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Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

lunedì 5 dicembre 2016

Il tuo simpatico Umanoide Personale R1 creato dallo scienziato Giorgio Metta

R1, il tuo umanoide personale

Incontro con lo scienziato Giorgio Metta

Giorgio Metta e R1
Giorgio Metta e R1
5 DIC 2016 
di 
Quando si progettarono le prime automobili, nessuno pensava di poterne avere una personale, lo stesso avvenne con i personal computer. E nessuno di noi avrebbe immaginato di andare in giro con una propaggine personale chiamata cellulare. E se vi dicessimo che è nato un personal robot per ogni abitazione, come ipotizzava Bill Gates nel 2008?
Non si tratta di Fantascienza, è una realtà nata dall’evoluzione della tecnologia e dall’ostinazione di Giorgio Metta, lo scienziato dell’Istituto di Tecnologia di Genova, già creatore di iCub. Stavolta la scommessa di Giorgio si chiama R1 "your personal humanoid", una creazione figlia di un’eccellente squadra di 22 giovani scienziati e tecnici italiani. Significa che gli scienziati italiani sono al passo con i tempi. Nel libro La singolarità è vicina (2005), il futurologo di Google Ray Kurzweil (fondatore nel 2008 della Singularity University insieme a Salim Ismail e a Peter Diamandis) definisce la «Singolarità come un punto del futuro in cui gli avanzamenti tecnologici cominceranno ad avvenire con tale rapidità, che i normali esseri umani non riusciranno a tenerne il passo, e saranno "tagliati fuori dal ciclo"». Questa “singolarità tecnologica” si verificherà nella prima metà di questo secolo con un impatto disarticolante sugli esseri umani e sulla loro quotidianità tanto che «segnerà la fine della storia umana così come la conosciamo. Al posto degli umani normali, Intelligenze Artificiali Forti e umani migliorati ciberneticamente diventeranno la forma dominante di vita senziente sulla Terra».
La Singolarità sarà l’effetto di tre importanti tecnologie del Ventunesimo Secolo: la genetica, la nanotecnologia e la robotica (inclusa l'intelligenza artificiale). In attesa che si compia questa fase della storia evolutiva dell’Uomo, quindi, i nostri scienziati di Genova si sono già attrezzati. Questo “tuttofare con rotelle”, è fratello di iCub: il cucciolo di Robot nato per sperimentare algoritmi sull'intelligenza artificiale. Partendo dalla ricerca effettuata su iCub, oggi presente in tutto il mondo con 30 prototipi, R1 rappresenta invece per Metta il «tentativo di approcciare il mercato di massa in cui il prezzo diventa questione fondamentale».
R1 è stato concepito per essere un amico fidato, una sorta di maggiordomo per le faccende domestiche o un segretario per il lavoro d’ufficio. Potrebbe essere utilizzato dietro il banco della reception di un hotel o in ospedale come aiuto a infermieri e caposala per gestire cartelle e dati. La differenza rispetto ad altri celebri robot come Pepper, un concentrato di tecnologia alimentato dai sistemi cognitivi di Watson utilizzato come intrattenitore di ospiti a bordo delle navi di Costa Crociera, si incentra sull’abilità nella presa. Nel realizzare R1 il gruppo di ricerca si è concentrato proprio sulla capacità di afferrare oggetti, aprire cassetti o porte, mentre le mani di Pepper possono solo indicare o fare gesti ma non compiere azioni.
Le mani di R1 sono state semplificate rispetto a quelle di iCub per consentire una maggiore robustezza e per abbassarne i costi. Sono costituite da due guanti a manopola che si innestano su un polso sferico: possono sollevare oggetti fino a 1,5 Kg e chiudere totalmente la presa attorno a quello che afferrano. L’obiettivo è che possano afferrare oggetti cilindrici come bottiglie e bicchieri e consentire operazioni domestiche semplici. Sia le mani che gli avambracci sono rivestiti, infatti, di una pelle artificiale dotata di sensori che gli conferiscono il senso del tatto, permettendogli di "sentire" l'interazione con gli oggetti che maneggia. Le braccia, inoltre, si allungano di 13 cm per poter prendere oggetti caduti a terra o che si trovano lontani.
R1 pesa 50 Kg e ha un’altezza che può variare da un metro e 25 cm fino a un metro e 45, grazie al suo busto estensibile e "snodabile", con il torso che si torce anche lateralmente. Non ha gambe ma due grandi ruote che gli consentono di spostarsi in modo stabile raggiungendo una velocità massima di 2 Km/h. Il suo corpo è costituito per il 50% da materiali plastici e per l’altro 50 da fibra di carbonio. Il design, studiato apposta da un’equipe di psicologi per essere ben accolto dagli umani, è bianco e slanciato ed è costituito da ventotto motori che gli consentono i vari movimenti. Tre computer sono situati nella ''pancia'', per governare le capacità del robot, dal calcolo al movimento della testa, sino al controllo di tutti i sensori.
Il suo volto (uno schermo LED a colori) è realizzato con un display scuro che può assumere espressioni stilizzate, come uno smile, dando la sensazione di avere a che fare davvero con un umano. All’interno di questo schermo due telecamere e uno scanner 3D, i sensori per la visione, sono responsabili dell’equilibrio e della generazione e percezione del suono. R1 è corredato, inoltre, di una scheda wireless per consentire all’umanoide il collegamento alla rete internet e ottenere informazioni che facilitino il rapporto con le persone e gli aggiornamenti del software.
