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Roma, Roma, Italy
Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

mercoledì 26 ottobre 2016

Ingegneria^2 - Ingegneria del Futuro o Futuro dell'Ingegneria? A cura di Maurizio Boi e Patrizia Boi

http://www.community.collengworld.com/News/ingegneria-ingegneria-del-futuro-o-futuro-dell-ingegneria




L'ingegneria collaborativa e lo sviluppo tecnologico del comparto edilizio dalla progettazione alla costruzione sono gli argomenti più infuocati del momento. Il nostro CEO Maurizio Boi sta realizzando, a quattro mani con la sorella Patrizia, un interessante libro su quello che sarà il prossimo futuro dell'ingegneria e che riassumerà i principi su cui si basano le nostre iniziative e progetti. Vi presentiamo qui una prima visione del capitolo di apertura dell'opera.
Buona lettura!
Capitolo I - La figura dell’ingegnere
L'ingegnere è un professionista qualificato che, sfruttando le sue conoscenzematematichefisiche e chimiche, si occupa della progettazione, realizzazione e gestione di strutture, macchine, impianti, dispositivi e sistemi finalizzati allo sviluppo del genere umano e della società.
 
La nuova stazione della metropolitana nel quartiere finanziario King Abdulla in Riyadh Arabia Saudita

Il termine ingegnere deriva dal latino ingenium, nel suo duplice significato di congegno capacità mentale. Venne usato nell’Alto Medioevo, a partire dal XIII secolo, per indicare gli inzigneri: carpentieri, capomastri, capicantiere, tagliatori di pietre, artigiani in grado di predisporre apparecchiature di trasporto e sollevamento e con la capacità di tracciare e disegnare.
Queste affermazioni non intendono naturalmente trascurare tutta l’architettura e l’ingegneria classica, le importanti imprese dell’ingegno di Roma così come descritte nella grande opera di Marco Vitruvio Pollione “De architettura (Sull’architettura)”, un trattato latino in dieci libri scritto addirittura intorno al 15 a. C.. Si tratta, infatti, dell’unico testo sull’architettura giunto integro dall’antichità e che divenne il fondamento teorico di tutta l’architettura occidentale dal Rinascimento fino alla fine del XIX secolo. L’opera costituisce, inoltre, una delle fonti principali della moderna conoscenza sui metodi costruttivi degli antichi romani, come pure della progettazione di strutture, sia imponenti (acquedotti, edifici, bagni, porti) che minute (macchine, strumenti di misurazione, utensili).
Ricordiamo anche che l’influenza di Vitruvio nell’antichità è rimasta davvero limitata così come le opere realizzate da Vitruvio stesso, che nel trattato si attribuisce solo la basilica di Fano. In realtà è solo dal Rinascimento in poi che la sua opera suscita interesse, come il suo Uomo Vitruviano, studiato e rielaborato poi da Leonardo. Si tratta, come tutti sappiamo, della celeberrima rappresentazione delle proporzioni ideali del corpo umano, che dimostra come esso possa essere armoniosamente inscritto nelle due figure "perfette"   del cerchio, che rappresenta la perfezione divina, e del quadrato


L'"uomo vitruviano" nel disegno realizzato da Leonardo da Vinci (penna e ichiostro su carta) intorno al 1490
Al di là di ogni digressione sulla perfezione che il Grande Architetto ha fornito al corpo umano, torniamo ad un lato più umano e pratico di tutta la questione.
In realtà riteniamo che il primo eminente ingegnere e architetto della storia sia stato proprio Leonardo da Vinci (Vinci15 aprile 1452 – Amboise2 maggio 1519), universalmente riconosciuto come uomo geniale e di talento, capace di spaziare tra le più disparate forme di espressione dell’arte e della conoscenza. Fu pittore, scultore, disegnatore, architetto, trattatista, letterato, scenografo, anatomista, musicista, progettista, inventore e scienziato. Gli enormi enigmi scientifici posti dal suo genio nel corso del Rinascimento e le sue grandi opere, hanno contribuito in modo significativo all’avanzamento tecnologico dell'uomo, per questo è considerato uno dei più illustri geni dell'Umanità.
Leonardo, pur appartenendo ad un’epoca precedente alla nascita della moderna tecnologia, è dotato di molte delle qualità che occorrerebbero all’ingegnere di oggi, alla sua figura proiettata verso un futuro dove la tecnologia si sviluppa in modo esponenziale e la scienza si apre alle nuove leggi della fisica quantistica.
 
Leonardo osservando il volo degli uccelli, dedusse che spiccando il volo essi largassero le penne così da far passare meglio l’aria. 
Bisogna tener presente, inoltre, il grande cambiamento realizzato nel mondo dalla rivoluzione industriale: ricordiamo che la prima rivoluzione industriale  si attua nella seconda metà del '700 e interessa prevalentemente il settore tessile-metallurgico con l'introduzione della spoletta volante e della macchina a vapore; la seconda rivoluzione industriale viene fatta convenzionalmente partire dal 1870 con l'introduzione dell'elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio, mentre a partire dal 1970, si individua come terza rivoluzione industriale,il momento dell'introduzione massiccia dell'elettronica, delle telecomunicazioni e dell'informatica nell'industria.
Se ritorniamo alla figura dell’ingegnere del secolo scorso, nel corso dell’era industriale, appunto, egli si configura come un professionista assolutamente dotato di intelligenza pratica, di altissime competenze tecniche - che gli consentono di apportare al suo mondo alcune interessanti innovazioni attinenti ai materiali e alle tecniche costruttive -, ma che, proprio per questa sua ricerca della perfezione tecnica, appare assai rigido e banalmente concreto, limitato nella flessibilità e poco aperto all’evoluzione, tanto da distinguerlo da altre figure di progettisti come l’architetto, il designer, lo stilista, l’artista, universalmente riconosciuti come persone più fantasiose, brillanti e creative.
In realtà, al principio, non esisteva un ruolo così ben definito tra i vari professionisti. Se prendiamo l’esempio di Filippo Brunelleschi (Firenze1377 – Firenze15 aprile 1446), sappiamo che è stato un architetto,ingegnerescultoreorafo e scenografo italiano del Rinascimento e che è considerato il primo ingegnere e progettista dell'era moderna: a lui si deve l'invenzione, infatti, della prospettiva a punto unico di fuga, o "prospettiva lineare centrica" e la costruzione di vari edifici sia laici sia religiosi che fecero scuola: tra essi spicca la cupola di Santa Maria del Fiore, un capolavoro ingegneristico costruito senza l'uso delle tecniche tradizionali, quali la centina.
La cattedrale metropolitana di Santa Maria del Fiore, duomo di Firenze (1296-1436)
In epoca leggermente più recente rammentiamo la figura di Gian Lorenzo Bernini (Napoli7 dicembre 1598 – Roma28 novembre 1680),scultoreurbanistaarchitettopittorescenografo, e commediografo italiano.
Si tratta di un artista poliedrico e multiforme, che, apprendendo l'insegnamento michelangiolesco e romano con la sua inesauribile vena creativa, riuscì ad ammantare le proprie architetture di un un senso nuovo della decorazione e del pittoresco.

