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Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

mercoledì 3 settembre 2025

Pechino 3 settembre: la parata dell’80º anniversario tra potenza, memoria e proiezione globale

Un crescendo solenne di simboli e tecnologia militare


Il 3 settembre, Piazza Tian’anmen ha ospitato una parata militare senza precedenti per celebrare l’80º anniversario della vittoria sul militarismo giapponese e la fine della Seconda Guerra Mondiale in Asia. L’evento, presieduto da Xi Jinping, ha visto la partecipazione di Vladimir Putin, Kim Jong-un e altri ventiquattro leader esteri.

Nuove forze armate nazionali, sistemi d’arma avanzati, droni, missili ipersonici, laser e perfino “robot lupo” hanno trasformato la celebrazione in una potente vetrina militare e geopolitica. La coreografia ha visto sfilare divisioni di terra, mare e aria, con un sorvolo finale che ha disegnato nell’azzurro il numero “80” a celebrare la ricorrenza.

Discorso di Xi: scelte decisive per l’umanità


Nel suo intervento, Xi ha lanciato messaggi di forte valenza storica e politica:

  • «L’umanità si trova di fronte a una scelta: pace o guerra, dialogo o confronto, vittoria condivisa o logica a somma zero».

  • «La storia ci ammonisce: dobbiamo rimanere incrollabili nella convinzione della giustizia, fermi nel nostro impegno per la pace, e sicuri nella forza insormontabile del popolo».

  • «Il ringiovanimento della nazione cinese è inarrestabile».

  • «Solo quando le nazioni si trattano da eguali si può salvaguardare la sicurezza comune e impedire che le tragedie storiche si ripetano».

  • «La forza può dominare il momento, ma il diritto trionfa per sempre. La giustizia, la luce e il progresso inevitabilmente prevarranno».

Scenografia di potere e alleanze geopolitiche


La parata è stata anche un palcoscenico geopolitico: accanto a Xi, la presenza di Putin e Kim Jong-un ha sancito un asse politico e militare sempre più saldo. Pechino ha voluto presentarsi come epicentro di un nuovo equilibrio multipolare, sottolineando il ruolo della Cina come garante di stabilità e forza in Asia.

Un messaggio rivolto al mondo


Xi ha sintetizzato così la funzione della Cina nel contesto globale:
«La Cina sarà sempre una forza per la pace, la stabilità e il progresso nel mondo».

Il rito militare ha dunque avuto una chiara dimensione simbolica e diplomatica: celebrare la memoria storica, mostrare la potenza tecnologica e ribadire l’idea di un ordine internazionale fondato sulla cooperazione e sul rispetto reciproco, in contrapposizione alla logica dei blocchi e delle rivalità egemoniche.

Conclusione


La parata del 3 settembre non è stata solo una commemorazione storica: è stata un atto politico. Xi Jinping ha intrecciato il ricordo del passato con l’ambizione di guidare un futuro alternativo all’ordine globale occidentale. Nelle sue parole, il cuore del messaggio: giustizia, pace e progresso come unici orizzonti possibili per l’umanità.


Fonti:http://en.kremlin.ru/events/president/news/77893

Tutte le immagini provengono dal sito del Presidente della Federazione Russa

Putin in Cina: energia, multipolarismo e Ucraina al centro del dialogo



Al termine della sua visita ufficiale di quattro giorni in Cina, Vladimir Putin ha incontrato i giornalisti a Pechino il 3 settembre. Il Presidente russo ha tracciato un bilancio degli incontri con Xi Jinping e delle discussioni bilaterali e multilaterali che hanno caratterizzato l’agenda.

Relazioni con la Cina: «dialogo amichevole e costruttivo»


Putin ha definito la visita «utile non solo per i negoziati formali, ma anche per le discussioni informali», in un clima di amicizia con Xi Jinping. Ha giudicato i risultati «estremamente positivi», sottolineando l’importanza dell’iniziativa cinese di governance globale e la crescente unità tra i Paesi asiatici.

Energia: l’accordo sul Forza della Siberia 2


Un tema centrale dei colloqui è stato quello energetico, con la firma di un pacchetto di intese che apre la strada al nuovo gasdotto Forza della Siberia 2, che passerà per la Mongolia. Putin ha risposto con chiarezza, riportando il lungo percorso che ha portato all’intesa:

«In effetti, questo lavoro è in corso da molto tempo e lo discutiamo con i nostri partner da anni. Sono state esaminate diverse rotte, ognuna con i suoi pro e contro. Le trattative sono durate anni. Ma come sappiamo, nonostante la recessione in molti Paesi, compresi quelli dell’UE, l’economia globale nel complesso cresce, soprattutto nell’Asia-Pacifico.