Come afferma lo stesso Metta «man mano che il robot starà con noi, inizierà ad avere memoria di tutto ciò che facciamo e che abbiamo fatto insieme. Magari, un giorno, avrà memoria di tutta la nostra vita e gli potrò chiedere di accedere a ricordi, tra foto e video». Lo scopo è, quindi, di dare al robot il compito di tenere una sorta di agenda digitale che aiuti a ottimizzare l’organizzazione della quotidianità e la relazione con il mondo e trasformare il rapporto con la propria casa o con l’ufficio. All'inizio occorrerà insegnargli tutto inserendo i dati della planimetria del luogo, dell’ubicazione degli oggetti, programmando le attività necessarie richieste caso per caso, ma pian piano R1 riuscirà a orientarsi autonomamente, riconoscendo ambienti, facce e voci e riuscendo a sollevarci da compiti quotidiani come preparare una tazza di caffè o accendere e spegnere un telecomando senza muoverci.
A questo punto manca la sua produzione in serie, che sarà possibile nel giro di 16-18 mesi. Con i materiali oggi utilizzati la commercializzazione costerebbe quanto un’automobile, cioè circa 25 mila euro. Man mano che il prodotto diventerà di largo consumo il prezzo scenderà fino a raggiungere quello di un moderno televisore al plasma, cioè circa 3 mila euro. Il ragionamento di Giorgio Metta, è avvalorato dalle teorie di Kurzweil, alla base delle quali c'è, appunto, la legge dei ritorni acceleranti, che postula che il progresso tecnologico avvenga esponenzialmente invece che linearmente per cui «tecnologie altamente avanzate arriveranno ben prima di quanto le persone che ragionano linearmente assumano». Non appena, poi, un qualsivoglia settore, tecnologia, industria viene informatizzato i costi si riducono in modo esponenziale.
Sulla teoria di Kurzweil non mancano le critiche della comunità scientifica sul fatto che una macchina possa "pensare" e sul suo “totalitarismo cibernetico". Gli studi di Metta, invece, si basano su necessità concrete e non totalizzati, semmai adiuvanti per l’uomo: egli afferma che in un futuro non troppo lontano mancherà la forza lavoro per realizzare tutti gli oggetti e le attività di cui necessità la nostra quotidianità. Questo accadrà per l’invecchiamento della popolazione: in Italia, Giappone, Stati Uniti, India, Cina, ecc., a breve il 20% della popolazione avrà superato, infatti, i 65 anni di età. Questo significa che ci saranno 70 milioni di anziani di cui tener conto e questo numero è destinato a crescere ancor più.
In questo ipotetico futuro sarà, dunque, necessaria questa forza lavoro di assistenti robotizzati. Secondo gli studi di Metta l’industria del futuro non potrà prescindere dalla robotica per tutti, come emerge dal fatto che molte importanti aziende come Google, Toyota, Facebook, si stanno già attrezzando. Per democratizzare l’automobile ci sono voluti 90 anni, mentre per il cellulare sono stati necessari solo 15 anni, per la robotica ci vorranno forse 25 anni. Metta evidenzia, infatti, come abbia pensato a questa democratizzazione con una progettazione mirata «Il robot è munito di sensori e software per il riconoscimento vocale, dei volti e degli oggetti in generale. Questo significa che potremo comunicare parlandogli o istruendolo con gesti. Allo stesso tempo lui potrà risponderci emettendo parole oppure inviando messaggi dallo schermo del volto… E c’è di più. Il suo corpo sarà ricoperto di una pelle artificiale, quindi potremo comunicare anche attraverso il senso del tatto, toccandolo, sfiorandolo, picchiettando sulla sua spalla, proprio come si fa tra esseri umani. Inoltre delle semplici app sul cellulare ci permetteranno di chiedere a R1 di fare qualcosa per noi anche mentre siamo fuori casa».
Quindi i tempi sembrano davvero maturi perché l’assistente robot arrivi nelle abitazioni. Lo scienziato ne è convinto e ci convince: «Vedete, tutte le nuove tecnologie, dai computer ai telefoni cellulari, hanno avuto un primo periodo di ridotta diffusione, per poi diventare oggetti da cui è difficile separarci. Mi aspetto che per i robot si verifichi la stessa cosa. Basta pensare che R1 avrà le stesse capacità degli smartphone nel rispondere alle nostre esigenze di connessione con il resto del mondo. Solo che a queste aggiungerà la possibilità di agire direttamente, perché avrà corpo e mani per muoversi e manipolare». Tutto questo, infatti, è perfettamente in linea con le teorie di Kurzweil. Rammentiamo che Giorgio Metta è sempre stato appassionato dei libri di Asimov e forse è proprio grazie a questa sua passione per i Robot che si è ostinato nella ricerca fino a realizzare quello che a quei tempi era solo Fantascienza.
E se anche noi siamo spaventati dal “totalitarismo cibernetico", lui non se ne fa intimorire, anzi gli viene in mente una bella frase di Asimov che lo riconcilia con il suo umanoide: «La disumanità del computer sta nel fatto che, una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta». Questa è una caratteristica che l’uomo moderno deve, invece, recuperare, come forse anche il coraggio della trasformazione, coraggio che non manca invece a questi nostri amici italiani dell’IIT che non sono nuovi a sperimentazioni che coinvolgono le Università di tutto il mondo.
Allora come sostiene Peter H. Diamandis «Benvenuti in un’epoca di cambiamento esponenziale, la più straordinaria in cui vivere».