Colonnato di San Pietro in Vaticano (1656-1667)

Nelle sue realizzazioni Bernini «rilevava le masse, giocava con la prospettiva ed il colore, impiegava la forza plastica del chiaroscuro e fondeva armoniosamente le strutture e le membrature delle sue creazioni: non mancava di dare, inoltre, un effetto teatrale e scenografico a tutto l'insieme, fondendo in un'unica spazialità il rigore fisico dell'architettura con la preziosità pittorica, il virtuosismo delle sculture e la sbrigliata fantasia dello scenografo».
Brunelleschi o Bernini (giusto per citarne un paio) fanno parte di due realtà distanti e diverse ma sono accomunati dall’essere difficilmente “etichettabili” in quanto erano allo stesso tempo ingegneri, tecnici, artigiani, artisti e architetti, insomma progettisti. 
Dobbiamo arrivare ai nostri nostri per assistere alla nuova rivoluzione tecnologica che sta investendo tutti i settori del business mondiale, della comunicazione e della vita personale fino ad influenzare anche i più semplici gesti di quotidianità che stanno diventando sempre più  “tech-driven”.
Nella professione tecnica dell’ingegnere invece questa evoluzione si è manifestata con l’automatizzazione del software, della potenza e precisione dei calcoli, dei metodi di comunicazione (Internet e mail), del BIM (building information modeling), della stampa in 3D , ma non ha mai investito quelli che sono i modelli organizzativi. 
Se ci focalizziamo, infatti, sugli ultimi 20 anni, possiamo notare che, contrariamente ad altre attività, l'evoluzione reale della figura dell’ingegnere è poco significativa. Se si eccettua, infatti, l'utilizzo di materiali di nuova generazione e l'evoluzione della digitalizzazione dei disegni, dei calcoli e dei computi - peraltro già operativa nel decennio precedente -, il modello organizzativo piu avanzato è rappresentato ancora dalle Società d'Ingegneria, che come sappiamo sono già attive nel mercato dagli anni ‘70.
  
Per realizzare la progettazione e costruzione di sistemi sempre più complessi e velocizzare i processi di attuazione delle idee, sarebbe, invece, utile che i Paesi di tutto il mondo si servissero delle immense potenzialità dell’informatica: ancora oggi questa risorsa resta, purtroppo, non adeguatamente utilizzata e gli strumenti a disposizione dell’ingegnere non hanno avuto l’evoluzione attesa che diventa ormai sempre più indispensabile.
Tra le potenzialità innovative del mondo informatico è interessante il Blockchain, un nuovo paradigma destinato a rivoluzionare intensamente il sistema economico, attraverso la modifica dei concetti di transazione, proprietà e fiducia. Si tratta, in realtà, di un «registro transnazionale sicuro, condiviso da tutte le parti che operano all’interno di una data rete distribuita di computer. Registra e archivia tutte le transazioni che avvengono all’interno della rete, eliminando in definitiva la necessità di terze parti “fidate”».
Il nome deriva dalla sua natura distribuita: ogni nodo del network svolge un ruolo nella verifica delle informazioni, inviandole al successivo in una catena composta da blocchi, blockchainappunto. 
 
Come spiega Fausto Jori, Partner di eFinance Consulting: «Il mondo si è da sempre basato sullo scambio di beni che hanno un determinato valoreIn tempi remoti lo scambio avveniva fisicamente, poi si è passati alla necessità di introdurre terze parti che fungessero da garanti dello scambio, con la tecnologia blockchain lo scambio può avvenire con un elevato livello di sicurezza, certificato dalla rete, senza la necessità di un garante». 
Questo sistema consente di fornire integrità e correttezza e garantire l’affidabilità di ogni transazione per chi opera all’interno di esso. Oltre alle transazioni finanziarie, potrebbe essere utilizzato per molte applicazioni tra cui, per esempio, le Gare d’Appalto. Per i pagamenti lablockchain usa il sistema dei Bitcoin, moneta elettronica creata nel 2009 da Satoshi Nakamoto.
Per andare oltre il concetto di Società di Ingegneria e creare una evoluzione di questo tipo di organizzazione, riteniamo di poter utilizzare il modello delle organizzazioni esponenzionaliapplicato alle Società di ingegneria.

Lo scontro tra sistemi esponenziali e lineari


A partire dal 2014 abbiamo iniziato a costruire una sorta di Aggregatore di Servizi (come B&B e  Taxi Uber) che usa piattaforme informatiche per mettere in connessione la domanda con l’offerta attraverso un terzo gestore.
Nel 2015 l’evoluzione di questo sistema è stato quello di Open Networked Enterprises, dove l’elemento essenziale è il Network Engineering, è assente l’intermediario, ma incomincia ad essere utilizzato il Blockchain.
Nel corso del 2016, un’evoluzione ulteriore si sta attuando attraverso la Distribuited Autonomous Enterprises che utilizza appieno il Blockchain e ai massimi livelli l’informatica disponibile fino a oggi.
Di queste Organizzazioni all’avanguardia parleremo, però, diffusamente in capitoli specificamente dedicati.
Al di là degli strumenti informatici di cui è necessario, dunque, ampliare l’utilizzazione, una delle difficoltà più significative riscontrate a livello internazionale per la professione dell’ingegnere, è quella di non riuscire a definire univocamente questo ruolo. Ogni Paese, infatti, ha stabilito le sue regole in maniera non condivisa e questo rende poco agevole confrontarsi dal punto di vista legislativo.
In Italia, il DPR 328/2001, ha avuto il preciso intento di provare a mettere ordine alla faccenda facendo scomparire la professione di ingegnere e  introducendo tre nuove professioni: quella dell’ingegnere civile-ambientale, quella dell’ingegnere industriale e quella dell’ingegnere dell’informazione.
Questo sforzo di catalogare le diverse possibili competenze, è stato l’estremo tentativo di dare un volto alla complessità delle specializzazioni in via di sviluppo, compito arduo e di difficile sintetizzazione.
  
