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Roma, Roma, Italy
Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

lunedì 27 maggio 2019

Alberto Cardillo E' possibile curare l'anima?


https://wsimag.com/it/benessere/54532-e-possibile-curare-lanima

È possibile curare l’anima?

Impariamo ad ascoltarla e prendercene cura

25 MAGGIO 2019, 
Great Gig, Il male oscuro, riportare la luce, foto Sergio Pessolano
Animula vagula blandula hospes comesque corporis.
“Piccola anima smarrita e soave/ospite e compagna del corpo”, scriveva l’Imperatore Adriano rivolgendosi alla sua piccola anima destinata, prima o poi, a lasciare il corpo e a vagare per mondi sconosciuti: ma prima di questo vagabondaggio è sua ospite e compagna. Come si può, quindi, avere un corpo sano se la sua fedele compagna non è in buona salute? Non sarà il caso di trovare il modo di occuparci anche di lei?
Sull’’Anima’ è stato detto tanto, sono state espresse opinioni, a volte supposizioni, le Religioni hanno costruito teorie, pontificato certezze, gli animisti l’hanno attribuita agli esseri viventi anche non umani, molti l’hanno confusa con lo ‘Spirito’.
In Grecia, secondo Socrate, era sinonimo di ‘Psiche’, per indicare il mondo interiore dell'uomo a cui assegnare piena dignità . Il Filosofo affermava che il compito centrale dell’uomo era la cura dell'anima: la psicoterapia. Il suo discepolo Platone ne codificò il messaggio affermando:
Curate l’anima se volete curare anche il corpo.
Ma cos’è l’anima se non l’essenza senza materia di ognuno di noi? Nella nostra cultura viene ritenuta immortale se non addirittura parte dello Spirito Divino, sede dei sentimenti.
I sentimenti e le emozioni ‘accadono’, li creiamo istante dopo istante seguendo la sequenza di un imprevedibile e ingovernabile succedersi di stati emotivi. Curare l’anima significa curare i nostri pensieri e far sì che le emozioni siano sempre più gli elementi che creano benessere. È possibile ed è nostro interesse rimarginare le ferite dell’anima perché curare l’anima è il primo passo per poter curare il corpo.
Il professor Biava sosteneva che quando un soggetto ha deciso che non ha più senso proseguire la propria vita su questa Terra, anche i tumori più semplici non trovano soluzione. Eppure, nessuno vuole lasciare il corpo, tutti vorremmo vivere più a lungo possibile o addirittura diventare immortali. Siamo davanti a quella che chiamiamo ‘Inversione psicologica’ ovvero, il soggetto dichiara esattamente l’opposto di quanto inconsciamente crea.
E di questo tema sono davvero esperto, non solo per aver aiutato tante persone, ma per averne sofferto io stesso prima di lasciare la mia vecchia professione di politico e dedicarmi interamente alla kinesiologia.
Fu il professore di Teoria e impiego pratico della Kinesiologia Applicata, Ruggero Dujany, che mi svelò di essere afflitto da ‘Inversione psicologica’: in sostanza, andavo dal medico per essere curato ma non volevo guarire. Ero contemporaneamente l’artefice e la vittima di quel male, il protagonista e il carnefice di me stesso. Assurdo, incomprensibile e inaccettabile. Significava che andavo dal medico per essere curato ma non volevo guarire. Ero davanti a quello che nella filosofia Zen potremmo definire un kōan zen, ovvero una dichiarazione paradossale ma in cui, secondo i Maestri Zen, avviene il vero incontro tra il ‘maestro’ e l’allievo, dove inizia la rivelazione della natura più profonda dell’Essere. Ruggero Dujany in quel momento diventava ufficialmente il mio ‘Maestro’ e da allora lo è stato per continuare a rimanerlo.
‘L’Inversione psicologica’, è quel meccanismo per cui, il soggetto colpito, quindi, dichiara esattamente l’opposto di ciò che poi inconsciamente crea e produce. È la massima di Carl Gustav Jung a descrivere fedelmente questo fenomeno “diabolico”:
Fino a quando non renderai conscio l’inconscio, esso dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino.
Sicuramente quella Inversione psicologica esisteva perché, attraverso la ‘malattia’, richiamavo a me la mia stessa attenzione: serviva per farmi comprendere che stavo facendo qualcosa che non era la mia vera strada, mi ero ammalato per giustificare che gli incarichi amministrativi assunti erano non solo onori ma oneri pesantissimi.
