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Roma, Roma, Italy
Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

mercoledì 26 ottobre 2016

IL DOCUMENTARIO SU EMILIO COLOMBO DI ALESSANDRA PERALTA, FOTOGRAFIA CLETO CIFARELLI, MUSICHE GERMANO MAZZOCCHETTI


ph: Alessandra Peralta
di Antonio Maria Masia
(Emilio Colombo: Potenza 11-4-1920 – Roma 24-6-2013: Il lungo percorso umano e politico di un Padre Costituente all’interno della storia del nostro Paese e dell’Europa attraverso il documentario-film di Alessandra Peralta e Cleto Cifarelli)  
In un periodo turbolento, conflittuale e fortemente polemico come l’attuale, che ci vede divisi e reciprocamente ostili rispetto a progetti di radicali, e, forse, poco chiari, cambiamenti della nostra preziosa Carta Costituzionale, assistere, in pieno Senato all’interno della splendida sala Zuccari,al  commento e successiva proiezione del docufilm su uno dei principali Padri Costituenti è stato un balsamo, un toccasana, un momento di vero sollievo per lo spirito e la memoria personale (di sicuro)  e collettiva (spero).
Non sono un critico cinematografico per poter dare pagelle di merito o meno ad opere in questo specifico settore e quindi mi limito per forza di cose a riferire le mie impressioni ed emozioni e qualche nota di cronaca.
Avevo avuto, nel natale del 2011, l’opportunità di ammirare ed amare un precedente lavoro (Mamma Sanna) di Alessandra Peralta, in occasione di un ricordo all’Associazione dei Sardi di Roma Il Gremio della Venerabile (di recente Beata) Elisabetta Sanna (Codrongianos 1788 – Roma 1857). Un ritratto affidabile, dolce e sereno di una contadina, madre di famiglia che “abbandona” famiglia e figli per seguire il vero richiamo della sua anima: il Signore. Un documentario che ci lasciò, e mi riferisco a tutti i fortunati partecipanti, talmente convinti ed emozionati che qualche anno dopo decidemmo di rivederlo all’interno della Chiesa di San Vincenzo Pallotti ove riposa Mamma Sanna.
Nell’opera “Emilio Colombo. Memorie di un Presidente” presentata in sala Zuccari ho ritrovato le stesse emozioni e sensazioni, a conferma della accresciuta e matura capacità di Alessandra a fare sintesi di problemi complessi che vengono proposti allo spettatore con garbo, assoluta dignità e privi di qualsiasi faziosità o inquinamento ideologico pregiudiziale. Allo spettatore non si impone alcuna forzatura di pensiero e lo si lascia con ampia libertà di giudizio e di valutazione.
Il docufilm, su Emilio Colombo, che nasce da un’idea di Antonio Colangelo (CGIAM Centro di Geomorfologia integrata per l’aria del Mediterraneo – Potenza), e che si avvale delle splendida fotografia del coautore Cleto Cifarelli e delle meravigliose e avvolgenti (vi assicuro che non esagero con gli aggettivi) musiche di un Maestro, del valore unanimemente riconosciuto, quale Germano Mazzocchetti, ha incantato i numerosissimi ospiti presenti.
Ospiti importanti e di assoluto rilievo politico e sociale, a parte il gruppetto di amici sardi e di Gremio di Alessandra e Cleto.
Presenti in sala, coordina  l’incontro il noto giornalista Stefano Folli: oltre al Presidente del Senato Pietro Grasso, che ha evidenziato  e l’impegno di Emilio Colombo per il riscatto sociale del Mezzogiorno, e l’ impegno per un’ Europa unita e più forte, non solo in campo economico,  Mario Monti, Pierferdinando Casini, sincere e adeguate le sue considerazioni sull’importanza storica del politico, Arnaldo Forlani, Antonio Fazio (già Governatore della Banca d’Italia), Gerardo Bianco, Mario Segni, il sindaco di Potenza Dario  De Luca che, commosso,  ha manifestato il sobrio orgoglio e la fierezza della gente lucana per il suo grande figlio, il sottosegretario Vito De Filippo, gli on. Roberto Speranza e Cosimo Latronico, Salvatore Adduce (Anci), lo storico Giampaolo D’Andrea capogabinetto del Mibact, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, che ha ripercorso il cammino sociale e l’influenza di Colombo sulle vicende storiche italiane ed europee.
