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Roma, Roma, Italy
Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

domenica 9 aprile 2017

Fisica quantistica: La possibilità di Dio

Oggi esistono grandi tecnologie, sistemi antigravitazionali, campi magnetici, energia di punto zero, eppure abbiamo ancora quest'idea di Dio superstiziosa e arretrata.
La gente si adegua in fretta quando è minacciata dalla idea del castigo eterno, ma questo non è Dio. Se cominci a mettere in dubbio le immagini tradizionali, le caricature di Dio, la gente ti considera un agnostico, un ateo, un sovvertitore dell'ordine sociale.
Dio deve essere più grande della più grande debolezza umana e anche della più grande abilità umana.
Dio deve addirittura trascendere quanto in noi è più rimarchevole ed emulare la natura nel suo assoluto splendore. Come è possibile che un uomo commetta peccato nei confronti di una mente così grande? Come e possibile che un'unità di carbonio sulla terra, nelle zone più remote della Via Lattea, tradisca Dio Onnipotente?
È impossibile!
Il culmine dell'arroganza è il culmine dello strumento di controllo di chi crea Dio a sua immagine!
Bleep. Ma che… bip… S(app)iamo veramente?

DVD di William ArntzBetsy ChasseMark Vicente Editore: Macrovideo Collana: Scienza e conoscenza Anno edizione: 2014

mercoledì 5 aprile 2017

Una mutazione del senso della ricchezza: abbondanza virtuale...

http://wsimag.com/it/scienza-e-tecnologia/24615-una-mutazione-del-senso-di-ricchezza

