci fosse un rapporto intimo con lo strumento, una storia d’amore e di passione, iniziata quando? 
AB: Fin da piccolo ero affascinato dalla chitarra, potevo avere 5 anni, ma certo era troppo presto. Poi a 9 anni ho frequentato la scuola di musica. Ero diviso tra l’amore per la musica e quello per il calcio, ma alla fine ho scelto la musica, davvero senza rimpianti. Il mandolino l’ho scoperto solo a 17 anni, l’ho studiato da autodidatta. È vero, componevo dei brani per mandolino e chitarra già prima, anche se non sapevo ancora suonare il mandolino. A 17 anni era già tardi per iniziare con un nuovo strumento, però… non me lo so spiegare… sentivo dentro di me che il mandolino poteva dare molto di più della chitarra. E così iniziai a riprodurre tutto ciò che avevo scritto per quello strumento. È stato davvero il grande amore della mia vita, è uno strumento tutto da scoprire, è solido e di gran valore come il violino, ha un suono armonioso che consente di esprimere sia struggimento che allegria. Oggi sono considerato il più grande mandolino del mondo, ho vinto il Primo Premio al “Walnut Valley Mandolin Championship”, durante il “Walnut Valley Festival” che si svolge annualmente in Kansas (USA).

PB: Quale situazione, affetto, accadimento ha fatto nascere l’esigenza di suonare?
AB: La passione per la musica è stata favorita da mia mamma. Lei suonava la fisarmonica, ha compreso subito le mie attitudini e mi ha insegnato ad applicarmi con disciplina. È stata importantissima per la mia carriera, mi ha sempre sostenuto, ha creduto in me nei momenti cruciali e quando a 17 anni ho scoperto il mandolino, ha facilitato la mia scelta di diventare concertista. Certo non sapevo dove sarei arrivato, ma mi rendevo conto che quello era il mio futuro. Non è facile suonare il mandolino, non so come mai mi sono sentito questa voglia di farlo… 

PB: Se tu credessi nella reincarnazione, si potrebbe dire che lo hai già suonato in qualche vita passata…
AB: Chissà… non è un’ipotesi totalmente da escludere…

PB: Quando si sente la tua musica si è colti da un irrefrenabile desiderio di ballare, come se la danza delle dita sulle corde dello strumento stimolasse il bisogno di movimento. Hai questa consapevolezza?
AB: Giustissimo! Tante persone che hanno partecipato ai miei concerti mi hanno detto le stesse cose, sentivano un forte impulso di ballare, ma in teatro non si poteva…

PB: Quando ti abbandoni alla chitarra sei più interessato ad affidarti alla tua essenza o ad entrare in contatto empatico con lo spettatore?
AB: Per me lo spettatore è fondamentale, è lui che mi guida, che mi consente di costruire lo spettacolo. Io non faccio una scaletta, sento cosa vuole la gente e interagisco con l’energia del palco, il cuore dello spettatore che batte, preferisco improvvisare quello che suggerisce il pubblico davanti a me…

PB: Se improvvisamente ti trovassi costretto a buttare da una torre la chitarra o il mandolino, ti potresti disfare di uno dei due? Se sì, quale dei due salveresti e perché?
AB: Guarda non vorrei buttare davvero nessuno dei due strumenti, ma certo tra i due il mandolino è “intoccabile”, piuttosto cado io. Il mandolino è realmente l’amore della mia vita, più importante di qualunque donna, lo amo con tutto me stesso, anzi, è il prolungamento di me stesso. Mi appartiene intimamente…

PB: La tua vita è caratterizzata dal viaggio, ti si potrebbe definire un ulisside affetto da nomadismo. Il tuo pezzo Alegria gitana e ancor più quelli realizzati con le Fanfare Ciocarlia mi fanno pensare ai film di Emir Kusturica come Il tempo dei gitani o Underground, qual è stato il tempo della tua cultura Romanés? 
AB: Questo è un dono della mia terra, il nomadismo, la musica gitana: sono suoni che mi hanno accompagnato fin da bimbo, soprattutto in Serbia, si sentiva in tutti i locali dove si mangiava e beveva, durante i matrimoni, era insita nella cultura della ex-Jugoslavia…

