La poesia di Jacques Brel
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Il faut oublier Bisogna dimenticare
Tout peut s'oublier Tutto si può dimenticare
Qui s'enfuit déjà Chi fugge già
Oublier le temps Dimenticare il tempo
Des malentendus Dei malintesi
Et le temps perdu Ed il tempo perso
A savoir comment A sapere come
Oublier ces heures Dimenticare queste ore
Qui tuaient parfois Chi uccideva talvolta
A coups de pourquoi A colpi di perché
Le coeur du bonheur Il cuore della felicità
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Moi je t'offrirai Io ti offrirò
Des perles de pluie Delle perle di pioggia
Venues de pays Venute da paesi
Où il ne pleut pas Dove non piove mai
Je creuserai la terre Io scaverò la terra
Jusqu'après ma mort Fino dopo la mia morte
Pour couvrir ton corps Per coprire il tuo corpo
D'or et de lumière D'oro e di luce
Je ferai un domaine Io farò un campo
Où l'amour sera roi Dove l'amore sarà re
Où l'amour sera loi Dove l'amore sarà legge
Où tu seras reine Dove sarai la regina
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Je t'inventerai Io ti inventerò
Des mots insensés Delle parole insensate
Que tu comprendras Che tu comprenderai
Je te parlerai Io ti parlerò
De ces amants-là Di questi amanti
Qui ont vu deux fois Chi ha visto due volte
Leurs coeurs s'embraser I loro cuori infiammarsi
Je te raconterai Io ti racconterò
L'histoire de ce roi La storia di questo re
Mort de n'avoir pas Morto per non averti
Pu te rencontrer Potuto incontrarti
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
On a vu souvent Si è visto spesso
Rejaillir le feu Schizzare il fuoco
De l'ancien volcan Del vecchio vulcano
Qu'on croyait trop vieux Che si credeva troppo vecchio
Il est paraît-il A quanto pare
Des terres brûlées Alcune terre bruciate
Donnant plus de blé Danno più di grano
Qu'un meilleur avril Che un migliore aprile
Et quand vient le soir E quando viene la sera
Pour qu'un ciel flamboie Affinché un cielo fiammeggi
Le rouge et le noir Il rosso ed il nero
Ne s'épousent-ils pas Non si sposano
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Je ne vais plus pleurer Io non vado più a piangere
Je ne vais plus parler Io non vado a più a parlare
Je me cacherai là Mi nasconderò là
A te regarder A guardarti
Danser et sourire Danzare e sorridere
Et à t'écouter Ed ad ascoltarti
Chanter et puis rire Cantare e poi ridere
Laisse-moi devenir Lasciami diventare
L'ombre de ton ombre L'ombra della tua ombra
L'ombre de ta main L'ombra della tua mano
L'ombre de ton chien L'ombra del tuo cane
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Ne me quitte pas Non abbandonarmi
Jacques Brel Jacques Brel
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Gli Esseri del Regno di Fantasia non si arrendono mai, che siano umili fanciulle o giovani coraggiosi, splendide principesse o nobili principi, piumosi pulcini o soffici aquilotti… Fatine ed elfi, vecchine sapienti e bimbi giudiziosi, uccelli variopinti e farfalline leggiadre si aggirano nel Mondo di Fata Immaginazione, Tessitrice dei nostri Sogni…
Informazioni personali
- Patrizia Boi
- Roma, Roma, Italy
- Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.
venerdì 5 aprile 2013
La Poesia in musica
giovedì 4 aprile 2013
Dal 13 AL 28 aprile al Caffè Letterario la mostra personale di Rosa Dragonetti
Giovedì 4 aprile 2013, ore 23:21:57
Pasqua di Resurrezione - Ariete
News Eventi
2 aprile 2013
Dal 13 al 28 aprile, presso il Caffè Letterario di Roma in via Ostiense n. 95, si terrà la mostra personale di Rosa Dragonetti, pittura e scrittura in un unico discorso artistico.
La scrittura diventa, attraverso la sua valenza estetica, un originale e inconsueto mezzo di comunicazione pittorica. L'artista "dipinge il suo pensiero" su superfici che richiamano i muri sporchi e scrostati sui quali lavorano i writers.
