Gli Esseri del Regno di Fantasia non si arrendono mai, che siano umili fanciulle o giovani coraggiosi, splendide principesse o nobili principi, piumosi pulcini o soffici aquilotti… Fatine ed elfi, vecchine sapienti e bimbi giudiziosi, uccelli variopinti e farfalline leggiadre si aggirano nel Mondo di Fata Immaginazione, Tessitrice dei nostri Sogni…
Informazioni personali
- Patrizia Boi
- Roma, Roma, Italy
- Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.
giovedì 2 ottobre 2014
Ottobre: Le GEMELLE sotto il NOCE
LegenΔe di Piante. Le Gemelle del Noce
L'appuntamento di Ottobre
L'albero magico
Nella casa accanto al Nuraghe era cresciuto da tempi antichissimi un enorme Noce Bianco che sovrastava ricoprendolo con la sua chioma il mastodontico Nuraghe. Nonostante il grande Nuraghe a pianta quadrilobata fosse formato da quattro torri angolari unite da bastioni rettilinei e da una torre centrale che conservava ancora un'altezza di 15 metri, il Noce secolare si alzava superbo sopra di esso e lo ombreggiava quasi interamente.
D’inverno i suoi rami contorti mostravano un’ossatura robusta e vigorosa e le sue braccia forzute e possenti si protendevano verso il vuoto come volessero raggiungere un’estensione infinita. Il tronco alto, diritto e di una solidità aggrappata a immense radici aveva un portamento maestoso e fiero. Sembrava un guerriero centenario, un saggio combattente della vita che ha affrontato migliaia di traversie, milioni di tempeste, infinite difficoltà. Il suo vigore maschio aveva vinto ogni lotta, era sopravvissuto a ogni tentativo di sradicamento e nessuno era riuscito a raderlo al suolo.
Quando il rigore dell’inverno lo ricopriva di candide nevi, la pianta si trasformava in un possente fantasma, una forza del passato incatenata a infinite esistenze e forse sopravviveva nell’inconscio collettivo di generazioni e generazioni di genti. Il suo sviluppo orizzontale e verticale lo rendeva immortale, stampato nella mente degli uomini come il simbolo di un dio. Dal suo legno pregiato erano state forgiate innumerevoli forme. Il suo colore bruno aveva plasmato la mobilia delle case, le venature scure, qualche volta nere, erano state utilizzate nelle cantorie delle chiese o nelle sculture figurative rappresentanti immagini di santi e di madonne. È sempre stato un legno pregiato, sia a livello estetico sia per la sua duttilità.
Quando a primavera la sua testa estesa si rivestiva di una folta chioma di foglie pennate e opposte, da tutte quelle foglioline appuntite all'estremità, l’ampio spazio sottostante si trasformava in una casa accogliente, in un tetto per rifrangere i raggi solari e rendere sopportabile il calore. Allora era piacevole intrattenersi là sotto godendo della frescura di quell’immenso pennacchio da re. Capitava spesso che le Gemelle della casetta bianca accanto al Noce, s’intrattenessero a chiacchierare sotto quel morbido fogliame, a sorseggiare acqua fresca e a refrigerarsi col venticello traspirante tra le foglie. Lucia e Lidia, in un tempo remoto, dovevano essere state sacerdotesse del pozzo sacro, forse avevano predetto destini, oppure erano state tessitrici di nascite e di rinascite miracolose. Erano a loro agio quando camminavano silenziose verso la fonte all’alba. O quando gironzolavano per il paese sfidando la calura pomeridiana, eleganti e compite nei loro abiti candidi, regali nei copricapo dalle ampie tese indossati per proteggersi dal sole cocente. Spesso si fermavano ad accarezzare le pietre del Nuraghe, a cercare tra le rovine segni della sorte o immagini sbiadite di antichi guerrieri. Lo spirito degli antenati comunicava con le loro anime regalando storie da raccontare agli abitanti del paese. Conoscevano eventi del passato, sapevano come muoversi nel presente ed erano in grado di prevedere il futuro. Tutti stavano attenti ai loro ammonimenti, ascoltavano i loro suggerimenti, chiedevano i loro consigli.