PB: Quando compi il tuo viaggio estatico musicale con i capelli al vento in quale spazio-tempo ti trasferisci?
AB: Io dovevo di certo nascere nel 1700, mi piace intensamente quell’epoca: c’è stato un periodo di 2 o 3 anni che facevo i concerti indossando i costumi di quell’epoca, mi avevano regalato il costume, le scarpe, ero così felice di possederli, ora purtroppo quegli abiti non mi entrano più…E poi il luogo è certo situato tra Venezia e Vienna…

PB: Forse ti stai ricordando in quale altra vita tu suonavi il mandolino, quindi nel 1700 tra Venezia e Vienna…
AB: Non ci avevo pensato, ma potresti aver ragione…

PB: So che hai un figlio di undici anni – alla sua età avevi già impugnato lo strumento – come lo hai influenzato riguardo alla musica? Come è stata la tua esperienza alla sua età? E quale impatto ha avuto il diverso contesto storico-ambientale in cui vi siete formati?
AB: Quando era piccolo, stavo sempre con mio figlio Ivan, gli facevo sentire la musica dalla mattina alla sera, che fosse musica classica, etnica, gitana, roch, era tutta roba di qualità e per lui ora è normalissimo stare insieme alla musica. Io mi sono formato con la musica classica e lo stesso ha fatto lui. La musica classica è la base che consente di fare qualunque altro genere. Solo dopo mi sono dedicato alla musica mediterranea, un mondo magico tutto da scoprire. Ivan ha iniziato a studiare pianoforte a 4 anni e mezzo, è in vantaggio rispetto a me. Dopo una base di musica classica solida potrà decidere a quale genere musicale dedicarsi. In questo senso l’impatto del contesto storico-ambientale in cui ci siamo formati è ininfluente, almeno per ora, poi potrebbe influire sulle sue scelte future come ha influito su di me la musica mediterranea… 

PB: In alcuni tuoi brani, come per esempio Dirli dirli, non ti limiti a suonare ma usi anche lo strumento della voce, quali sono i temi delle tue canzoni?
AB: Mi piace cantare perché è bello, ma io sono uno strumentista virtuoso, non un cantante, il mio manager mi ha chiesto di cantare, di fare un provino ed è piaciuto il timbro della mia voce, ma non si tratta di testi veri e propri, sono parole di allegria, invito una ragazza a ballare con me, cose di questo genere… Dirli Dirli è dedicato a mia madre, è come dire che voglio suonare un pezzo e cantare per lei e dirli dirli si dice per dire “allegria, vogliamo suonare, ballare, divertirci” come si fa in una festa popolare, come accadeva anche in Italia circa 50-60 anni fa, ai tempi in cui a Napoli il mandolino era appeso e sempre pronto all’uso e anche il barbiere lo sapeva suonare. Il mandolino non è una cosa nuova, anche a Spalato come in Italia si facevano le serenate. Io sono andato decisamente alla grande... 

PB: Insomma la musica ti ha aiutato in ogni campo della vita…
AB: Grazie alla musica ho avuto tantissimo, sono stato e sono un privilegiato, la musica è una medicina fantastica, insieme a lei una persona non si sente mai sola. Se in tutti gli ospedali i pazienti ascoltassero musica starebbero molto meglio. L’ho insegnata ai ragazzi, dalla materna all’università. La chitarra è stata il mio primo amore, con il mandolino sono un artista raro, la chitarra ti consente di spaziare, è molto sexy come strumento ed è più famosa del mandolino. Io inizio sempre con la chitarra e poi sorprendo con il mandolino…

PB: A quale pezzo sei più affezionato o canti più volentieri?
AB: Improvvisation n. 1, il primo pezzo dedicato a mia madre, scritto intorno ai 16 anni. Ho iniziato a scrivere musica a 10 anni… Si tratta di un pezzo legato al mio cuore, sia come persona che come artista, provo sempre un piacere immenso a suonarlo anche perché amo mia madre e l’amerò sempre, una vera madre che ha saputo indirizzarmi e che è felicissima che io sia diventato un musicista. 