La sua gestualità è istintiva e accoglie le soluzioni che la tela improvvisa e regala.
Per la Dragonetti "la tela è il nulla dell'ideazione, non va 'ripopolata' perché è bianca, se l'ideazione non c'è è meglio lasciare la tela bianca. La tela è un'alleata protagonista che possiede un'individualità "pensante". Lavoriamo insieme e firmiamo insieme il lavoro...".
In questo "viscerale rapporto con la tela", il quadro dell'artista si trasforma in una creatura che ospita riflessioni, convinzioni, sfide, messaggi, ponendo un interrogativo sul significato e sul ruolo dell'arte. Non è casuale che il titolo della mostra sia "Arte?", forse un invito a considerare l'arte come occasione di riflessione e interpretazione della realtà. Lo spettatore, infatti, provocato da un linguaggio a volte quasi irriverente, diventa protagonista perchè è chiamato a dare una risposta, avviare discussioni e ad aprire una prospettiva più ampia sull'arte.
L'inaugurazione è prevista sabato 13 aprile dalle 19.00 alle 22.30, ma l'artista sarà presente al Caffè Letterario tutti i sabati e domeniche per incontrare e scambiare pensieri.
Patrizia Boi
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mercoledì 3 aprile 2013
martedì 2 aprile 2013
Il rispetto dei confini ci rende liberi: il Biancospino una barriera tra i mondi
http://www.wsimagazine.com/it/diaries/report/benessere/il-biancospino-un-ansiolitico-naturale_20130322125856.html
Senza Radici non si Vola Il Biancospino insegna ad accogliere il fluire della vita e i passaggi da uno stadio all’altro dell’esistenza: pubertà, giovinezza, età adulta, menopausa, vecchiaia. Il Biancospino è la pianta maestra dei confini, dà forza e valore al rispetto di sé, protegge e accoglie ciò che è nutriente per la persona, è la pianta per antonomasia del rispetto del proprio territorio. Ha anche il dono di portarci nel mondo della fantasia e della magia. Il Biancospino ci prepara a onorare il bianco della morte, ma anche il bianco della rinascita, il rosso del sangue e del dolore, ma anche il rosso della passione e della vita. L’insegnamento del Biancospino è: “Se io rispetto i miei confini sono libero”. (Lucia Berrettari)
Le proprietà del Biancospino (Crataegus-monagyna)
Il nome Crataegus deriva dal greco Kratos che significa "forza". Sarebbe stato il filosofo e botanico greco Teofrasto a battezzare la pianta per la durezza del legno e per l'impressione di forza che trasmette l'intera pianta. Si tratta di un arbusto caratterizzato dalle spine, i fiori candidi come la neve e i frutti scarlatti come il fuoco. Può raggiungere un'altezza di 12 metri e una vita di cinquecento anni, per questo spesso si presenta come un vero e proprio albero. La corteccia grigio-bruno ha molte piccole squame, chioma rotonda, fiori bianchi dal tenero profumo, frutti polposi detti "pomi" che forniscono cibo invernale per tordi, pettirossi, merli, ecc. Se ne può ricavare una gelatina ricca di vitamina C. In tempo di carestia i frutti di Biancospino sono stati utilizzati anche dall'uomo, seccati, macinati e mescolati alla farina per fare il pane; sicuramente rientravano nell'alimentazione degli uomini delle palafitte. Il legname è duro e viene utilizzato per costruire oggetti domestici, mentre dalle spine si ricavano i fusi. Per via degli intrichi impenetrabili dei suoi rami spinosi, insieme alle rose selvatiche, il Biancospino è stato spesso utilizzato per costruire recinzioni creando barriere di protezione naturali.