E dopo le parole e la nota a firma del presidente Pietro Scutari dell’Associazione Percorsi, che ha organizzato l’evento e che ci introduce nel percorso terreno del protagonista tutto all’interno della storia dell’Italia del secondo dopoguerra, ecco la proiezione, seguita con il massimo dell’attenzione.   
E fotogramma dopo fotogramma, a colori e spesso in bianconero, ecco riemergere dal fondo della memoria immagini storiche o terribili, come il terremoto in Basilicata, o dolci come certi paesaggi del nostro Paese, ecco ancora volti di grandi uomini e donne del recente passato, ecco le tappe eccezionali e di assoluto prestigio di Emilio Colombo. Quanti incarichi e quante responsabilità di primaria importanza! A soli 26 anni membro della Costituente! E poi più volte Ministro, dell’Agricoltura con il Presidente Antonio Segni e con lui fautore dell’importantissima Riforma Agraria che finalmente spezzava il giogo dei grandi latifondi, a favore di un’agricoltura plurale e moderna, e poi più volte ministro importante degli Affari Esteri, e presidente del Consiglio dal 6-8-1970 al17-2-1972. Mi chiedo, e perché mai questo gigante non fu mai chiamato al ruolo di Presidente della Repubblica? Ancora Presidente del Parlamento Europeo dal 1977 al 1979, ed infine senatore a vita.  
Alla fine della proiezione il silenzio si scioglie in un lungo e caloroso applauso indirizzato e alla memoria di Emilio Colombo e agli autori dell’opera.
Il lavoro, posso ben affermare, è il frutto prezioso  di un impegno enorme, durato anni e che ha le basi in oltre 30 ore di registrazione delle testimonianze dirette dello stesso Emilio Colombo che vediamo nel documentario raccontare alcuni divertenti aneddoti e passaggi importanti ed essenziali della sua vita politica e della storia italiana ed europea, e di altri personaggi che hanno incrociato la sua storia, come Hans Dietrich Genscher, Mariotto Segni, Jacques Delors, Arnaldo Forlani, Antonio Fazio, Oscar Luigi Scalfaro, Maria Romana De Gasperi (figlia di Alcide De Gasperi), Gianni Pittella, Mons. Gianfranco Ravasi, Giorgio Napolitano e Giampaolo D’Andrea.
Lunghi anni di presenza continua, ma nitida e pulita, nell’ambito della politica italiana ed europea che non meriterebbero mai né l’oblio né l’indifferenza da parte degli italiani e degli europei.
E quest’opera di alta qualità, bella, sincera ed appassionata di Alessandra Peralta contribuisce ad evitare o ridurre il pericolo “dimenticanza-irriconoscenza” che spesso l’umanità riserva amaramente ai suoi figli migliori.
Un lavoro da rivedere ancora più volte e sul quale riflettere: una miniera di dati, di spunti e stimoli per chi vuole conoscere (anzi, deve conoscere) con attenzione e da vicino le vicissitudini, le grandezze e le miserie del proprio Paese.
Voglio concludere, condividendole pienamente, con le parole di una nostra cara amica sarda del Gremio, Luisa Saba: 
“Ho potuto assistere al documentario sulla vita di Emilio Colombo, realizzato da Alessandra Peralta e Cleto Cifarelli e presentato il giorno 11 in Senato nella sala Zuccari, gremitissima, presenze autorevoli come quella di Grasso, di Fazio, della figlia di De Gasperi, di Mariotto Segni, e in sordina degli amici del Gremio, fieri e felici della splendida performance di Alessandra. Una di noi, una donna giovane e tenace, che con una indubbia capacità personale arricchita da un impegno professionale costante e generoso, si misura con la difficile sfida di raccontare la storia attraverso le immagini. Questo straordinario approccio, di utilizzare testimonianze viventi e documentazione di prima mano per parlare di un personaggio venuto a mancare due anni fa, permette ad Alessandra di regalarci una pagina di storia lunga 70 anni: Costituente, Meridione, Europa, sono temi grandi che caratterizzano le vicende della nostra Repubblica, restituiti in maniera facile e profonda con un filo coerente e perfetto che lega la vita del politico lucano alla storia dei suoi e nostri giorni. Le musiche di Mazzocchetti accompagnano questo racconto, toccando i sentimenti più che i reperti musicali, a ricordarci che la politica può essere fatta anche col cuore.  Grazie, Alessandra e Cleto, che orgoglio vedere che i figli ci hanno superato e sono migliori di noi!”