Da ricerche effettuate recentemente dal Centro Studi del C.N.I., è emerso che la crescita delle nuove specializzazioni è guidata dai settori della sicurezza, del controllo della qualità e dell'infortunistica, mentre si fanno largo nuove attività legate alle tematiche dell’ambiente in generale e del settore informatico.
Questo, però, non è ancora sufficiente: considerando la crescita esponenziale di tutte le tecnologie e la rivoluzione digitale dell'industria c'è, invece, da aspettarsi una rivoluzione della stessa portata anche nel mondo dell'ingegneria.
In realtà il cervello umano, apparentemente dotato di grandi potenzialità, presenta comunque un limite nell’immagazinamento di dati e nella velocità dell’elaborazione dell’informazione rispetto a quello che invece consente l’informatica. L’obiettivo di creare un modello di intelligenza artificiale che funzioni come il nostro cervello ma che a esso associ una più ampia capacità di immagazinamento dati e una maggiore velocità di gestione dei dati disponibili - di creare cioè un nuovo cervello artificile in grado di collaborare con il cervello umano, rendendolo capace di memorizzare i dati come un computer - è un obiettivo futuro, possibile ma non ancora raggiunto. Allo stato attuale siamo, quindi, costretti a cercare un’altra via.
 
Per elevarsi nel suo ruolo ed essere artefice di sviluppo per l’Umanità e il Cosmo intero, l’ingegnere, non può restare ancorato ad un luogo circoscritto, ma deve espandere il suo sapere “collaborando” con i colleghi dello stesso ambiente, di altre culture e di altre zone del pianeta, rendendosi disponibile ad effettuare quel salto quantico che possa proiettarlo verso altre possibilità.
 
Siamo convinti che il fattore “collaborativo” sia la vera rivoluzione culturale che deve investire il mondo dell’Ingegneria, prendendo in prestito il concetto dal campo medico - scientifico dove è essenziale costruire una conoscenza che non dipenda dal singolo scienziato ma che sia patrimonio di tutti, come sostiene l’affermazione del grande fisiologo francese Claude Bernard (1813-1878) “L’arte sono io, la scienza siamo noi”.
L’Ingegneria Collaborativa è un nuovissimo modello peer-to-peer nel quale convergono risorse altamente qualificate e si interconnettono per rendere il tradizionale mondo dell’ingegneria più adeguato ai tempi.
  
L’Ingegneria Collaborativa rende i servizi di ingegneria veloci, migliori ed economici.
  
Il Servizio di ingegneria è Migliore perché si usa un metodo innovativo che canalizza la creatività e il potenziale di esperti di primordine e gruppi di lavoro da tutto il mondo, grazie a unnetwork, basato su una cultura di condivisione/collaborazione e tecnologie innovative.
Grazie alle nuove tecnologie internet e cloud il servizio diventa più veloce, riuscendo ad assicurare la massima qualità in tempi più brevi rispetto ad un metodo tradizionale.
L’Ingegneria Collaborativa introduce i servizi di ingegneria al concetto di Zero Marginal Costsfruttando risorse e strumenti esistenti, condividendo conoscenza e infrastrutture. Attraverso degli algoritmi studiati ad hoc si selezionano solo i professionisti più adatti e appassionati per ogni differente tipo di progetto, trovando ciò che serve dove serve. Tagliando tutti i costi non necessari, si può raggiungere il miglior risultato al minor costo e quindi il sistema diventa più economico.
 
Se facciamo riferimento, poi, al mondo complesso della mente, sappiamo che esistono milioni di interrelazioni tra le cellulle cerebrali che, con velocità enormi, sono preposte alla soluzione dei problemi (esistono ottocento milioni di byte di informazione in tutto il genoma umano, una quantità di informazione circa cento milioni di volte inferiore a quella rappresentata da tutte le connessioni fra neuroni e dagli schemi di concentrazione dei neurotrasmettitori in un cervello umano completamente formato).
Il nostro corpo è un grande biocomputer capace di contenere le informazioni acquisite nell’arco di tutta la vita e tra tutte queste informazioni possono esserci milioni di relazioni che improvvisamente conducono a soluzioni creative e inattese.
Se ci allarghiamo, inoltre, al campo quantico, ogni osservatore influenza la scena, influenza tutti gli altri osservatori e ognuno di noi partecipa quindi di un movimento collettivo che funziona anche a distanza.
Dobbiamo, pertanto, pensare che il mondo collaborativo non funzioni solo per il fatto che ogni conoscenza sia patrimonio condiviso, ma anche per il fatto che ogni conoscenza ottenuta nel punto A, incrementi quella del punto B e influenzi quella del punto C.
In definitiva il lavorare in modo collaborativo consente di agire tutti insieme con una maggiore forza verso un obiettivo comune che tenga conto della Terra, dell’ambiente, dei vincoli sociali, del benessere degli uomini e del rispetto di ogni forma di vita, anzi deve agire per accrescere la possibilità di sviluppare e mantenere la vita sulla Terra creando il miglior beneficio possibile.
Se ci volgiamo con attenzione alla Natura, del resto, ci rendiamo conto che la collaborazione è già presente nelle organizzazioni animali, come possiamo osservare negli stormi di uccelli, nelle mandrie di mammiferi ungulati, nei banchi di pesci e di delfini, nelle colonie di termiti, formiche e api, nei gruppi scimpanzè e di elefanti.
  
Gli elefanti, per esempio, sono capaci di organizzare per i loro morti una vera e propria veglia funebre, radunandosi intorno al corpo del compare e toccandolo a turno con la proboscide, con gli occhi e le orecchie mogi per il dolore. Gli animali lavorano sodo tutto il giorno per contribuire al benessere della “comunità”. Non esiste egoismo nei loro comportamenti come non esiste nemmeno l’ambizione di emergere sugli altri e l’invidia verso gli altri membri del gruppo.
 