Simbologia e leggenda
Nell’antica Grecia era di buon auspicio adornare gli altari di fiori di Biancospino durante le nozze. Gli antichi romani lo chiamavano alba spina o spina bianca: era la pianta consacrata sia a Flora, dea della primavera, sia a Maia, dea del mese di maggio. Poiché Maia a maggio imponeva castità, si evitavano le cerimonie nuziali nel mese di maggio oppure si accendevano cinque torce di Biancospino per placare l’ira della dea. Nel corso del Medioevo, sempre nel mese di maggio, il Biancospino era oggetto di rito: se ne poneva una pianta nella piazza del paese e si danzava attorno per chiedere prosperità. I Celti dedicavano al Biancospino il periodo da metà maggio a metà giugno. Una leggenda inglese narra che Giuseppe di Arimatea, leggendario fondatore della cristianità britannica e primo custode del Santo Graal, raccolse il sangue di Cristo, poi si diresse in Britannia. Sbarcato nell’isola piantò il suo bastone sulla terra e da esso nacque miracolosamente una pianta di Biancospino, accanto alla quale egli costruì la prima chiesa d'Inghilterra. Ogni anno il Biancospino fioriva alla vigilia di Natale e si portava un ramo al re e alla regina d'Inghilterra. Si credeva che i fiori candidi della pianta fossero il simbolo della purezza della Vergine, che i frutti scarlatti fossero le gocce del sangue di Cristo, e i rami spinosi la corona di spine sul capo di Gesù. Per i Sumeri rappresenta la pianta dell’immortalità dell’anima: si raccoglie in fondo al mare per godere di eterna giovinezza. In Francia si dice che essendo stata la corona di spine per il martirio di Cristo, la pianta emetta gemiti nel giorno del venerdì santo. La tradizione vuole anche che il Biancospino protegga dai fulmini.
Proprietà fitoterapiche
Tradizionalmente il Biancospino viene utilizzato come ricostituente, antidiarroico, cardiotonico, ipotensivo e ansiolitico. La droga viene estratta sia dai fiori, sia dalle foglie che dai frutti. È molto usato in medicina popolare in quanto contiene vari acidi organici e altre sostanze (flavonoidi, tannini, ecc.) che esercitano un’azione antispasmodica sul cuore e i suoi vasi sanguigni, regolando la pressione e la pulsazione cardiaca. Tali sostanze agiscono anche sul sistema nervoso centrale con effetto sedativo. La pianta è usata contro i disturbi della menopausa in quanto cura l'ansietà, gli squilibri neuro-vegetativi e l’insonnia. Viene spesso consigliato nei casi di angina pectoris, aritmia e ipertensione arteriosa. È utile anche per curare l’arteriosclerosi. Dal punto di vista dell’energetica cinese, il Biancospino è una pianta aespressione yang, in quanto tratta gli eccessi di calore della loggia cardiaca.
I Rimedi di Lidia
Vento di Biancospino
Questo infuso d’erbe è un rimedio efficace per rilassarsi:
- Fiori d’Arancio gr. 40
- Fiori e foglie di Biancospino gr. 30
- Fiori e foglie di Tiglio gr. 30
Versare 1 cucchiaio da minestra della tisana in 1 tazza d’acqua bollente, lasciare in infusione per 10 minuti, filtrare e bere. Si può aggiungere miele.
Fiore Spinato
Rimedio efficace contro l’ansia:
- Fiori e Foglie di Biancospino gr. 40
- Foglie di Melissa gr. 40
- Fiori di Lavanda gr. 40
Versare 1 cucchiaio da minestra della tisana in una tazza di acqua bollente, lasciare in infusione per 15 minuti, filtrare e bere al bisogno.
A cura di Lidia Costa
Lunedì, 25 Marzo 2013
REPORT - Italy, Benessere
Il Biancospino, un ansiolitico naturale
Il rispetto per i confini rende liberi.
