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Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

domenica 6 dicembre 2015

ROBERTO LUCIANI: LA PASSIONE PER L'ARTE ED IL RESTAURO

http://wsimag.com/it/architettura-e-design/18424-roberto-luciani-e-lamore-per-il-sapere

Roberto Luciani e l'amore per il sapere

Come un personaggio di Elias Canetti

Roberto Luciani
Roberto Luciani
Architetto, archeologo, critico d’arte, giornalista scientifico, Roberto Luciani è specializzato in Restauro dei Monumenti e Conservazione Architettonica presso l’International Centre for the Study of Preservation and the Restoration of Cultural Property (ICCROM). Ha curato importanti restauri monumentali di beni architettonici, archeologici, storico artistici, giardini storici ed è autore di oltre sessanta libri, pubblicati da importanti case editrici, tradotti e distribuiti anche all’estero.
La sua biblioteca privata somiglia a quella del Peter Kien dell’Auto da fé e anche la sua incrollabile passione per il libro stampato, elegantemente rilegato, monumentale nella sua bellezza, ricorda la personalità del sinologo di Canetti. Luciani, però, è una persona estremamente socievole e gentile, rispettoso dei limiti altrui, curioso di ogni argomento, innamorato della conoscenza. Rammenta quei grandi studiosi del Quattrocento che amavano circondarsi di libri, antichi e moderni, di stampe e disegni, di materiale utile per studiare i “suoi” monumenti. L’architetto non è, però, uno di quegli studiosi immobili nel tempo e nello spazio, il suo amore per l’arte italiana ed europea lo ha condotto, infatti, a visitare molti musei, siti archeologici e città italiane ed europee, risiedendo anche all’estero, in Olanda, ad Amsterdam e Rotterdam. Sarebbe troppo lungo raccontare nel dettaglio la sua vulcanica attività perché ha progettato e diretto oltre trecento restauri, ha allestito numerose mostre, catalogato monumenti, partecipato a prestigiosi convegni e conferenze.
In sintesi Luciani ha progettato importanti restauri di beni architettonici a Roma (Castel Sant’Angelo, Complesso monumentale San Michele a Ripa Grande) e in Sardegna (Chiesa di San Pantaleo di Martis, Chiesa di San Nicola di Silanis a Sedini, Forte Camicia di Palau); di beni archeologici (Domus di Pompei, Anfiteatro Flavio); di beni storico artistici (Sacra Famiglia con San Giovannino del Maestro di Ozieri, retablo di San Giorgio (sec. XVI) nella chiesa parrocchiale di Perfugas; Gruppo ligneo Deposizione della Croce (fine sec. XIII) nella chiesa di San Pietro delle Immagini di Bulzi); di giardini storici (Horti Farnesiani al Palatino).
La sua produzione scientifica è veramente consistente, avendo pubblicato oltre 300 articoli scientifici su riviste specialistiche e istituzionali e innumerevoli volumi monografici. Si tratta di exempla antichi, come libri sul Colosseo, Foro Romano, Domus Aurea, Roma Sotterranea, Acquedotti Romani, Palatino, Imperatori Romani. Ma l’architettura non è solo quella romana, è fatta di chiese e palazzi medievali, rinascimentali, barocchi e moderni. Ecco quindi che la sua ricerca si estende anche verso queste tipologie, pubblicando volumi su molte chiese romane, Santa Maria in Trastevere, San Crisogono, San Giovanni in Laterano, Santa Marta al Collegio Romano, San Sebastiano all’Appia Antica, San Policarpo, solo per citarne alcuni. Tra i palazzi di Roma ha pubblicato saggi su Palazzo Caffarelli Vidoni, Palazzo della Farnesina, Palazzo delle Assicurazioni Generali, Palazzo del Quirinale, Palazzo del Collegio Romano.