La domanda di energia è in aumento, anche in Cina, che rimane uno dei motori della crescita globale, con un incremento del PIL superiore al cinque per cento. Alcuni dicono che i tassi di crescita siano diminuiti, ed è vero, ma la base di partenza oggi è molto più alta rispetto a dieci o quindici anni fa. Questo porta a una domanda ancora maggiore di energia.

Così, finalmente, le parti hanno raggiunto un consenso. Non c’è carità da nessuna parte: sono accordi reciprocamente vantaggiosi, basati su principi di mercato specifici per questa regione. La strategia dei prezzi si basa su una formula oggettiva, non sui prezzi del giorno.


In sostanza: la Cina ha bisogno di energia, noi possiamo fornirla in modo stabile e affidabile. E questo non è il risultato di un incontro occasionale, ma di anni di lavoro congiunto.

Sono tutti soddisfatti, e lo sono anch’io. Gazprom è una delle nostre aziende leader che accede a nuovi mercati. Attraverso la Mongolia trasporteremo 50 miliardi di metri cubi di gas, rispetto ai 38 attuali. E ci saranno altre rotte, per superare complessivamente i 100 miliardi di metri cubi.»

Ucraina: «nessuna sicurezza a spese della Russia»


Putin ha ribadito che Mosca non ha mai ostacolato la scelta dell’Ucraina di aderire all’UE, ma ha sempre considerato inaccettabile il suo ingresso nella NATO. Ha denunciato il colpo di Stato del 2014 come origine della crisi e ha criticato la mancata applicazione degli accordi di Minsk da parte dell’Occidente.

Riguardo a un possibile negoziato, ha affermato che un incontro con la leadership ucraina o con Donald Trump sarebbe possibile, «se ben preparato», e persino a Mosca «su richiesta» dell’ex presidente statunitense.

Multipolarismo ed Europa


Alla domanda se il mondo multipolare evocato nel 2007 a Monaco sia ormai realtà, Putin ha risposto che «le sue forme sono già visibili», chiarendo che multipolarità non significa nuovi egemoni, ma «uguaglianza». Ha citato India, Cina e Russia come esempi di grandi economie che non devono dominare, ma convivere.

Sulle parole del Cancelliere tedesco Merz, che lo ha definito «criminale di guerra», ha replicato parlando di «tentativo maldestro di spostare la responsabilità» per la crisi ucraina sull’attuale leadership russa, ricordando invece le responsabilità occidentali.

Fondi russi e fronte militare


Putin ha avvertito che la confisca dei 300 miliardi di fondi russi congelati «distruggerebbe l’ordine finanziario mondiale» e provocherebbe caos nell’economia globale.

Sul piano militare, ha riferito che «tutti i gruppi russi avanzano in varie direzioni», mentre le forze ucraine soffrono «un deficit di riserve» con unità ridotte «al 47-48% della forza». Ha però ammesso che «i combattimenti restano duri e cruenti».

Un dettaglio inaspettato: il colloquio con Trump in Alaska


Putin ha raccontato di aver parlato brevemente in inglese con Donald Trump durante il loro incontro in Alaska. Durante il viaggio in auto, ha detto di avergli rivolto solo poche parole: «Sono lieto di vederla vivo e in salute, caro vicino.»

Successivamente ha aggiunto di aver discusso più a lungo dei colloqui con Narendra Modi.

Fonti:http://en.kremlin.ru/events/president/news/77893

Tutte le immagini provengono dal sito del Presidente della Federazione Russa

Putin–Kim a Pechino: bilaterale al Diaoyutai, nuove intese e messaggi a tre (Mosca–Pyongyang–Pechino)


Pechino, 3 settembre 2025.
Subito dopo la ricezione per l’80° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, Vladimir Putin e Kim Jong-un si sono spostati (a bordo della berlina presidenziale russa) alla residenza di Stato Diaoyutai, dove hanno tenuto un colloquio bilaterale a porte chiuse. L’incontro è avvenuto a margine della parata militare in piazza Tian’anmen e della serie di summit che hanno portato a Pechino decine di capi di Stato.