PB: Come sei entrato in contatto con le Fanfare Ciocarlia di Bucarest? E cosa ha significato questa esperienza nel tuo cammino artistico?
AB: È stata un’idea del mio produttore che mi ha chiesto se potevo fare della musica tipo Bregovic. Si è messo in contatto con le Fanfare Ciocarlia di Bucarest e abbiamo registrato insieme 5/6 brani per il mio album. Abbiamo registrato con loro a Bucarest mentre la parte della chitarra è stata registrata a Milano. È stata davvero una meravigliosa esperienza per me e per loro. Non siamo ancora riusciti a fare musica live ma sono certo che prima o poi suoneremo insieme anche dal vivo…

PB: Sono ormai ventiquattro anni che abiti in Italia, a Milano. Perché hai “adottato” questa patria? Cosa ti ha affascinato e cosa invece più ti disturba del popolo italiano?
AB: Sono giunto a Milano la prima volta nel 1984, solo per sei mesi… poi sono tornato qualche tempo dopo e non me ne sono più andato… 
L’Italia è un Paese che mi affascina, sia per le bellezze naturali, sia per il patrimonio culturale e artistico, sia per il buon cibo. È la mia seconda patria, mi sento a casa al cento per cento. Non ho mai avuto problemi, mi sono sempre inserito bene e ho un sacco di amici che mi stimano. Io poi non guardo mai la nazionalità della gente, ma la persona stessa. L’Italia mi ha dato tanto e io spero di aver dato tanto a lei. Gli italiani per me sono fratelli e sorelle, mi dispiace solo per la crisi politico-economica che la sta attraversando ma sono certo che si riprenderà…

PB: Sei diventato stanziale o ti aspettano altri infiniti viaggi? Quali?
AB: Tutti quelli possibili, non mi fermerò mai. Prevedo una tournée in Nord Europa a partire dalla Scandinavia e poi Svezia, Danimarca, Norvegia e ancora Germania, Olanda, Inghilterra per giungere agli Stati Uniti e in tutto il mondo. Mi piace la dimensione internazionale, allargarmi senza limiti… 

PB: A quale progetto ti stai dedicando in questo momento?
AB: In questo momento ho deciso di dedicarmi solo ai concerti, i cd non si vendono, ma in ogni caso il contatto con il pubblico mi ripaga molto di più…

PB: Qual è il tuo sogno nel cassetto per il futuro?
AB: Fare un disco con l’Orchestra Filarmonica, con 90 strumenti e io in mezzo insieme al Direttore d’Orchestra, un tour mondiale che si concluda alla Scala di Milano, il sogno di ogni artista…

PB: Grazie Aco per il tempo e la disponibilità che hai concesso a Wall Street Internazional Magazine, ma soprattutto grazie per la magia che nasce da chi, come te, crede ancora, per dirla con Sepulveda, al Potere dei Sogni…

Pubblicato: Martedì, 7 Maggio 2013
Autore: Patrizia Boi

Intervista al musicista croato Aco BocinaIntervista al musicista croato Aco BocinaIntervista al musicista croato Aco Bocina
Intervista al musicista croato Aco BocinaIntervista al musicista croato Aco BocinaIntervista al musicista croato Aco Bocina

