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Roma, Roma, Italy
Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

martedì 8 ottobre 2013

Intervista all'attrice albanese Luli Bitri a cura di Wall Street International Magazine

http://www.wsimagazine.com/it/diaries/report/cultura/intervista-all-attrice-luli-bitri_20131007091746.html#.UlPIC1DIaxU

REPORT - Albania, Cultura

Intervista all'attrice Luli Bitri

Donne che lottano per la libertà.

Intervista all'attrice Luli Bitri

Mi ha colpito l’interpretazione della zingara Alina al suo esordio italiano nel film Dimmi che Destino avrò di Peter Marcias, la sua personalità aperta e poliedrica, la disponibilità a mettersi completamente in discussione e l’indiscutibile fascino di donna dell’Est. Luljeta Bitri Lushnjë, nota Luli, è un’attrice di origine albanese, stimata ormai in tutta Europa, dopo il successo ottenuto nel 2010 dal film Amnesty del regista Bujar Alimani al Festival cinematografico di Berlino.
Luli, diplomata all'Accademia delle Belle Arti di Tirana, è tornata al Teatro – dove aveva esordito nel 2001 con Beckett – in occasione dello spettacolo portato in scena da Michele Placido e Isabella Ferrari a Roma alle Terme di Caracalla il 9 e 10 agosto scorso. Lo spettacolo, Un bacio nel cuore - Le donne nella vita e nella musica di Verdi, è costruito dalle lettere che ha scambiato il grande compositore con le sue donne, la prima moglie Giuseppina Streponi, interpretata da Isabella Ferrari, e il soprano Teresa Stolz, la musa e amante di nazionalità ceca che ha rappresentato le eroine protagoniste delle sue opere, da Leonora (Il Trovatore) ad Amelia (Un ballo in maschera), da Abigaille (Nabucco) ad Azucena (Il Trovatore), da Violetta (La Traviata) a Gilda (Rigoletto), interpretata appunto da una splendida Luli.
1. Come ti sei calata, Luli, nel personaggio di Teresa Stolz? Cosa ti ha regalato la vicinanza di questa grande donna della vita di Verdi?
Si tratta di un personaggio straordinario, di una storia coinvolgente che mi è capitata quasi per caso… Gli incontri importanti a volte sembrano un mistero, ma io preferisco credere al destino… e al Destino mi affido! Del resto ho esordito in Italia con il film di Peter Marcias Dimmi che destino avrò… Proprio per il ruolo di Alina in questo film ho vinto il premio come Migliore Attrice al B.A. Film Festival, così sono andata a Busto Arstizio per ritirare il Premio. È stato lì che ho conosciuto Michele Placido e, come si fa tra attori appassionati, ci siamo raccontati i nostri progetti. Sono rimasta colpita e affascinata dalla figura di Verdi, dalla personalità di queste due donne fuori dal comune. In ogni attrice esiste sempre il sogno di impersonare una donna dell’Ottocento, figurati con che gioia ho accolto la sfida di essere Teresa Stolz, una straordinaria soprano e inseparabile musa del compositore. Ho trascorso un periodo bellissimo: non ho fatto che studiare la parte, immergendomi anima e corpo nel copione. Mi sono tuffata nelle ricerche sulla vita di Verdi, sul rapporto con le sue donne, con le sue opere, con la magia delle sue note…
2. Come hai vissuto l’impatto con il pubblico romano, nella cornice magica delle Terme di Caracalla? 
Non sai quanto io ami il teatro, la magia dello spazio libero di fronte allo spettatore! Condividere quest’emozione con la personalità di Michele Placido e Isabella Ferrari, travolta dal fascino dell’appassionante musa di Verdi, sul palco incantato delle Terme di Caracalla, per me è stato un grandissimo dono della vita. Immagina che estate inconsueta e coinvolgente avvolta dalle magnifiche note del genio nel tempio della pace romana…
3. È stato facile lavorare con Michele Placido e Isabella Ferrari? 
Lavorare con i grandi è sempre un’opportunità, un motivo di crescita: è stato come se li avessi conosciuti da sempre, mi hanno fatto sentire a mio agio fin dal primo momento. Però, ammetto, che lavorare con loro è stata anche una grande responsabilità. Devi dare il massimo, non puoi permetterti cali di tono o di ritmo, devi essere sempre carica di energia. Non lo voglio nascondere, all’inizio non riuscivo a credere che avrei recitato accanto a loro, per di più a Teatro, poi mi sono fatta forza e ho affrontato il Destino preparandomi con impegno. Placido mi ha dato fiducia contribuendo a rafforzare le mie qualità e talenti. Ferrari è una donna di gran cuore, non è solo una brava attrice, mi sono veramente sentita accolta dalla sua umanità e poi mi sono decisamente innamorata del modo in cui ha fatto vivere il suo personaggio, la ammiro immensamente.
4. Preferisci misurarti con un pubblico dal palcoscenico o ti affascina di più il rapporto con la macchina da presa? Dove ti trovi più a tuo agio?
L’interpretazione a teatro non cambia tanto rispetto a quella davanti alla macchina da presa. Il segreto è saper gestire le diverse misure. Io ho iniziato col teatro e mi sento a mio agio davanti a una sala piena di occhi che mi guardano. Mi ha sempre affascinato, fin dal primo giorno, il momento in cui mi viene assegnata la parte. Ogni replica, poi, con i suoi brividi d’emozione e la sua ansia di prestazione, mi riempie di gioia. Il cinema è venuto dopo, ma, non lo nego, amo anche il grande occhio, quello della macchina da presa. Perché è proprio quello che mi rende immortale nel tempo.
5. Il film che ti ha resa famosa, Amnesty, ti ha vista nel ruolo di Elsa, la moglie di un detenuto finito in carcere per debiti. Questa donna si porta dietro una grande tristezza, la stessa che investe tutti i personaggi della storia e forse l’Albania stessa. Molte scene rappresentano lo stato sulfureo di una società senza via di scampo, la povertà investe ogni campo della vita, compreso quello delle emozioni, tanto che non è mai possibile sognare… Come ti sei preparata per affrontare questo complesso personaggio giocato spesso sulla comunicazione non verbale e sulla magia dei silenzi?
Come al solito, è stato tutto un gioco del Destino… Ero tornata a recitare a teatro, a Tirana, dopo anni in Italia, e proprio quella sera ho ricevuto la proposta di Alimani… Dopo aver letto la sceneggiatura del film, mi sono sentita fortunata, volevo essere quella donna, un profilo qualunque di femmina abortita dal sistema. Una tra le tante donne di provincia, una donna che non ha realizzato se stessa e che non ha più sogni o forse non ne ha mai avuti, una di quelle persone che vive nella grande disperazione di una vita che non vuole vivere, ma che nello stesso tempo non sa come migliorare. Ho cominciato a frequentare i pullman, a prendere il caffè nel bar davanti alla prigione. Volevo vedere con i miei occhi la tristezza di quelle piccole donne, leggere nei loro volti il terrore di quella solitudine, l’angoscia per il fallimento delle loro esistenze, il senso del supplizio subito da un’atavica programmazione. Non è stato difficile immedesimarmi nella loro sofferenza, nel dolore della mia terra...
6. Qual è stato il tuo rapporto con il regista Alimani e perché sei stata scelta per quella parte?
Alimani è uno sceneggiatore e un regista che conosce bene la psicologia di una donna, mi è stato di grande aiuto nei momenti difficili. Non so perché abbia scelto proprio me per il ruolo della protagonista, forse ha visto nella mia interpretazione i colori che cercava per il suo personaggio. Lui è stato capace di creare sul set un clima amichevole, sempre colmo di buon umore, è sempre stato delicato e costruttivo nel criticare quello che non andava. Personalmente adoro la sua penna e non vedo l'ora di iniziare il prossimo film. Siamo in fase di preparazione per il film Gold, nel quale reciterò di nuovo da protagonista.
7. Per il ruolo di Elsa hai ricevuto il Premio Miglior Attrice all’East East West Festival di Orenburg in Russia. La giuria del Festival era composta dal famoso regista polacco Zanussi, da Sherif Award, critico d’arte, e dal regista serbo Goran Paskaljevic. La descrizione del Premio è stata la seguente: «A Luli Bitri, un’attrice che riesce a trasformarsi senza aver paura di imbruttirsi. Un ruolo irriconoscibile con l’attrice della vita quotidiana. Una strong woman!».
Ho vinto anche altri due premi come miglior attrice protagonista al Festival Internazionale del Cinema di Vernon (Francia), edizione 2011, e il Premio Internazionale “Golden Goddess” al Prifilmfest. E naturalmente anche al Festival del Film Albanese del 2012 ho ricevuto il premio “Miglior attrice protagonista”.I premi mi hanno dato fiducia e mi hanno portato a un impegno maggiore per permettermi di crescere ancora per ruoli migliori ancora più difficili. Ogni sfida, per me, è un’opportunità.

