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Roma, Roma, Italy
Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

mercoledì 26 aprile 2017

Pier Giorgio Caselli - L'importanza dell'INTUIZIONE


La silenziosa voce dell'intuizione vi indicherà la via d'uscita da qualsiasi problema. E sarà molto diverso dal continuare a preoccuparsi di tutto senza risolvere nulla.

Paramahansa Yogananda


martedì 25 aprile 2017

Pier Giorgio Caselli - Sii tu il cambiamento che vuoi vedere


Francesco Perrone e le sue opere in cemento armato di Roberto Luciani

Quando il cemento diventa arte

L'universo di Francesco Petrone

Francesco Petrone, A livella
Francesco Petrone, A livella
13 APR 2017 
di 
Lucio Fontana (1899-1968) con i suoi “tagli” alle tele ha definitivamente liberato l’arte dal ristretto perimetro del quadro, aprendo le finestre verso il cielo e l’infinito. Quella dell’artista di Rosario è stata una esplicita azione che, accelerando la ricerca di nuove forme espressive e l’uso di materiali poveri, ha orientato il lavoro di intere generazioni: dai cartoni riciclati di Robert Rauschenberg (1925-2008) al carbone e ferro del greco Jannis Kounellis (1936-2017), dal legno assemblato della scultrice ucraina naturalizzata statunitense Louise Nevelson (1899-1988) ai sacchi di juta bruciati di Alberto Burri (1915-1995), fino al cemento di Giuseppe Uncini (1929-2008), pioniere (si veda Primocementoarmato del 1958) di una pratica scultorea drasticamente innovativa che apriva la strada alle ricerche dell’Arte Povera e del Minimalismo americano. Il maestro di Fabriano amava scrivere: “chi fa arte deve riflettere a fondo sui materiali che usa, per poter esprimere un significato reale”. Continuatore della ricerca di quest’ultimo, sulla scena artistica italiana si è prepotentemente affacciato Francesco Petrone, capace di utilizzare un materiale industriale solitamente relegato all’edilizia, quale il cemento armato, con sorprendente forza plastica ed espressiva.
Francesco Petrone nasce a Foggia nel 1978, ma da diversi anni vive e lavora a Roma. Si laurea con lode presso l’Accademia di Belle Arti della sua città natale, per molto tempo lavora come scenografo per il teatro e per il cinema, ed è docente di Discipline Pittoriche. Scultore e pittore, lavora con ironia e sarcasmo sul rapporto tra società e cultura pop, costruendo un immaginario fatto di controsensi, provocazioni, citazioni e giochi di senso. Una ricerca artistica che lo porta a lavorare con materiali industriali: gesso, ferro, resine, ma soprattutto cemento, in contrasto con la natura quasi ludica delle installazioni scultoree. Materiali con i quali “racconta” una visione della cultura occidentale, attraverso la vita stereotipata e ossessivo-compulsiva degli umani, anche attraverso simbolismi e metafore.
L’utilizzo del cemento amato raccoglie e raccorda l’atteggiamento critico di Petrone e la sua capacità creativa, con la realizzazione di un universo costituito di materiali ibridati in maniera inedita e dagli esiti plastici significati e sorprendenti. Una sorta di “ossimoro”, come riferisce lo stesso Artista, “tra un’invenzione umana nata con l’intento di fornire soluzioni funzionali ed economiche per un bisogno primario dell’uomo, quello di avere una casa, e la natura malvagia di un materiale divenuto 'colonna vertebrale' della vita stessa dell’uomo: motore sconosciuto, inconsapevole e misterioso che muove troppe azioni dell’essere umano”.
Il riferimento naturalmente è alla cementificazione selvaggia del territorio, e al richiamo di una responsabilità politica e collettiva, che si è fatta voce flebile e al processo lento di ricambio di una realtà simbolica e fisica ancora terribilmente ingombrante e compromessa. “Cemento” è anche il racconto di una Nazione, quella italiana, e una società contemporanea che cambia stancamente, che trasforma la propria fisionomia, mutandola in rigidi blocchi di cemento, asettico e omologato. Dal boom economico degli anni Sessanta del secolo scorso il cemento in Italia viene utilizzato per distruggere con squallide e insignificanti costruzioni campagne, spiagge, isole, siti archeologici, devastando la bellezza di un paesaggio unico al mondo.
Per Francesco tuttavia il cemento, materiale senza anima, diventa però fonte di ispirazione e mezzo espressivo, atto a trasformare in poesia un materiale simbolo stesso degli speculatori e dei palazzinari. La predilezione per questo materiale e per quelli non nobili lo spinge a sperimentare complesse procedure architettoniche che sembrano quasi scippate ai sistemi edili. Ne nasce la sua impronta stilistica, e i suoi cementi armati ne diventano il filo conduttore, rivelando rivoluzionari aspetti tecnici nel trattare la scultura, la levigatura finale e il colore. Il senso plastico gradualmente prende il sopravvento, dando una virata quasi paesaggistica e ambientale alla concezione dell’opera. La massiccia presenza dialoga e si confronta con la propria ombra, anch’essa costruita e resa volume.