mercoledì 8 maggio 2013

Aco Bocina in concerto a Roma il 18 maggio alle ore 21,00

Mercoledì 8 maggio 2013, ore 21:53:15
S. Desiderato - Toro
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Aco Bocina, il primo mandolino del mondo, in concerto con la sua Mediterranean World Music
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7 maggio 2013
Aco Bocina, il primo mandolino del mondo, in concerto con la sua Mediterranean World Music
Aco Bocina, virtuoso di chitarra e mandolino di fama mondiale, sarà in concerto a Roma il 18 maggio prossimo alle ore 21,00 presso il Teatro San Raffaele (Via Ventimiglia, 6 – zona Trullo) con uno spettacolo la cui musica volteggia "Dai Balcani all'Andalusia, dall'Oriente alla Grecia. Una crociera musicale sulle rive del Mediterraneo, seguendo antiche vie tracciate dai gitani".
Sarà accompagnato dalle danzatrici Aysha e Le Figlie di RA e il ricavato dello spettacolo sarà devoluto in beneficenza per il Centro Aiuti Etiopia.
Si tratta di un artista che propone un programma musicale gradito a livello internazionale, inventore del genere Mediterranean World Music.
A dire il vero, non si può parlare di un vero e proprio programma nel senso che, come Aco stesso sostiene: "Io non faccio una scaletta, sento cosa vuole la gente e interagisco con l'energia del palco, il cuore dello spettatore che batte, preferisco improvvisare...".
Questo non significa che la sua musica non sia strutturata, anzi, partendo da una base di musica classica, Aco Bocina ha allargato i suoi orizzonti integrando le istanze musicali delle varie etnie con cui è entrato in contatto a partire dalla giovinezza nell'ex-Jugoslavia fino all'ultimo dei suoi viaggi.
Croato di nascita, quindi, ma milanese d'adozione esprime una grande passione per il Belpaese: "L'Italia è un Paese che mi affascina, sia per le bellezze naturali, sia per il patrimonio culturale e artistico, sia per il buon cibo. È la mia seconda patria...".
Aco è un ulisside legato alle sue due patrie, ma nel contempo con il cuore pronto a salpare per tutti i viaggi possibili: "... non mi fermerò mai. Prevedo una tournée in Nord Europa a partire dalla Scandinavia e poi Svezia, Danimarca, Norvegia e ancora Germania, Olanda, Inghilterra per giungere agli Stati Uniti e in tutto il mondo. Mi piace la dimensione internazionale, allargarmi senza frontiere...".
La chitarra è il suo primo amore, infatti i suoi spettacoli iniziano sempre con questo strumento, poi sale in cattedra il mandolino, il grande amore della sua vita, scoperto solo quando aveva 17 anni ma che lo ha condotto a essere considerato oggi il più grande mandolino del mondo: "Ho vinto il Primo Premio al ‘Walnut Valley Mandolin Championship', durante il ‘Walnut Valley Festival' che si svolge annualmente in Kansas (USA)".
La musica di Aco invade tutti i nostri sensi, ci scuote interiormente, ci costringe ad alzarci in piedi e danzare, con una spinta che giunge direttamente dal suo spirito di "figlio del vento".
E nessuno penserebbe mai che il suono appassionato che si sprigiona dalle corde accarezzate dalle sue dita e dal suo cuore incandescente sia stato favorito fin dalla fanciullezza proprio da sua madre, a cui molti brani sono dedicati.
Quando si sente suonare Aco si pensa subito alla chitarra di Paco De Lucia, oppure viene in mente la musica dei Gipsy Kings, ma si può anche esplorare tutto quel patrimonio di immagini gitane racchiuso nei film di Emir Kusturica come Il tempo dei gitani, Underground, ancora più evidente quando lui si cimenta con le Fanfare Ciocarlia di Bucarest.
Quando Aco fa un concerto, il palcoscenico si accende di magia, il suono si spande fino all'anima dello spettatore come il tocco di una bacchetta magica e il mandolino si trasforma in una gentile fatina che affascina ogni cuore rendendo più piacevole ogni attimo di vita.
E il finale della fiaba lo potrete conoscere solo se avrete insieme ad Aco fatto quel magnifico viaggio.
Patrizia Boi

 
 
 
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mercoledì 1 maggio 2013

Patrizia Boi:una scrittrice che regala favole e sogni. Intervista a cura di Good Morning http://www.good-morning.it/index.php?option=com_content&view=article&id=238:patrizia-boi-un-scrittrice-che-regala-favole-e-sogni&catid=16&Itemid=53

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Marco Crupi: comunicare le emozioni