CONOSCERE ALESSANDRA PERALTA 

Dopo la Maturità classica presso il Liceo Duca degli Abruzzi di Ozieri (SS) nel 1989, si trasferisce a Roma, determinata a fare teatro, e nel 1993, dopo un corso di studi triennale, e una borsa di studio, si diploma  in  Recitazione presso l’Accademia “Pietro Sharoff” con il massimo dei voti. Sono anni in cui, tra provini e spettacoli, non rinuncia agli studi universitari. Arriva nel 1999 la laurea in Lettere, anche questa con lode, in  “Discipline dello spettacolo”, quando, accanto all’amore per la recitazione, subentrerà quello per la critica dello spettacolo”. Nel 2000, durante uno Stage presso l’Ufficio stampa e l’Archivio e del TEATRO ELISEO, verrà contattata dalla Rai per alcune consulenze attinenti alla sua tesi di Laurea su Giovanni Testori e all’ambito del suo Stage, l’archivio del Teatro’Eliseo che proprio quell’anno si accinge a festeggiare i suoi cent’anni di storia.  Inizia quindi una serie di collaborazioni professionali con la regista Maria Teresa de Vito per la realizzazione di documentari teatrali andati in onda su   RAISATSHOW   con  incarico di consulenza ai testi e alle immagini, riprese e montaggio. Sono di quegli anni: ELISEO UN SECOLO DI TEATRO, GIOVANNI TESTORI E L’ANGELO DELLA REALTA’, TESTORI E L’ATTORE, VERDI E L’EUROPA, VERDI E L’ARTE e le 25 puntate di VERDI 2001.
Nel giugno 2001 firma il primo contratto a T.D. con  Rai Educational  nell’ambito  di programmi di filosofia quali L’UNIVERSO DELLA CONOSCENZA, AFORISMI e  MAESTRI DEL PENSIERO, per poi passare con Aldo Bruno a programmi di vario argomento CENTRAL EXPRESS, Edustrada e nella redazione di Lycia Colò ALLE FALDE DEL KILIMANGIARO, su Raitre.   
Nel 2004, durante il periodo di fermo Rai, realizza il doc MAMMA SANNA , La Venerabile di Codrongianos, curandone testo e regia.
Subito dopo questo documentario inizia a firmare le prime regie in Rai, e nei mesi estivi presso  la Paofilm, la ElleTì, i canali Jimmy e Caccia e Pesca. Importante l’esperienza durata quattro anni nella fiction Non E’  M@I TROPPO TARDI e poi  in NON E’  M@I TROPPO TARDI – Una rete   per il Sud in cui ha curato la regia delle seguenti puntate, andate in onda su Edu 1 e su Rai Uno:“Made in Basilicata”, “Campania – L’Amministrazione trasloca sul web”, “Campania – La genialità e le imprese”, “Essere cittadino più in Abruzzo.
Dal 2008 al 2016  presso RAI CULTURA, è programmista regista nelle redazioni di  REWIND, VISIONI PRIVATE, BINARIO CINEMA e PUNTI DI VISTA.
Contrattista Rai fino al 2013, prima dell’assunzione a T.I. realizza insieme a Cleto Cifarelli i documentari  “Vent’anni di Geocart” e “Emilio Colombo – Memorie di un Presidente” (prodotto dal CGIAM di Potenza). Quest’ultimo, frutto di un lavoro di ricerca durato per diversi anni,   ha visto la luce  solo quest’anno, per ritardi nell’acquisizioni di diritti connessi alle immagini. Presentato in anteprima allo Teatro “Stabile” di Potenza in prima assoluta presso la Sala Zuccari del Senato, si configura come uno dei lavori più importanti non solo per la durata di 90’, ma anche per la mole di testimonianze dirette (circa 30 ore), di materiali iconografici e di filmati di repertorio.
Dal 2013 fa parte del Consiglio Direttivo   dell’Associazione Culturale dei Sardi di Roma  il GREMIO,  occupandosi principalmente della sezione cinema e letteratura.
Attualmente sta realizzando la regia  di due documentari del programma ISFOL- PIAAC per Rai Cultura. 