Le proprietà del Biancospino (Crataegus-monagyna)
Il nome Crataegus deriva dal greco Kratos che significa "forza". Sarebbe stato il filosofo e botanico greco Teofrasto a battezzare la pianta per la durezza del legno e per l'impressione di forza che trasmette l'intera pianta. Si tratta di un arbusto caratterizzato dalle spine, i fiori candidi come la neve e i frutti scarlatti come il fuoco. Può raggiungere un'altezza di 12 metri e una vita di cinquecento anni, per questo spesso si presenta come un vero e proprio albero. La corteccia grigio-bruno ha molte piccole squame, chioma rotonda, fiori bianchi dal tenero profumo, frutti polposi detti "pomi" che forniscono cibo invernale per tordi, pettirossi, merli, ecc. Se ne può ricavare una gelatina ricca di vitamina C. In tempo di carestia i frutti di Biancospino sono stati utilizzati anche dall'uomo, seccati, macinati e mescolati alla farina per fare il pane; sicuramente rientravano nell'alimentazione degli uomini delle palafitte. Il legname è duro e viene utilizzato per costruire oggetti domestici, mentre dalle spine si ricavano i fusi. Per via degli intrichi impenetrabili dei suoi rami spinosi, insieme alle rose selvatiche, il Biancospino è stato spesso utilizzato per costruire recinzioni creando barriere di protezione naturali.
Simbologia e leggenda
Nell’antica Grecia era di buon auspicio adornare gli altari di fiori di Biancospino durante le nozze. Gli antichi romani lo chiamavano alba spina o spina bianca: era la pianta consacrata sia a Flora, dea della primavera, sia a Maia, dea del mese di maggio. Poiché Maia a maggio imponeva castità, si evitavano le cerimonie nuziali nel mese di maggio oppure si accendevano cinque torce di Biancospino per placare l’ira della dea. Nel corso del Medioevo, sempre nel mese di maggio, il Biancospino era oggetto di rito: se ne poneva una pianta nella piazza del paese e si danzava attorno per chiedere prosperità. I Celti dedicavano al Biancospino il periodo da metà maggio a metà giugno. Una leggenda inglese narra che Giuseppe di Arimatea, leggendario fondatore della cristianità britannica e primo custode del Santo Graal, raccolse il sangue di Cristo, poi si diresse in Britannia. Sbarcato nell’isola piantò il suo bastone sulla terra e da esso nacque miracolosamente una pianta di Biancospino, accanto alla quale egli costruì la prima chiesa d'Inghilterra. Ogni anno il Biancospino fioriva alla vigilia di Natale e si portava un ramo al re e alla regina d'Inghilterra. Si credeva che i fiori candidi della pianta fossero il simbolo della purezza della Vergine, che i frutti scarlatti fossero le gocce del sangue di Cristo, e i rami spinosi la corona di spine sul capo di Gesù. Per i Sumeri rappresenta la pianta dell’immortalità dell’anima: si raccoglie in fondo al mare per godere di eterna giovinezza. In Francia si dice che essendo stata la corona di spine per il martirio di Cristo, la pianta emetta gemiti nel giorno del venerdì santo. La tradizione vuole anche che il Biancospino protegga dai fulmini.
Proprietà fitoterapiche
Tradizionalmente il Biancospino viene utilizzato come ricostituente, antidiarroico, cardiotonico, ipotensivo e ansiolitico. La droga viene estratta sia dai fiori, sia dalle foglie che dai frutti. È molto usato in medicina popolare in quanto contiene vari acidi organici e altre sostanze (flavonoidi, tannini, ecc.) che esercitano un’azione antispasmodica sul cuore e i suoi vasi sanguigni, regolando la pressione e la pulsazione cardiaca. Tali sostanze agiscono anche sul sistema nervoso centrale con effetto sedativo. La pianta è usata contro i disturbi della menopausa in quanto cura l'ansietà, gli squilibri neuro-vegetativi e l’insonnia. Viene spesso consigliato nei casi di angina pectoris, aritmia e ipertensione arteriosa. È utile anche per curare l’arteriosclerosi. Dal punto di vista dell’energetica cinese, il Biancospino è una pianta aespressione yang, in quanto tratta gli eccessi di calore della loggia cardiaca.
I Rimedi di Lidia
Vento di Biancospino
Questo infuso d’erbe è un rimedio efficace per rilassarsi:
- Fiori d’Arancio gr. 40
- Fiori e foglie di Biancospino gr. 30
- Fiori e foglie di Tiglio gr. 30
Versare 1 cucchiaio da minestra della tisana in 1 tazza d’acqua bollente, lasciare in infusione per 10 minuti, filtrare e bere. Si può aggiungere miele.