Naturalmente si è occupato in modo approfondito anche di conservazione e restauro scrivendo Il Restauro storia tecniche protagonisti, Proposte di restauro, Restauro Architettura Centri Storici, Restauro e Tutela, Il Restauro dei beni Culturali nel Lazio, Beni Culturali della Chiesa un rinnovato impegno per la loro tutela e conservazione. Non ha trascurato nemmeno l’urbanistica e lo studio di territori, come quelli di Grottaferrata, Monterotondo, Sassari. Ha curato, inoltre, monografie di architetti (Giuseppe Zander architetto, Pietro Lombardi architetto), restauratori (Dario Carnicelli restauratore), cataloghi di mostre, saggi introduttivi e prefazioni (Caravaggio e Giordano Bruno, L’agonistica greca in età romana). Come giornalista scientifico ha scritto oltre mille articoli di esclusivo interesse artistico pubblicati su quotidiani e periodici nazionali ed esteri. La diffusione della cultura ha per lui un valore etico e didattico, dirige infatti alcune collane editoriali, insegnando in alcune Università, anche Pontificie. La sua opera di maggior successo è il Colosseo (De Agostini 1993), che ha ottenuto un riconoscimento mondiale, specie nella traduzione spagnola, El Coliseo.
La cosa che contraddistingue uno studioso come Luciani e che lo differenzia dal sinologo di Canetti, è che lui non ama restare accoccolato soltanto sulla sua montagna incantata di libri, ma adora sporcarsi le scarpe nei cantieri di restauro e negli scavi archeologici, esplorare grotte e pertugi, meravigliarsi di ogni ritrovamento, scoperta, visione artistica. Pensate che nel 1991, incaricato di effettuare studi, ricerche e rilievi del complesso monastico di San Damiano in Assisi, si trasferì per alcuni mesi nel convento, dormendo in una cella e mangiando nel refettorio con i frati francescani, discutendo di teologia e di arte con il padre guardiano e gli altri fratelli, partecipando alle messe cantate pomeridiane.
Questa esperienza professionale e mistica è stata per lui fondamentale, infatti l’aspetto spirituale permea ogni sua attività. È vero che opera sovente nella sfera del sacro, ma anche laddove non abbia a che fare con chiese, monasteri, Università Pontificie, cardinali e alti prelati, si muove attraverso i vari campi della conoscenza con sacralità, conservando nei suoi occhi di sessantenne una luce di gioia e coinvolgimento infantili. Anche se sembra strano per un uomo come lui, così versato nel restauro e conservazione dell’antico, si occupa anche di arte contemporanea curando mostre con relativi cataloghi a importanti artisti come Herman Normoid e Agostino De Romanis. Ha conosciuto quest’ultimo al Ministero degli Affari Esteri dove Luciani era Coordinatore dell’Unità per la Collezione delle Opere d’Arte contemporanea della Farnesina, “Esperto” di beni culturali, curatore di importanti mostre internazionali. Alcune opere di De Romanis, infatti, facevano e tuttora fanno parte della Collezione Farnesina e Luciani ne ha favorito il lungo cammino professionale che ha portato il maestro di Velletri ad esporre le sue opere in molte parti d’Italia e del mondo, soprattutto in Indonesia.
Per la Farnesina Luciani ha curato la mostra Restoration methods and instruments of italian excellence in arts, sciences and technology che ha suscitato l’interesse di tutte le rappresentanze estere del ministero (Istituti italiani di cultura, Ambasciate, Consolati) con esposizione in importanti musei e istituzioni pubbliche. Per questo tra il 2011 e il 2015 si è stabilito di realizzare due circuitazioni parallele, quella Europea (prima esposizione a Bratislava, poi Vilnius, Riga, Minsk, Bucarest, Varsavia, Sofia) e nel contempo quella del Medio ed Estremo Oriente (prima esposizione ad Hanoi, poi Bangkok, Manila, Baghdad, New Delhi, Addis Abeba, Erbil). Altra