Quando i medici non riuscivano a curare i malanni della gente, venivano consultate le Gemelle, le Guaritrici del Nuraghe. Sotto l’albero magico del Noce facevano i loro riti, mescolavano le loro erbe, applicavano i loro unguenti. Molti non sapevano se credere ai loro poteri occulti, altri si affidavano loro con totale fiducia. Erano troppo belle per essere streghe, ma troppo solitarie per essere donne normali. Nessuno le volle sposare, la maggior parte degli uomini ne aveva timore, o forse nutriva nei loro confronti un complesso d’inferiorità. Eppure molti le corteggiarono, alcuni le illusero, altri le considerarono donne facili. Nessuno riuscì a renderle felici, perciò cercarono affetto tra animali e piante piuttosto che tra gli esseri umani. Vissero tra gatti e conigli coltivando le verdure nell’orto. Le erbe magiche le presero, invece, nei luoghi carichi di energia: tra i Nuraghi, accanto alle Tombe dei Giganti, sulle Domus de Janas e in prossimità delle fonti perlustrando tra le pietre quando il sole non era ancora sorto e sul far del tramonto. Qualcuno sostiene di averle vedute al chiaro di luna, nelle notti magiche d’agosto, altri nelle notti di pioggia e di tempesta a sfidare gli spiriti avversi, eppure il loro aspetto regale e dignitoso ha spesso fatto scomparire i fantasmi della notte e le ha elette Regine del giorno.
Le loro chiome fluenti sotto l’abbraccio del Noce, sul far della sera, riflettevano i raggi violetti del tramonto sorridendo al crepuscolo incuranti dell’avanzare del buio. I loro occhi verdi di gatte si accendevano nella notte come fari puntati nella direzione dell’ignoto e i loro abiti risplendevano argentei alla luce delle stelle. Si diceva fossero figlie di una straniera giunta in paese per studiare i resti del passato. Qualcuno credeva, invece, che fossero state trovate proprio sotto il Noce forse nate da una stella. Allevate da una vecchia, si pensava le avesse rese così belle la magia di una Jana.
I bambini le adoravano, ascoltavano spesso le loro storie accoccolati sotto il Noce. Lucia narrava sempre le storie più luminose, descriveva gli animali più soffici e dolci che si fossero mai visti e le piacevano i fiumi, i laghi, i mari e il potere delle acque. Lidia era la principessa delle piante e delle erbe, faceva vivere ogni albero del bosco, ogni fiore del prato, ogni filo d’erba. Amava il sole e la luna e trasportava gli ascoltatori nel mondo incantato degli elfi e delle fate. I piccoli, seduti ai piedi del grande albero, quando i colori dell’autunno dipingevano le foglie di rosso e di bruno, aiutavano le Gemelle a raccogliere ceste di freschissime noci, poi si faceva una grande festa che terminava la sera con un rogo di foglie secche.
Il prete del paese ne ebbe sempre riguardo e si fece regalare regolarmente quel nocino delizioso che sorseggiava poi di nascosto dai suoi parrocchiani. Nessuno le ha mai vedute morire, si dice che siano volate su una stella in una magica notte di plenilunio, ma se guardate attentamente sotto il Noce vedrete nettamente il loro spirito delicato e leggero.
Se le Gemelle sopra la Luna
ad ogni bimbo portan fortuna
in un paese pieno di stelle
diventeranno molto più belle.
ad ogni bimbo portan fortuna
in un paese pieno di stelle
diventeranno molto più belle.
Sotto quel Noce grande e cortese
le abbiamo viste di mese in mese
a regalar favolette e magie
noci, nocini e grandi follie.
le abbiamo viste di mese in mese
a regalar favolette e magie
noci, nocini e grandi follie.
Il prossimo appuntamento è per l'1 Novembre col Castagno.