No Responses to ““MEMORIE DI UN PRESIDENTE” IN SENATO: PRESENTATO IL DOCU-FILM DELL’OZIERESE ALESSANDRA PERALTA SU EMILIO COLOMBO, UN GRANDE ITALIANO, UN GRANDE EUROPEO”

  1.   patrizia Says: Il tuo commento è in attesa di moderazione. 
    Complimenti per lo splendido lavoro, spero di poterlo vedere al più presto. Sono certa che è stato un lavoro puntuale e certosino.
  2.   patrizia Says: Il tuo commento è in attesa di moderazione. 
    Complimenti Alessandra per questo splendido lavoro che spero di poter vedere al più presto. Sono certa che ne resterò affascinata come di tutte le cose che fai sempre con impegno e passione!
    Un abbraccio
    Patrizia BOI

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lunedì 10 ottobre 2016

Il documentario di Sergio Naitza su Tiberio Murgia

di Patrizia Boi
ph: Tiberio Murgia
di Patrizia Boi
Nel corso della rassegna  Incontro con il Cinema Sardo (a cura di Franca Farina),il Gremio dei Sardi ha proposto la presentazione, la proiezione e il commento dell’interessante documentario“L’insolito ignoto - Vita acrobatica di Tiberio Murgia”, prodotto dal giornalista e critico cinematografico Sergio Naitza di Cagliari, presente all’incontro.
Chi non ricorda quel volto imperturbabile e altero di siciliano geloso e sciupafemmine che divenne una presenza fissa della commedia italiana dal 1957 in poi?
Nell’introdurre l’evento e presentando il regista, il presidente del Gremio Antonio Maria Masia ha voluto sottolineare che il valore e l’importanza dell’opera di Sergio Naitza, a suo avviso, consisteva nel restituire allo spettatore una immagine completa, gradevole, coinvolgente, emozionante  e persino tenera dell’uomo e dell’attore che andava a sostituire quella ingessata  e stereotipata seppure vincente  che s’era fissata nel ricordo di chi da giovane e per tanti anni aveva seguito nei cinema quel singolare grande e amato caratterista ch’era stato Tiberio Murgia.
Così è stato, come anticipato in premessa. 
Dal ruolo di Ferribotte, nel film “I soliti ignoti”,il piccolo operaio sardo,nato ad Oristano il 5 febbraio 1929e morto a Tolfa il 20 agosto 2010,viene trasformato nello stereotipo del siciliano irascibile e focoso che lo accompagna in tutti i suoi film da “La grande guerra”, a “L’audace colpo dei soliti ignoti”, da “La ragazza con la pistola” a “Costa Azzurra”“Caccia alla volpe” etc…
Un sardo dell’Isola prestato ad un’altra Isola per impersonare una maschera che gli viene tagliata addosso quasi per caso. Il regista Mario Monicelli lo prende dalla strada – all’epoca era lavapiatti in un ristorante – e lo scrittura per quel primo film che lo rendefamoso, un “falso d’autore” divenuto celebre caricatura nella commedia italiana.
Eppure Tiberio non sapeva una parola di Siciliano, veniva sempre doppiato con cadenza sicula da attori quali Renato CominettiIgnazio Alsamo e Michele Gammino.
Il grande pubblico ne  apprezza la formidabile mimica facciale, quegli occhi un poco socchiusi rivolti sempre al cielo, quelle sopracciglia foltissime perennemente arcuate, la testa leggermente piegata all’indietro per rappresentare meglio la diffidenza e l’ostinazione della sicilianità, che di fatto è tipica anche della sardità e forse dell’insularità in genere.
Murgia rimane fedele al personaggio, allo stereotipo caricaturale del siciliano, per tutti i 40 anni successivi, attraversando i principali generi popolari del nostro cinema recente. Questo non lo rende popolare nella sua Terra che lo avrebbe voluto rappresentante anche dello spirito della sua gente. Il rapporto con gli oristanesi sarà difficile per anni fino a quando gli viene assegnato ad Oristano il Premio… In quell’occasione Tiberio cade platealmente in ginocchio davanti ai suoi conterranei, emozionato come non lo era mai stato di fronte a nessuna telecamera.
Il documentario racconta l’uomo e l’attore, quasi mezzo secolo di carriera, 155 film, un pezzo di storia del cinema italiano partendo dalla natia Sardegna, passando per il successo fino ai giorni nostri.