Se consideriamo poi che, a partire dalla Fiera di Hannover del 2011, abbiamo cominciato a parlare di Quarta Rivoluzione Industriale come esigenza nata nel processo di innovazione della filiera industriale - dalla ricerca di spazio applicativo delle innovazioni digitali all'interno dei processi operativi delle aziende industriali -, è chiaro che ne consegue un benevolo stravolgimento sul mondo del lavoro.
Secondo la ricerca presentata al World Economic Forum dal titolo “The future of the jobs”, nei prossimi anni, diversi fattori tecnologici influenzeranno profondamente l’evoluzione del lavoro. Ne sono la prova il Cloud computing e la flessibilizzazione del lavoro che da tempo hanno cambiato il volto della gestione aziendale e continueranno a farlo nel breve periodo.
L’effetto sarà la creazione di 2 milioni di nuovi posti di lavoro ma la contemporanea sparizione di 7 milioni di essi, con un saldo negativo evidente di 5 milioni di posti di lavoro, prevalentemente nelle aree amministrative e produttive.

La stessa ricerca evidenzia, però, che ci saranno delle aree lavorative che compenseranno questa tendenza: l’area finanziaria, il management, l’informatica e l’ingegneria. Questo è, ovviamente, il punto sul quale si desidera porre l’accento: la necessità di attuare iniziative sistematiche veramente utili per lo sviluppo di tecniche di produzione come lo smart manifacturing e fornire ai lavoratori le competenze digitali per espletare le mansioni del futuro.

L’architettura e l’ingegneria si trovano oggi a fronteggiare un futuro sempre più presente con la gravosa aspettativa di essere un pilastro di sostegno per il mondo del lavoro. È necessario, però, non vedere questo “futuro” come un traguardo distante che interesserà chi verrà dopo di noi, ma come un presente imminente, un cambiamento costante e repentino che già balena nelle nostre vite oggi stesso.
 
Il progettista ha, quindi, il compito già nell'immediato di dare una scossa alla condizione attuale, preparando sé stesso e il mondo di cui fa parte all’upgrade che il mondo della progettazione richiede necessariamente. Gli studi già citati hanno dimostrato che le soft-skill più richieste, unitamente al sempre presente problem solving, saranno il pensiero critico e la creatività.
In quest’ottica si rende indispensabile una riflessione su quale sia il ruolo del progettista e il proprio atteggiamento nei confronti del livello qualitativo atteso dal proprio lavoro. In epoca contemporanea, il professionista deve necessariamente avviare un radicale cambiamento di mentalità finalizzato ad affinare la capacità critica nei confronti del proprio lavoro. 
Per essere competitivi in un’epoca dove il network è uno degli strumenti centrali e con più potenzialità, è necessario adottare una forma mentis propensa al confronto costruttivo e alla collaborazione, finalizzata al raggiungimento del miglior risultato possibile grazie al contributo dell’intelligenza collettiva. Questo rappresenta un dovere etico e morale, nell'ottica di mettere in primo piano la qualità dell’opera in sé piuttosto che un lavoro prettamente autoreferenziale, tenendo presenti le osservazioni degli utenti finali e di diversi professionisti.
 
La concezione che “il mio lavoro non termina con il mio lavoro” dovrebbe rappresentare il nuovo standard di approccio alla progettazione.
Il miglior prodotto ottenuto da un qualsiasi team di progetto, per quanto valido, sarà sempre limitato e rappresenterà solo il punto di partenza di un percorso che attraverso il networking e la collaborazione porterà tale progetto ad essere corretto, rivisto e perfezionato fino a raggiungere un risultato il più vicino possibile alla perfezione.
Partendo da queste premesse e focalizzandoci su quello che è il ruolo del progettista nello scenario descritto, l’obiettivo è quello di trovare, riunire e fornire uno strumento di condivisione e confronto destinato a tutti quegli specialisti del mondo delle professioni tecniche che si riconoscono in questo tipo di mentalità creativa e cooperativa.
Con questi presupposti, l’Uomo deve espandere la sua Coscienza e guadagnare una integrità che gli consenta di sviluppare appieno il suo potere, allo stesso modo il nostro ingegnere del futuro deve essere disponibile ad espandere la sua visione del mondo.
  
L’ingegnere deve fare lo sforzo di riacquistare la sua integrità e questo può accadere se comincia a pensare e agire con il cuore, coinvolgendo tutto il suo essere attraverso, per dirla con Piero Ferruci, la Forza della Gentilezza.
Al di là, quindi, di tutte le competenze tecniche che deve possedere e della volontà di documentarsi e studiare incessantemente, l’ingegnere del futuro deve aprirsi a nuove prospettive curando anche una serie di competenze trasvertali, oggi più che mai necessarie.
Egli deve essere un pensatore e risolutore dei problemi dell'umanità, generatore di soluzioni utili, innovative ed architettonicamente attrattive. Deve essere orientato a rendere migliore la vita delle persone in termini di sicurezza, funzionalità delle opere, sostenibilità, ecc., e non può, quindi, prescindere dal suo ruolo sociale.

Un professionaista volto a questa missione non può fare a meno di qualità come la Sincerità: l’ingegnere non deve mai mentire sulle soluzioni che adotta esaminandone costantemente i limiti e gli effetti dannosi per il territorio.
È importante che egli trasmetta un certo Calore nel fare le cose, non deve essere così freddo com’era l’ingegnere del secolo scorso.
Deve essere dotato di uno spirito di Appartenerza al gruppo degli ingegneri, non tanto nel senso di un’oligarchia di persone che esercitano un potere, ma di una collettività di individui che collaborano per lo sviluppo della società e dell’umanità.
In questo senso deve anche essere capace di stabilire un Contatto, di uno scambio di energia con coloro che collaborano alla realizzazione di un progetto interagendo in connessione con il gruppo di lavoro.
È importante che questo professionista ispiri Fiducia alle persone che si rivolgono a lui e alle Amministrazioni che su di lui devono essere pronte a scommettere.
Egli deve, quindi, essere capace di entrare in Empatia con tutti gli interlocutori di un progetto ma anche con l’ambiente circostante e prestare Attenzione ad ogni dettaglio, ad ogni particolare, ad ogni interlocutore, ad ogni collaboratore.
 