Immagini correlate
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- La vita sotterranea
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- Gemelle, Nicoletta Ceccoli
- Il Noce Bianco
giovedì 25 settembre 2014
Settembre: La casetta sull'Olivastro
LegenΔe di Piante. La casetta sull'Olivastro
L'appuntamento di Settembre
La casetta nel bosco
Rosetta abitava nella tenuta di suo nonno Leopoldo, un casale accanto al mare situato in mezzo a una distesa di Olivi. Erano piante eleganti e radiose con le chiome dai riflessi argentei spesso scosse dalla brezza marina. I loro corpi sembravano nuotare tra i fiori gialli di tarassaco ergendosi solari e affabili nella marea di farfalle che a primavera vi giravano intorno. Le radici estese e superficiali si espandevano lateralmente e si ingrossavano nell’innesto col fusto formando un pedale dal quale spuntavano germogli e spesso altre radici. I tronchi diventati ormai nodosi, scabri, ricoperti da solchi profondi e contorti per l’età, vestivano i loro colori scuri di innumerevoli ramificazioni che sembravano estendersi verso il sole o verso il mare a seconda di come erano sospinti dal vento.
È vero che queste nobili e pacifiche piante non sopportano le raffiche di vento, ma sono proprio i venti soffici e gentili che pettinano le loro capigliature facendone creature quasi regali. In primavera le loro gemme si trasformavano in grappoli di fiori bianchi e gialli rallegrandone i volti e i sorrisi. Ma lo spettacolo più gradevole era dato in autunno da tutte quelle piccole drupe ovali, a volte verdi, a volte nere, a volte un poco violacee che comparivano tra il fogliame argenteo, pronte per essere accolte dal suolo, umile dono della pianta alla Madre Terra.
Tra questo esercito di alberi di straordinaria bellezza, ve n’era uno alto e benfatto, dal tronco eretto e possente. Improvvisamente si apriva in ampi bracci che lasciavano al centro uno spazio esteso e libero dal fogliame. I due bracci si protendevano verso altri alberi vicini sfiorandoli con il soffice fruscio delle foglie che pendevano abbondanti. I nodi del tronco sembravano una specie di corazza capace di resistere a tutti gli sforzi, i climi e le stagioni.
Proprio il giorno del suo nono compleanno, Rosetta ricevette da nonno Leopoldo uno splendido regalo. Insieme avrebbero costruito una casetta sopra il grande Olivastro secolare. Presero gli attrezzi del mestiere e cominciarono l’opera pezzo dopo pezzo: prima fecero un pavimento in tavole d’Ulivo appoggiato alla parte piana del tronco, poi innalzarono le pareti con un legno di Ginepro profumato come la primavera, infine edificarono un tettuccio di canne ricoperto di foglie di Palma. Naturalmente lasciarono spazio per una porta e una finestra. Rosetta fu felice d’aiutare il nonno a pitturare le pareti, dipinse tutto ciò che le piaceva: principesse, animaletti, fiorellini… La porta fu fatta in legno di Ciliegio e la finestra in legno di Pino. Rosetta ci disegnò sopra tante farfalle e uccellini variopinti.
All’interno della casa, il nonno Leopoldo realizzò una tavola di legno e sopra vi pose un materasso di piume d’oca cucito dalla nonna Gelsomina e un cuscino fatto con i noccioli di ciliegia dalla zia Filomena. La copertina la creò Rosetta tutta da sola, prese l’uncinetto della nonna, i gomitoli di lana colorati della zia e lavorò per intere settimane. Preparò una miriade di quadretti di ogni colore, un vero arcobaleno. Poi lì cucì con precisione e ci ricamò sopra delle coccinelle. Nel frattempo il nonno fabbricò una vetrinetta dove Rosetta ripose i suoi pupazzi: una gattina con le zampe rosa, un piccolo coccodrillo scarlatto, un cucciolo di dinosauro, una pantera alata e un fenicottero azzurro. Sopra il letto, avvolte nelle loro copertine, Rosetta collocò le sue bambole gemelle, Angelica e Anastasia.