8. Quanto è stato difficile rappresentare attraverso la lente sottile del tuo personaggio il doloroso e tragico mutamento della Storia dell’Albania?
Io sono un’attrice drammatica e non so se lo posso dire, ma trovo una grande soddisfazione se i ruoli sono complessi sia dal punto di vista psicologico sia politico-sociale. Questo ruolo è stato una grande sfida per me, ma credo di aver superato la prova. Sono stata felice di poter dar voce a quelle piccole donne che non sono in grado di uscire dalla trappola del proprio Destino.
9. Il racconto della passione di un uomo e una donna, nata ai margini di un carcere, una tenera storia d'amore, condizionata dalla detenzione dei rispettivi coniugi, che rapporto ha secondo te, con gli obblighi e divieti imposti da un regime in fase di trasformazione?
Elsa e Shpetim vanno verso la prigione a compiere il loro dovere nei confronti dei coniugi. Non hanno il coraggio di fare il contrario, ma non vedono neanche un raggio di sole intorno a loro. Vivono nella loro povertà, senza speranze, senza fantasia, senza ribellione. Anche se loro sono fuori dai cancelli, sono loro i veri prigionieri. Solo nel momento in cui le loro vite si incrociano, offrendo alla loro anima un reciproco specchio, allora c’è una specie di risveglio e nasce la speranza in una vita migliore, forse semplicemente più libera, dove non sono costretti a compiere solo doveri. Elsa ha due bambini, non ha più un lavoro e come se non bastasse ha un suocero che la controlla. Gli anni passano e lei si sente in trappola, senza un motivo per sorridere, con un marito che la considera solo un oggetto con cui soddisfare le sue esigenze sessuali.
10. Le scene erotiche sono interpretate secondo un canone di moralità sociale che inizia a sciogliersi solo oggi, nonostante la dissoluzione della Repubblica popolare sovietica sia avvenuta da oltre un ventennio – ricordiamo che la Nuova Repubblica di Albania è nata nel 1991 dopo quasi cinquant’anni di Regime. Quanto tempo passerà ancora perché l’Albania, le donne e gli uomini albanesi, si possano liberare di questo pesante condizionamento?
Questo film con queste scene erotiche è considerato un film coraggioso. Non è l'unico film che supera i condizionamenti del tempo del comunismo. Pensa che una volta nei film era impossibile vedere un bacio. Abbiamo recuperato in fretta. Questo film non rappresenta tutta l’Albania, ma parla proprio della sua parte malata.
11. Ti senti in linea con l’attuale ruolo della donna albanese nel film? E nella vita?
Io a differenza di Elsa ho cercato di realizzarmi, studiando. Ho sognato e ho sfidato il mio Destino. Sono libera e forte. Sono una che combatte per realizzare i propri sogni.
12. Come sta cambiando il ruolo della donna nel tuo paese e quanto è importante il suo ruolo per la crescita di tutto il paese?
Sono accaduti tanti cambiamenti in questi 20 anni e la donna è stata la prima a cercare la sua indipendenza. Abbiamo recuperato in fretta perché siamo ambiziose. C'è tanto da fare ancora, è vero, ma alla fine questo capita dappertutto. Io che vivo ormai in Italia da anni, mi sono accorta che problemi simili si vivono anche in questo Belpaese.
13. Le scene erotiche sono rare, le donne sembrano indifferenti, la sessualità è qualcosa di meccanico, quasi violento e senza eros, senza passione, è stata una scelta precisa di Alimani?
Tra di loro non c'è più amore. Il sesso è solo un dovere per le donne. Questo faceva parte della visione del regista.
14. Che differenze hai riscontrato tra la tua esperienza cinematografica in Albania e le luci della ribalta italiane?
A parte la difficoltà di dover recitare in una lingua straniera, nel modo di lavorare non ho notato nessuna differenza.

15. Al tuo esordio italiano ti abbiamo visto nei panni di una zingara a recitare insieme ad attori non professionisti del mondo dei rom, cosa ti ha insegnato quest’avventura sotto la guida di Peter Marcias?
L'esperienza in questo film è stata forte. L'impatto con la realtà rom è stato dirompente. Non mi era mai capitato di conoscere la loro cultura, la loro psicologia, la loro filosofia di vita e quando Marcias mi ha proposto quella parte, ho capito che dovevo prepararmi a fondo. Ho imparato ad accettare le persone per come sono, per tutte le scelte di vita che fanno, senza giudicare ciò che è lontano da quello che ho scelto io.
16. Come ti sei preparata per questo ruolo?
Mi sono tuffata nelle ricerche sulla cultura rom, sulla lingua Romanès e quando mi sono materialmente trovata al campo nomadi tutto è diventato più facile. Dovevo essere una di loro e per fare questo dovevo crederci in quel modo di vivere.