Contenuti politici del colloquio


Secondo il resoconto ufficiale russo e le agenzie internazionali, il clima è stato di “alleanza e fiducia”. Putin ha ringraziato Kim per il sostegno di Pyongyang a Mosca e ha elogiato la “valentia” di unità speciali nordcoreane che, avrebbero preso parte alla difesa/“liberazione” della regione russa di Kursk “in conformità con il nuovo trattato” bilaterale.

Kim ha ricambiato parlando di “dovere fraterno” verso la Russia e della volontà di espandere la cooperazione economica “in tutti i settori”, alla luce del Trattato di Partenariato Strategico Comprensivo firmato a Pyongyang nel giugno 2024, documento che ha elevato i rapporti a un livello di cooperazione politico-militare e industriale senza precedenti nell’era post-sovietica.

Invito in Russia e prospettive


Nel corso dell’incontro, Putin ha invitato Kim a recarsi in visita in Russia. L’invito, riferiscono le agenzie, è stato accolto favorevolmente da Pyongyang e s’inserisce in un calendario di scambi sempre più fitto tra i due Paesi. Sul tavolo: energia, infrastrutture, cooperazione spaziale e militare, oltre ai meccanismi per aggirare le fragilità dei pagamenti internazionali.

Il contesto cinese


Che il bilaterale sia avvenuto a Pechino non è un dettaglio: la giornata ha visto Xi Jinping al centro di una poderosa proiezione di potenza (parata e ricezione al Grande Palazzo del Popolo), con Putin e Kim ospiti d’onore. La cornice sottolinea la triangolazione sempre più evidente tra Cina, Russia e Corea del Nord su sicurezza regionale, filiere strategiche e narrativa storica della “vittoria sull’imperialismo”.


Punti da tenere d’occhio:

  • eventuale annuncio di date/luoghi per la visita di Kim in Russia;
  • seguiti concreti del trattato del 2024 (commesse industriali, logistica, scambi energetici);
  • reazioni di Seul, Tokyo e Washington su possibili trasferimenti di tecnologie e materiali sensibili.


domenica 31 agosto 2025

Casa Russa a Roma inaugura la nuova stagione culturale con una “Giornata contro la russofobia”


Roma, 4 settembre
– Giovedì 4 settembre, alle ore 18:30, la Casa Russa a Roma inaugura la sua stagione culturale autunnale con un evento speciale incentrato sulla lotta contro la russofobia. L'evento si aprirà con la presentazione del libro "De russophobia" del giornalista italiano Vincenzo Lorusso, un'opera pubblicata per l'80º Anniversario della Vittoria, il 9 maggio, con una versione in russo attualmente in preparazione.

L'autore, che vive e lavora a Lugansk, interverrà tramite collegamento video per esplorare le cause e la storia della russofobia, un fenomeno sociale che il libro analizza come uno strumento di pressione politica e di distorsione della memoria storica.

La serata proseguirà con la proiezione, per la prima volta a Roma, del documentario "Russofobia, storia di un odio". Tradotto da Vincenzo Lorusso, il film è stato incluso nel programma a grande richiesta del pubblico, che non ha potuto partecipare all'evento di fine luglio. L'iniziativa, ideata da Lorusso come “Giornata contro la russofobia”, ha già visto il documentario proiettato in diverse città italiane, come Bari, Viterbo, Pradamano, Conflenti, Serrastretta e Segromigno in Monte. La sua proiezione risponde alla risposta popolare all'annullamento del concerto del maestro Valerij Gergiev alla Reggia di Caserta del 27 luglio 2025.

In segno di sostegno e solidarietà per questa straordinaria personalità culturale, l’evento includerà anche la riproduzione di registrazioni di frammenti delle esibizioni di Gergiev.

Informazioni per il pubblico

Data: Giovedì 4 settembre

Orario: 18:30

Luogo: Casa Russa a Roma – Piazza Benedetto Cairoli, 6

Ingresso: Libero, con prenotazione obbligatoria tramite il link: forms.gle/kyvVAjTUiJERxdPZ6 o telefonando al numero 06 888 16 333. Si prega di esibire un documento d'identità all'entrata.