 L’Umiltà deve essere una sua qualità e si deve abbandonare quella tendenza tipica dell’ingegnere del secolo scorso ad essere un: “ego sum”, io so tutto, so fare tutto. È importante il sapersi confrontare con i colleghi riconoscendo i propri limiti e le abilità dell’altro.
 
Il professinionista del futuro deve possedere una grande Pazienza, perché gli viene chiesta l’incessante tensione leonardesca alla conoscenza.
La Generosità è una dote importante per il nostro professionista, questo significa dedicarsi assiduamente e con passione alla propria missione, mettendosi nell’ottica di ogni utilizzatore e di ogni scenario possibile.
  
È fondamentale che nutra Rispetto per l’ambiente, per la società, per gli altri, essendo capace sia di saper vedere che di saper ascoltare.
Una qualità che non gli può far difetto deve poi essere la Flessibilità, alle esigenze degli interlocutori, degli utilizzatori e dell’ambiente.
 
Deve possedere anche la Memoria, cioè ricordare come era un tempo, non dimenticare mai lo studio e l’evoluzione che c’è stata nei vari campi dello scibile ingegneristico per arrivare al punto in cui siamo.
  
Deve essere, infine, capace di Gratitudine nei confronti della Natura che osserva e che gli suggerisce come costruire gli oggetti, i sistemi che funzionano e le nuove idee di sviluppo. Deve, inoltre, saper esprimere questa Gratitudine nei confronti di coloro che hanno dato luogo ad invenzioni innovative e hanno fatto progredire la tecnologia e la scienza.
È utile che si ponga al Servizio della gente, della società, dell’Umanità e deve fare tutto questo con Gioia che è lo stato naturale in cui deve mantenersi l’Uomo. Deve apprendere, pertanto, la lezione che ci fornisce la collaborazione spontanea che si attua nel mondo animale: aiutiamo i nostri simili lasciando da parte la competizione, l’invidia e l’ambizione, collaboriamo sempre per il benessere di tutti.
  
L’ingegnere oggi deve avere delle caratteristiche più femminili: un tempo questa professione era esclusivamente appannaggio degli uomini, le donne ingegneri non esistevano nemmeno.
Oggi la donna ingegnere può essere utile  guida per l’ingresso verso una Nuova Era dove l’apertura mentale e senza pregiudizi superi il fallimento di vecchi schemi sociali o religiosi e delle tendenze culturali costrittive per la libertà di scelta dell'individuo. 
Le persone creative, che siano essi uomini o donne, sono quelle più portate a seguire l’intuito, quella capacità animale che conduce sempre verso la giusta strada.
Se osserviamo, infatti, ancora il mondo animale possiamo notare che gli animali non conoscono i condizionamenti, le false convinzioni o le etichette; essi agiscono secondo il loro istinto senza farsi influenzare dall’ambiente esterno o dal giudizio altrui, non fanno una cosa perché “così si deve fare”, sono liberi da vincoli psicologici e da gabbie mentali. Essi sono in grado di seguire il loro istinto con libertà.
 In definitiva il ruolo dell’Ingegnere del Futuro è quello di contribuire a creare un uomo, una collettività, un ambiente, un mondo, un cosmo in naturale e libera espansione.
 