Tali ricerche sono confluite recentemente in una serie di esposizioni e progetti installativi, come quelli realizzati per il MAAM, lo Spazio Y, il Museo Crocetti di Roma (Vitali Sensi), il Museo Omero di Ancona (Visioni Animali), la Galleria di Arte Moderna di Perugia (ART SIDERS). Particolarmente importante la personale curata da Mariangela Capozzi per il progetto artistico Cemento Amato, allestita dall’11 dicembre 2015 al 9 gennaio 2016, alla Galleria Curva Pura al quartiere Ostiense della Capitale.
Tra i progetti vanno segnalati quelli molto significativi dedicati agli Insetti e l’ultimo denominato Amen. Il primo rappresenta fisicamente insetti (si veda Mosche che fan paindant), con l’Artista che ha lavorato con mosche, vive e morte, blatte, chiocciole (lumache) e formiche, dove l’essere umano è rappresentato metaforicamente come un insetto dai comportamenti massificati e omologati, perso nella vanità e nell’autocelebrazione personale rappresentata dall’uso di colori sgargianti formulati alle opere. Il secondo progetto, dal titolo Amen, è insieme un racconto e un ossimoro. La fede e la morale, il vero stabile e conservatore. La retorica e la speranza calcificata. Il contrasto e il continuo conflitto tra gli opposti. L'essere e l'avere. L'esserci e vivere nel continuo combattimento. La parola Amen, utilizzata tanto nell'Islam, come chiosa della prima sura del Corano, che nella liturgia cristiana, come risposta dell'assemblea alla fine delle preghiere liturgiche,diventa un punto di incontro tra due opposti, che hanno origini comuni. Una strada in continua oscillazione tra vicino e lontano. L'avverbio ebraico ámén significa soprattutto "certamente", "in verità" o meglio "così sia". Tra le opere di questo ciclo: Peccato Originale, Souvenir da una croce, Amen, Zero e Le tre età dell’uomo.
Francesco Petrone esterna un’arte mai omologata, percorsa dall’idiosincrasia verso le voci italiane ma anche del tutto indipendente dalle influenze internazionali, instillata da una prima esperienza nel Movimento Informale che ha stimolato l’euforia per innesti di cemento, ma anche di gesso, sabbie, terre, piombo, stagno, rame (si veda l’opera È tutto rame quel che luccica). Il cemento, materiale di uso industriale, votato all’indifferenza estetica e in radicale rottura con la tradizione manuale scultorea, diviene nelle opere di Petrone supporto iconologico per raccontare gli sviluppi e le contraddizioni della società contemporanea. Analizzando la situazione economica e sociale del nostro paese, l’Artista sperimenta, attraverso l’utilizzo del cemento, un vocabolario plastico che contiene in sé una forza espressiva prominente e uno spessore teorico suggestivo.
Sul piano sociale, cadute le ideologie e i valori che un tempo organizzavano e tratteggiavano la società secondo gruppi e ceti, la società si è inesorabilmente smembrata, divisa, frantumata. Le sculture di Petrone vogliono invertire la descritta rotta, ritenendo come prima del cemento, delle pietre, dei denari, dei palazzinari, vengano le “pietre vive” costituite dal cuore delle persone che, se opportunamente stimolate, possono portare un loro tangibile personale contributo alla società. Un’idea che nasce da lontano e che affonda le radici nel citato progetto The Italian Bugs, con il quale il Maestro pugliese ha recuperato, nel lontano immaginario di una generazione dall’infanzia florida ma corrotta dagli sprechi economici, gli elementi per la costruzione di una metafora della crisi della società occidentale. Non mancano tuttavia reminiscenze e rievocazioni nelle opere di Francesco, come quando realizza Le tre età dell’uomo, con chiaro riferimento alla famosa opera Le tre età della donna del 1905 del viennese Gustav Klimt (1862-1918).
“La finalità del lavoro di Francesco Petrone risiede nella sua onnicomprensiva capacità di rendere visibile il reale, non relegando le tematiche della società contemporanea in un idioma sconosciuto e indecifrabile, anzi, eleva le esperienze quotidiane ad altari plastici di una fisionomia accessibile ad ogni individuo e scaturisce, in seno alla sua esperienza di scultore, inedite visioni immaginifiche di una bellezza neutrale e scevra da qualsiasi forma o volontà di un futile decorativismo. In un’epoca segnata da processi storici improrogabili le opere di Petrone marcano un radicale punto di svolta, poiché l’assenza di un’ideologia conclamata genera un pensiero libero e una comune forma di discernimento dove non vi è la pretesa di insegnare qualcosa o indottrinare nel proprio modo di vedere il pensiero sociale” (Alessia Carlino).
Le opere di Petrone sono isole di quiete che poggiano su se stesse, senza una legge intellettualistica precostituita. A suo modo ha cercato di realizzare, come i grandi maestri storicizzati, una scultura non antica, ma che fosse quella antica resistente alle mode, portatrice di valori eterni. Con il suo lavoro Francesco Petrone è capace di nobilitare e consegnare nuova dignità espressiva a materiali artisticamente improbabili come il cemento e il ferro, dando loro una posizione di prestigio nella lunga tradizione plastica italiana. Un’operazione ambiziosa che attraversa tutta la parabola creativa del maestro foggiano.