Ufficio Stampa Casa Russa a Roma Piazza Benedetto Cairoli, 6 - 00186 Roma tel. +39 06 888 16 333 STORIA DELLA RUSSOFOBIA: PERCHE' L'EUROPA ODIA LA RUSSIA DA 1000 ANNI? Questo video fornisce un contesto storico sulla definizione e le origini della russofobia, tema centrale dell'evento.

mercoledì 27 agosto 2025

Sport, principi olimpici e geopolitica: il commento dell’Ambasciata russa a Roma

L’Ambasciatore russo Alexey Paramonov
Dichiarazione dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia in merito ai principi fondativi del Movimento Olimpico

In occasione del “Meeting per l’amicizia fra i popoli” di Rimini, uno dei più significativi appuntamenti annuali di dialogo e confronto promossi dal movimento cattolico Comunione e Liberazione, le dichiarazioni del Ministro dello Sport italiano Andrea Abodi hanno suscitato una reazione da parte dell’Ambasciata della Federazione Russa a Roma.

Interpellato da un giornalista sul tema dell’esclusione degli atleti israeliani dalle competizioni internazionali come forma di pressione politica, Abodi ha ribadito che lo sport deve unire e non dividere, rifiutando l’ipotesi di un simile provvedimento. Tuttavia, lo stesso ministro ha giustificato, nel medesimo contesto, l’esclusione della Russia dalle manifestazioni sportive globali, definendola legittima a causa della natura “cruenta” delle azioni di Mosca.

Le parole di Abodi hanno spinto l’Ambasciatore russo Alexey Paramonov a intervenire con un commento ufficiale, in cui vengono richiamati i principi fondativi del Movimento Olimpico e denunciata la logica dei “due pesi e due misure” da parte dell’Occidente. Attraverso un’argomentazione che intreccia storia, dati internazionali e riferimenti al prossimo appuntamento olimpico che vedrà l’Italia protagonista, l’Ambasciata richiama l’attenzione sull’importanza di preservare lo sport come strumento di pace e di dialogo tra i popoli, senza piegarlo a logiche geopolitiche.

Commento dell’Ambasciata della Federazione Russa

«Il 25 agosto 2025, Andrea Abodi, Ministro dello Sport italiano, a margine della conferenza “Meeting per l’amicizia fra i popoli” di Rimini, che si tiene annualmente per iniziativa del movimento cattolico “Comunione e Liberazione”, rispondendo alla domanda di un giornalista sull’opportunità di escludere gli atleti israeliani dalle competizioni sportive internazionali, così da esercitare pressione sul governo di Israele (in relazione alla situazione nella Striscia di Gaza), ha dichiarato che tale decisione sarebbe un passo indietro rispetto alla funzione principale dello sport, che deve unire e non dividere.

Una constatazione del genere non si potrebbe che accogliere con favore. Infatti, lo sport, così come la scienza e l’arte, è votato a unire le persone. Così è sempre stato. Proprio di questo parlava a suo tempo il fondatore del movimento olimpico internazionale, Pierre de Coubertin, che aveva esposto i principi fondamentali dell’olimpismo nella "Carta Olimpica". La missione principale dello sport, in particolare dei Giochi Olimpici, è mirata a far sì che, a prescindere da qualsivoglia contraddizione, i rappresentanti dei diversi Paesi possano riunirsi per creare presupposti e condizioni per lo sviluppo armonioso dell’umanità, contribuendo, attraverso lo sport, a edificare una società pacifica, attenta alla salvaguardia della dignità umana.

Purtroppo, il Ministro italiano, come recita un fraseologismo russo, “ha iniziato alla grande, finendo miseramente”. Il Dott. Abodi ha contraddetto se stesso, aggiungendo che l’esclusione della Russia dalle competizioni sportive internazionali, al contrario, è giustificata, in quanto le azioni della Russia hanno carattere ben più “cruento”. È un esempio emblematico dei "due pesi, due misure" dei rappresentanti dell’establishment occidentale!