IL DOCUMENTARIO SU EMILIO COLOMBO DI ALESSANDRA PERALTA, FOTOGRAFIA CLETO CIFARELLI, MUSICHE GERMANO MAZZOCCHETTI


ph: Alessandra Peralta
di Antonio Maria Masia
(Emilio Colombo: Potenza 11-4-1920 – Roma 24-6-2013: Il lungo percorso umano e politico di un Padre Costituente all’interno della storia del nostro Paese e dell’Europa attraverso il documentario-film di Alessandra Peralta e Cleto Cifarelli)  
In un periodo turbolento, conflittuale e fortemente polemico come l’attuale, che ci vede divisi e reciprocamente ostili rispetto a progetti di radicali, e, forse, poco chiari, cambiamenti della nostra preziosa Carta Costituzionale, assistere, in pieno Senato all’interno della splendida sala Zuccari,al  commento e successiva proiezione del docufilm su uno dei principali Padri Costituenti è stato un balsamo, un toccasana, un momento di vero sollievo per lo spirito e la memoria personale (di sicuro)  e collettiva (spero).
Non sono un critico cinematografico per poter dare pagelle di merito o meno ad opere in questo specifico settore e quindi mi limito per forza di cose a riferire le mie impressioni ed emozioni e qualche nota di cronaca.
Avevo avuto, nel natale del 2011, l’opportunità di ammirare ed amare un precedente lavoro (Mamma Sanna) di Alessandra Peralta, in occasione di un ricordo all’Associazione dei Sardi di Roma Il Gremio della Venerabile (di recente Beata) Elisabetta Sanna (Codrongianos 1788 – Roma 1857). Un ritratto affidabile, dolce e sereno di una contadina, madre di famiglia che “abbandona” famiglia e figli per seguire il vero richiamo della sua anima: il Signore. Un documentario che ci lasciò, e mi riferisco a tutti i fortunati partecipanti, talmente convinti ed emozionati che qualche anno dopo decidemmo di rivederlo all’interno della Chiesa di San Vincenzo Pallotti ove riposa Mamma Sanna.
Nell’opera “Emilio Colombo. Memorie di un Presidente” presentata in sala Zuccari ho ritrovato le stesse emozioni e sensazioni, a conferma della accresciuta e matura capacità di Alessandra a fare sintesi di problemi complessi che vengono proposti allo spettatore con garbo, assoluta dignità e privi di qualsiasi faziosità o inquinamento ideologico pregiudiziale. Allo spettatore non si impone alcuna forzatura di pensiero e lo si lascia con ampia libertà di giudizio e di valutazione.
Il docufilm, su Emilio Colombo, che nasce da un’idea di Antonio Colangelo (CGIAM Centro di Geomorfologia integrata per l’aria del Mediterraneo – Potenza), e che si avvale delle splendida fotografia del coautore Cleto Cifarelli e delle meravigliose e avvolgenti (vi assicuro che non esagero con gli aggettivi) musiche di un Maestro, del valore unanimemente riconosciuto, quale Germano Mazzocchetti, ha incantato i numerosissimi ospiti presenti.
Ospiti importanti e di assoluto rilievo politico e sociale, a parte il gruppetto di amici sardi e di Gremio di Alessandra e Cleto.
Presenti in sala, coordina  l’incontro il noto giornalista Stefano Folli: oltre al Presidente del Senato Pietro Grasso, che ha evidenziato  e l’impegno di Emilio Colombo per il riscatto sociale del Mezzogiorno, e l’ impegno per un’ Europa unita e più forte, non solo in campo economico,  Mario Monti, Pierferdinando Casini, sincere e adeguate le sue considerazioni sull’importanza storica del politico, Arnaldo Forlani, Antonio Fazio (già Governatore della Banca d’Italia), Gerardo Bianco, Mario Segni, il sindaco di Potenza Dario  De Luca che, commosso,  ha manifestato il sobrio orgoglio e la fierezza della gente lucana per il suo grande figlio, il sottosegretario Vito De Filippo, gli on. Roberto Speranza e Cosimo Latronico, Salvatore Adduce (Anci), lo storico Giampaolo D’Andrea capogabinetto del Mibact, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, che ha ripercorso il cammino sociale e l’influenza di Colombo sulle vicende storiche italiane ed europee.
E dopo le parole e la nota a firma del presidente Pietro Scutari dell’Associazione Percorsi, che ha organizzato l’evento e che ci introduce nel percorso terreno del protagonista tutto all’interno della storia dell’Italia del secondo dopoguerra, ecco la proiezione, seguita con il massimo dell’attenzione.   
E fotogramma dopo fotogramma, a colori e spesso in bianconero, ecco riemergere dal fondo della memoria immagini storiche o terribili, come il terremoto in Basilicata, o dolci come certi paesaggi del nostro Paese, ecco ancora volti di grandi uomini e donne del recente passato, ecco le tappe eccezionali e di assoluto prestigio di Emilio Colombo. Quanti incarichi e quante responsabilità di primaria importanza! A soli 26 anni membro della Costituente! E poi più volte Ministro, dell’Agricoltura con il Presidente Antonio Segni e con lui fautore dell’importantissima Riforma Agraria che finalmente spezzava il giogo dei grandi latifondi, a favore di un’agricoltura plurale e moderna, e poi più volte ministro importante degli Affari Esteri, e presidente del Consiglio dal 6-8-1970 al17-2-1972. Mi chiedo, e perché mai questo gigante non fu mai chiamato al ruolo di Presidente della Repubblica? Ancora Presidente del Parlamento Europeo dal 1977 al 1979, ed infine senatore a vita.  
Alla fine della proiezione il silenzio si scioglie in un lungo e caloroso applauso indirizzato e alla memoria di Emilio Colombo e agli autori dell’opera.
Il lavoro, posso ben affermare, è il frutto prezioso  di un impegno enorme, durato anni e che ha le basi in oltre 30 ore di registrazione delle testimonianze dirette dello stesso Emilio Colombo che vediamo nel documentario raccontare alcuni divertenti aneddoti e passaggi importanti ed essenziali della sua vita politica e della storia italiana ed europea, e di altri personaggi che hanno incrociato la sua storia, come Hans Dietrich Genscher, Mariotto Segni, Jacques Delors, Arnaldo Forlani, Antonio Fazio, Oscar Luigi Scalfaro, Maria Romana De Gasperi (figlia di Alcide De Gasperi), Gianni Pittella, Mons. Gianfranco Ravasi, Giorgio Napolitano e Giampaolo D’Andrea.
Lunghi anni di presenza continua, ma nitida e pulita, nell’ambito della politica italiana ed europea che non meriterebbero mai né l’oblio né l’indifferenza da parte degli italiani e degli europei.
E quest’opera di alta qualità, bella, sincera ed appassionata di Alessandra Peralta contribuisce ad evitare o ridurre il pericolo “dimenticanza-irriconoscenza” che spesso l’umanità riserva amaramente ai suoi figli migliori.
Un lavoro da rivedere ancora più volte e sul quale riflettere: una miniera di dati, di spunti e stimoli per chi vuole conoscere (anzi, deve conoscere) con attenzione e da vicino le vicissitudini, le grandezze e le miserie del proprio Paese.
Voglio concludere, condividendole pienamente, con le parole di una nostra cara amica sarda del Gremio, Luisa Saba: 
“Ho potuto assistere al documentario sulla vita di Emilio Colombo, realizzato da Alessandra Peralta e Cleto Cifarelli e presentato il giorno 11 in Senato nella sala Zuccari, gremitissima, presenze autorevoli come quella di Grasso, di Fazio, della figlia di De Gasperi, di Mariotto Segni, e in sordina degli amici del Gremio, fieri e felici della splendida performance di Alessandra. Una di noi, una donna giovane e tenace, che con una indubbia capacità personale arricchita da un impegno professionale costante e generoso, si misura con la difficile sfida di raccontare la storia attraverso le immagini. Questo straordinario approccio, di utilizzare testimonianze viventi e documentazione di prima mano per parlare di un personaggio venuto a mancare due anni fa, permette ad Alessandra di regalarci una pagina di storia lunga 70 anni: Costituente, Meridione, Europa, sono temi grandi che caratterizzano le vicende della nostra Repubblica, restituiti in maniera facile e profonda con un filo coerente e perfetto che lega la vita del politico lucano alla storia dei suoi e nostri giorni. Le musiche di Mazzocchetti accompagnano questo racconto, toccando i sentimenti più che i reperti musicali, a ricordarci che la politica può essere fatta anche col cuore.  Grazie, Alessandra e Cleto, che orgoglio vedere che i figli ci hanno superato e sono migliori di noi!”