Nella vasta tenuta lussureggiante d’Ulivi, per tutta l’estate, il nonno Leopoldo e la piccola Rosetta furono indaffarati a costruire la capanna, una deliziosa dimora per la piccola, le sue bambole e i suoi pupazzi. L’albero di Olivastro sussurrava le sue parole di conforto quand’erano stanchi e le sue esclamazioni di ammirazione quando una porzione importante di opera era brillantemente completata. Ben presto la pianta si riempì di nidi d’uccelli e un cinguettio incessante rallegrò le giornate dei due operai. Le farfalline svolazzavano sopra il tronco posandosi sul fogliame e le api operaie cercavano qualche fiore sul campo o tra le foglie della pianta. Ogni tanto Rosetta si affacciava a osservare il prato giallo e verde sotto di sé e si sentiva appagata. Quando i primi frutti iniziarono a maturare mancavano solo gli ultimi ritocchi per ultimare la casetta sull’Olivastro.
L’inaugurazione fu fatta a settembre, proprio nel giorno in cui l’estate cedeva il passo all’autunno. Rosetta, nonno Leopoldo, nonna Gelsomina e zia Filomena organizzarono un vero e proprio picnic. C’erano focacce fragranti, ceste di frutta odorosa, torte e biscotti succulenti e pure un pasticcio di verdure condite con l’olio dei frutti dell’Oliveto. Rosetta adorava il pane abbrustolito ricoperto d’olio di prima spremitura e le olive nere cotte al forno dalla nonna. Quel giorno Rosetta festeggiò la nuova dimora e la sera volle dormire nel suo rifugio da sola. Quando gli adulti se ne furono andati, il rosso del tramonto invase la casa illuminando di colori caldi ogni oggetto. Rosetta socchiuse gli occhi assaporando il calore e il colore dell’ultimo sole. Quando ogni raggio scomparve, il crepuscolo lasciò il posto a una splendida luna rossa che illuminò tutto l’Oliveto. I raggi lunari riflettevano la luce argentea del fogliame creando una notte incantata.
Quando la luna piena fu alta in cielo, Rosetta la guardò intensamente e desiderò che l’Olivastro, la casa e tutti gli oggetti prendessero vita. E subito sentì il respiro della pianta, la gioia del suo cuore caldo, l’allegria della linfa che girava nelle vene, la morbidezza dei suoi capelli argentati e la luminosità dei suoi occhi. I rami oscillarono lentamente e le diedero il benvenuto, la casetta si assestò e sbadigliò aprendo la porta, poi la guardò dal suo unico occhio invitandola a far entrare fatine ed elfi della tenuta. Rosetta vide una moltitudine di piccoli esseri elegantemente vestiti che penetrarono dalla finestra cantando e un fascio di stelline che invasero tutto lo spazio. Man mano che le stelline sfioravano i pupazzi e le bambole, ogni cosa acquistava vita e tutto fu gioia, canto e danza. Rosetta ebbe il più prezioso regalo della sua vita e continuò per tutta la notte a far vivere il suo sogno. L’albero la cullò, gli animali le cantarono la ninna nanna, le fate le donarono lunga vita, bellezza e un’infinita energia d’amore.
Per ogni bimbo la sua dimora
vive da sempre e ad ogni ora
gode di luce, gioia e magia
di tutti i giochi di fantasia.
vive da sempre e ad ogni ora
gode di luce, gioia e magia
di tutti i giochi di fantasia.
Se l’Olivastro è la sua radice
e la natura la sua cornice
può trasformare il buio in sole
e si riempie di voglia d’amore.
e la natura la sua cornice
può trasformare il buio in sole
e si riempie di voglia d’amore.
Il prossimo appuntamento è per l'1 Ottobre con il Noce.
Immagini correlate
- Tronco d'ulivo
- Una casetta fatata
- Vincent Van Gogh, Ulivi con cielo giallo e sole
- Paul Gauguin, Gesù nell'orto degli ulivi
- Rosetta
- La fata delle farfalle
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