Sarebbe interessante sapere quale criterio venga applicato in Italia per determinare quanto sia “cruento” uno o l'altro conflitto. Purtroppo, infatti, il numero dei conflitti continua a crescere. Secondo i dati dell’Istituto di Ricerca sulla Pace (PRIO) di Oslo, nel 2024, in 36 Paesi, si sono verificati 61 conflitti: più che in qualsiasi altro anno successivo alla fine della Seconda guerra mondiale. Vorremmo chiedere, inoltre, come in Italia vengano valutati i dati ufficiali secondo cui, da quando il regime di Kiev ha iniziato la cosiddetta “Operazione antiterroristica” – in realtà, una guerra contro la propria popolazione russofona del Donbass – dal 2014 al 2022, a causa delle sue azioni, sono morti 14.000 civili ucraini e oltre 500 bambini sono stati uccisi o mutilati. Nessuno in Occidente ha mosso un dito per costringere il regime di Kiev a porre fine a questo spargimento di sangue. Per non parlare di un'esclusione degli atleti ucraini dalle competizioni sportive internazionali. Al contrario, si è improvvisamente iniziato a esercitare la massima pressione sulla Russia, la quale, invece, si è schierata in difesa della popolazione civile del Donbass per porre fine al massacro e alla guerra.

Com'è noto, nel febbraio 2026, all’Italia è stato affidato l’onore di ospitare i XXV Giochi Olimpici Invernali. Sarebbe molto auspicabile che le autorità italiane seguissero con chiarezza i principi fondamentali del Movimento Olimpico e si astenessero dal formulare, per bocca dei propri funzionari sportivi, cui è delegata la preparazione delle Olimpiadi, dichiarazioni che alterano il senso e il significato del compito loro affidato».

martedì 26 agosto 2025

Intervista al Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, rilasciata alla Società Radio-Televisiva di Stato Russa (Mosca, 19 agosto 2025)


In un momento di grande complessità per gli equilibri internazionali, la voce della diplomazia russa si è espressa con chiarezza attraverso le parole del Ministro degli Affari Esteri Sergey Lavrov. 

Nell’intervista concessa alla Società Radio-Televisiva di Stato Russa, Lavrov ha affrontato i temi più delicati legati al conflitto in Ucraina, alle relazioni con gli Stati Uniti e all’atteggiamento dei partner europei. Le sue dichiarazioni delineano un quadro netto: da un lato, la volontà americana di giungere a un risultato duraturo e stabile; dall’altro, la posizione degli alleati europei, ancora ancorata a logiche di pressione e forniture militari.

Al centro del discorso del ministro emergono questioni fondamentali: il rispetto della sicurezza della Russia, la tutela dei diritti dei russi e dei russofoni in Ucraina, la necessità di superare approcci propagandistici e di costruire invece percorsi negoziali seri, fondati su garanzie reciproche e preparati con meticolosità. Lavrov non ha mancato di sottolineare come la crisi attuale affondi le sue radici in cause precise, troppo spesso ignorate nelle narrazioni occidentali, e ha ribadito che senza un riconoscimento pieno degli interessi russi non potrà esserci un accordo duraturo.

Questa intervista rappresenta dunque un passaggio chiave per comprendere la posizione di Mosca di fronte alle dinamiche internazionali, nonché il metodo con cui la Federazione Russa intende affrontare il dialogo, sia in ambito bilaterale che multilaterale.

Intervista rilasciata dal Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa Sergey Lavrov alla Società Radio-Televisiva di Stato Russa (Mosca, 19 agosto 2025)

Punti chiave:

• Si è indubbiamente visto che il Presidente degli Stati Uniti e la sua squadra, per prima cosa, vogliono davvero ottenere un risultato che sia duraturo, stabile e affidabile, a differenza degli europei, che, nel frattempo ribadivano ai quattro venti che avrebbero accettato solo un cessate il fuoco, dopo il quale avrebbero continuato a fornire armi all'Ucraina.

• Sia il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sia la sua squadra hanno compreso chiaramente che questo conflitto ha delle cause e che le affermazioni di alcuni presidenti e primi ministri europei secondo cui la Russia avrebbe attaccato l'Ucraina senza provocazione sono solo filastrocche.

• Alcuni di loro [presidenti e primi ministri europei], come il cancelliere tedesco Friedrich Merz, continuano a dichiarare che è necessario "fare pressione" sulla Russia con le sanzioni. Nessuno di questi "signori" ha nemmeno menzionato la parola "diritti umani" […] Se lei guarda in retrospettiva a ciò che hanno detto sull'Ucraina in tutti questi anni, non troverà mai l'espressione "diritti umani".

• In Ucraina, dal punto di vista della lingua e della religione, la Carta delle Nazioni Unite viene violata in modo plateale. Non dimentichiamo che Zelensky ha detto a Washington di essere disposto a negoziare, ma che nessun territorio può essere messo in discussione perché glielo impedisce la Costituzione.