CONOSCERE ALESSANDRA PERALTA 

Dopo la Maturità classica presso il Liceo Duca degli Abruzzi di Ozieri (SS) nel 1989, si trasferisce a Roma, determinata a fare teatro, e nel 1993, dopo un corso di studi triennale, e una borsa di studio, si diploma  in  Recitazione presso l’Accademia “Pietro Sharoff” con il massimo dei voti. Sono anni in cui, tra provini e spettacoli, non rinuncia agli studi universitari. Arriva nel 1999 la laurea in Lettere, anche questa con lode, in  “Discipline dello spettacolo”, quando, accanto all’amore per la recitazione, subentrerà quello per la critica dello spettacolo”. Nel 2000, durante uno Stage presso l’Ufficio stampa e l’Archivio e del TEATRO ELISEO, verrà contattata dalla Rai per alcune consulenze attinenti alla sua tesi di Laurea su Giovanni Testori e all’ambito del suo Stage, l’archivio del Teatro’Eliseo che proprio quell’anno si accinge a festeggiare i suoi cent’anni di storia.  Inizia quindi una serie di collaborazioni professionali con la regista Maria Teresa de Vito per la realizzazione di documentari teatrali andati in onda su   RAISATSHOW   con  incarico di consulenza ai testi e alle immagini, riprese e montaggio. Sono di quegli anni: ELISEO UN SECOLO DI TEATRO, GIOVANNI TESTORI E L’ANGELO DELLA REALTA’, TESTORI E L’ATTORE, VERDI E L’EUROPA, VERDI E L’ARTE e le 25 puntate di VERDI 2001.
Nel giugno 2001 firma il primo contratto a T.D. con  Rai Educational  nell’ambito  di programmi di filosofia quali L’UNIVERSO DELLA CONOSCENZA, AFORISMI e  MAESTRI DEL PENSIERO, per poi passare con Aldo Bruno a programmi di vario argomento CENTRAL EXPRESS, Edustrada e nella redazione di Lycia Colò ALLE FALDE DEL KILIMANGIARO, su Raitre.   
Nel 2004, durante il periodo di fermo Rai, realizza il doc MAMMA SANNA , La Venerabile di Codrongianos, curandone testo e regia.
Subito dopo questo documentario inizia a firmare le prime regie in Rai, e nei mesi estivi presso  la Paofilm, la ElleTì, i canali Jimmy e Caccia e Pesca. Importante l’esperienza durata quattro anni nella fiction Non E’  M@I TROPPO TARDI e poi  in NON E’  M@I TROPPO TARDI – Una rete   per il Sud in cui ha curato la regia delle seguenti puntate, andate in onda su Edu 1 e su Rai Uno:“Made in Basilicata”, “Campania – L’Amministrazione trasloca sul web”, “Campania – La genialità e le imprese”, “Essere cittadino più in Abruzzo.
Dal 2008 al 2016  presso RAI CULTURA, è programmista regista nelle redazioni di  REWIND, VISIONI PRIVATE, BINARIO CINEMA e PUNTI DI VISTA.
Contrattista Rai fino al 2013, prima dell’assunzione a T.I. realizza insieme a Cleto Cifarelli i documentari  “Vent’anni di Geocart” e “Emilio Colombo – Memorie di un Presidente” (prodotto dal CGIAM di Potenza). Quest’ultimo, frutto di un lavoro di ricerca durato per diversi anni,   ha visto la luce  solo quest’anno, per ritardi nell’acquisizioni di diritti connessi alle immagini. Presentato in anteprima allo Teatro “Stabile” di Potenza in prima assoluta presso la Sala Zuccari del Senato, si configura come uno dei lavori più importanti non solo per la durata di 90’, ma anche per la mole di testimonianze dirette (circa 30 ore), di materiali iconografici e di filmati di repertorio.
Dal 2013 fa parte del Consiglio Direttivo   dell’Associazione Culturale dei Sardi di Roma  il GREMIO,  occupandosi principalmente della sezione cinema e letteratura.
Attualmente sta realizzando la regia  di due documentari del programma ISFOL- PIAAC per Rai Cultura. 


No Responses to ““MEMORIE DI UN PRESIDENTE” IN SENATO: PRESENTATO IL DOCU-FILM DELL’OZIERESE ALESSANDRA PERALTA SU EMILIO COLOMBO, UN GRANDE ITALIANO, UN GRANDE EUROPEO”

  1.   patrizia Says: Il tuo commento è in attesa di moderazione. 
    Complimenti per lo splendido lavoro, spero di poterlo vedere al più presto. Sono certa che è stato un lavoro puntuale e certosino.
  2.   patrizia Says: Il tuo commento è in attesa di moderazione. 
    Complimenti Alessandra per questo splendido lavoro che spero di poter vedere al più presto. Sono certa che ne resterò affascinata come di tutte le cose che fai sempre con impegno e passione!
    Un abbraccio
    Patrizia BOI