Patrizia Boi: una scrittrice che regala favole e sogni

Questo mese GoodMorning vi conduce nel mondo fantastico di Patrizia Boi, straordinaria autrice di favole per bambini.
Nata a Cagliari, vive a Roma dove lavora come ingegnere civile. La sua attività, tuttavia, non le impedisce di coltivarla passione per la scrittura che si traduce in diverse opere.
Nel 2006 “L’Autore Libri di Firenze” pubblica, nella collana Biblioteca 80-Narratori, il romanzo "Donne allo specchio". L’opera narra la storia di due donne molto diverse tra loro in una Puglia ricca di storia, tradizioni e leggende. La strada verso il genere fiabesco si delinea da subito, e infatti nel 2011 vede la luce per la “Happy Art Edizioni” di Milano, nella collana Le Radici, la raccolta di fiabe "Storie di Magia", illustrata da Maria Cristina Lo Cascio. In seguito escono anche altre fiabe: "Il Mascheraio Magico" è editata nell’ agosto del 2012 dal mensile “Sardinews”, tradotta in rumeno e nel novembre dello stesso anno dalla rivista internazionale "Orizonte Literar Contemporan"; "Il Mago Palandrana e la vecchia Zaira”, sempre tradotta in rumeno, compare in "Orizonte Literar Contemporan". Alcune filastrocche, invece, trovano posto sulla rivista mensile “Noi donne” (ottobre 2007). Nel 2009 una serie di racconti è ospitata nel quotidiano “Il Nuovo Territorio di Latina” mentre la rivista “Le Donne Raccontano” di Milano (2011) dà spazio a diverse  sue storie.
Dal 2012 collabora con la Rivista bimestrale “Contemporary Literary Horizon”, un magazine bilingue e multiculturale indipendente di cultura e spiritualità contemporanea. Articoli e fiabe sono pubblicati nella rubrica cultura della rivista internazionale “Wall Street International magazine”.
Attualmente è in corso di pubblicazione il libro "LegenΔe di Piante" scritto con il supporto dell'erborista Lidia Costa e della costellatrice Lucia Berrettari e illustrato da Francesca D'Ascani.
Questo excursus mostra quanto la scrittrice Patrizia Boi, sebbene venga identificata con il genere favolistico, sia in realtà un’autrice a tutto tondo capace di cimentarsi in diversi generi e forme, dal romanzo al racconto, dall’articolo alla filastrocca. Nonostante questa constatazione, resta “un’incantatrice della parola” attraverso la quale riesce a creare un mondo favoloso, ricco di magia e immerso in una natura vibrante e immortale. A noi che leggiamo, grandi e piccoli, regala ancora sogni.
GoodMorning: Leggendo la tua biografia, viene naturale chiedersi come riesci a conciliare il tuo lavoro d’ingegnere civile con quello di scrittrice di fiabe.
Patrizia Boi:
 Ogni lavoro ha i suoi tempi, quello notturno dedicato alle cose dell’anima e quello diurno immerso nei problemi tecnici. Siccome poi, la burocrazia, le difficoltà realizzative dei lavori, le infinite normative di cui tener conto per le opere di ingegneria rendono la vita troppo piena di schemi e regole, è piacevole uscire dalla quotidianità attraverso nuove forme creative di esistenza. Attraverso la Fiaba, come nei Sogni, del resto,  “Tutto è possibile e verosimile, il tempo e lo spazio non esistono, su una base insignificante di realtà, l’immaginazione fila e tesse nuovi disegni”. La fiaba consente, infatti, di creare nuove realtà, proprio come suggerisce la moderna Fisica quantistica. Aiuta a credere in se stessi e nelle proprie infinite potenzialità e a raggiungere sempre nuovi e più difficili obiettivi. In questo senso attenersi agli schemi della fiaba classica o alle norme di progettazione, porta sempre a una invenzione, immateriale o materiale che essa sia; nella fiaba come nei progetti c’è sempre un percorso da seguire, che sia sulla via delle Fate o sulla via della burocrazia... Inoltre sulla strada si incontra sempre un Mago Malefico o un Burocrate ignorante che cerca di creare impedimenti a chi vuole arrivare a destinazione…
GM: Ricordi qual è stata la prima cosa che hai scritto?
PB:
 Non ricordo bene nemmeno l’ultima… Il processo di creazione è un estraniarsi da ciò che è controllabile per immergersi nel mondo misterioso degli esseri di fantasia. Io vivo così intensamente questa creazione che spesso me ne sfugge il ricordo, soprattutto se devo rammentare quello che ho scritto ai primordi, vale a dire quando ero molto piccola e facevo già danzare con l’immaginazione i dervisci rotanti sopra le nuvole o le formichine che invadevano il giardino di casa mia.
GM: Da dove nasce il tuo amore per le fiabe?
PB:
 Dalla collezione di volumi color pastello che avevo nella mia cameretta di bimba e dalla mia volontà che ebbe il coraggio di farmeli leggere tutti!
GM: A che cosa t’ispiri quanto scrivi?
PB:
 A un sospiro, a una pietra, a un animaletto, a una piantina che mi ha parlato, a un ricordo d’infanzia, a un oggetto, a un luogo, a una persona, a uno sconosciuto di cui incrocio lo sguardo, alle richieste di mia figlia o di qualunque altro adulto o bambino che stimoli la mia curiosità.
GM: Parlaci della raccolta di fiabe “Storie di magia”, libro uscito nel 2011 per la “Happy Art Edizioni” di Milano e illustrato da Maria Cristina Lo Cascio.
PB:
 Si tratta di una raccolta di tredici fiabe dove principesse, principi, maghi, fate, streghe, animali fantastici, oggetti magici popolano luoghi reali o immaginari dove si attua la trasformazione  che si compie in tutte le fiabe. La raccolta si caratterizza per aver introdotto, negli schemi tradizionali della fiaba di Propp, l’elemento filastrocca ed averlo utilizzato, oltre che come strumento per tracciare una morale finale, come sistema di comunicazione dei vari personaggi magici. È difficile raccontare di cosa parlano queste fiabe, bisogna solo leggerle…
 