grande mostra curata da Luciani è stata Il Palazzo della Farnesina e le sue collezioni esposta per la prima volta nel museo dell’Ara Pacis a Roma nel 2011 per poi essere esportata a Tunisi, Rabat, Algeri, Londra: vi erano in esposizione importanti opere di Afro, Campigli, Capogrossi, Depero, Dorazio, Guttuso, Levi, Mastroianni, Pistoletto, Pomodoro, Rotella ed altri e la mostra ha riscosso un enorme successo di pubblico e di critica con centinaia di articoli pubblicati sui maggiori quotidiani italiani ed esteri, trasmissioni televisive e radiofoniche.
Tra le chiese di cui si è occupato Luciani, merita una menzione a parte il grande volume Santa Caterina dei Funari del 2011. Si tratta di una chiesa importante, realizzata nel 1564 da Guidetto Guidetti, allievo di Michelangelo, che straordinariamente ha lasciato la sua firma incisa sul marmo del prospetto principale, con all’interno opere di Carracci, Muziano, Pulzone, Zuccari. Eretta per ospitare, insieme all’attiguo conservatorio, zitelle, ancora oggi custodisce un eccezionale patrimonio storico artistico. All’interno di essa, Luciani, ha catalogato oltre 1300 reperti. Si è trattato di un lavoro enorme per la complessità dei reperti costituiti da paramenti sacri, reliquiari, paliotti d’altare, cartegloria, messali. Dal 2012 Luciani ha iniziato il restauro di alcuni settori dell’immenso Complesso Monumentale San Michele a Ripa, tra i palazzi più grandi d’Italia con i suoi 334 metri di lunghezza, intervenendo anche nella Chiesa interna della Madonna del Buon Viaggio di Carlo Fontana anche con la progettazione del restauro di due grandi tele del XVIII e XIX secolo Transito di San Giuseppe eCristo sulla barca di Pietro e Andrea. Sull’edificio ha scritto nel 2014 due libri: Il Complesso monumentale di San Michele a Ripa Grande e La Fabbrica del San Michele, entrambi stampati dalla casa editrice dell’Ordine degli Architetti, Prospettive edizioni.
L'architetto fa parte anche della commissione costituita da tre studiosi per catalogare e studiare la Collezione d’arte pervenuta dai transatlantici dismessi e attualmente presso i depositi del San Michele. Insomma Luciani si dedica a ogni campo della conoscenza con partecipazione, curiosità, svisceramento delle fonti e delle bibliografie esistenti, un contatto diretto con la materia e tanta passione, passando da un tema all’altro come se l’oggetto di studio fosse una creatura e lo fa tuttora nonostante negli ultimi anni si sia dedicato alle sue due meravigliose gemelline. Anastasia e Angelica, due creature nate estremamente pretermine, vive per volontà divina, che riempiono la maggior parte dello spazio di Roberto e della moglie Franca, anzi è grazie alla loro abnegazione che le fanciulline, ormai quasi adolescenti, sono riuscite a far parte del Coro di Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma e a cantare in importanti Opere come Werther e Turandot.
Attualmente, Luciani, continua a occuparsi di arte contemporanea lavorando a una mostra antologica dell’artista Sandro Luporini, anche noto per aver scritto i testi delle canzoni di Giorgio Gaber, che si allestirà nell’estate 2016 alle Terme di Diocleziano, prestigiosa sede della Soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma che, grazie al nuovo Soprintendente architetto Francesco Prosperetti, si sta aprendo all’arte contemporanea. La Direzione Artistica dello straordinario progetto, che comprende anche Spettacoli e Conferenze, è di Philippe Daverio ed è stato promosso da Prosperetti insieme all’Archivio di Sandro Luporni e alla Fondazione Gaber su proposta sempre di Roberto Luciani a dimostrazione della sua versatilità.