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lunedì 10 ottobre 2016

Il documentario di Sergio Naitza su Tiberio Murgia

di Patrizia Boi
ph: Tiberio Murgia
di Patrizia Boi
Nel corso della rassegna  Incontro con il Cinema Sardo (a cura di Franca Farina),il Gremio dei Sardi ha proposto la presentazione, la proiezione e il commento dell’interessante documentario“L’insolito ignoto - Vita acrobatica di Tiberio Murgia”, prodotto dal giornalista e critico cinematografico Sergio Naitza di Cagliari, presente all’incontro.
Chi non ricorda quel volto imperturbabile e altero di siciliano geloso e sciupafemmine che divenne una presenza fissa della commedia italiana dal 1957 in poi?
Nell’introdurre l’evento e presentando il regista, il presidente del Gremio Antonio Maria Masia ha voluto sottolineare che il valore e l’importanza dell’opera di Sergio Naitza, a suo avviso, consisteva nel restituire allo spettatore una immagine completa, gradevole, coinvolgente, emozionante  e persino tenera dell’uomo e dell’attore che andava a sostituire quella ingessata  e stereotipata seppure vincente  che s’era fissata nel ricordo di chi da giovane e per tanti anni aveva seguito nei cinema quel singolare grande e amato caratterista ch’era stato Tiberio Murgia.
Così è stato, come anticipato in premessa. 
Dal ruolo di Ferribotte, nel film “I soliti ignoti”,il piccolo operaio sardo,nato ad Oristano il 5 febbraio 1929e morto a Tolfa il 20 agosto 2010,viene trasformato nello stereotipo del siciliano irascibile e focoso che lo accompagna in tutti i suoi film da “La grande guerra”, a “L’audace colpo dei soliti ignoti”, da “La ragazza con la pistola” a “Costa Azzurra”“Caccia alla volpe” etc…
Un sardo dell’Isola prestato ad un’altra Isola per impersonare una maschera che gli viene tagliata addosso quasi per caso. Il regista Mario Monicelli lo prende dalla strada – all’epoca era lavapiatti in un ristorante – e lo scrittura per quel primo film che lo rendefamoso, un “falso d’autore” divenuto celebre caricatura nella commedia italiana.
Eppure Tiberio non sapeva una parola di Siciliano, veniva sempre doppiato con cadenza sicula da attori quali Renato CominettiIgnazio Alsamo e Michele Gammino.
Il grande pubblico ne  apprezza la formidabile mimica facciale, quegli occhi un poco socchiusi rivolti sempre al cielo, quelle sopracciglia foltissime perennemente arcuate, la testa leggermente piegata all’indietro per rappresentare meglio la diffidenza e l’ostinazione della sicilianità, che di fatto è tipica anche della sardità e forse dell’insularità in genere.
Murgia rimane fedele al personaggio, allo stereotipo caricaturale del siciliano, per tutti i 40 anni successivi, attraversando i principali generi popolari del nostro cinema recente. Questo non lo rende popolare nella sua Terra che lo avrebbe voluto rappresentante anche dello spirito della sua gente. Il rapporto con gli oristanesi sarà difficile per anni fino a quando gli viene assegnato ad Oristano il Premio… In quell’occasione Tiberio cade platealmente in ginocchio davanti ai suoi conterranei, emozionato come non lo era mai stato di fronte a nessuna telecamera.
Il documentario racconta l’uomo e l’attore, quasi mezzo secolo di carriera, 155 film, un pezzo di storia del cinema italiano partendo dalla natia Sardegna, passando per il successo fino ai giorni nostri.
Tiberio ha  una fortuna cinematografica “sfacciata”, nonostante non sia istruito e sebbene non abbia mai frequentato una Scuola di Recitazione, però lo contraddistingue una grande presenza scenica, una capacità di suscitare ilarità solo con uno sguardo o con un movimento di quel suo corpo mummificato dal ruolo, una grande capacità nei piani d’ascolto, talenti che possedeva dalla nascita grazie a quel suo sguardo strano e irripetibile. Pensate che, come svela Naitza nel suo documentario, un chirurgo gli propone un’operazione agli occhi per eliminare quel difetto dello sguardo rivolto verso il cielo – gratuitamente vista la condizione economica non agiata di Tiberio, – e lui si rifiuta; gli piace continuare a guardare in alto come se fosse volto all’indomani, a quel futuro che lo aspetta nella Capitale.
Tiberio non vuole fare l’operaio, né il lavapiatti, è come se si immaginasse un altro destino e riuscisse in qualche modo a crearselo, con i suoi piccoli gesti: il rifiuto di farsi eliminare un difetto che si sarebbe rivelato la sua fortuna e la scelta di recarsi deliberatamente a Roma nonostante i suoi fratelli lo  invitino ripetutamente a Savona – dove risiedono – per lavorare con loro. Non ne ha mai voluto sapere scegliendo di seguire le sue manie di grandezza.
Poi la vita e il cinema si confondono, Tiberio non sa realmente discernere lo schermo dalla vita e vive come in un set, da una donna all’altra, da un’avventura all’altra, una toccata e fuga che non gli consentono mai di fermarsi veramente da una parte. I figli e le due mogli di certo ne pagano le conseguenze, costretti a subire quel padre e marito egoista, così narcisisticamente tronfio del suo ruolo e del suo personaggio, da non poter dedicare pienamente se stesso alla famiglia.
Come faceva del resto a tornare alla realtà dopo aver lavorato con  mostri sacri come Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Totò, Monica Vitti, Claudia Cardinale, Vittorio De Sica, Peter Sellers, Adriano Celentano, Peppino De Filippo, Lando Buzzanca, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Nanni Loy e tanti altri?
La sua storia artistica quindi si confondeanche con la sua storia personale, lui si riscatta da una vita di fame e stenti  e ci regala quella faccia che buca lo schermo. Ci lascia la memoria del suo “Capello corvino, sopracciglia cespugliose, baffetto malandrino, mento all’insù come a reclamare una nobile alterigia che il DNA di proletario sardo gli negava”.
Tiberio Murgia “ha clonato Ferribotte centinaia di volte tra parodie, imitazioni, remake fino a svuotare la caricatura d’ogni efficacia”.
Oltre quella maschera c’èla sua vita, fatta di persone normali che lui in qualche modo tradisce, una vita picaresca, una sorta di sceneggiatura da film. Un “poveraccio” che la fortuna rende ricco, ma che per la sua ignoranza e incapacità di gestire il denaro, scialacqua ogni sostanza. Naitza la definisce “Un’esistenza da acrobata, oscillante fra bugie colossali e arte d’arrangiarsi, una figurina del povero meridione d’Italia ustionata dai neon del successo. E, soprattutto, il buffo cortocircuito di chi aveva scambiato, senza volerlo, la vita con il cinema e il cinema con la vita”.
Ne viene fuori un uomo irrigidito dal successo e dalla fama, incapace di dare amore, rispetto e sostentamento ai suoi cari, ma sconfinatamente indifeso e incorrotto nella sua essenza, come un bambino che interpreta costantemente il suo copione di vita senza rendersi conto che il mondo intorno a sé è cambiato e lui ha continuato ad oltranza il suo folle gioco, una figura umana da comprendere ed amare, come emerge dalla bellissima testimonianza di sua figlia Manuela – anch’essa presente all’incontro –che, pur consapevole dei limiti di suo padre,è capace di accettarlo per quello che è  e di perdonagli ogni assenza e mancanza.
Il pubblico in sala, tra cui erano presenti i vari attori che gravitano spesso nelle manifestazioni proposte dal Gremio (Alessandro Pala, Francesco Madonna, Vanni Fois e Luca Martella), ha applaudito a lungo  dopo la proiezione e si è intrattenuto apprezzando l’interessante scambio con il regista che ha risposto con passione a tutte le domande (prima di cambiare scena verso “i soliti rinfreschi sardi”), ricordando, con evidente emozione,  quelle settimane passate accanto a un Tiberio, anziano e malato (la morte lo raggiungerà subito dopo la fine delle riprese), che finalmente “confessava” il suo passaggio umano, con tutti vizi e le virtù di un piccolo, grande uomo, normale e straordinario.