Tiberio ha  una fortuna cinematografica “sfacciata”, nonostante non sia istruito e sebbene non abbia mai frequentato una Scuola di Recitazione, però lo contraddistingue una grande presenza scenica, una capacità di suscitare ilarità solo con uno sguardo o con un movimento di quel suo corpo mummificato dal ruolo, una grande capacità nei piani d’ascolto, talenti che possedeva dalla nascita grazie a quel suo sguardo strano e irripetibile. Pensate che, come svela Naitza nel suo documentario, un chirurgo gli propone un’operazione agli occhi per eliminare quel difetto dello sguardo rivolto verso il cielo – gratuitamente vista la condizione economica non agiata di Tiberio, – e lui si rifiuta; gli piace continuare a guardare in alto come se fosse volto all’indomani, a quel futuro che lo aspetta nella Capitale.
Tiberio non vuole fare l’operaio, né il lavapiatti, è come se si immaginasse un altro destino e riuscisse in qualche modo a crearselo, con i suoi piccoli gesti: il rifiuto di farsi eliminare un difetto che si sarebbe rivelato la sua fortuna e la scelta di recarsi deliberatamente a Roma nonostante i suoi fratelli lo  invitino ripetutamente a Savona – dove risiedono – per lavorare con loro. Non ne ha mai voluto sapere scegliendo di seguire le sue manie di grandezza.
Poi la vita e il cinema si confondono, Tiberio non sa realmente discernere lo schermo dalla vita e vive come in un set, da una donna all’altra, da un’avventura all’altra, una toccata e fuga che non gli consentono mai di fermarsi veramente da una parte. I figli e le due mogli di certo ne pagano le conseguenze, costretti a subire quel padre e marito egoista, così narcisisticamente tronfio del suo ruolo e del suo personaggio, da non poter dedicare pienamente se stesso alla famiglia.
Come faceva del resto a tornare alla realtà dopo aver lavorato con  mostri sacri come Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Totò, Monica Vitti, Claudia Cardinale, Vittorio De Sica, Peter Sellers, Adriano Celentano, Peppino De Filippo, Lando Buzzanca, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Nanni Loy e tanti altri?
La sua storia artistica quindi si confondeanche con la sua storia personale, lui si riscatta da una vita di fame e stenti  e ci regala quella faccia che buca lo schermo. Ci lascia la memoria del suo “Capello corvino, sopracciglia cespugliose, baffetto malandrino, mento all’insù come a reclamare una nobile alterigia che il DNA di proletario sardo gli negava”.
Tiberio Murgia “ha clonato Ferribotte centinaia di volte tra parodie, imitazioni, remake fino a svuotare la caricatura d’ogni efficacia”.
Oltre quella maschera c’èla sua vita, fatta di persone normali che lui in qualche modo tradisce, una vita picaresca, una sorta di sceneggiatura da film. Un “poveraccio” che la fortuna rende ricco, ma che per la sua ignoranza e incapacità di gestire il denaro, scialacqua ogni sostanza. Naitza la definisce “Un’esistenza da acrobata, oscillante fra bugie colossali e arte d’arrangiarsi, una figurina del povero meridione d’Italia ustionata dai neon del successo. E, soprattutto, il buffo cortocircuito di chi aveva scambiato, senza volerlo, la vita con il cinema e il cinema con la vita”.
Ne viene fuori un uomo irrigidito dal successo e dalla fama, incapace di dare amore, rispetto e sostentamento ai suoi cari, ma sconfinatamente indifeso e incorrotto nella sua essenza, come un bambino che interpreta costantemente il suo copione di vita senza rendersi conto che il mondo intorno a sé è cambiato e lui ha continuato ad oltranza il suo folle gioco, una figura umana da comprendere ed amare, come emerge dalla bellissima testimonianza di sua figlia Manuela – anch’essa presente all’incontro –che, pur consapevole dei limiti di suo padre,è capace di accettarlo per quello che è  e di perdonagli ogni assenza e mancanza.
Il pubblico in sala, tra cui erano presenti i vari attori che gravitano spesso nelle manifestazioni proposte dal Gremio (Alessandro Pala, Francesco Madonna, Vanni Fois e Luca Martella), ha applaudito a lungo  dopo la proiezione e si è intrattenuto apprezzando l’interessante scambio con il regista che ha risposto con passione a tutte le domande (prima di cambiare scena verso “i soliti rinfreschi sardi”), ricordando, con evidente emozione,  quelle settimane passate accanto a un Tiberio, anziano e malato (la morte lo raggiungerà subito dopo la fine delle riprese), che finalmente “confessava” il suo passaggio umano, con tutti vizi e le virtù di un piccolo, grande uomo, normale e straordinario.