mercoledì 30 novembre 2016

La mostra di Agostino De Romanis a Santa Maria dell'Orto in Trastevere

Agostino De Romanis

20 nov — 4 dic 2016 presso Santa Maria dell’Orto in Trastevere a Roma, Italia

Agostino De Romanis - Miraggio della foresta, 2005
Agostino De Romanis - Miraggio della foresta, 2005
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È stata inaugurata con successo lo scorso 20 novembre la mostra dell’artista Agostino De Romanis presso lo storico complesso architettonico di Santa Maria dell’Orto a Roma [1]. Erano presenti all'inaugurazione, l’autore, il curatore, l’editore e altre personalità del mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo. Nel corso dell’incontro sono state presentate anche le poesie del biografo di De Romanis, Antonio Venditti, tratte dal libro È primavera ancora, splendidamente interpretate dalla voce calda dell’attore Luca Martella, accompagnato dal sax di Matteo Martella.
Le opere che, per scelta dell’ideatore e curatore della Mostra, l’arch. Roberto Luciani, tra i più esperti critici e storici dell’arte nel panorama internazionale dei Beni Culturali, sono state collocate tra gli spettacolari affreschi dell’oratorio attiguo alla Chiesa, resteranno esposte fino al prossimo 4 dicembre e presumibilmente ci sarà una proroga fino alle festività natalizie.
Come sostiene il nostro critico, questa decisione ha il preciso scopo di far dialogare le variopinte tele dell’artista «con artisti di altre epoche affinché arte, storia e cultura oltrepassino quel limitante vincolo di datazione, di linguaggio, di correnti pittoriche e di momenti storici differenti». Infatti, l’intento di Luciani è espresso nella struttura del raffinato catalogo De Romanis a Santa Maria dell’Orto (Dei Merangoli Editrice, 2016) che accompagna l’esposizione, suddivisa in tre sezioni.
La prima sessione, dedicata alla conoscenza della chiesa e dell’Arciconfraternita che la custodisce, è intitolata, appunto, Orientare lo sguardo. Di certo lo sguardo e la curiosità del visitatore e naturalmente «del lettore attraverso la storia delle vicende che hanno interessato la fabbrica horticiana, perché, appena varcata la soglia della chiesa, si resta ammaliati da opere d’arte e di architettura di grande valore e di notevole impatto scenico».
La seconda sessione, intitolata Antologia dell’Artista, ci guida nell’intricata e ricca creatività di Agostino, che riesce ancora dopo i settanta anni a mantenere quella freschezza, quella giovinezza, quello stupore tipici dell’infanzia. Tale è del resto il vero artista: un Eterno Bambino oppure un Uomo Cosmico, un poeta e un anticipatore dei tempi, un visionario e un Essere Eterno. Ogni tela per De Romanis è, infatti, una scoperta, una riflessione sulla vita, sul mondo, sull’intero cosmo, sul senso del Tutto. Agostino è una di quelle anime capace di disperdersi tra le stelle ed esplorare la potenza di una supernova o il mistero di un buco nero. E queste esplosioni di luce e di colore permeano i suoi dipinti, così come permeano tutto il suo volto nell’atto di dipingere, facendo trapelare emozioni, segreti e angosce. Agostino entra in risonanza con i fenomeni dei pianeti, degli Universi, delle splendide ed enormi Lune di questi tempi e questo lo collega alla Coscienza collettiva dell’Umanità. Lui sente ogni vibrazione della Terra, percepisce la sua elevazione spirituale. L’aumento della Risonanza di Schumann, la variazione del campo elettromagnetico terrestre, l’eccitazione delle scariche elettriche dei fulmini nella cavità della superficie terrestre e della ionosfera, sono intuite dal suo pennello che vaga inconsapevole a plasmare la tela bianca. «Le frequenze di Schumann sono il ‘suono’ della terra. È come sentire il suono di un grande tamburo, quel tamburo che è la cavità risonante della terra».