martedì 1 dicembre 2015

Renzo Arbore al Macro di Testaccio: inaugurazione mostra 19 dicembre

http://wsimag.com/it/spettacoli/18222-il-mondo-di-arbore

Il mondo di Arbore

19 dic 2015 — 3 apr 2016 presso MACRO Testaccio a Roma, Italia

New York 2004
New York 2004
“Lasciate ogni tristezza voi ch’entrate” è il motto che accompagna Videos, radios, cianfrusaglies una grande mostra dedicata a Renzo Arbore, ai 50 anni della sua emblematica carriera, alle sue trasmissioni televisive e radiofoniche che hanno influenzato la storia della televisione e del costume del nostro Paese, alle sue amicizie e alle sue scoperte, ai suoi percorsi musicali e ai concerti dell’Orchestra Italiana, alla sua straordinaria collezione di oggetti e memorabilia, ma anche ai suoi amici, ai suoi viaggi, al sostegno non episodico alla Lega del Filo d’Oro e alla sua sensibilità verso i più deboli, alla travolgente esperienza umana e in definitiva al suo contributo di intelligenza e di ironia alla cultura italiana.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 19 dicembre 2015 al 3 aprile 2016, negli spazi espositivi della Pelanda al Macro di Testaccio. Ironia, leggerezza, gioco, umorismo, una capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l'aspetto comico della realtà, sono gli ingredienti del successo di Arbore. Far ridere, del resto, è una cosa seria, è un modo per alleggerire il peso della vita. Arbore lo ha compreso a fondo, permeando il suo mondo della volontà di strappare sempre un sorriso, una risata, una voglia di giocare che il tempo adulto ci ha fatto dimenticare. Anche il gioco, per dirla con Hegel, «nella sua indifferenza e nella suprema leggerezza è la serietà più elevata e quella unicamente vera».
A trent’anni, quindi, da Quelli della notte (1985), una delle “invenzioni” di Renzo Arbore che hanno più inciso nella storia della cultura e dell’intrattenimento, come del resto Indietro tutta! (1988), siamo in grado di comprendere l’importanza delle risate che il genio di Albore ha saputo regalare al pubblico italiano che, in quegli anni, dal 1969 al 1988, aveva visto il Belpaese attraversato da un ventennio di violenza politica, di stragi, di catastrofi, di terrorismo, di strategia della tensione.
In questo senso Arbore è stato lo sciamano capace di donare leggerezza a un popolo appesantito dalla storia. Infatti: «Ironia e pietà sono due buoni consiglieri; una con il sorriso rende amabile la vita; l’altra piangendo, la rende sacra. L’ironia che invoco non è crudele… Il suo riso calma l’ira, e ci insegna a canzonare quei farabutti e pazzi – che altrimenti potremo avere la debolezza di odiare», scriveva Anatole France. Tutta una carriera, dedicata a un vasto e affezionato pubblico, scorre attraverso un percorso espositivo sorprendente. Saranno esposti gli oggetti testimoni di questa straordinaria avventura: dalle copertine dei dischi alle sue collezioni più improbabili, dalle radio d’epoca alle cravatte più strane, dagli oggetti in plastica collezionati in modo quasi maniacale alle memorabilia dei suoi viaggi, dagli strumenti musicali agli elementi scenografici che hanno caratterizzato le sue trasmissioni televisive.
Accanto a loro saranno protagonisti i documenti audio e video delle performances di Arbore, da Quelli della notteai concerti dell’Orchestra Italiana, da Bandiera Gialla e Alto Gradimento ai suoi film e perfino ai suoi sketch pubblicitari, in un percorso articolato in “stazioni” che corrispondono alle passioni di Renzo: la Musica, l’America, il Collezionismo e la Plastica, il Cinema, i Viaggi, la Televisione, le Città e gli Amici, la Moda e il Design, la Radio e infine la Lega del Filo d’Oro. Sarà come salire su un treno delle meraviglie che a ogni fermata mostra la magia di un oggetto, un suono o un’immagine capaci di rivelare l’intricato puzzle della personalità di Renzo Arbore e di scoprire nel contempo una tappa della storia d’Italia e degli italiani.