GM: Riallacciandoci alla domanda precedente, le illustrazioni sono state decise dalla disegnatrice in base a ciò che le tue storie le hanno comunicato oppure le avete stabilite insieme?
PB:
 Ho lasciato libero estro alla sua fantasia, una storia può essere letta in mille modi diversi che esulano dall’intento dell’autore, quindi perché ingabbiare le sensazioni dell’illustratore nelle emozioni che ha avuto lo scrittore? Uno può fecondare l’altro, il quale regala ad un’opera la sua personale interpretazione.
GM: Hai anche collaborato con la rivista bimestrale Contemporary Literary Horizon, una rivista bilingue e multiculturale indipendente di cultura e spiritualità contemporanea. Raccontati di quest’esperienza. Di cosa ti occupavi di preciso? E che rapporto hai con la spiritualità?
PB:
 Ho collaborato e ancora collaboro con Daniel Dragomirescu che ha avuto la splendida idea di creare contatti e fratellanza letteraria con tutto il mondo. Attraverso la sua organizzazione, che coinvolge l’Università di Bucarest, poesie, fiabe, articoli, vengono tradotti in rumeno, per cui ogni opera risulta tradotta in due lingue: in genere italiano, inglese, spagnolo oltre che naturalmente rumeno.

Io spesso individuo scrittori interessanti del mondo contemporaneo italiano e li propongo alla Rivista che ne traduce le opere più importanti oppure scrivo articoli che vengono pubblicati nella rivista. Tutto è nato dalla richiesta espressa dalla rivista di tradurre le mie due fiabe: Il Mascheraio Magico e Il Mago Palandrana e la Vecchia Zaira, e così prosegue la collaborazione.
Mi interessano tutte le forme di spiritualità, i colloqui tra le religioni, lo studio delle religioni pagane, la magia, il mistero e tutto ciò che può aprire la mente al dubbio.
Sono una mistica: dal punto di vista del rapporto con Dio posso definirmi “un’atea credente”.
GM: Il tuo romanzo “Donne allo specchio. Voci di donne in una Puglia misteriosa e ancestrale” edito da “L’Autore Libri Firenze”, è un romanzo che ha per protagoniste due donne. Una passionale e ribelle, l’altra emancipata e delicata. In quale delle due ti riconosci di più?
PB:
 In entrambe, naturalmente! E anche in tutte le altre donne e uomini che in qualche modo ho reso protagonisti anche di un solo dialogo.