17. Nei due lungometraggi che hai interpretato come protagonista ricopri un ruolo ai margini della vita sociale: zingara, moglie di un detenuto, sono due tipi di detenzione differenti? Dove ti sei trovata più a tuo agio?
Elsa e Alina sono state due personaggi diversi. Elsa depressa, debole, buona e schiava del proprio Destino. Alina una donna in bilico tra due realtà: nata e cresciuta nei campi rom e poi trasferitasi per studiare e lavorare a Parigi. La cosa in comune è che tutte e due vogliono una vita migliore. Elsa per la sua famiglia e Alina per tutti i più deboli. Nel momento in cui mi viene affidato un ruolo da interpretare faccio l'impossibile per essere pienamente nella parte. Sono stata fortunata con entrambi i personaggi perché li ho sentiti profondamente dentro.
18. Come è nata la tua passione per questo lavoro - perché di passione si tratta naturalmente? C’è un evento o una persona in particolare che ti ha suscitato questo stimolo o è stato piuttosto un bisogno di andare a fondo nella conoscenza interiore di te stessa?
Dopo il liceo ho studiato un anno di Medicina. Capivo che non era il mio mondo, perché ero troppo sensibile agli odori degli ospedali, non tolleravo la sua tristezza, le sofferenze e i dolori. Da piccola amavo la letteratura, l'arte ma senza capire esattamente che era la recitazione quella che amavo. È stato grazie a una mia amica, di nuovo per caso, o meglio per Destino. Si è fatta venire l’idea di un concorso e io mi sono buttata a capofitto in questo sogno. Il Destino mi ha favorito, ho vinto la possibilità di studiare all’Accademia delle Belle Arti di Tirana. In quei 4 anni di percorso ho messo tutta la mia passione e l'amore per quest'arte. Non mi sono mai pentita di questa scelta, nonostante tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare, è stata la migliore scelta della mia vita, un vero cammino del cuore.
19. A quali progetti ti stai dedicando in questo momento?
Ho appena finito di girare un corto a Tirana la settimana scorsa. Si intitola Finalmente a casa, e infatti mi sono sentita anche io finalmente a casa a recitare di nuovo nella mia lingua. Sono in attesa delle date delle repliche dello spettacolo Un bacio sul cuore di Michele Placido, e, nel frattempo, sto valutando una piece teatrale a Tirana. Siamo anche in fase di preparazione del nuovo film di Alimani Gold.
20. Dimmi che destino avrai… nel tuo futuro: resterai in Italia o ti aspettano nuovi viaggi?
In Italia ho la mia famiglia, quindi tornerò di sicuro. Sto pensando, però, a una nuova esperienza in Francia o in Inghilterra… Le vie del destino sono infinite… Credo nel Destino ma anche nel detto: “Il Destino non è altro che il risultato delle nostre azioni passate”.
 


Il prossimo appuntamento è per il 22 di Ottobre.
Pubblicato: Lunedì, 7 Ottobre 2013
Articolo di:  Patrizia Boi

Intervista all'attrice Luli BitriIntervista all'attrice Luli BitriIntervista all'attrice Luli Bitri
Intervista all'attrice Luli BitriIntervista all'attrice Luli BitriIntervista all'attrice Luli Bitri

martedì 1 ottobre 2013

Peter Marcias e Luli Bitri su Sardinews a cura di Patrizia BOI

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Anno XIV - Settembre 2013
Cinema sardo

Peter Marcias: regista cultore della diversità 
I colori di Cagliari, i diritti dei rom, il mare

Oristanese di nascita, cagliaritano d’azione ama conoscere il resto del mondo 

di Patrizia Boi
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Sembrerebbe il nome di un regista italo-americano, invece, Peter Marcias, è un oristanese doc, uno di quelli innamorati della sua terra, del suo mare, della sua gente come pochi, ma nello stesso tempo con un grande amore verso la scoperta del mondo. Torna spesso nella sua isola ma gli altri paesi lo affascinano immensamente e la sua nave ormai ha preso il largo diretta oltreoceano. Per noi italiani sarebbe ancora molto giovane, ma, come sostiene lui stesso, in America sarebbe già maturo per i più grandi film.Il regista (nato a Oristano nel 1977, ma cagliaritano d’adozione), è già autore di diversi Lungometraggi qualiBambini  ep. Sono Alice (2006), Ma la Spagna non era cattolica? (2007), Un Attimo Sospesi (2008), Liliana Cavani, una donna nel cinema (2010), dei due film di successo I bambini della sua vita (2011) e Dimmi che destino avrò (2012), e di numerosi cortometraggi tra cui il capolavoro Il mondo sopra la testa (2012), un film d’animazione sul tema dell’omofobia, prodotto dalla Capetown srl e che ha partecipato a più di venti festival nel mondo. La sua vera fortuna, però, la sta facendo proprio l’ultimo film Dimmi che destino avrò, dove magistralmente ha diretto Salvatore Cantalupo, già visto in «Gomorra» di Matteo Garrone, è l’ottima Luli Bitri, attrice albanese pluripremiata per il film Amnesty di Bujar Alimani (2011), efficacissima nel ruolo di Alina.
Distribuito in questi mesi nei cinema italiani, con grandi apprezzamenti da parte di critica e pubblico, approderà a Londra il 4 settembre al Raindance Film Festival, il 24 ottobre il film proseguirà la sua tournée verso New York, in concorso unico europeo al Chelsea International Film Festival e poi ancora in Germania ai primi di novembre, in concorso all’International Film Festival Mannheim-Heidelberg, portandosi dietro Peter e insieme l’attrice protagonista Luli Bitri.
Dimmi che destino avrò ha già partecipato al Marchè di Cannes 2013 grazie a Cosimo Santoro e la sua The Open Reel e ha interessato molti distributori esteri e soprattutto Festival. In Italia è distribuito dalla Pablo di Arcopinto (è uscito al cinema lo scorso 29 novembre, dopo la presentazione ufficiale al Torino International Film Festival) ed ha fatto un ottimo lavoro di divulgazione, se si pensa che quasi 35mila persone tra sala e web (l’uscita natalizia con Repubblica.it) hanno visto l’opera.
Il film è nato da un’idea dello sceneggiatore Gianni Loy, docente universitario impegnato da anni nella tutela dei diritti della popolazione rom, che ha condotto il giovane regista nei loro campi stimolando la sua curiosità e trasmettendogli la sua profonda conoscenza di quel mondo. L’atmosfera che si respira nel film è fatta di silenzi, di disordine, di luoghi colorati colmi di cianfrusaglie, del calore delle stufe sempre accese, contrapposti a straordinarie inquadrature del mare, delle spiagge, degli scorci della città di Cagliari.
Dopo un’attenta e precisa selezione fatta nei campi stessi, grazie alla Fondazione “Anna Ruggiu”, gli abitanti dei villaggi rom sono stati assunti in tutti i ruoli, come attori, ma anche come aiuti alla scenografia, all’organizzazione, al catering con un regolare rapporto di lavoro. Questo ha creato un intenso scambio tra le comunità rom e la troupe cinematografica in particolare con l’affascinante protagonista Alina, che si è immersa con professionalità e umiltà nella cultura del campo per diventare una di loro.
“Quel modo di vivere non strutturato e con poche certezza, è una qualità che, per come si sta evolvendo la società, dovremmo conoscere meglio tutti noi che non ne abbiamo esperienza”, commenta il regista. “Le comunità rom hanno dinamiche di spostamento e di organizzazione che sono molto poetiche hanno una sorta di non precisione che genera un disordine metodico”, prosegue Marcias, “le scenografie le hanno generate artisticamente loro stessi, io le ho fissate rispettosamente sulla pellicola”.
Peter Marcias è un regista aperto e sensibile alle differenze, assolutamente convinto che attraverso il dialogo delle varie diversità si possa allargare il nostro orizzonte spesso troppo limitato dalla visione univoca di una stessa cultura. Per questa ragione lui non è mai giudicante ma semmai attento a cogliere dibattiti che possano generare crescita.
Dei suoi film, sostanzialmente, appassionano le storie e i modi attraverso cui sono raccontate, talvolta facendo uso di inquadrature poetiche, talvolta della tecnica del cartone animato per alleviare la pesantezza dei temi trattati, talvolta servendosi del bianco e nero colorato per dare al film la sensazione di provenire da un tempo antico dove la semplicità, la delicatezza e la spontaneità erano gli ingredienti fondamentali del buon cinema. La trama della storia è meglio non raccontarla perché ogni film è un viaggio di scoperta, affidiamoci allo sguardo attento del regista e alla grande voglia di mettersi in gioco dei buoni attori che ne calcano la scena. Piace pensare che “il destino” di ognuno sia un film aperto a ogni possibile sviluppo, come piacerebbe forse anche a Peter.
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martedì 24 settembre 2013