domenica 9 aprile 2017

Fisica quantistica: La possibilità di Dio

Oggi esistono grandi tecnologie, sistemi antigravitazionali, campi magnetici, energia di punto zero, eppure abbiamo ancora quest'idea di Dio superstiziosa e arretrata.
La gente si adegua in fretta quando è minacciata dalla idea del castigo eterno, ma questo non è Dio. Se cominci a mettere in dubbio le immagini tradizionali, le caricature di Dio, la gente ti considera un agnostico, un ateo, un sovvertitore dell'ordine sociale.
Dio deve essere più grande della più grande debolezza umana e anche della più grande abilità umana.
Dio deve addirittura trascendere quanto in noi è più rimarchevole ed emulare la natura nel suo assoluto splendore. Come è possibile che un uomo commetta peccato nei confronti di una mente così grande? Come e possibile che un'unità di carbonio sulla terra, nelle zone più remote della Via Lattea, tradisca Dio Onnipotente?
È impossibile!
Il culmine dell'arroganza è il culmine dello strumento di controllo di chi crea Dio a sua immagine!
Bleep. Ma che… bip… S(app)iamo veramente?

DVD di William ArntzBetsy ChasseMark Vicente Editore: Macrovideo Collana: Scienza e conoscenza Anno edizione: 2014

mercoledì 5 aprile 2017

Una mutazione del senso della ricchezza: abbondanza virtuale...

http://wsimag.com/it/scienza-e-tecnologia/24615-una-mutazione-del-senso-di-ricchezza