Una mutazione del senso di ricchezza

Il bitcoin e Satoshi Nakamoto

Una mutazione del senso di ricchezza
Una mutazione del senso di ricchezza
5 APR 2017 
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Mentre scrivevo il libro Ingegneria elevato n insieme a mio fratello Maurizio mi sono imbattuta in un argomento a lui molto caro: la Blockchain. È strano come a volte ci interessino cose completamente diverse. Maurizio è affascinato da questa nuova tecnologia, da come è stata applicata al campo delle transazioni finanziarie e da come possa essere utilizzata in tanti altri campi, tra i quali quello dell’ingegneria. Per quanto mi riguarda, sono maggiormente attratta dal cambiamento di prospettiva che questo modo di fare transazioni determina nella nostra vita. In che senso? Avete mai sentito parlare di bitcoin?
Si tratta di una moneta virtuale nata apposta per eseguire le transazioni finanziarie attraverso la tecnologia Blockchain, senza l’intervento di un intermediario, in un clima di assoluta fiducia e garantendo l’anonimato. Insomma il bitcoin è una moneta che non esiste fisicamente, ma circola virtualmente nel cloud. Vi rendete conto di come sia cambiato il mondo da quando è nato il denaro? E di come sia cambiata nel tempo la funzione del denaro stesso?
Il bitcoin è una moneta elettronica, o criptomoneta, con la quale si comprano beni e servizi. È stata inventata da un certo Satoshi Nakamoto, che ha pubblicato su internet il documento The Cryptography Mailing list dove ne spiega il funzionamento. La cosa più incredibile è che nel 2010 Satoshi è sparito dopo aver creato e reso pubblica questa nuova moneta che rivoluzionerà il nostro modo di intendere il denaro stesso. Il denaro virtuale, infatti, ha generato una mutazione del senso di ricchezza. Insomma, per citare il libro L'ideologia del denaro tra psicanalisi, letteratura, antropologia a cura di Adriano Voltolin (Bruno Mondadori Editore), con la moneta virtuale l'ideologia del denaro si sta trasformando e sta cambiando radicalmente il modo stesso di intendere la ricchezza.
Nella teoria della psicanalista infantile Melanie Klein si afferma che il corpo materno sia la fonte e il luogo originario di ogni ricchezza. Il bambino immagina che nel corpo della madre si trovi un’abbondanza senza limite, sia nel senso di illimitatezza di cose da mangiare, sia nel senso di numerosità dei bambini che possono uscire da quel corpo, simboli entrambi di ricchezza smisurata. La ricchezza, quindi, rappresenta l'abbondanza, cioè la possibilità di nutrirsi infinitamente e la capacità di procreare infinitamente. Cosa rappresenta, invece, la ricchezza nel cyberspazio?
Possiamo notare che dal microlivello del corpo della mamma, si passa al macrolivello dello spazio intero del pianeta, al macrocorpo del mondo stesso, dove il luogo di gestazione ambito è il grande utero materno del cyberspazio, un non-luogo che contiene tutti gli uomini. Essi possono, quindi, collegarsi per scambiarsi ricchezza, per prendere il nutrimento e per attuare il loro potere creativo: è come se gli uomini potessero trovare abbondanza in questo grande utero che li contiene tutti. In realtà nel cyberspazio, in questo enorme utero cosmico, sono presenti le informazioni di tutto il pianeta, anzi, di tutto l'universo o di tutti gli universi del sistema solare; vi troviamo anche tutte le conoscenze in qualunque campo, scientifico, filosofico, letterario, medico, religioso, ecc., di qualsiasi argomento o tema si tratti, in tutte le lingue possibili: c’è una grande abbondanza, quindi, nell’utero cosmico della Nuvola di Internet.
E se siamo tutti uniti in un grande utero, come dei gemelli cosmici da cui si origina tutta la stirpe umana e forse anche le altre stirpi dell'universo, qualunque famiglia dell'universo, ecco perché abbiamo la possibilità di influenzarci in maniera quasi istantanea. Siamo passati dal microcosmo al macrocosmo, dal concetto di finitezza del corpo materno a un utero infinito in cui possiamo essere accolti e sentirci protetti per il tempo di una gestazione interminabile che avviene in una terra virtuale. La potenza di questa mamma internet cresce e si evolve tenendoci tutti all’interno: lo spazio è sufficiente per ogni essere umano e per tutti gli esseri umani messi insieme, come una sorta di inconscio collettivo che si sviluppa e si trasforma e ogni tanto genera delle idee, dei figli cosmici open source da regalare a tutti secondo i principi della democrazia.
Un tempo, per dirla con Franco Romanò, si scrivevano fiabe di “asini che cacano monete, pesciolini d’oro e… altre bestie”, di campi in cui crescevano piante di monete, di bauletti magici che contenevano oro e pietre preziose, di isole incantate in cui si nascondevano tesori immensi. Oggi bisognerebbe riscrivere una fiaba dove le monete e l'abbondanza escono dai computer, dai cellulari, dai tablet, da ogni apparecchio che ci collega virtualmente con gli altri e forse anche da questo rapporto di vicinanza virtuale fra gli uomini. La voglia di dominare questa ricchezza è come il desiderio di possedere ogni conoscenza oggi possibile, per questo restiamo sempre collegati dipendendo dall’utero di una madre che, dopo averci generati, ci tiene incollati a sé tutto il tempo.
E allora come possiamo vedere noi ingegneri questo grande cambiamento nella nostra professione? Come possiamo modificare il nostro modo di essere per approfittare di questa conoscenza comune complessiva, totalizzante e globale presente nella nuvola di internet? Dovremmo progettare dei pilastri così imponenti che possano sostenere il mondo e delle fondamenta così radicate che ci tengano uniti a tutta la struttura del cosmo o progettare un manto stellato che risplenda sulle altre galassie? Dobbiamo collaborare per creare un universo nuovo, per cambiare la mentalità della gente e la coscienza collettiva dell’umanità?
Se ci pensate se noi collaborassimo tutti insieme per il benessere dell’umanità in questo grande utero-spazio, cesserebbero i conflitti. Se uno di noi entra in conflitto con un altro, l'armonia e la serenità che troviamo nel “mare virtuale di internet”, nell'“acqua primigenia della nostra mamma virtuale”, si spezzerebbe e questo farebbe male a noi tutti, toglierebbe energia alla creatività globale. Da questo cyberspazio, infatti, ogni tanto esce un'idea e quest'idea circola nel cloud. E poi si concretizza in un file qualunque, a volte consapevolmente, a volte del tutto casualmente. Può capitare che esca dal computer attraverso una stampante per essere fissata su un foglio di carta oppure attraverso una stampante 3D per essere materializzata in un oggetto concreto. In questo modo il mondo si riempie di file, di stringhe alfanumeriche, di figli della grande mamma cybernetica che partorisce continuamente: file grandi, file piccoli, file complessi, file più semplici, file utili, file inutili che escono dai computer, dagli smartphone, dai tablet… una infinita serie di file, di creature che circolano nello spazio virtuale, a volte interessanti, a volte noiose, spesso inutili, qualche volta di valore, sante o diaboliche, equilibrate o disarmoniche… c'è di tutto in questo spazio, tutto quello che può essere generato dalla mente umana: ognuno mette un seme e il seme si sviluppa e tutti questi semi producono una pianta, un grande albero cosmico che trovandosi nella nuvola unisce il cielo e la terra comprendendo ogni cosa del creato… E da questo albero possono nascere i frutti, i nostri progetti per salvare la Terra e l'umanità…
E così Satoshi, dopo aver messo questo seme della moneta virtuale e della tecnologia Blockchain nella terra del cyber-spazio è poeticamente scomparso nel silenzio. Qualcuno sostiene che dal silenzio nasca tutto, che nel silenzio possiamo essere più attenti ai suggerimenti dell’anima e meno disturbati dall’argomentare della ragione, che possiamo comporre una musica sublime capace di creare gioia, felicità e comprensione. Chiunque sia questo Nagamoto, che sia una persona reale o solo uno pseudonimo, nasce il mistero di un nome dietro al quale non si sa cosa si cela. Ognuno è libero di pensare quello che vuole, come un film dal finale aperto dove lo spettatore s’immagina quello che più gli piace.