Fiore Spinato
Rimedio efficace contro l’ansia:
- Fiori e Foglie di Biancospino gr. 40
- Foglie di Melissa gr. 40
- Fiori di Lavanda gr. 40
Versare 1 cucchiaio da minestra della tisana in una tazza di acqua bollente, lasciare in infusione per 15 minuti, filtrare e bere al bisogno.
A cura di Lidia Costa
Pubblicato: Venerdì, 22 Marzo 2013
Autore: Patrizia Boilunedì 25 marzo 2013
Wall Street International Magazine: La Fata Alba Spina- L'anima pura del Biancospino
http://www.wsimagazine.com/it/diaries/report/cultura/la-fata-alba-spina_20130322094016.html
REPORT - Italy, Cultura
C’era una volta una casetta nel bosco piccola e grigia. Era costruita su un pendio sopra il Lago degli Elfi, proprio accanto al grande pozzo che le donne del villaggio consideravano sacro. Da tempo immemorabile la gente del luogo ricordava l’esistenza di quell’enorme albero di Biancospino che faceva ombra al pozzo, i cui rami intrecciati di spine formavano una barriera naturale tra la casa e la foresta profonda. Una pianta che a primavera pullulava di fiori candidi come la purezza rosso fuoco. Il giardino circostante era costantemente verde e colmo di fiori di mille forme e colori. La pianta spiccava perché, nel suo inerpicarsi sulla casa e sul pozzo, era un viavai di passeri, merli, tordi, pettirossi, cornacchie e farfalle d‘ogni specie. Ogni tanto uno scoiattolo s’avvicinava furtivo attratto dalle voci degli uccelli e dal canto della pianta, poi scompariva improvvisamente nel nulla.
Quando Fiammetta andava a trovare la nonna, che abitava nella casetta, spesso si sedeva affianco al pozzo, all’ombra di quell’albero. Se la pianta indossava il suo abito primaverile a Fiammetta sembrava di vedere un’elegante signora bella come una sposa. Nella chioma della pianta lei scorgeva un velo leggero e profumato, nei fiori che scendevano lungo il tronco le pareva di osservare lunghe braccia aggraziate e il tronco delicato e slanciato le dava l’idea di due straordinarie gambe affusolate. La nonna un bel giorno le aveva svelato un segreto della famiglia: un’antenata, per non andare sposa al terribile Re degli Elfi, si era gettata nel pozzo e subito dopo era germogliato dalla terra quell’albero che si era trasformato velocemente in una grande pianta. Da quel momento Fiammetta non perdeva occasione per parlare con l’albero, per esprimere i suoi desideri, per chiedere consigli, per esorcizzare le sue paure.
Fu così che proprio il giorno in cui sua nonna salì in cielo, di fronte al dolore inconsolabile della bambina, l’albero cominciò ad agitare le sue fronde come se danzasse al sibilo del vento. La bimba vide materializzarsi un’elegante figura di donna. Con un ramoscello carico di frutti rossi la sfiorò e disse: “Sono l’anima della tua prima antenata, la Fata Alba Spina. Tua nonna è arrivata in fondo al pozzo ed è stata accolta nel giardino fiorito delle Fate della nostra stirpe. Non devi piangere, lei sta bene e mi ha chiesto di proteggerti. Posso esaudire tre tuoi desideri: prendi questo scettro di frutti e usalo per chiamarmi quando ne avrai bisogno. Le mie spine segnano il confine tra il regno del visibile e il mondo dell’invisibile, i miei fiori sono la barriera da attraversare per giungere nel regno delle Fate, i frutti rossi sono il fuoco che si cela dentro ogni essere umano. Se saprai usarli con intelligenza ti regaleranno un mondo d’Amore”.