Daniel DRAGOMIRESCU: Ildegarda di Bingen a cura di Neria De Giovanni




Wall Street International Benessere: La Magnolia, un fiore al femminile

http://www.wsimagazine.com/it/diaries/report/benessere/la-magnolia-un-fiore-al-femminile_20130922080819.html#.Uj9NFIbIZ88


WSI
Domenica, 22 Settembre 2013

REPORT - Italy, Benessere

La Magnolia, un fiore al femminile

Leggende, poteri e usi.

La Magnolia, un fiore al femminile

Senza Radici non si vola a cura di Lucia Berrettari
La Magnolia fa parte di un aspetto del femminile che rappresenta la sensualità e la passione, ma anche la riservatezza e la paura. Unire queste tre caratteristiche, i fiori, le foglie e la corteccia, vuol dire riconoscere la bellezza ed essere in grado di viverla. Le foglie rappresentano l’energia di guarigione e di amore, la corteccia la capacità di resistere ai dolori e alle fatiche tipica delle donne e i fiori la sensualità e la passione. Il più delle volte la donna vive questi tre aspetti in modo disgiunto proprio come fa la magnolia che o emette i fiori o le foglie. Questo la rende confusa e vulnerabile, facile preda di aggressori o giudici. La libertà e la forza arrivano dal vivere, riconoscere e integrare queste tre caratteristiche esprimendole all’unisono. Questo passaggio iniziatico rende la donna libera, vitale e bella.
La Magnolia a cura di Maria Teresa Protto
La Magnolia è sicuramente una delle piante più antiche al mondo, apparsa sulla terra almeno 95 milioni di anni fa e sopravvissuta all’era glaciale.
Nel 1688 sir Bannister tornando dall’America portò in Inghilterra una pianta sconosciuta (Magnolia virginiana) dai fiori deliziosamente profumati, e fu qui che nel 1703 ricevette da Charles Plumier il nome botanico di Magnolia in onore a Pierre Magnol, un illustre medico e botanico francese, direttore del giardino botanico di Montpellier.

Sempre in Inghilterra, sir Banks introdusse la prima Magnolia dall’Oriente, la Magnolia denudata, e nel secolo XIX il botanico amatoriale Ernest Wilson introdusse in Europa otto nuove specie provenienti dalla Cina. Da allora, gli europei hanno cominciato ad amare queste strane piante con grandi fiori colorati e coriacei che appaiono sui tronchi spogli in pieno inverno; infatti, la loro fioritura è sempre molto bella e appariscente. I fiori hanno forme diverse: fiori bianchi, profumati, a forma di stella come la Magnolia stellata, ideale per giardini di piccole dimensioni (non supera i 150 cm di altezza); fiori in tonalità rosa, a forma di tulipano o a calice, come la Magnolia soulangeana, albero molto ramificato che può raggiungere gli 8 metri di altezza e infine la Magnolia liliflora, con foglie decidue, alto fino a 3 metri, con fiori profumati aperti di colore bianco-rosato internamente e rosso-porpora fuori.

La Magnolia è una pianta da esterno, sempreverde – che fiorisce in estate o a inizio autunno – o decidua – che fiorisce in primavera sui rami ancora spogli, prima della ricomparsa delle foglie –, può trovarsi come arbusto o come albero raggiungendo un'altezza tra i 15 e i 20 metri; presenta foglie di forma ovata, lucide di colore verde scuro. Numerose sono le specie di Magnolia, distribuite principalmente in due grandi aree: America settentrionale, America centrale e Indie occidentali, e sud-est asiatico. Ne esistono alcune specie anche in sud America. 

In natura, le Magnolie difficilmente fioriscono nei primi anni di sviluppo (sembra che le fioriture non avvengano prima di 5 anni), tuttavia sono stati selezionati degli ibridi in grado di fiorire prima, in fase giovanile. Tra le specie maggiormente diffuse troviamo tra gli alberi la Magnolia grandiflora con grandi fiori bianchi molto profumati e foglie lucide, di colore verde scuro sulla pagina superiore e marrone su quella inferiore; tra gli arbusti c’è la Magnolia stellata così chiamata per la forma dei suoi splendidi fiori che compaiono quando ormai le foglie sono cadute, la Magnolia liliflora conosciuta con molti nomi comePurple o Red magnolia o Woody-orchid, che fiorisce abbondantemente in primavera con grandi e vistosi fiori rosa e viola, poi c’è la Magnolia denudata, caratterizzata da grandi fiori a forma di coppa di colore bianco e rosato e la Magnolia soulangeana, ottenuta dall'incrocio tra la Magnolia liliflora e la Magnolia denudata.
… Mi piacerebbe avere una Magnolia… Vale la pena cercare di coltivare una Magnolia, sforzo che verrà sicuramente ricambiato con uno sviluppo rigoglioso. Serve terreno fertile, ben drenato e un po’ acido, e la sua posizione ideale è in zone leggermente ombreggiate, non esposte al gelo e al vento, magari addossata a un muro; una volta cresciuta, non ha bisogno di interventi di potatura drastici, ma solo di rimuovere rami secchi o rovinati dopo la fioritura.
Linguaggio dei fiori
Negli Stati Uniti, ai primi del '900 la Magnolia veniva considerato un fiore benaugurante, importante per la forza di una casa quanto le fondamenta. Era quindi facile trovare in ogni giardino una pianta di Magnolia. Dalle cronache botaniche del tempo si dice che dopo la sua importazione in Europa per diversi anni la Magnolia fu coltivata in serra perché considerata una pianta molto delicata. Casualmente, qualche anno dopo, un botanico decise di piantarla all’esterno: la sua pianta non solo crebbe forte e maestosa, ma visse per oltre 100 anni. Il legno chiaro e facile da lavorare della Magnolia è molto apprezzato per i lavori di falegnameria.