Si era creato un cortocircuito, una frattura insanabile, fra la mia parte più profonda, fatta dall’Alberto che voleva solo applicare le ideologie e i sogni di uomo politico, e la realtà vera e propria, dove la politica tradotta in amministrazione è al contrario un continuo trovare compromessi, equilibri per non scontentare nessuno e allo stesso tempo per mantenere il potere. Il vero conflitto, oggi posso affermare con assoluta certezza, consisteva nel non avere più un equilibrio fra l’uomo materiale e l’uomo spirituale che era in me. Quell’uomo che pur amando l’Amore trascendente, voleva non apparire sensibile perché sensibilità era per lui al tempo sinonimo di debolezza. Ero io stesso che rinnegavo la sensibilità e che mi convincevo si trattasse di fragilità, di debolezza, che si sarebbe manifestata all’esterno e nel mondo di quella ‘politica’ che non mi apparteneva più.
Quando il Maestro Dujany, grazie all’utilizzo delle tecniche di Kinesiologia applicata alla medicina, rimosse l’Inversione psicologica da cui ero afflitto, come per magia intrapresi una lenta ma costante risalita. Vedevo la luce in fondo al tunnel, potevo finalmente davvero toccare con mano il mio riemergere dai meandri dello smarrimento esistenziale.
Ecco perché ritengo fondamentale individuare eventuali ‘Inversioni psicologiche’, una malattia che mi ha consentito di ribaltare la mia vita per prendere a cuore quello che desideravo davvero, quello che potevo fare con Amore ed equilibrio. E ringrazio la Kinesiologia!
È su questo dato che, con la Kinesiologia applicata alla medicina, bisogna iniziare a lavorare per poi spostarsi sempre più su un livello profondo e raggiungere quella rete di informazioni, già presenti nel nostro corpo, che registra tutto e conosce tutto. Per curare l’anima dobbiamo scendere sempre e progressivamente più in profondità. Occorre sfogliare il nostro corpo andando oltre. Passare dalla massa alle molecole per raggiungere l’atomo. Da questo all’elettrone, fino al nucleo di protoni e neutroni procedendo ancora più in profondità, dove non esiste più la massa ma esiste solo il campo vibrazionale informato e formato solo da onde di energia. È quel livello onnisciente che contiene il tutto e sa tutto. Siamo fatti di energia, quell’energia che esplode nel momento in cui avviene la fecondazione e si instilla la Scintilla Divina. Prendersi cura dell’anima significa interrompere le somatizzazioni che poi diventano malattia.
Quando Dante scriveva “e mi ritrovai nella selva oscura, che la diritta via era smarrita”, si riferiva al male dell’anima, a quel ‘male oscuro’, che ormai ben conosciamo essere la somatizzazione. Per rimuoverla non bisogna curare il corpo perché non è ancora malato: qualcosa funziona male e la nostra anima sta bussando alla porta della nostra attenzione per indicarci di rimuovere un disagio emozionale.
Citiamo spesso l’anima (ànima in latino, anĭma, affine, come anĭmus, al greco ἄνεμος soffio, vento): frasi come “faccio tutto mettendoci l’anima”, “mi hai rubato l’anima” le abbiamo dette tutti. Da buon scultore mi è capitato di donare ‘anima’ a quanto di grezzo e informe cercavo di scolpire. Oggi ho imparato a farmi rapire l’anima solo dall’amore, quello spazio senza tempo che rappresenta il ponte per il viaggio dentro noi stessi. In questo modo potremo nutrire le nostre cellule con le giuste ‘in-forma-azioni’, creando il terreno fertile e le condizioni felici per produrre le nuove proteine del Benessere.
Perché questa compagna del nostro corpo, come una vera compagna di vita, ci svela i nostri conflitti costringendoci a prenderne coscienza, ci suggerisce la soluzione degli stessi se solo impariamo ad ascoltarla e ci fornisce la chiave del Benessere se ce ne prendiamo cura e la sappiamo trattare con Amore. E se non ci riuscite da soli, chiedete al vostro Kinesiologo di fiducia.
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Kinesiologo, naturopata, esperto di Kinesiologia Applicata alla Medicina e di Intolleranze alimentari. Autore di Articoli scientifici, libri e video, partecipa a Seminari, Convegni e Conferenze in tutta Italia.