Fiammetta s’accese in volto come una susina matura e i suoi occhi scintillarono al sole. Cominciò a trillare attraendo tutti i volatili del giardino con il desiderio imperioso di cantare con gli animali del bosco. Tutti gli esseri viventi della foresta uscirono dalle loro tane e si precipitarono accanto a Fiammetta che diresse il coro di cinguettii degli uccelli, di ululati dei lupi, di sibili dei serpenti. Ebbe piacere degli scoppiettii di gioia degli scoiattoli, dello sfavillio delle farfalle e delle coccinelle, dello stropiccio delle foglie sul passo dei bruchi. La Fata Alba Spina comparve come una buona madrina in quella festa gioiosa e risvegliò tutte le piante della Foresta, fece nascere foglie, fiori e frutti e il giardino di Fiammetta divenne un Paradiso incantato. La bimba si sentì felice e piena di letizia in quell’armonia della natura e imparò a godere anche delle piccole cose.
Spesso andava a trovare la fatina e parlava con la sua pianta con immensa tenerezza. Gli adulti non capivano il suo stato d’animo e cercavano di portarla lontano dai suoi sogni. Un giorno che sua zia la lasciò sola nel giardino, la bimba chiamò la Fata e le chiese: “Mi accompagni in fondo al pozzo? Mi piacerebbe salutare mia nonna!”. Allora la Fata prese un ramoscello di fiori e vi fece salire sopra Fiammetta. La bimba attraversò nove porte luminose e a ogni passaggio fu immersa in un mondo nuovo di profumi, di suoni e di lampi di luce. Alla fine comparve un lago azzurro scintillante di riflessi multicolori e, sopra una nube che fluttuava nello spazio, le apparve sua nonna. C’erano migliaia di altre nuvolette avvolte nel bagliore e seppe che ognuna era una fatina della sua stirpe dalla notte dei tempi.
Poi la nonna l’abbracciò e le disse: “Figlia mia, è ora che tu torni sulla terra. Va da sola e non voltarti mai indietro. Ricordati di non svelare a nessuno il segreto del mondo di sotto”. Fiammetta salutò la nonna e cominciò a salire oltrepassando dieci meravigliosi strati di luce. A un certo punto un coniglietto bianco la condusse verso una barriera di fiori bianchissimi. Attraversò una foresta di spine e fiori di Biancospino nella luce del plenilunio di novembre, respirò i raggi argentati dell’astro nascosto nella notte, accarezzò da vicino la pelle luminosa delle stelle, poi cadde addormentata accanto a un fuoco acceso ai piedi di una cascata.
L’indomani si svegliò nel suo lettino, in mezzo a tutti i suoi pupazzi. Sua madre le sorrise e le disse: “Amore, è ora di far colazione”. La finestra era aperta e il sole risplendeva facendo brillare le gocce di brina presenti sul prato. Fiammetta pensò alla pianta del giardino di sua nonna e sorrise tra sé. Poi si voltò e cercò tra le sue bambole di porcellana la compagna di quel giorno. I suoi occhi scintillarono nell’osservare una minuscola bambolina quasi nascosta dal vestito della bambola più grande. La prese in mano e guardandola più da vicino s’accorse che somigliava alla Fata Alba Spina. Si stupì perché non l’aveva mai vista prima tra le bambole. La prese tra le braccia, le sorrise e cominciò a cantarle una ninnananna.
Da quel giorno la scelse come compagna di gioco e anche adesso che è cresciuta la tiene sempre in un lettino di raso rosso accanto al letto e le sussurra un segreto ogni notte prima di andare a dormire.
Ogni piantina ha il suo mistero
ogni bel fiore è un mondo sincero
in ogni frutto nasce l’essenza
e sboccian perle di conoscenza.
Se il Biancospino crea una barriera
di fiori candidi di primavera
la fantasia distenda il suo velo
sull’anima pura che ama davvero.
REPORT - Italy, Cultura
La Fata Alba Spina
L'anima pura del Biancospino.