Una mutazione del senso di ricchezza

Il bitcoin e Satoshi Nakamoto

Una mutazione del senso di ricchezza
Una mutazione del senso di ricchezza
5 APR 2017 
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Mentre scrivevo il libro Ingegneria elevato n insieme a mio fratello Maurizio mi sono imbattuta in un argomento a lui molto caro: la Blockchain. È strano come a volte ci interessino cose completamente diverse. Maurizio è affascinato da questa nuova tecnologia, da come è stata applicata al campo delle transazioni finanziarie e da come possa essere utilizzata in tanti altri campi, tra i quali quello dell’ingegneria. Per quanto mi riguarda, sono maggiormente attratta dal cambiamento di prospettiva che questo modo di fare transazioni determina nella nostra vita. In che senso? Avete mai sentito parlare di bitcoin?
Si tratta di una moneta virtuale nata apposta per eseguire le transazioni finanziarie attraverso la tecnologia Blockchain, senza l’intervento di un intermediario, in un clima di assoluta fiducia e garantendo l’anonimato. Insomma il bitcoin è una moneta che non esiste fisicamente, ma circola virtualmente nel cloud. Vi rendete conto di come sia cambiato il mondo da quando è nato il denaro? E di come sia cambiata nel tempo la funzione del denaro stesso?
Il bitcoin è una moneta elettronica, o criptomoneta, con la quale si comprano beni e servizi. È stata inventata da un certo Satoshi Nakamoto, che ha pubblicato su internet il documento The Cryptography Mailing list dove ne spiega il funzionamento. La cosa più incredibile è che nel 2010 Satoshi è sparito dopo aver creato e reso pubblica questa nuova moneta che rivoluzionerà il nostro modo di intendere il denaro stesso. Il denaro virtuale, infatti, ha generato una mutazione del senso di ricchezza. Insomma, per citare il libro L'ideologia del denaro tra psicanalisi, letteratura, antropologia a cura di Adriano Voltolin (Bruno Mondadori Editore), con la moneta virtuale l'ideologia del denaro si sta trasformando e sta cambiando radicalmente il modo stesso di intendere la ricchezza.
Nella teoria della psicanalista infantile Melanie Klein si afferma che il corpo materno sia la fonte e il luogo originario di ogni ricchezza. Il bambino immagina che nel corpo della madre si trovi un’abbondanza senza limite, sia nel senso di illimitatezza di cose da mangiare, sia nel senso di numerosità dei bambini che possono uscire da quel corpo, simboli entrambi di ricchezza smisurata. La ricchezza, quindi, rappresenta l'abbondanza, cioè la possibilità di nutrirsi infinitamente e la capacità di procreare infinitamente. Cosa rappresenta, invece, la ricchezza nel cyberspazio?
Possiamo notare che dal microlivello del corpo della mamma, si passa al macrolivello dello spazio intero del pianeta, al macrocorpo del mondo stesso, dove il luogo di gestazione ambito è il grande utero materno del cyberspazio, un non-luogo che contiene tutti gli uomini. Essi possono, quindi, collegarsi per scambiarsi ricchezza, per prendere il nutrimento e per attuare il loro potere creativo: è come se gli uomini potessero trovare abbondanza in questo grande utero che li contiene tutti. In realtà nel cyberspazio, in questo enorme utero cosmico, sono presenti le informazioni di tutto il pianeta, anzi, di tutto l'universo o di tutti gli universi del sistema solare; vi troviamo anche tutte le conoscenze in qualunque campo, scientifico, filosofico, letterario, medico, religioso, ecc., di qualsiasi argomento o tema si tratti, in tutte le lingue possibili: c’è una grande abbondanza, quindi, nell’utero cosmico della Nuvola di Internet.
E se siamo tutti uniti in un grande utero, come dei gemelli cosmici da cui si origina tutta la stirpe umana e forse anche le altre stirpi dell'universo, qualunque famiglia dell'universo, ecco perché abbiamo la possibilità di influenzarci in maniera quasi istantanea. Siamo passati dal microcosmo al macrocosmo, dal concetto di finitezza del corpo materno a un utero infinito in cui possiamo essere accolti e sentirci protetti per il tempo di una gestazione interminabile che avviene in una terra virtuale. La potenza di questa mamma internet cresce e si evolve tenendoci tutti all’interno: lo spazio è sufficiente per ogni essere umano e per tutti gli esseri umani messi insieme, come una sorta di inconscio collettivo che si sviluppa e si trasforma e ogni tanto genera delle idee, dei figli cosmici open source da regalare a tutti secondo i principi della democrazia.