domenica 12 maggio 2019

Animali e Altre Bestie di Sardegna di Patrizia Boi - Quinta Puntata pubblicata su Tottus in Pari di Massimiliano Perlato nel mese di Maggio: La Balenottera Azzurra

http://www.tottusinpari.it/2019/05/10/animali-e-altre-bestie-di-sardegna-quinta-puntata-la-balenottera-azzurra/?fbclid=IwAR0kt0RS53Kki_N3tcpZZU3TAD_tT1Q1kFcCLD0Bgs7zChjpFjwrTFFj1iw



ANIMALI E ALTRE BESTIE DI SARDEGNA (QUINTA PUNTATA): LA BALENOTTERA AZZURRA





immagine di Alessandra Murgia

di PATRIZIA BOI

Viveva nelle acque del Golfo di Cagliari una Balenottera azzurra che aveva attraversato mari e oceani, veduto il rosso dei coralli più belli, girovagato per i fondali più variopinti, udito i suoni più profondi.
Ogni tanto saliva in superficie per ammirare sua madre Luna. L’ammirava quando illuminava tutta la superficie del mare, le piaceva osservare la sua immagine sbiadita sull’acqua calma. Quando la Luna si dimezzava diventava melanconica, quando si eclissava dietro l’orizzonte si sentiva perduta.
Un giorno, poi, vide il Sole e ne rimase fulminata. Lo fissò finché non discese nell’acqua. Lui le fece conoscere i misteri dell’abisso mostrandole tutto ciò che lei non aveva mai guardato.
Si accorse che i pesci, variopinti come l’arcobaleno, improvvisavano fantasiose coreografie per mostrarsi al sole in tutte le loro sfumature. La Balenottera seguì il Sole, si scaldò nel suo abbraccio e respirò tutta la sua luce. Precipitarono insieme nel fondo più fondo, nel buio maestoso della notte che nessuno vede mai. Conobbe il fuoco che si cela sotto l’acqua, poteva avvicinarsi con la protezione del sole senza bruciarsi e dopo aver scaldato il suo sangue,  risalì in superficie trasformata. Infine salutò il Sole che apparve di nuovo in cielo per illuminare le tenebre della notte.
L’Aurora la lasciava incantata a vederlo risorgere, giorno dopo giorno, più splendido che mai. Attendeva che la prendesse di nuovo per mano e la guidasse attraverso il buio. Spesso lo aspettava seduta sulla Sella del Diavolo e si domandava quale Diavolessa fosse riuscita a convincere il Diavolo in persona a scendere dal suo trono e scomparire per sempre.
Trascorreva tutte le notti col Sole, mentre di giorno si sentiva perduta. Passava il tempo ad aspettare che lui tornasse: già quando albeggiava, la solitudine la invadeva e iniziava a contare le ore e poi i minuti che la separavano dal tramonto. Gli faceva sempre la stessa domanda:
«O Sole, perché non scendi con me nel mare profondo per sempre?».
E il Sole le rispondeva:
«E poi chi illuminerebbe il giorno a tutte le Creature? Non essere egoista, ti ho insegnato la strada, devi esplorare l’abisso da sola».
Una notte, poi, il Sole non venne e la Balenottera si ritrovò davvero sola. Allora si ricordò di sua madre e s’affacciò sulla superficie dell’acqua. La Luna invadeva l’Universo di luce argentata. Appena la vide sorrise e le disse:
«Prendi questa Stellina e fatti sempre guidare nella giusta direzione. Lei ti indicherà dove andare».
Poi la salutò e se ne andò.
La Balenottera prese coraggio e discese in fondo al mare con la Stellina. Si rese conto che, nonostante la Stella emanasse solo un tenue chiarore, lei poteva vedere tutte le bellezze del mondo sottomarino.
Da quel momento, giorno e notte, fu in compagnia della sua preziosa Stellina che le portò una grande fortuna e tanta felicità.
Ogni bambino ha la sua Stellina
che lo accompagna fino a mattina
tutte le notti gli porta un bel sogno
e della luce non ha più bisogno.
Anche nel buio la strada si trova
per chi ci crede e anche ci prova
sappiate bimbi che l’oscurità