Agostino è uno scienziato di queste onde, le percepisce tutte e le immortala nei suoi quadri, denudando egli stesso il mistero divino della creazione nella notte dei tempi. Del resto i ricercatori hanno scoperto che le onde di Schumann risuonano alla stessa frequenza dell’ippocampo nel nostro cervello, nel sistema limbico, relativo alla sopravvivenza ed alla memoria. De Romanis è un artista che ascolta perché è abituato al silenzio delle distese indonesiane e di Bali in particolare: è lì che ha conosciuto il silenzio della potenza di Dio, in quelle atmosfere magiche e fiabesche, nei volti di quella gente antica, nei loro gesti eterni, nella genuinità dei loro riti, nei colori incantati delle loro vesti, nei suoni muti e fatati del loro tempo senza tempo. La trasparenza dei suoi soggetti è l’essenza divina che lui cattura dalle anime di quella moltitudine di personaggi che gli tornano alla memoria. Ed è condita con la potenza dei numeri, delle sequenze numeriche che appaiono inspiegabilmente nelle sue opere.
Non dimentichiamo che nell’ottobre del 2012 Roberto Luciani ha curato, al Centro Culturale Elsa Morante per il Comune di Roma Capitale, la mostra All’origine delle cose, in cui l’artista ha esposto opere raffiguranti simbolicamente Numeri. Agostino conosce l'Aritmosofia, lui crede, infatti, che tutto sia sostenuto dai numeri e l’uomo possa trovare in essi le sue risposte, e anche conoscere attraverso essi stessi i misteri più celati di Dio, l’origine delle cose, appunto. In realtà l’artista condensa in questo suo pensiero la filosofia greca, la Gnosi, la mistica ebraica, la Cabala con la concezione del Sefiròt, i dieci numeri emanazioni dell'En Sof e del Cristianesimo. Ma intuisce anche le concezioni di scienziati e mistici moderni, come il russo Grigori Grabovoi che con le sue sequenze numeriche ci spiega che «siamo noi i creatori e piloti del nostro destino». Grabovoi ci insegna che «la pratica della legge di attrazione è quella di concentrarsi sull’obbiettivo senza tutti quei tentennamenti, dubbi, reticenze, che spesso si affollano fra i nostri pensieri seppur non desiderati».
È l’obiettivo stesso che spesso ci distrae, non lo vediamo nitidamente, è come un ricordo sfuocato, una nube di elettroni che ruotano vorticosamente nel vuoto quantico. E Agostino raffigura proprio questo vuoto fatto di «colori, forme, numeri, con il quale egli codifica obiettivi universali che riguardano la salute, il benessere economico, la salvezza per sé e per gli altri», per dirla sempre con Grabovoj. Quel vuoto è disturbato dai pensieri negativi che si intrufolano nella nostra coscienza distorcendo il disegno divino dell’Anima depositato dalla Coscienza di Dio, grande Supervisore del nostro Universo. Secondo Grabovoj, quindi, concentrandosi su una determinata sequenza numerica si attivano quelle onde energetiche che stimolano il processo di riallineamento alla norma così come l’aveva pensata il Creatore.
Tutto questo è allineato anche con i progressi della fisica quantistica che come sappiamo è influenzata dall’osservatore. Secondo la visione dei russi, Grabovoj e Petrov, «l’Uomo è capace di modificare le vibrazioni, quindi le particelle subatomiche che compongono la materia, sia con semplici parole che con pensieri ed emozioni… una volta innescato il meccanismo tutto è possibile». E questo conferma che «siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio, e che come il Creatore siamo in grado di cambiare il mondo». Se ci pensate bene, anche Agostino cerca di cambiare il mondo con le sue sequenze di numeri, con la luce fugace delle sue figure, con tutte le tinte dell’arcobaleno che tracciano i suoi pennelli, coll’impeto delle sue idee, confuse nella nube di elettroni che ancora le distorsioni presenti nelle nostre coscienze non riescono a chiarificare. E la complessità della sua opera lo rivela, tanto che solo i nostri critici più esperti sono in grado di comprenderla in tutta la sua essenza.