martedì 14 marzo 2017

Sul GRANDE LUPORINI a cura di Roberto Luciani

Sandro Luporini pittore

Un'anamnesi delle mostre dell'artista dalla prima all'ultima

Sandro Luporini - Apparizione petroliere, 1998
Sandro Luporini - Apparizione petroliere, 1998
13 MAR 2017 
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Sandro Luporini nasce a Viareggio il 12 luglio 1930. Dopo aver frequentato il Liceo si iscrive alla Facoltà di ingegneria dell’Università di Pisa, ma, nel 1953, senza aver completato gli studi, decide di dedicarsi alla pittura trasferendosi a Roma per frequentare la Scuola libera del nudo nel biennio 1953-1955. “…Forse per sottrarmi a studi non amati, forse per cercare nella metropoli una via convincente, capace di liberare l’animo dalla malinconia dei lunghi inverni in Versilia… ” (Luporini).
L’incontro con l’Urbe e gli artisti che la vivevano fu fulminante. Era quella un’epoca nella quale a Roma si manifestavano due tendenze: l’astratto e il realismo sociale. Sandro cerca di individuare una strada autonoma che fosse sintesi di modalità diverse di osservare e rappresentare la realtà prefiggendosi di cogliere e cantate il realismo sociale, partendo dal realismo quotidiano di una città colta nella crudezza post bellica.

Milano e il Realismo Esistenziale

Nel 1956 Luporini decide di trasferirsi a Milano, dove la ricerca artistica era più pregnante, e dove si inserisce nel gruppo definito del Realismo Esistenziale. Con il gruppo Sandro partecipa a varie mostre alla Galleria Bergamini (1958-1963), facendosi subito notare dalla critica. Le sue opere di quel periodo rappresentano lo scenario urbano del capoluogo lombardo, con cupe cromie di palazzi e chiese dove l’artista ha condensato fabbriche reali, ma viste con occhi incantati. In questi lavori l’immaginario creativo di Sandro si arricchisce di fantasmi che vivono nella sua assillante visione del reale, tuttavia non si evince ancora la rabbia verso le ingiustizie e le debolezze del mondo, successivamente sfogata assieme al cantante Giorgio Gaber, con cui collaborerà nei testi delle canzoni, ma invece si trova la parte più contemplativa e solitaria, oserei dire romantica, di un pittore che riesce a sublimare paesaggi e aspetti di normale vita quotidiana.
In occasione della mostra del 1963 alla Galleria Bergamini viene effettuato dall’Istituto Luce un cinegiornale, quello del 14 febbraio, che riporta: “Il pittore Sandro Luporini si aggiunge ad una qualificata compagnia: è Giorgio Gaber che fa la serenata ai quadri esposti dall’artista viareggino in una nota galleria milanese (….), i quadri sono degni di attenzione per la loro felicissima vena poetica al limite tra il figurativo e l’astratto, tra la realtà e la fantasia, come in un lirico dormiveglia”.
I dipinti degli anni Settanta annoverano diversi elementi “visti” a Viareggio, dove continuava a recarsi ogni estate, a dimostrazione che nell’animo dell’artista la sua città di mare torna ad essere pulsante. È il caso di Spiaggia con gabbiani del 1975 dove sopra stabilimenti balneari posti sulla spiaggia due splenditi gabbiani con le ali dispiegate, somiglianti più ad angeli che uccelli, solcano un cielo plumbeo invernale.

