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Roma, Roma, Italy
Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

martedì 1 dicembre 2015

Renzo Arbore al Macro di Testaccio: inaugurazione mostra 19 dicembre

http://wsimag.com/it/spettacoli/18222-il-mondo-di-arbore

Il mondo di Arbore

19 dic 2015 — 3 apr 2016 presso MACRO Testaccio a Roma, Italia

New York 2004
New York 2004
“Lasciate ogni tristezza voi ch’entrate” è il motto che accompagna Videos, radios, cianfrusaglies una grande mostra dedicata a Renzo Arbore, ai 50 anni della sua emblematica carriera, alle sue trasmissioni televisive e radiofoniche che hanno influenzato la storia della televisione e del costume del nostro Paese, alle sue amicizie e alle sue scoperte, ai suoi percorsi musicali e ai concerti dell’Orchestra Italiana, alla sua straordinaria collezione di oggetti e memorabilia, ma anche ai suoi amici, ai suoi viaggi, al sostegno non episodico alla Lega del Filo d’Oro e alla sua sensibilità verso i più deboli, alla travolgente esperienza umana e in definitiva al suo contributo di intelligenza e di ironia alla cultura italiana.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 19 dicembre 2015 al 3 aprile 2016, negli spazi espositivi della Pelanda al Macro di Testaccio. Ironia, leggerezza, gioco, umorismo, una capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l'aspetto comico della realtà, sono gli ingredienti del successo di Arbore. Far ridere, del resto, è una cosa seria, è un modo per alleggerire il peso della vita. Arbore lo ha compreso a fondo, permeando il suo mondo della volontà di strappare sempre un sorriso, una risata, una voglia di giocare che il tempo adulto ci ha fatto dimenticare. Anche il gioco, per dirla con Hegel, «nella sua indifferenza e nella suprema leggerezza è la serietà più elevata e quella unicamente vera».
A trent’anni, quindi, da Quelli della notte (1985), una delle “invenzioni” di Renzo Arbore che hanno più inciso nella storia della cultura e dell’intrattenimento, come del resto Indietro tutta! (1988), siamo in grado di comprendere l’importanza delle risate che il genio di Albore ha saputo regalare al pubblico italiano che, in quegli anni, dal 1969 al 1988, aveva visto il Belpaese attraversato da un ventennio di violenza politica, di stragi, di catastrofi, di terrorismo, di strategia della tensione.
In questo senso Arbore è stato lo sciamano capace di donare leggerezza a un popolo appesantito dalla storia. Infatti: «Ironia e pietà sono due buoni consiglieri; una con il sorriso rende amabile la vita; l’altra piangendo, la rende sacra. L’ironia che invoco non è crudele… Il suo riso calma l’ira, e ci insegna a canzonare quei farabutti e pazzi – che altrimenti potremo avere la debolezza di odiare», scriveva Anatole France. Tutta una carriera, dedicata a un vasto e affezionato pubblico, scorre attraverso un percorso espositivo sorprendente. Saranno esposti gli oggetti testimoni di questa straordinaria avventura: dalle copertine dei dischi alle sue collezioni più improbabili, dalle radio d’epoca alle cravatte più strane, dagli oggetti in plastica collezionati in modo quasi maniacale alle memorabilia dei suoi viaggi, dagli strumenti musicali agli elementi scenografici che hanno caratterizzato le sue trasmissioni televisive.
Accanto a loro saranno protagonisti i documenti audio e video delle performances di Arbore, da Quelli della notteai concerti dell’Orchestra Italiana, da Bandiera Gialla e Alto Gradimento ai suoi film e perfino ai suoi sketch pubblicitari, in un percorso articolato in “stazioni” che corrispondono alle passioni di Renzo: la Musica, l’America, il Collezionismo e la Plastica, il Cinema, i Viaggi, la Televisione, le Città e gli Amici, la Moda e il Design, la Radio e infine la Lega del Filo d’Oro. Sarà come salire su un treno delle meraviglie che a ogni fermata mostra la magia di un oggetto, un suono o un’immagine capaci di rivelare l’intricato puzzle della personalità di Renzo Arbore e di scoprire nel contempo una tappa della storia d’Italia e degli italiani.