Il catalogo di Luciani, infatti, si pone l’obiettivo di «ripercorrere tutta la complessa e vasta carriera dell’artista, dai primi anni dopo l’Accademia di Belle Arti – gli anni Settanta – fino alla produzione recente, senza tralasciare le diverse serie pittoriche con le quali si è confrontato, quali FabulaeAcqua aria terra e fuocoCarceri e vie di fugaRiscoprire l’Indonesia». Per questo motivo, del resto, la terza sezione, intitolata Opere esposte, è dedicata alle 32 tele esposte nella spettacolare cornice di Santa Maria dell’Orto; è presente anche l’opera dal titolo Facciata della chiesa di Santa Maria dell’Orto, realizzata dal maestro proprio per questo evento e che sarà donata all’Arciconfraternita al termine dell’esposizione.
Agostino De Romanis è uno degli artisti romani contemporanei di maggior spicco, anche per aver dedicato al suo percorso artistico oltre cinquant’anni, ed è presente nella Collezione delle Opere d’Arte contemporanea della Farnesina. Ricordiamo che ha esposto le sue opere in musei e luoghi istituzionali in Italia e nel mondo, con particolare predilezione per l’Indonesia, dove è riconosciuto come colui che «ha saputo cogliere l’essenza, la poesia dei colori e delle atmosfere di quello straordinario luogo», tanto che L’Indonesia gli ha tributato vari riconoscimenti tra i quali la mostra Rediscovering Indonesia, curata da Vittorio Sgarbi e inaugurata dal Presidente della Repubblica. Lo stesso Sgarbi nel 2012 ha curato per De Romanis la mostra Il pensiero dipinto, la forza mistica del mondo orientale ospitata dalla Camera dei Deputati in Roma. Agostino è anche uno dei principali esponenti del movimento della Pittura Colta fondato da Italo Mussa nel 1980. Molte delle sue opere sono permanentemente esposte in musei internazionali come il Gedung Arsip National di Giacarta, il Museo Rudana di Bali, San Salvatore in Lauro di Roma. Altre sue opere sono collocate al Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel Complesso monumentale San Michele a Ripa Grande di Roma.
Il percorso di Agostino De Romanis, durato un cinquantennio, come già accennato, è ancora molto articolato e non potendo qui ricordare tutte gli altri traguardi importanti da lui raggiunti, rimandiamo alla lettura dei nostri articoli correlati De Romanis e il mondo archetipo e Intervista ad Agostino De Romanis. Per sintetizzare con una sola frase la complessità dell’opera di Agostino De Romanis presente in questa mostra, prendiamo in prestito sempre le parole di Roberto Luciani: «Nelle opere esposte il divino e l’umano si toccano e il tempo e il senza tempo sono in dialogo sereno, esprimendo la ricerca di quello che c’è oltre ciò che si può toccare, aprendo una finestra al di là del tempo che passa, oltre la carta che possiamo disegnare, oltre le forme che possiamo prendere, collegando la caducità dell’uomo con l’incorruttibilità di Dio, in un movimento corale in cui l’immagine diventa domanda a cui può rispondere solo lo sguardo dell’osservante».
[1] Nel 2016 l’Editrice dei Merangoli, organizzatrice della mostra, ha pubblicato la monografia Santa Maria dell’Orto. Il complesso architettonico trasteverino a cura dell’Arch. Williams Troiano.
La Chiesa Santa Maria dell’Orto si trova in Via Anicia 10 a Roma con i seguenti orari di apertura: 10,00-12,00 e 16.30-19,00. L’artista sarà presente per accompagnare gli interessati nel percorso appositamente allestito.