Nel linguaggio dei fiori, la Magnolia è simbolo di dignità e perseveranza, ma anche di nobiltà e bellezza superba. I monaci buddisti della Cina centrale coltivano la Magnolia denudata già dai tempi della dinastia T’ang (618-907A.D.) per piantarla intorno ai loro templi come simbolo di purezza e di apertura. Esistono tante leggende su questo fiore. Una, quella delle “due Magnolie”, narra che una volta esisteva una sola Magnolia, alta, forte, che aveva pochi fiori all’esterno ma all’interno presentava un cuore diMagnolia stellata. Una era il corpo, l’altra l’anima e fiorivano insieme dando gioia al giardino. In un giorno di pioggia l’albero fu sfiorato da una Azalea gialla pastello che gli si trovava accanto. Non accortasi che il contatto era stato casuale, la Magnolia si innamorò dell’Azalea, spingendo sempre di più, grazie al suo cuore “stellato”, i suoi fiori a sbocciare verso quella pianta. Con il passare del tempo la magnolia sentì il suo cuore spezzarsi e spingere per uscire, e così fu fino a dividersi in due arbusti, uno di Magnolia e uno di Magnolia stellata.

Per curarci
Nella medicina tradizionale cinese la corteccia di Magnolia (nota con il nome di houpu o hou po) è ampiamente usata per il trattamento del dolore, la diarrea, la tosse e problemi urinari. La corteccia contiene due composti fenolici, magnololo e onochiolo, responsabili non solo dell’inconfondibile fragranza della pianta, ma anche di numerose proprietà farmacologiche, fra le quali quelle di ansiolitico, antinfiammatorio, antimicrobico, antiossidante, e antiaggregante piastrinico. Un’importante attività di magnololo e onochiolo è la riduzione degli stati associati allo stress psico-fisico, e come ansiolitico. Gli effetti benefici sullo stress sono da ricollegarsi al controllo nell’organismo del cortisolo, che è l’ormone che sembra essere implicato nella patologie da stress. Tra le Acque Vibrazionali Floreali si trova laMagnolia Rosa, che dona amore, purifica, aiuta a lasciare andare i sensi di colpa, i vecchi schemi, a ritrovare l’amore per se stessi e a riprendersi la propria vita.
E per finire una dolce ricetta
Tra le ricette che si consigliano fare con i petali dei fiori, si può provare questa, “scoperta” navigando su internet: in una ciotola mettiamo dei petali di fiori di Magnolia perfettamente sani, puliti e asciutti, a macerare coperti di marsala secco o di Porto (o anche rhum o grappa). Prepariamo poi una pastella sbattendo a parte in un’altra ciotola 3 tuorli d’uovo con 100 grammi di zucchero, la scorza grattugiata di un limone (o arancia) non trattato e dopo aver fatto riposare il tutto per almeno mezz’ora, aggiungiamo 250 decilitri di latte, 200 grammi di farina e per ultimi i 3 albumi montati a neve. Scoliamo i petali e immergiamoli, uno alla volta, nella pastella, e friggiamoli in burro e olio in una padella antiaderente. Devono essere ben coloriti da tutti e due i lati; infine poniamoli sulla carta assorbente per eliminare l’unto in eccesso e cospargiamoli di zucchero.
Pubblicato: Domenica, 22 Settembre 2013
Articolo di:  Patrizia Boi

La Magnolia, un fiore al femminileLa Magnolia, un fiore al femminileLa Magnolia, un fiore al femminile
La Magnolia, un fiore al femminileLa Magnolia, un fiore al femminileLa Magnolia, un fiore al femminile

domenica 22 settembre 2013

Wall Street International Magazine: La Magnolia dai fiori di porpora di Patrizia Boi

http://www.wsimagazine.com/it/diaries/report/cultura/la-magnolia-dai-fiori-di-porpora_20130922080612.html#.Uj9MuYbIZ88


WSI
Domenica, 22 Settembre 2013

REPORT - Italy, Cultura

La Magnolia dai fiori di porpora

Un amore tenero come una carezza.