Alida Cappellini e Giovanni Licheri, autori delle scenografie della maggior parte degli spettacoli di Arbore, hanno allestito la mostra con l’intento di non limitarsi a mettere in risalto solo i materiali esposti, ma con la volontà di accogliere il visitatore come se fosse intimamente a casa di Renzo, avvolto nella sua “inconsueta” quotidianità. La regia e il montaggio dei filmati è stata affidata a Luca Nannini che si è avvalso della collaborazione di Sabina Arbore e Adriano Fabi. L’Evento è promosso dall’Assessorato Cultura e Sport di Roma - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra è prodotta da Civita in collaborazione con la RAI e con il contributo di RAI Teche. Media partner: RAI 1, RAI 2, RAI 3, RAI Cultura, Tgr, RAI Radio 1, RAI Radio 2. Sono previsti una serie di eventi collaterali da affiancare alla rassegna che saranno programmati d’intesa con il MACRO.
La mostra sarà accompagnata anche dal volume di Renzo Arbore E se la vita fosse una jam session? Fatti e misfatti di quello della notte, a cura di Lorenza Foschini, edito da Rizzoli, un libro in cui per la prima volta Renzo Arbore si racconta facendo emergere ricordi, incontri, oggetti legati alle sue passioni fondamentali: la musica, la radio, la televisione, il collezionismo. Del resto la performance musicale improvvisata su griglie di accordi e temi conosciuti è stata una caratteristica dell’arte di Renzo: il suo amore per la musica, per il jazz, il suo desiderio di "Jamu", una parola Youruba (Africa occidentale) che significa "insieme in concerto", ha caratterizzato anche le sue rappresentazioni, o forse sarebbe meglio dire “improvvisazioni” radiofoniche e televisive.
In realtà una jam session in genere non ha lo scopo di intrattenere il pubblico, ma è un incontro tra musicisti che provano materiali musicali nuovi e mettono alla prova la loro abilità di improvvisatori, così Arbore e i suoi amici danno la sensazione non solo di suonare e interagire con un pubblico, ma di far spettacolo a partire da se stessi e, oserei dire, divertendosi in primis loro stessi. Non che questo determini una minore attenzione nei confronti degli spettatori, sembra però che il loro show sia strutturato come un gioco tra amici che si svolge in presa diretta. L’arte dell’Improvvisazione di Arbore è, altresì, spesso ammantata di teatralità, sia perché sembra che lui non segua un copione definito, sia per le scenografie, i costumi e la spettacolare coralità delle perfomance che egli si “inventa”. Talvolta si percepisce, anche legato alla sua napoletanità, il vortice originario della Commedia dell'Arte, come se un invisibile canovaccio incastonasse la recitazione dei personaggi. Si potrebbe pensare che, dietro a quell’apparente leggerezza e divertimento, i protagonisti dei suoi spettacoli fingano di improvvisare testi che in realtà conoscono a memoria, parti perfettamente note e provate infinite volte, tanto da sembrare spontanee e naturali.
Emerge così una grande comunicatività, una sensibile creatività e il coraggio di rischiare di non sapere cosa dire e fare, come se gli attori non sapessero neppure cosa faranno i loro compagni in scena e decidessero rapidamente adattandosi alle situazioni impreviste che si possono verificare durante gli spettacoli. Se pensiamo poi alle jam session degli anni venti dei giovani come Thelonious Monk, Charlie Parker e Dizzy Gillespie, incontri che spesso si trasformavano in vere e proprie competizioni fra virtuosi, si può comprendere come l’improvvisazione sia sostenuta da una lunga e per niente "spontanea" vasta conoscenza dei testi, in perfetta linea con la personalità di Renzo che probabilmente studia con approfondimento e scrupolosità ogni minuzioso dettaglio delle sue creature, regalando abbondanza, ricchezza e colore. Nel bookshop della mostra, infine, sarà proposta al pubblico proprio una serie di oggetti ispirati al variopinto e festoso universo iconografico del nostro grande artista.