Quando Fiammetta andava a trovare la nonna, che abitava nella casetta, spesso si sedeva affianco al pozzo, all’ombra di quell’albero. Se la pianta indossava il suo abito primaverile a Fiammetta sembrava di vedere un’elegante signora bella come una sposa. Nella chioma della pianta lei scorgeva un velo leggero e profumato, nei fiori che scendevano lungo il tronco le pareva di osservare lunghe braccia aggraziate e il tronco delicato e slanciato le dava l’idea di due straordinarie gambe affusolate. La nonna un bel giorno le aveva svelato un segreto della famiglia: un’antenata, per non andare sposa al terribile Re degli Elfi, si era gettata nel pozzo e subito dopo era germogliato dalla terra quell’albero che si era trasformato velocemente in una grande pianta. Da quel momento Fiammetta non perdeva occasione per parlare con l’albero, per esprimere i suoi desideri, per chiedere consigli, per esorcizzare le sue paure.
Fu così che proprio il giorno in cui sua nonna salì in cielo, di fronte al dolore inconsolabile della bambina, l’albero cominciò ad agitare le sue fronde come se danzasse al sibilo del vento. La bimba vide materializzarsi un’elegante figura di donna. Con un ramoscello carico di frutti rossi la sfiorò e disse: “Sono l’anima della tua prima antenata, la Fata Alba Spina. Tua nonna è arrivata in fondo al pozzo ed è stata accolta nel giardino fiorito delle Fate della nostra stirpe. Non devi piangere, lei sta bene e mi ha chiesto di proteggerti. Posso esaudire tre tuoi desideri: prendi questo scettro di frutti e usalo per chiamarmi quando ne avrai bisogno. Le mie spine segnano il confine tra il regno del visibile e il mondo dell’invisibile, i miei fiori sono la barriera da attraversare per giungere nel regno delle Fate, i frutti rossi sono il fuoco che si cela dentro ogni essere umano. Se saprai usarli con intelligenza ti regaleranno un mondo d’Amore”.
Fiammetta s’accese in volto come una susina matura e i suoi occhi scintillarono al sole. Cominciò a trillare attraendo tutti i volatili del giardino con il desiderio imperioso di cantare con gli animali del bosco. Tutti gli esseri viventi della foresta uscirono dalle loro tane e si precipitarono accanto a Fiammetta che diresse il coro di cinguettii degli uccelli, di ululati dei lupi, di sibili dei serpenti. Ebbe piacere degli scoppiettii di gioia degli scoiattoli, dello sfavillio delle farfalle e delle coccinelle, dello stropiccio delle foglie sul passo dei bruchi. La Fata Alba Spina comparve come una buona madrina in quella festa gioiosa e risvegliò tutte le piante della Foresta, fece nascere foglie, fiori e frutti e il giardino di Fiammetta divenne un Paradiso incantato. La bimba si sentì felice e piena di letizia in quell’armonia della natura e imparò a godere anche delle piccole cose.
Spesso andava a trovare la fatina e parlava con la sua pianta con immensa tenerezza. Gli adulti non capivano il suo stato d’animo e cercavano di portarla lontano dai suoi sogni. Un giorno che sua zia la lasciò sola nel giardino, la bimba chiamò la Fata e le chiese: “Mi accompagni in fondo al pozzo? Mi piacerebbe salutare mia nonna!”. Allora la Fata prese un ramoscello di fiori e vi fece salire sopra Fiammetta. La bimba attraversò nove porte luminose e a ogni passaggio fu immersa in un mondo nuovo di profumi, di suoni e di lampi di luce. Alla fine comparve un lago azzurro scintillante di riflessi multicolori e, sopra una nube che fluttuava nello spazio, le apparve sua nonna. C’erano migliaia di altre nuvolette avvolte nel bagliore e seppe che ognuna era una fatina della sua stirpe dalla notte dei tempi.
Poi la nonna l’abbracciò e le disse: “Figlia mia, è ora che tu torni sulla terra. Va da sola e non voltarti mai indietro. Ricordati di non svelare a nessuno il segreto del mondo di sotto”. Fiammetta salutò la nonna e cominciò a salire oltrepassando dieci meravigliosi strati di luce. A un certo punto un coniglietto bianco la condusse verso una barriera di fiori bianchissimi. Attraversò una foresta di spine e fiori di Biancospino nella luce del plenilunio di novembre, respirò i raggi argentati dell’astro nascosto nella notte, accarezzò da vicino la pelle luminosa delle stelle, poi cadde addormentata accanto a un fuoco acceso ai piedi di una cascata.