La Magnolia dai fiori di porpora

La Magnolia dai fiori di porpora

In un’isola dell’oceano esisteva un giardino, elegante abitazione di deliziose Magnolie abituate a vivere nel lusso. I loro abiti verdeggianti con i rami rivolti al Sole, erano colmi di generosi germogli, che effondevano i loro profumi grazie a brezze leggere.
Siamo magnolie stellate
eleganti ed equilibrate
a volte siamo denudate
variopinte e vellutate.
Io son la splendida nigra
un tipo che trasmigra
lei è della specie liliflora 
bella come una mora.
Tra le magnolie più belle c’era Weleda, regale e leggiadra, la più antica della specie: il suo fusto vestito di verde brillante spiccava per la compostezza delle foglie e per la tenerezza dei germogli. Quello che la rendeva unica e rara, però, era la magnificenza della sua fioritura. Sebbene il paesaggio di piante fiorite fosse uno spettacolo per chiunque, gli enormi e purpurei fiori di Weleda sbocciavano esprimendo passione selvaggia e sprigionando un profumo irresistibile.
I fiori maturi
si fanno purpurei
come cuori carnosi
dolci e armoniosi.
I petali profumati
veston a festa i prati
cadendo lentamente
nel maggio sorridente.
Per questo era considerata la regina delle piante in fiore, una donna affascinante da accarezzare in ogni petalo, anche quando i fiori si aprivano e cadevano al suolo vestendo la terra di un manto purpureo. Il suo abito spoglio di quei colori la poteva far sembrare una pianta comune, ma un occhio fine e attento ne avrebbe senza dubbio compreso il temperamento. Era sensuale anche l’aspetto delle sue foglie, il loro espandersi verso l’alto, sdoppiandosi al calore del sole per dare altri rami, germogli e fiori. Weleda era un concentrato di sensualità, sensibilità e purezza. Passione e purezza possono vivere insieme se la pianta è in asse tra la terra e il cielo: essa può cogliere le vibrazioni del cosmo, estendendosi verso il mistero dell’estasi e incontrando la scintilla divina che illumina ogni anima. I fiori di Weleda ben rappresentavano l’intensità del suo slancio, essi erano vitali anche quando si staccavano come se partecipassero al segreto della sua anima pure a distanza. Infatti questi fiori era tessitori di destini e viaggiavano lontano per svelare agli uomini i loro misteri e talenti.
Noi siam fiori attenti
sveliamo i tuoi talenti
tessiamo i vostri destini
siamo veri indovini.
Se una musica ci chiama
tutto il fiore e la sua fama
su nel cielo piano sale
a danzare sopra il mare.
Un bel giorno due straordinari fiori purpurei si staccarono dai rami di Weleda e cominciarono a danzare. Sentivano la musica di una terra lontana che prometteva interessanti misteri. Legati da questa irresistibile voglia di viaggio ballarono per giorni e notti volando sopra il mare blu. Inseguendo una farfalla azzurra giunsero nella valle dell’edera dove conobbero lo Spirito dei ciclamini, un bambinello che abitava tra i fiori vellutati poggiandosi tra le ampie e comode foglie.
Lo Spiritello era nudo come spesso appare l’essenza delle cose, inginocchiato tra i fiori rosa che simboleggiano meglio l’arrivo dell’estate e lo spettacolo della primavera. Il suo aspetto rivelava l’enigma racchiuso nel suo fiore, l’espressione dell’amore più vero, quello gratuito e senza pretese. 
I fiori respirarono quel profumo intenso e poi volarono verso una pianta di corniolo. Tra le foglie verdi e i fiori rosa come ali di farfalla, abitava un simpatico Elfo dal cappello marrone e le scarpette soffici che gironzolava nel bosco per raccogliere succosi frutti per l’inverno. La sua borsa era piena di bacche rosse che fece assaggiare ai due fiori. Avevano il sapore delle marmellate e nutrirono i due fiori curiosi della magia del mondo vegetale.
Poi i fiori di Weleda passarono sopra nubi temporalesche andando verso mille primavere, furono spinti dal vento e dalle brezze cambiando continuamente direzione. Nelle notti senza luna, un gufo brillante li guidava nel buio con la luce dei suoi occhi. La mattina invece era un uccello azzurro a indirizzare la loro danza verso una terra fertile e ricca di fauna.
Guarda come gli animali
sono autentici e geniali
che sian scimmie o giraffine
elefantini o panterine.
Sono piccoli o giganti
le pellicce ben pesanti
tigri puma o leonesse
della giungla principesse.
Tra i macachi un bel pitone
s’attorciglia sul troncone
un’iguana canterina
canta tutta la mattina.
Mentre il coccodrillo sbava
l’ippopotamo si lava
con la sua andatura lenta
e il serpente s’addormenta.
Aspettando il gran risveglio
il leone è bello sveglio
tra una pianta e una liana
corre e sogna la savana.
I fiori attraversarono la giungla, inconsapevoli dei pericoli nascosti tra i rami. Improvvisamente uno spaventoso boa s’attorcigliò attorno a loro imprigionandoli. Era un grosso serpente capace d’uccidere le prede avvolgendole con il corpo e soffocandole. Aveva il dorso marrone chiaro con macchie e strisce scure sui fianchi. Il ventre, invece, era giallo sempre con macchie scure. Per fortuna il serpente s’accorse che erano due fiori e si limitò a portarli in una buia caverna dove precipitarono in un viscido fondo. Una voce spettrale che usciva da una fessura li ammonì:
Voi nascete da Weleda
una pianta che va fiera 
della sua radice antica
che considera un’amica.
Mentre invece paga il fio
dei peccati di suo zio
che si dice assai contento
d’essere stato ben violento.
È il primo degli antenati 
di sette stirpi di dannati
vissuto senza rispettare
le regole a noi più care.
Le donne son come fiori
ognuna ha i suoi colori
si deve far una scelta
che tutti ci accontenta.
Se sono maltrattate
sia streghe oppure fate
il loro amor è ferito
e in pieno il cuor è colpito.
E se una donna è vera
lei fugge quando è sera
come compagna manca
e usa la magia bianca.
Se invece essa è una maga
e nel suo inferno vaga
l’incanto non risparmia
e con magia vi inganna.
La pianta di magnolia
tutta di verde folia
incarna il femminile
che l’uomo può stupire.
Ma la donna prigionera
seppur regina fiera
perde la giovinezza
con tutta la freschezza.
Dovete liberarla
cercate di aiutarla
trovate presto un modo
e lei sarà un tesoro.
In quel momento ci fu uno svolazzare di pipistrelli neri che riempirono la caverna di un suono sordo e dipinsero l’aria d’ombra. In mezzo ad essi si fece largo una creatura bianca, un Pipistrello raro che riempiva la caverna di luce brillante. Con una voce antica e colma di saggezza disse:
Sono la bisnonna Filomena
ora sciolgo la tua pena
che t’avvinghia e t’incatena
e ti ruba anche la scena.
L’incantesimo sia vano
se di un principe la mano
saprà cogliere ogni fiore
con affetto e con amore.
A quel punto la caverna divenne luminosa e le pareti caddero trasformandosi in scintille colorate. I fiori furono liberi di tornare a volare, ma la prigionia li aveva sciupati e i loro petali non possedevano più l’energia del volo. Passava da quelle parti quasi per caso il principe Lug con il suo cavallo bianco, un uomo alto, diritto sulle gambe forti, con un volto candido e amabile e una folta capigliatura bionda dai riflessi rossi. Quei capelli al vento erano esposti all’emozione e capaci di intensi slanci di passione e le sue mani potevano cogliere le perle più delicate che una sensibilità sottile può percepire.

Lui notò subito quei fiori e fu abbagliato dalla meraviglia di quei colori, dalla passione che sprigionavano, dalla gentilezza, dalla curiosità del loro aspetto, dalla genuinità del loro immenso sorriso. Si fermò per raccoglierli e, con le sue mani garbate, cercò di comprenderne l’energia pura e di prendersi cura di loro. Il principe possedeva un mandolino fatato: suonando e cantando per caso una bella melodia i fiori di magnolia cominciarono a danzare soavemente. Lug li condusse attraverso valli incantate, percorsero colline dolci e versanti impervi, strade tortuose e corsi d’acqua impetuosi, fino a raggiungere il magico paese degli Esseri Elementali, un mondo dove ognuno di questi spiriti stava a guardia di una "porta”.