Scrivere è in genere una malattia che esprime le infinite sfumature che ci compongono e che proiettiamo nel mondo esterno attraverso la lettura del libro della vita.
GM: Come nella raccolta di fiabe, anche in “Donne allo specchio” sono presenti elementi misteriosi, quasi magici. L’universo delle leggende, di una natura primigenia è, forse, uno degli argomenti che ti sono più cari? Se è così, per quale ragione?
PB:
 Sono figlia di un’isola dove alle fate, le Janas, sono state dedicate anche le Domus, un luogo magico dove anche le pietre parlano, come se in ogni antico sasso fosse cristallizzata l’anima pura e saggia di uno degli antichi abitanti di Atlantide. Terra di mistero e magia, di guaritrici e di demoni, di esseri spaventosi e spiritelli elementari, plasmata dai sospiri del mare e dagli aliti o soffi dei venti.
GM: Quali sono, più in generale, le tematiche che prediligi affrontare nelle tue opere?
PB:
 Quelle che concernono l’essenza della vita e che approfondiscono la consapevolezza attraverso uno stimolo della coscienza. 
GM: Il tuo ultimo lavoro, “Leggende di piante”, scritto con il supporto dell’erborista Lidia Costa e della costellatrice Lucia Berrettari e illustrato da Francesca D’Ascani, quando uscirà? Ci puoi dare qualche indizio di come sarà questo libro?
PB:
 Ancora non abbiamo deciso come pubblicare il libro che è scritto interamente ma ancora in fase di illustrazione. Aveva iniziato a illustrarlo sempre la Lo Cascio che ha fatto solo la prima e splendida illustrazione della Betulla, l’albero cosmico degli sciamani americani, ma poi le nostre strade si sono divise in quanto lei doveva portare avanti nuovi progetti. Così abbiamo incontrato Francesca, una specialista dell’acquarello spirituale e ancora dobbiamo terminare la parte illustrata. Ci vuole tanto tempo, ma noi non abbiamo fretta. Quando si ha a che fare con il mondo vegetale dobbiamo imparare ad avere a che fare con la lentezza e con i cicli delle stagioni e della vita.

Abbiamo avuto un interessante contatto con Aboca e questo ci ha messo in contatto con la rivista Wall Street International Magazine  che ha pubblicato le nostre prime due fiabe sul Larice, il Ginepro e il Biancospino, non comprese nel libro, ma che seguono lo stesso schema dei suoi capitoli. Ecco i link:
Vorrei precisare che il titolo del libro non è Leggende di Piante, ma LegenΔe di Piante. Ci abbiamo riflettuto molto sul titolo: il libro è composto di tredici capitoli cherappresentano tredici piante, una per ogni mese dell’anno e la prima intesa come pianta origine. Quindi LegenΔe esprime il duplice significato di Leggende e di Abachi richiamato dalla lettera greca Delta che ha sia la funzione di richiamare un doppio significato sia un simbolo spirituale. Penso che piuttosto che svelare altro del libro debbo suggerire di leggerlo.
La collaborazione nella scrittura con una costellatrice che ha interpretato la parte emozionale delle piante e con una Erborista che ne ha spiegato le doti terapeutiche è stata un’esperienza molto illuminante ed energeticamente di grande connessione con il mondo che abbiamo voluto provare a interpretare.
GM: I siti dove i nostri lettori possono entrare in  contatto con te.
PB:
 Sul mio blog: http://lefiabedipatriziaboi.blogspot.it/ ci sono tutti i contatti e le informazioni necessarie.


Foto Patrizia Boi e copertine dei suoi libri. Tutti i diritti sono riservati.
 
 

Immagini a caso

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Rossella Deiana - Illustrazioni_5
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