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martedì 26 agosto 2025

Intervista al Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, rilasciata alla Società Radio-Televisiva di Stato Russa (Mosca, 19 agosto 2025)


In un momento di grande complessità per gli equilibri internazionali, la voce della diplomazia russa si è espressa con chiarezza attraverso le parole del Ministro degli Affari Esteri Sergey Lavrov. 

Nell’intervista concessa alla Società Radio-Televisiva di Stato Russa, Lavrov ha affrontato i temi più delicati legati al conflitto in Ucraina, alle relazioni con gli Stati Uniti e all’atteggiamento dei partner europei. Le sue dichiarazioni delineano un quadro netto: da un lato, la volontà americana di giungere a un risultato duraturo e stabile; dall’altro, la posizione degli alleati europei, ancora ancorata a logiche di pressione e forniture militari.

Al centro del discorso del ministro emergono questioni fondamentali: il rispetto della sicurezza della Russia, la tutela dei diritti dei russi e dei russofoni in Ucraina, la necessità di superare approcci propagandistici e di costruire invece percorsi negoziali seri, fondati su garanzie reciproche e preparati con meticolosità. Lavrov non ha mancato di sottolineare come la crisi attuale affondi le sue radici in cause precise, troppo spesso ignorate nelle narrazioni occidentali, e ha ribadito che senza un riconoscimento pieno degli interessi russi non potrà esserci un accordo duraturo.

Questa intervista rappresenta dunque un passaggio chiave per comprendere la posizione di Mosca di fronte alle dinamiche internazionali, nonché il metodo con cui la Federazione Russa intende affrontare il dialogo, sia in ambito bilaterale che multilaterale.

Intervista rilasciata dal Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa Sergey Lavrov alla Società Radio-Televisiva di Stato Russa (Mosca, 19 agosto 2025)

Punti chiave:

• Si è indubbiamente visto che il Presidente degli Stati Uniti e la sua squadra, per prima cosa, vogliono davvero ottenere un risultato che sia duraturo, stabile e affidabile, a differenza degli europei, che, nel frattempo ribadivano ai quattro venti che avrebbero accettato solo un cessate il fuoco, dopo il quale avrebbero continuato a fornire armi all'Ucraina.

• Sia il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sia la sua squadra hanno compreso chiaramente che questo conflitto ha delle cause e che le affermazioni di alcuni presidenti e primi ministri europei secondo cui la Russia avrebbe attaccato l'Ucraina senza provocazione sono solo filastrocche.

• Alcuni di loro [presidenti e primi ministri europei], come il cancelliere tedesco Friedrich Merz, continuano a dichiarare che è necessario "fare pressione" sulla Russia con le sanzioni. Nessuno di questi "signori" ha nemmeno menzionato la parola "diritti umani" […] Se lei guarda in retrospettiva a ciò che hanno detto sull'Ucraina in tutti questi anni, non troverà mai l'espressione "diritti umani".

• In Ucraina, dal punto di vista della lingua e della religione, la Carta delle Nazioni Unite viene violata in modo plateale. Non dimentichiamo che Zelensky ha detto a Washington di essere disposto a negoziare, ma che nessun territorio può essere messo in discussione perché glielo impedisce la Costituzione.

• Quando a Washington i delegati [presidenti e premier europei] hanno affermato che è necessario partire dalla formulazione di garanzie di sicurezza per l'Ucraina, e poi per l'Europa, nessuno ha menzionato una sola volta la sicurezza della Russia.

• Se non si rispettano gli interessi di sicurezza della Russia, se non si rispettano a pieno titolo i diritti dei russi e dei russofoni che vivono in Ucraina, non si può parlare di alcun accordo a lungo termine: proprio queste, infatti, sono le cause del conflitto che vanno tempestivamente eliminate nel contesto di una risoluzione.

• Il vertice in Alaska ci ha permesso di vedere che l'amministrazione americana è sinceramente interessata a evitare che un qualsiasi accordo miri a preparare di nuovo l'Ucraina alla guerra - com'è avvenuto dopo gli accordi di Minsk - e a far sì, invece, che la crisi non si ripeta e che vengano garantiti i legittimi diritti di tutti gli Stati che si trovano in questa parte del mondo e di tutti i popoli che li abitano.

• Non abbiamo discusso delle sanzioni. Non solo molti nostri esperti, ma anche politici e personalità pubbliche hanno affermato più volte che l'abolizione delle sanzioni potrebbe avere un effetto negativo. Questo perché potrebbe nuovamente alimentare in alcuni settori della nostra economia l'illusione che ogni problema si risolverà tornando agli schemi elaborati e applicati negli anni Novanta e all'inizio degli anni 2000.

• Non rinunciamo ad alcun formato di dialogo, né bilaterale, né trilaterale. Il Presidente della Federazione Russa  Vladimir Putin lo ha detto più volte. Fondamentale è che qualsiasi formato (sia "1+1" o "1+2", oppure i non pochi formati multilaterali esistenti, compreso l'ambito  delle Nazioni Unite), non venga attivato solo per consentire a qualcuno di scrivere qualcosa sui giornali il giorno dopo, di apparire in televisione la sera o di spettegolare sui social nel tentativo di intaccare ed eliminare "i vapori propagandistici", ma per preparare un incontro passo dopo passo, gradualmente, partendo dal livello degli esperti per passare poi attraverso tutte le fasi indispensabili. Un approccio serio di questo genere lo appoggeremo sempre. Qualsiasi contatto che coinvolga personalità di primo piano va preparato con la massima meticolosità. 

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