Alida Cappellini e Giovanni Licheri, autori delle scenografie della maggior parte degli spettacoli di Arbore, hanno allestito la mostra con l’intento di non limitarsi a mettere in risalto solo i materiali esposti, ma con la volontà di accogliere il visitatore come se fosse intimamente a casa di Renzo, avvolto nella sua “inconsueta” quotidianità. La regia e il montaggio dei filmati è stata affidata a Luca Nannini che si è avvalso della collaborazione di Sabina Arbore e Adriano Fabi. L’Evento è promosso dall’Assessorato Cultura e Sport di Roma - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra è prodotta da Civita in collaborazione con la RAI e con il contributo di RAI Teche. Media partner: RAI 1, RAI 2, RAI 3, RAI Cultura, Tgr, RAI Radio 1, RAI Radio 2. Sono previsti una serie di eventi collaterali da affiancare alla rassegna che saranno programmati d’intesa con il MACRO.
La mostra sarà accompagnata anche dal volume di Renzo Arbore E se la vita fosse una jam session? Fatti e misfatti di quello della notte, a cura di Lorenza Foschini, edito da Rizzoli, un libro in cui per la prima volta Renzo Arbore si racconta facendo emergere ricordi, incontri, oggetti legati alle sue passioni fondamentali: la musica, la radio, la televisione, il collezionismo. Del resto la performance musicale improvvisata su griglie di accordi e temi conosciuti è stata una caratteristica dell’arte di Renzo: il suo amore per la musica, per il jazz, il suo desiderio di "Jamu", una parola Youruba (Africa occidentale) che significa "insieme in concerto", ha caratterizzato anche le sue rappresentazioni, o forse sarebbe meglio dire “improvvisazioni” radiofoniche e televisive.
In realtà una jam session in genere non ha lo scopo di intrattenere il pubblico, ma è un incontro tra musicisti che provano materiali musicali nuovi e mettono alla prova la loro abilità di improvvisatori, così Arbore e i suoi amici danno la sensazione non solo di suonare e interagire con un pubblico, ma di far spettacolo a partire da se stessi e, oserei dire, divertendosi in primis loro stessi. Non che questo determini una minore attenzione nei confronti degli spettatori, sembra però che il loro show sia strutturato come un gioco tra amici che si svolge in presa diretta. L’arte dell’Improvvisazione di Arbore è, altresì, spesso ammantata di teatralità, sia perché sembra che lui non segua un copione definito, sia per le scenografie, i costumi e la spettacolare coralità delle perfomance che egli si “inventa”. Talvolta si percepisce, anche legato alla sua napoletanità, il vortice originario della Commedia dell'Arte, come se un invisibile canovaccio incastonasse la recitazione dei personaggi. Si potrebbe pensare che, dietro a quell’apparente leggerezza e divertimento, i protagonisti dei suoi spettacoli fingano di improvvisare testi che in realtà conoscono a memoria, parti perfettamente note e provate infinite volte, tanto da sembrare spontanee e naturali.
Emerge così una grande comunicatività, una sensibile creatività e il coraggio di rischiare di non sapere cosa dire e fare, come se gli attori non sapessero neppure cosa faranno i loro compagni in scena e decidessero rapidamente adattandosi alle situazioni impreviste che si possono verificare durante gli spettacoli. Se pensiamo poi alle jam session degli anni venti dei giovani come Thelonious Monk, Charlie Parker e Dizzy Gillespie, incontri che spesso si trasformavano in vere e proprie competizioni fra virtuosi, si può comprendere come l’improvvisazione sia sostenuta da una lunga e per niente "spontanea" vasta conoscenza dei testi, in perfetta linea con la personalità di Renzo che probabilmente studia con approfondimento e scrupolosità ogni minuzioso dettaglio delle sue creature, regalando abbondanza, ricchezza e colore. Nel bookshop della mostra, infine, sarà proposta al pubblico proprio una serie di oggetti ispirati al variopinto e festoso universo iconografico del nostro grande artista.