Lug era un esploratore e voleva conoscere tutti i segreti: i fiori, lo seguirono senza una ragione, come si insegue un sogno, con il cuore fremente per i misteri ancora da scoprire. Il Principe accomodò i due fiori sopra il suo mantello e s’incamminò seguendo la direzione del Nord. Dopo aver attraversato una valle disseminata di fiori multicolori Lug ebbe di fronte la Porta della Terra dove lo attendevano un centinaio di piccoli e tozzi gnometti che si muovevano liberamente in questo elemento. Essi saltellavano qua e là sulle piante di mirto arrampicandosi ai rami e nutrendosi delle sue bacche nere. Sembravano dei solerti lavoratori indaffarati a fare di quel mirto un vinello frizzante che risveglia gioia e buonumore. Uno di loro s’avvicinò amichevolmente a Lug e gli disse:

Preserviamo noi l’ambiente
la ricchezza originaria
stiamo bene nel presente
volteggiando un poco in aria.
Conosciamo poi le piante
tutti gli alberi speciali
ogni pietra sai son tante
comprendiamo i minerali.
Se ci chiedi dei segreti
ti possiamo noi svelare
se son pregi o son difetti
noi sappiamo raccontare.
Siamo bassi di statura
occhi lucidi e gentili
una piccola ossatura
conosciamo noi i destini.
Delle erbe e delle spezie
e del regno anche di sotto
forse sono solo inezie
ti portiamo dentro al bosco.
Lo gnomo poi sorrise soddisfatto, fece un salto, allungò la mano verso un ramo di mirto e tornò a raccogliere bacche. Lug vide un bimbetto nudo ai piedi del mirto e comprese che quello era lo spirito della pianta. S’avvicinò e gli sentì sussurrare le storie del bosco, delle foreste di querce, delle meravigliose Driadi, dagli abiti di foglie e delle fanciulle custodi dell’albero stesso. Quando si sentì soddisfatto di quanto aveva visto e sentito, volle entrare dentro una grotta e dormire per una settimana intera. Uscì che era abbagliato dalla luce del sole, gli era cresciuta una lunga barba che rifletteva lo stesso porpora dei fiori addormentati anche loro per tutto quel tempo. Alla luce ripresero il loro aspetto risplendente e si stiracchiarono allungandosi verso l’alto pronti a riprendere la via. 

Stavolta Lug prese la direzione dell’Ovest e s’incamminò per un sentiero che saliva sempre più in alto mostrando da entrambi i lati un dirupo senza fondo. Un suono assordante gli attraversava le orecchie man mano che il sentiero saliva e si faceva sempre più stretto finché non scomparve improvvisamente per lasciare il posto a una cascata. Quella era la Porta dell’Acqua, dove s’imbattè nelle deliziose Nereidi Azzurre, splendide ragazze dai capelli ricci e vaporosi e gli occhi chiari che vivono in torrenti, fiumi, laghi, cascate e oceani. Alcune di loro si libravano felici e rapide sopra gli schizzi dell’acqua, altre restavano celate nella calma e fresca profondità degli specchi d'acqua sotto la cascata. Le apparvero come graziose giovinette completamente svestite con lunghe chiome fluttuanti. Cantavano con un'intonazione vocalica molto lunga e un po' lamentosa:

Come l’onde siam del mare
una va e l’altra viene
non ti devi mai fidare
noi cantiam come sirene.
Illudiamo ogni passante
che si perde in sensazioni
ma la cosa più importante 
è che noi diamo emozioni.
Siamo vive esuberanti
noi molteplici e cangianti
se viviamo nei torrenti
o nei fiumi sorridenti.
Se ci trovi in fondo al mare
la purezza originaria
noi regine sappiam dare
a chi ha la testa in aria.
Vieni qui ti liberiamo
dei dolori e delle pene
abbandonati al richiamo
noi tagliamo le catene.
Lug fu attratto da quel canto delizioso e stava già per buttarsi tra le braccia di una splendida fanciulla che lo aveva attirato verso sé per poi affogarlo, ma i fiori furono più lesti, lo sollevarono in aria appena in tempo aiutandolo ad oltrepassare quella porta. Volarono quindi sopra una collina e atterrarono in un campo di girasoli dove una miriade di gnometti dai cappellini rossi saltellavano allegramente tra un girasole e l’altro riempiendo di simpatia l’aria fresca. Lug si riposò tra i girasoli e quando si risvegliò era cambiata la stagione che volgeva ormai all’autunno.
Allora Lug prese la strada del sud e si ritrovò in una specie di deserto costellato di vulcani che eruttavano continuamente. I fiori erano terrorizzati, ma Lug non si fece spaventare dai fumi e dalle lave che vedeva in ogni direzione, anzi seguì il mistero di quel calore fino a incontrare le bellissime Salamandre Rosse, creature agili e snelle, come potenti lingue infuocate che vigilavano sulla Porta del Fuoco. Poi vide le Fate del fuoco, piccole luci svolazzanti attorno al fuoco, Fiammelle che eruttarono queste parole:

Siamo noi le più potenti
molta forza noi ti diamo
e bruciamo i tuoi tormenti
il coraggio ti infondiamo.
Infuocate di passione
calde accese e svolazzanti
distruggiamo ogni ragione
nella mente dei passanti.
Segui sempre la tua danza
non lasciare il tuo potere
senti bene nella pancia
quello che non puoi vedere.
Il colore nostro è il rosso
risplendente di calore
salta subito ogni fosso
e ritorna nel vapore.
Non far spegnere la fiamma
dentro questa tua armatura
la natura ti richiama
e ti offre gioia pura.
Lug era diventato fluido al messaggio delle Fiammelle e i fiori rosseggiavano più splendidi che mai, ma una raffica di vento li fece volare lontano lontano. Precipitarono sopra una nube morbida e caddero addormentati per un’intera settimana. Al risveglio la pioggia cadde intensamente dalla nube che si disciolse trasportandoli in un cerchio fatato fatto di bollicine d’aria. Il sole sorgeva luminoso e splendente e la stella del mattino indicò a Lug la direzione dell’Est per raggiungere la Porta dell’Aria, dove le evanescenti e ingannevoli Silfidi Celesti lo sballottarono tra i venti. I fiori danzarono sopra alte montagne e discesero in una ventosa pianura disseminata di papaveri e margherite. Una giovane alata con forme fluenti di una tonalità rosa azzurro, con una radiosa luce multicolore che circondava la testa, uscì da un vortice e disse:

Son la bella tra le belle
sono giovane e son gaia
ho spezzato le catene
e mi libro ora nell’aria.
Amo assai la mia espansione
e la insegno a ogni passante
gli decanto la ragione
e lo rendo poi raggiante.
Quando sorgo ogni mattina
nella nebbia evanescente
io mi sente una regina
sono gioia per la gente.
Sii amico di ogni vento
segui la sua inclinazione
e vedrai che t’accontento
apro la trasformazione.
Non temere il cambiamento
prendi sempre la sua strada
vivi certo più contento
con la testa e il mondo in aria.
In effetti la fanciulla possedeva una saggezza millenaria e Lug rimase incantato ad ascoltarla. I suoi piedi si erano già distaccati da terra e i suoi capelli svolazzavano contenti nel turbine di venti che in quel momento lo attraversava. Il suo viso era rasserenato da un bellissimo sogno e i suoi occhi risplendevano come soli di mezzogiorno. I fiori s’aggrapparono alle sue orecchie e un suono di violini si diffuse nell’aria profumata di narcisi e gigli. Il principe si ritrovò immediatamente nella valle dei fiori e un sonno immenso lo costrinse a precipitare in un mondo incantato popolato di meravigliose creature. Lug non si sarebbe mai risvegliato, sarebbe rimasto per sempre in mezzo a quei fiori che diventavano fanciulle e poi fatine e poi farfalle, ma i fiori di magnolia s’accorsero anche dei miasmi scuri che aleggiavano tra i petali e lo costrinsero a salire sopra un carro magico che li avrebbe portati in una notte stellata. Quando Lug si risvegliò era sereno e si trovò in un campo di papaveri dove lo Spirito dei papaveri sdraiato su una calda pietra raccontava a un simpatico rettile della magia dei prati in fiore.

Il Principe Lug assimilò queste conoscenze e le trasmise ai purpurei fiori di magnolia, quindi si fece avvolgere dal vento del cambiamento, prese i fiori rinfrescati dalle brezze e oltrepassò la barriera dell’aria dopo aver chiesto il permesso a quell’angioletto dorato. Dopo aver viaggiato attraverso queste quattro porte Lug si rese conto che i fiori di magnolia erano diventati carnosi e fiammeggianti, freschi e profumati come la loro prima fioritura e allegramente lo condussero nel giardino delle Magnolie. Il Principe vide Weleda, che era completamente sfiorita con le foglie che erano diventate quasi marroni. Fu pervaso da una grande tristezza e il suo volto si rabbuiò. Allora i fiori tornarono al loro posto preoccupati perché Lug aveva perso il suo consueto sorriso. In quel momento la Magnolia riprese colore e le foglie ridivennero istantaneamente del loro solito verde brillante. La sua bellezza si era tinta di una tale purezza come se avesse perduto il suo aspetto femmineo per ridiventare virginea come una fanciulla. Il Pipistrello bianco che li aveva seguiti fino a lì sentenziò:
Verrà un giovane delicato
uomo dell’erba di ogni prato 
amante di piante amico dei fiori
delle magnolie e dei loro colori.
Se saprà perdonare Weleda
sia di giorno che di sera
sarà libera dai peccati
dei suoi avi imparentati.
Trasformerà l’ aspetto
con la fede ed il rispetto
con gentile trasparenza
cesserà la penitenza.
Weleda avrebbe voluto che il principe la prendesse tra le braccia e la portasse via da quella zolla, ma lui temeva di strapparle le antiche radici e si limitava ad accarezzarla con affetto, tenerezza e un rispetto fuori dal comune. Quell’affetto pian piano trasformò la pianta finché un bel giorno Lug si trovò davanti a una graziosa fanciulla. Aveva il faccino bianco con le gote rosee, la labbra rosso fragola e gli occhi azzurri come un’acquamarina. I boccoli biondi le cadevano sulla schiena ricoprendola di un manto dorato fino alla cintola. L’abito candido svasato e scintillante di seta svolazzava a ogni refolo e un capellino con un fiocco rosa che le scendeva su un lato la proteggeva dal sole e dalle intemperie. La fanciulla somigliava tanto alla sorellina gemella scomparsa in una grotta tanti anni prima. Il Pipistrello bianco apparve quella mattina per annunciare:
Una Magnolia in arte stellata
con le maniere gentili da Fata
con il vestito caldo e solare
in una zolla non vuole stare.
Con i suoi fiori di Primavera
rossi dall’Alba fino alla Sera
dalla fragranza dolce e sensuale
appassionati in modo speciale.
Nella magia di quel giardino
l’uomo si volta con un inchino
da cavaliere vero e regale
che con i fiori ama trattare.
Possono certo avere letizia
di una stagione forse propizia
di sguardi teneri e di sorrisi 
e del silenzio dei fiordalisi.
Lug si chiama il nostro artista
così dotato di buona vista
dona a Weleda la sua purezza
nel gesto magico di una carezza.
Weleda, finalmente libera dalla sua forma vegetale, si ritrovò accanto a Lug in carne e ossa. Una splendida magnolia accanto a lei aveva perso tutte le foglie e aveva messo nuovi germogli e come in un’alba magica erano cresciuti su di essa cinque splendidi fiori di porpora per quanto non fosse tempo di fioritura ma fosse arrivato il momento del raccolto. Lug la guardava con un’altra luce negli occhi, vedeva tutto lo splendore di quella nuova fioritura e sentiva accanto a se il canto degli uccelli. Sulla pianta c’erano due uova di tortora che si schiusero lentamente e ci fu la nascita di due deliziosi pulcini. In quel momento un lampo brillante illuminò le piante e subito dopo venne un buio agghiacciante. La notte durò pochi minuti ma pian piano la luce invase di nuovo il giardino.

Fu con grande stupore che Weleda si accorse che al posto di ogni pianta c’erano tante bellissime fanciulle e tanti uomini vestiti con abiti eleganti. E c’era anche il suo altissimo e splendido padre, il Re del paese di Magnolia, la sua incantevole Madre, la Regina dei fiori, oltre che tutte le sue amiche, le damine di corte. Così la famiglia fu tutta riunita, la corte fu al completo e un enorme palazzo di cristallo brillante emerse immediatamente al centro dell’isola. I pipistrelli neri esplosero mostrando le diaboliche facce di sette maghi malefici e il Pipistrello bianco si trasformò nella vecchia e saggia nonna Filomena che visse in pace e armonia con i suoi cari per cento anni ancora. Lug rimase abbagliato da tanto splendore e abbracciò con gioia la sua splendida gemella, perduta e ritrovata.
Questa è la storia di Lug e Weleda
della famiglia ormai tutta intera
di gentilezza che porta rispetto
come se il mondo fosse perfetto.
Anche se spesso si strappa un fiore
e lo si fa come un gesto d’amore
Lug vi insegni che tenerezza
si manifesta con una carezza.
Ogni bel fiore dal gesto vivo
sogna l’amore casto e giulivo
freme di gioia e di passione
certo che il tempo sia l’illusione.
E se sfiorisce presto il suo ballo
ed il suo stelo diventa giallo
per la durata che gli è concessa
vuol essere degno di principessa.
Così riempie di gioia il cuore
che non s’annoia mai dell’amore
che coglie l’attimo di ogni presente
e si entusiasma beatamente.
Pubblicato: Domenica, 22 Settembre 2013
Articolo di:  Patrizia Boi

La Magnolia dai fiori di porporaLa Magnolia dai fiori di porporaLa Magnolia dai fiori di porpora
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