Il ritorno a Viareggio e “La Metacosa”

Nel 1970 Luporini sente tuttavia la necessità di lasciare Milano, decide di ritornare a vivere nella natia e mai dimenticata Viareggio, pur mantenendo stretti contatti con il capoluogo lombardo e le consolidate amicizie, in particolare quella con Gaber. Nel 1979 con artisti quali Gianfranco Ferroni, Giuseppe Bartolini, Giorgio Tonelli, Lino Mannocci, Giuseppe Biagi, Bernardino Luino, Luporini prende parte al progetto-movimento denominato “La Metacosa”.

L’Associazione Diffusione Arte e Cultura di Modena (Adac)

Alla fine degli anni Settanta Sandro Luporini nello studio di Gianfranco Ferroni conosce Adriano Primo Baldi, Presidente dell’Associazione Adac (Associazione Diffusione Arte e Cultura di Modena). Tra i due nacque un’amicizia e un rapporto esclusivo che nel 1983 si trasforma in rapporto professionale. Dal 22 ottobre 1983 Luporini, infatti, affida tutta la sua produzione all’Adac che cura l’organizzazione dell’attività espositiva, la raccolta bibliografica, l’archiviazione e la conservazione opere. L’associazione cura inoltre la raccolta delle recensioni giornalistiche e altri scritti, costituendo una rassegna stampa che viene continuamente aggiornata.

Le prime mostre

Dopo le mostre personali del 1958, 1961, 1963, presso la Galleria Bergamini di Milano, Luporini nel 1964 espone alla Galleria Mutina di Modena, nel 1965 alla Galleria Botero di Torino, nel 1967 alla Galleria Fant Cagnì di Brescia. Nasce una collaborazione con la Galleria Il Fante di Spade con sede a Roma e Milano, nella prima città espone nel 1969 e nel 1972, a Milano nel 1974 e nel 1981.
Nel 1983 espone a Modena e Franco Solmi, anche riferendosi a una precedente mostra così scrisse nel catalogo: ”In una recente mostra tenutasi in Palazzo Paolina a Viareggio, Roberto Tassi collocava criticamente l’opera di Sandro Luporini in una situazione neometafisica che ha le sue origini in una tradizione, tutta europea, dello sguardo fisso e lontananze, di luci sospese e come raggrumate in antiche calcine che mantengono il sapore terso e vagamente impenetrabile dell’affresco di memoria mediterranea anche laddove più calano a costruire immagini di quotidianità dispiegata. In questa aura di metafisica del quotidiano possono riconoscersi quelli che nella mostra viareggina Tassi ha raccolto come congeneri di una comune poetica dilatata fino a comprendere, oltre che le consonanze, anche le diversità”.
Sono seguite altre esposizioni personali di particolare importanza: nel 1985 a Ferrara nel Palazzo dei Diamanti, nel 1986 a Vignola (Modena) nella Rocca Medievale, nel 1987 a Carpi (Modena) nel Castello dei Pio.
Nel 1989 realizza tre mostre: a Reggio Emilia nel Teatro Ariosto, a Pavullo (Modena) nel Palazzo Ducale, a Bergamo nel Teatro Sociale. In quest’ultima occasione l’Adac pubblica un catalogo monografico contenente autorevoli testi critici: Elvira Cassa Salvi, Giorgio Mascherpa, Pier Carlo Santini, Vittorio Sgarbi, Franco Solmi, Roberto Tassi.
Nel 1992 Luporini è scelto per la mostra Omaggio al Maestro dal Premio Viareggio-Rapaci che gli allestisce una personale a Villa Borbone (in questa occasione la prima rete Rai trasmette un’intervista a Luporini e un servizio televisivo sulla sua opera) e sempre nel 1992 tiene una mostra antologica nella Sala dell’Esedra del Palazzo Ducale di Mantova.