L’indomani si svegliò nel suo lettino, in mezzo a tutti i suoi pupazzi. Sua madre le sorrise e le disse: “Amore, è ora di far colazione”. La finestra era aperta e il sole risplendeva facendo brillare le gocce di brina presenti sul prato. Fiammetta pensò alla pianta del giardino di sua nonna e sorrise tra sé. Poi si voltò e cercò tra le sue bambole di porcellana la compagna di quel giorno. I suoi occhi scintillarono nell’osservare una minuscola bambolina quasi nascosta dal vestito della bambola più grande. La prese in mano e guardandola più da vicino s’accorse che somigliava alla Fata Alba Spina. Si stupì perché non l’aveva mai vista prima tra le bambole. La prese tra le braccia, le sorrise e cominciò a cantarle una ninnananna.
Da quel giorno la scelse come compagna di gioco e anche adesso che è cresciuta la tiene sempre in un lettino di raso rosso accanto al letto e le sussurra un segreto ogni notte prima di andare a dormire.
Ogni piantina ha il suo mistero
ogni bel fiore è un mondo sincero
in ogni frutto nasce l’essenza
e sboccian perle di conoscenza.
Se il Biancospino crea una barriera
di fiori candidi di primavera
la fantasia distenda il suo velo
sull’anima pura che ama davvero.
Pubblicato: Venerdì, 22 Marzo 2013
Autore: Patrizia Boimartedì 19 marzo 2013
Hevi Dilara ci invita a festeggiare il Newroz, il Capodanno Kurdo
Care amiche e cari amici,
sono molto felice di invitarvi anche quest’anno al Newroz, all’anno 2712 per i Kurdi. La vostra partecipazione e presenza contribuirà nuovamente ad arricchire di successo e solidarietà lo svolgimento delle attività, che come Europa Levante stiamo organizzando per diffondere e far conoscere la cultura kurda in Italia.
Sarò contenta di vedervi durante le due serate di proiezioni, dibattiti, degustazioni, musica, fuochi e balli.
Saro felice di incontrarvi lì in tanti, sperando nella partecipazione di tutti voi e dei vostri amici/amiche.
Mi raccomando diffondete la notizia e venite numerosi, vi aspetto!
Hevi Dilara
Diretrice del Festival del Cinema Kurdo
sono molto felice di invitarvi anche quest’anno al Newroz, all’anno 2712 per i Kurdi. La vostra partecipazione e presenza contribuirà nuovamente ad arricchire di successo e solidarietà lo svolgimento delle attività, che come Europa Levante stiamo organizzando per diffondere e far conoscere la cultura kurda in Italia.
Sarò contenta di vedervi durante le due serate di proiezioni, dibattiti, degustazioni, musica, fuochi e balli.
Saro felice di incontrarvi lì in tanti, sperando nella partecipazione di tutti voi e dei vostri amici/amiche.
Mi raccomando diffondete la notizia e venite numerosi, vi aspetto!
Hevi Dilara
Diretrice del Festival del Cinema Kurdo
domenica 17 marzo 2013
Il Mago Palandrana e la vecchia Zaira traduzione in rumeno pubblicata in Contemporary Literary Horizon, una rivista bilingue e multiculturale indipendente di cultura e spiritualità contemporanea
Debo comunicarte que nuestra tercera Antologia,
incluyendo tambien la seleccion de tus escritos, sera presentada estas semanas
en una Exposicion oficial en Londres.
Aqui es el e-mail de Caroline Gill sobre este evento.
Aqui es el e-mail de Caroline Gill sobre este evento.
Draga Daniel,
<<I am delighted that the 'Antologia' has
been accepted for inclusion in the 'Invisible Architecture' literary and artistic
'Installation' at The Roundhouse in Camden, London. All being well, it should be
on display as part of the project created and curated by the folk at Antlers
Press over the weekend of 23-24 March
2013 in celebration of UNESCO World Poetry Day (21 March).
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