Un tempo, per dirla con Franco Romanò, si scrivevano fiabe di “asini che cacano monete, pesciolini d’oro e… altre bestie”, di campi in cui crescevano piante di monete, di bauletti magici che contenevano oro e pietre preziose, di isole incantate in cui si nascondevano tesori immensi. Oggi bisognerebbe riscrivere una fiaba dove le monete e l'abbondanza escono dai computer, dai cellulari, dai tablet, da ogni apparecchio che ci collega virtualmente con gli altri e forse anche da questo rapporto di vicinanza virtuale fra gli uomini. La voglia di dominare questa ricchezza è come il desiderio di possedere ogni conoscenza oggi possibile, per questo restiamo sempre collegati dipendendo dall’utero di una madre che, dopo averci generati, ci tiene incollati a sé tutto il tempo.
E allora come possiamo vedere noi ingegneri questo grande cambiamento nella nostra professione? Come possiamo modificare il nostro modo di essere per approfittare di questa conoscenza comune complessiva, totalizzante e globale presente nella nuvola di internet? Dovremmo progettare dei pilastri così imponenti che possano sostenere il mondo e delle fondamenta così radicate che ci tengano uniti a tutta la struttura del cosmo o progettare un manto stellato che risplenda sulle altre galassie? Dobbiamo collaborare per creare un universo nuovo, per cambiare la mentalità della gente e la coscienza collettiva dell’umanità?
Se ci pensate se noi collaborassimo tutti insieme per il benessere dell’umanità in questo grande utero-spazio, cesserebbero i conflitti. Se uno di noi entra in conflitto con un altro, l'armonia e la serenità che troviamo nel “mare virtuale di internet”, nell'“acqua primigenia della nostra mamma virtuale”, si spezzerebbe e questo farebbe male a noi tutti, toglierebbe energia alla creatività globale. Da questo cyberspazio, infatti, ogni tanto esce un'idea e quest'idea circola nel cloud. E poi si concretizza in un file qualunque, a volte consapevolmente, a volte del tutto casualmente. Può capitare che esca dal computer attraverso una stampante per essere fissata su un foglio di carta oppure attraverso una stampante 3D per essere materializzata in un oggetto concreto. In questo modo il mondo si riempie di file, di stringhe alfanumeriche, di figli della grande mamma cybernetica che partorisce continuamente: file grandi, file piccoli, file complessi, file più semplici, file utili, file inutili che escono dai computer, dagli smartphone, dai tablet… una infinita serie di file, di creature che circolano nello spazio virtuale, a volte interessanti, a volte noiose, spesso inutili, qualche volta di valore, sante o diaboliche, equilibrate o disarmoniche… c'è di tutto in questo spazio, tutto quello che può essere generato dalla mente umana: ognuno mette un seme e il seme si sviluppa e tutti questi semi producono una pianta, un grande albero cosmico che trovandosi nella nuvola unisce il cielo e la terra comprendendo ogni cosa del creato… E da questo albero possono nascere i frutti, i nostri progetti per salvare la Terra e l'umanità…
E così Satoshi, dopo aver messo questo seme della moneta virtuale e della tecnologia Blockchain nella terra del cyber-spazio è poeticamente scomparso nel silenzio. Qualcuno sostiene che dal silenzio nasca tutto, che nel silenzio possiamo essere più attenti ai suggerimenti dell’anima e meno disturbati dall’argomentare della ragione, che possiamo comporre una musica sublime capace di creare gioia, felicità e comprensione. Chiunque sia questo Nagamoto, che sia una persona reale o solo uno pseudonimo, nasce il mistero di un nome dietro al quale non si sa cosa si cela. Ognuno è libero di pensare quello che vuole, come un film dal finale aperto dove lo spettatore s’immagina quello che più gli piace.