La mostra Dal Realismo esistenziale alla Metafisica

Nel 2001 è stata presentata una mostra personale di Luporini, curata di Vittorio Sgarbi, allo Spazio Oberdan di Milano. Si tratta di Sandro Luporini, dal Realismo Esistenziale alla Metafisica, dove vengono esposte opere eseguite dal 1955 al 2000, tra tecniche miste, oli su tela e su tavola. Una lunga vicenda che attraversa la stagione emotivamente intensa del Realismo Esistenziale, tra metafora sociale ed esperienza individuale, per poi attestarsi con una sicurezza priva di remore dinanzi al paesaggio marino della Versilia. Il mare è il protagonista dei quadri di Luporini, osservato nella sua grandiosa fisicità ma anche sognato come teatro dei ricordi o luogo di improvvise apparizioni: le navi da guerra che solcano le acque con le loro imponenti moli, grandi gabbiani, qualche raro bagnante.
Nel catalogo dell’editore Mazzotta così Mauro Corradini si esprime: “Sul mare, grigio-azzurro, leggero, il veliero o le navi, masse grigio-bianche o grigie, immobili, figlie come sono del ricordo. Oltre il mare, la linea del cielo, la terza ampia striscia orizzontale, a scandire questo allontanarsi dalla realtà, questo volo nella memoria: un cielo sempre più immobile, in cui né i gabbiani o i paracaduti più compaiono, come accade all’inizio di questo ciclo. Il cielo costruisce la linea di fuga, il punto di non ritorno della fantasia che si immerge nella memoria e rilegge il passato alla luce del presente (o il presente alla luce del passato?)”.

Le mostre recenti

Nel 2001 la Provincia di Lucca ha dedicato a Sandro Luporini una nuova esposizione antologica dal titolo La tensione dello sguardo, allestita a Palazzo Ducale.
Nel 2002, la Galleria d’Arte Moderna (GAM) di Brescia, unitamente alla rivista Stile Arte, ha dedicato a Luporini una mostra, comprendente opere dal 1982 al 2002. Il quella occasione il direttore del quotidiano di cultura STILEarte, Maurizio Bernardelli Curuz, ha pubblicato una significativa intervista a Luporini, che spazia dal lavoro pittorico alla scrittura dei testi delle canzoni e degli spettacoli teatrali scritti con Giorgio Gaber.
Dal 5 luglio al 10 settembre 2004 espone all’ Università Bocconi di Milano con la mostra Sandro Luporini. Dagli esordi alla neometafisica, curata da Michele Fusco e testi in catalogo di Carlo Secchi e Salvatore Grillo.
Nel 2005, il Comune di Pisa ha organizzato una serie di iniziative sull’opera pittorica e teatrale di Luporini. Evento centrale è stata la mostra Metafisica del quotidiano al Teatro Verdi presentata da Philippe Daverio.
Il catalogo della mostra pittorica è accompagnato dal volume curato da Micaela Bonavia Immagini, parole e note nell’opera di Sandro Luporini, una raccolta di testi e materiali sul teatro di Luporini-Gaber.
Nel 2006 viene allestita una mostra personale al Palazzo Ducale di Massa curata da Philippe Daverio.
Dal 6 al 28 novembre 2010 espone a Palazzo Avogadro di Sarezzo, in una mostra curata da Adriano Primo Baldi e da Micaela Bonavia per la documentazione inerente il rapporto Luporini-Gaber.

L’ultima grande mostra alle Terme di Diocleziano

Dal 10 giugno all’11 settembre del 2016 Sandro Luporini espone nelle prestigiose sale delle Terme di Diocleziano a Roma. La mostra, curata da Philippe Daverio, intitolata Sandro Luporini pittore scrittore rappresenta certamente il punto di arrivo del nostro artista. Il progetto dell’allestimento della mostra è di Roberto Luciani, che nel catalogo Electa Mondadori firma anche il testo critico, la prefazione e un'intervista a Luporini. Nell’importante evento vengono esposte opere essenzialmente prodotte a Viareggio dove protagonista è il mare, osservato nella sua fisicità grandiosa, ma soprattutto come teatro dei ricordi o luogo di apparizioni improvvise: navi da guerra che solcano le acque, ma anche velieri e petroliere, grandi gabbiani con le ali dispiegate, uomini visti di spalle che contemplano il mare, qualche raro bagnante. Questa grande mostra è un riconoscimento doveroso a un artista, il cui discorso è diventato comprensibile in varie parti del mondo, continuando a essere fatto con un tessuto pittorico tra i più lirici e personali che appartengono alla più antica tradizione italiana.