mercoledì 5 ottobre 2016

Philippe Daverio un antropologo culturale del pettegolezzo d'Arte

Philippe Daverio, l'arte e la cultura

Un antropologo culturale del pettegolezzo d’arte

Philippe Daverio
Philippe Daverio
5 OTT 2016 
di 
Quest’oggi ci occuperemo di un vero uomo di cultura, nonostante abbia calcato per anni gli schermi televisivi della nostra Rai… Si tratta di Philippe Daverio, critico d'arte, giornalista, conduttore televisivo e autore di trasmissioni televisive come PassepartoutIl Capitale ed Emporio Daverio.
Certo è riduttivo rappresentarlo con queste parole, se si volesse definire quest’uomo si farebbe prima a dire cosa “non è” piuttosto che “che cosa è” vista la vasta mole di argomenti di cui si occupa con approfondimento e conoscenza. Per tanti anni ha provato a diffondere i vari eventi artistici e culturali in Italia e nel mondo con competenza e completezza nonostante come dichiara lui stesso: “Guardi io non sono dottore perché non mi sono laureato, ero iscritto alla Bocconi nel 1968- 69’, in quegli anni si andava all’università per studiare e non per laurearsi”.
Questo significa che la conoscenza non passa per la scuola e l’università del nostro Paese, ma probabilmente nasce solo dalla grande passione di chi realmente la cerca. E la cultura non attraversa di certo gli schermi televisivi, è cosa rara che si possa assistere a un programma realmente culturale, come se far pensare troppo le persone e stimolare il loro spirito critico non fosse utile alle masse o a chi le deve governare… Philippe Daverio, ci ha provato, forse ci è pure riuscito, regalando ai telespettatori un nuovo modo di raccontare la cultura. Eppure la Rai lo ha epurato, lasciandolo forse incredulo, come traspare da una sua dichiarazione a caldo dopo la chiusura della trasmissione: “Passepartout è stato uno dei pochissimi programmi culturali degni di questo nome. Se la chiusura fosse stata nell’aria, non avrei mai speso tante energie nel programma, sono stato tratto in inganno”.
Chi non è tratto in inganno, del resto dalla comunicazione televisiva e dei media in genere? La sua voce di intellettuale originale, indipendente e poliedrico ha dedicato una vita all’arte e alla cultura in tutti i suoi aspetti. Mi piace citarlo quando sostiene ironicamente che nella nostra società si attua un processo di «Abolizione del talento in quanto elemento determinante una disparità intollerabile agli occhi di Dio». Eppure, se un Dio esistesse, di certo non stabilirebbe dei premi per i più talentuosi visto che il talento deve comunque vestire l’abito dell’umiltà, ma favorirebbe senza dubbio l’emersione delle capacità innate di ognuno di noi per consentire un miglioramento dell’individuo e della coscienza collettiva degli uomini. Inoltre, avendo deliberatamente creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, ha di certo riposto in lui quella scintilla divina capace di distoglierlo ogni tanto dalla sua corsa al successo e alla conquista dell’alloro.
Forse per legarsi in qualche modo al pubblico televisivo e per fingere una certa umiltà, Daverio si è definito “Antropologo Culturale del pettegolezzo d’Arte”, cosa che probabilmente gli è stata utile per avvicinare all’arte un pubblico più vasto e meno dotato di conoscenza. Il nostro personaggio è in realtà un viaggiatore della conoscenza, del viaggio fisico e di quello metafisico, non si ferma mai, sale su «La nave che va, non si sa dove», l’importante è che viaggi e non si fermi nei porti sicuri dell’ignoranza. I suoi viaggi preferisce farli in macchina, dove riflette e pensa agli argomenti che tratterà nelle numerose conferenze e dibattiti a cui partecipa continuamente.
La sua agenda è sempre esaurita, è difficile fermarlo da qualche parte, ma quando arriva, entra con quel suo look studiato nei minimi dettagli e comincia a innalzare la sua voce verso l’argomento del giorno. Si sa quando comincia, ma mai dove finisce, spazia da un campo all’altro, da una lingua all’altra, con una fantasia e una sicurezza che riempiono di piacere i palati raffinati. E dopo che ha deliziato centinaia di spettatori, studiosi, curiosi e via dicendo, sale in macchina e riparte alla volta di un altro appuntamento.
Vietato fermarlo, corre trafelato in macchina e non vede l’ora di arrivare per abbattere un poco di mediocrità…