giovedì 12 novembre 2015

SAN POLICARPO E IL PARCO DEGLI ACQUEDOTTI DI ROBERTO LUCIANI

La realtà e l’illusione della plasticità

La chiesa di San Policarpo e il Parco degli Acquedotti

Chiesa di San Policarpo
Chiesa di San Policarpo
La chiesa di San Policarpo è l’architettura simbolo del quartiere Appio Claudio e uno degli esempi di arte sacra più significativi realizzati a Roma negli anni Sessanta.
Progettata dal noto ingegnere-architetto romano Giuseppe Nicolosi (1901-1981), che in San Policarpo lascia la sua più alta testimonianza, denuncia una forma esterna e interna alta e possente, posizionata a latere e chiusura del quartiere, all’interno tuttavia del pregevole Parco degli Acquedotti. Sviluppa una “pianta centrale” intrisa di significati simbolici, teologici e liturgici, manifestando due strutture diverse: una esterna di chiusura perimetrale, in muratura autoportante rivestita di fuori con blocchi squadrati di peperino alternati da ricorsi di mattoni, l’altra interna in cemento armato a sostegno della copertura. Dentro la Chiesa, sei grandi pilastri posti ai vertici dell’esagono interno sorreggono il tetto tramite altrettante alte travi disposte secondo i lati di due triangoli equilateri iscritti nell’esagono che, intersecandosi, disegnano una Stella a Sei Punte, il Sigillo di Salomone che esprime l’unione del cielo e della terra, del mondo spirituale con il mondo materiale.
È stato pubblicato uno straordinario libro in merito a questa architettura, scritto da Roberto Luciani, uno tra i maggiori storici dell’architettura in Italia, che delinea il percorso storico artistico del tempio. L’opera sarà presentata Venerdì 20 novembre 2015 alle ore 18 in Roma all’interno della chiesa di San Policarpo stessa alla presenza del Parroco Don Alessandro Zenobbi che ha avuto «la splendida idea di pubblicare per la prima volta un volume sulla Chiesa di San Policarpo che risponda alle attese di interpretare l’edificio dal punto di vista artistico e nello stesso tempo di ri-annodare i fili della storia della Parrocchia che fu fondata nel 1960». Oltre che dall’Autore, il volume verrà illustrato dal Vescovo Guerino Di Tora - già Parroco di San Policarpo fino al 1998 -, dal Direttore Generale del Ministero Beni Culturali Francesco Scoppola, dal Decano della Facoltà di Teologia dell’Università Pontificia Lateranense Nicola Ciola, dal Critico d’Arte e giornalista Prof. Mario Dal Bello. Nel corso dell’incontro, moderato dal Dott. Stefano Segreto, l’attore Luca Martella leggerà alcuni interessanti brani del libro accompagnato dal Sax di Matteo Martella.
Luciani affronta l’argomento con trasporto, spaziando in molteplici campi con abilità e sapienza come sostiene lo stesso Ciola: «Un cenno a parte merita poi la sapiente descrizione del rapporto tra pietre e luce all’interno dell’edificio: una luce che cala dall’alto e che inevitabilmente invita ad alzare lo sguardo e a spaziare, con gli occhi della fede, oltre la vetrata dell’abside, le colonne severe e l’ardita cupola che disegna, al suo interno, la stella di Davide: una chiesa che – potremmo dire - svolge in pieno il suo compito primario di aiutare i fedeli a raccogliersi in preghiera e a guardare in alto, molto più in alto di dove il limitato sguardo umano può consentire di arrivare».
Il testo diventa spesso poetico, come in questo passo in cui Luciani affronta il tema della luce: «Elemento caratterizzante la chiesa di San Policarpo è la luce… Si tratta di una luce liquida che scorre in flussi ascensionali e rifluisce in quegli spazi reali o illusori, a illuminare la complessità delle murature, creando al suo passaggio, punti di vista diversi, nuovi centri focali. In questo gioco di interventi, il maestro coglie le forme alle quali riesce a conferire la realtà e l’illusione della plasticità».
Luciani evidenzia molto bene il rapporto che Nicolosi vuole avere con lo spazio circostante: «Nicolosi trova nella fabbrica di San Policarpo un rapporto col passato, un rapporto diverso con lo spazio. Su questo spazio, dopo l’incanto cromatico senza tempo e di tutti i tempi, egli trasferisce la natura e i suoi abitanti, che certo lo attraggono, con comunicazione funzionale in senso stretto, diventando ipotesi, vis di altri messaggi: elementarità di volumi e segni aulici si sovrappongono, invenzioni del gesto si intrecciano, l’attualità si avvicina alla storia, i tenui colori del peperino e dei mattoni che quando la pioggia li bagna si scuriscono preparano le future sintesi plastiche che non appariranno come un sacrificio della fantasia a vantaggio dell’evidenza, ma come un concentrato della vissuta dialettica architettura-natura, col vantaggio di seminare nella sua spirituale ragione una luce universale».
La Chiesa oggetto del libro è inserita nello spettacolare contesto del Parco degli Acquedotti, costituente parte integrante del Parco Regionale dell’Appia Antica, che prende il nome ed è caratterizzato dalla presenza di antichi acquedotti che assicuravano l’approvvigionamento idrico di Roma. A questo luogo l’autore dedica la seconda parte del libro: l’area è attraversata da sette acquedotti, sei di epoca classica (Anio Vetus, Marcio, Tepula, Iulia, Claudio, Anio Novus), databili tra il III sec. a.C. e il I sec. d.C. e uno di epoca Rinascimentale (Felice), voluto e commissionato dal pontefice Sisto V (Felice Peretti, 1585-1590). Oltre agli Acquedotti, Luciani dedica uno spazio all'Acqua Mariana, alla Villa delle "Vignacce", al Casale di Roma Vecchia e alla Torre del Fiscale, costruzioni che affiorano tra i campi del Parco come germogli magicamente cresciuti in un altro tempo.
Sempre nella postfazione dello stesso Ciola emerge anche una connotazione teologica dell’opera: «Direi che l’Autore riesce a tradurre nella sua opera quella verità inequivocabile della nostra fede cristiana e cioè che la chiesa si realizza in un luogo e in un tempo. Quando la storia di un luogo e di un tempo si incrociano concretamente, si è nella certezza che vi è una chiesa viva che continua a pulsare e ad essere all’altezza dei tempi. Roberto Luciani ha l’innegabile merito di aiutarci a comprendere che il disegno dell’architetto Nicolosi si sposa in modo sorprendentemente coerente con i progetti e i disegni dell’Architetto dell’universo e della storia dell’uomo, quel Dio trascendente che ha parlato in una storia particolare che è diventata storia universale e incarnata di salvezza».
Il tema della Salvezza è presente nelle iscrizioni della Parrocchia tratte da Dies Irae di Tommaso da Celano:
Rex tremendae maiestatis,
qui salvandos salvas gratis,
salva me, fons pietatis!
(O Re di tremenda maestà,
che salvi per la tua grazia coloro che sono da salvare,
salva me, o fonte di pietà!
)