• Quando a Washington i delegati [presidenti e premier europei] hanno affermato che è necessario partire dalla formulazione di garanzie di sicurezza per l'Ucraina, e poi per l'Europa, nessuno ha menzionato una sola volta la sicurezza della Russia.

• Se non si rispettano gli interessi di sicurezza della Russia, se non si rispettano a pieno titolo i diritti dei russi e dei russofoni che vivono in Ucraina, non si può parlare di alcun accordo a lungo termine: proprio queste, infatti, sono le cause del conflitto che vanno tempestivamente eliminate nel contesto di una risoluzione.

• Il vertice in Alaska ci ha permesso di vedere che l'amministrazione americana è sinceramente interessata a evitare che un qualsiasi accordo miri a preparare di nuovo l'Ucraina alla guerra - com'è avvenuto dopo gli accordi di Minsk - e a far sì, invece, che la crisi non si ripeta e che vengano garantiti i legittimi diritti di tutti gli Stati che si trovano in questa parte del mondo e di tutti i popoli che li abitano.

• Non abbiamo discusso delle sanzioni. Non solo molti nostri esperti, ma anche politici e personalità pubbliche hanno affermato più volte che l'abolizione delle sanzioni potrebbe avere un effetto negativo. Questo perché potrebbe nuovamente alimentare in alcuni settori della nostra economia l'illusione che ogni problema si risolverà tornando agli schemi elaborati e applicati negli anni Novanta e all'inizio degli anni 2000.

• Non rinunciamo ad alcun formato di dialogo, né bilaterale, né trilaterale. Il Presidente della Federazione Russa  Vladimir Putin lo ha detto più volte. Fondamentale è che qualsiasi formato (sia "1+1" o "1+2", oppure i non pochi formati multilaterali esistenti, compreso l'ambito  delle Nazioni Unite), non venga attivato solo per consentire a qualcuno di scrivere qualcosa sui giornali il giorno dopo, di apparire in televisione la sera o di spettegolare sui social nel tentativo di intaccare ed eliminare "i vapori propagandistici", ma per preparare un incontro passo dopo passo, gradualmente, partendo dal livello degli esperti per passare poi attraverso tutte le fasi indispensabili. Un approccio serio di questo genere lo appoggeremo sempre. Qualsiasi contatto che coinvolga personalità di primo piano va preparato con la massima meticolosità. 

La Giornata della Bandiera Nazionale della Federazione Russa


Lo scorso 22 agosto l’Ambasciata della Federazione Russa in Italia ha rivolto un messaggio di felicitazioni a tutti i cittadini russi e ai numerosi amici presenti in Italia e nel mondo in occasione della Giornata della Bandiera Nazionale, una ricorrenza che celebra uno dei simboli più riconoscibili e identitari della Russia contemporanea.

La storia del tricolore russo affonda le sue radici in oltre tre secoli di vicende politiche, culturali e sociali. A introdurlo fu Pietro il Grande, figura centrale nella modernizzazione del Paese. Nel 1705, con un decreto imperiale, lo zar stabilì che su tutte le navi mercantili dovesse sventolare la bandiera bianca, blu e rossa: un segno di appartenenza che dava visibilità alla Russia nei commerci internazionali e nelle relazioni marittime. Fu però soltanto nel 1896, in occasione dell’incoronazione di Nicola II, che il tricolore acquisì ufficialmente lo status di bandiera nazionale, diventando così simbolo dell’impero russo alla vigilia del suo passaggio al Novecento.

Le vicende del secolo successivo ne segnarono profondamente il destino. Con la Rivoluzione del 1917, il tricolore venne sostituito dal vessillo rosso recante falce e martello, divenuto l’icona stessa dell’Unione Sovietica e della sua ideologia. Solo dopo il 1991, con il crollo dell’URSS, la bandiera bianco-blu-rossa tornò a sventolare sulle distese della Federazione Russa, assumendo il ruolo di simbolo di rinascita e di continuità storica.

Oggi il tricolore non rappresenta soltanto un emblema statale, ma un legame profondo tra i cittadini e la loro patria. Bianco, blu e rosso sono i colori che accompagnano celebrazioni, ricorrenze e manifestazioni ufficiali, rafforzando il senso di unità nazionale e il sentimento di appartenenza a una storia comune. Celebrare la Giornata della Bandiera significa dunque onorare il percorso di una nazione, riconoscendo in quel drappo la memoria del passato, la forza del presente e la speranza di un futuro condiviso.