mercoledì 8 maggio 2019

I ruoli del “Triangolo drammatico” - di cui parla lo psicologo statunitense Sfefan Karpman - un triangolo rovesciato ai cui vertici si trovano i tre possibili ruoli ricoperti dai due membri della relazione: Vittima, Carnefice o Salvatore. E' necessario “uscire dal triangolo”, cioè smettere di ricoprire il ruolo di Salvatore, Persecutore o Vittima, come spiega Dora De Stefano in questa intervista rilasciata ad Wall Street

https://wsimag.com/it/benessere/53374-larte-di-essere-felici

L’arte di essere felici

Intervista a Dora De Stefano

5 MAGGIO 2019, 
Bolivia, La Luna all’alba sul Salar de Uyuni, foto Sergio Pessolano
La ricerca della Felicità è una tensione che ha caratterizzato gli esseri umani di tutti i tempi, di tutti i luoghi e di ogni condizione sociale.
I filosofi greci da Socrate a Platone, da Aristotele agli stoici, da Epicuro agli scettici, i grandi Saggi, i Santi e i Religiosi, politici e governanti, artisti e scrittori, intellettuali e poeti, si sono chiesti cosa fosse la Felicità e come riuscire ad essere Felici.
Il 4 luglio 1776 la stessa Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America sanciva i tre Diritti Inalienabili dell’Umanità: La Vita, la Libertà e il perseguimento della Felicità.
Allora anche noi possiamo porci questa domanda: l’Evoluzione dell’individuo, la Civilizzazione della società, il Progresso tecnico scientifico, pur avendo senza dubbio facilitato la vita, hanno davvero contribuito ad avvicinare l’uomo a uno stato di crescente Felicità?
In merito a questo tema abbiamo intervistato un’esperta, Dora De Sfefano, Counselor, Formatrice, Life Coach, Conduttore di Bioenergetica e di Training Autogeno, Ceo & Founder de "L'arte di essere felici".
Come si è configurata nella nostra Società globalizzata l’esigenza di essere Felici?
Viviamo in un mondo globale, e questo implica che siamo interconnessi, sempre. C'è troppo rumore, troppo movimento, troppo stimolo. La gente soffre per questo, non la ha possibilità di fermarsi a sentire, e molti pensano che la vita sia così, che non ci sia possibilità di invertire la rotta.
Cosa ci rende infelici nella realtà di tutti i giorni?
L'individuo vive “scollato” tra il “dover fare” e il suo “essere”. Cerchiamo di essere più forti, più veloci, più belli. Siamo continuamente distratti dalla pubblicità, dalla televisione, da Internet… siamo appesantiti, in tutti i sensi. Ma abbiamo la possibilità di cambiare questo processo che sembra irreversibile, ritornando a “sentire”, attraverso l'esperienza personale, fisica, concreta.
Quanto è importante la Centralità della persona, il suo benessere psico-fisico, spirituale e culturale per raggiungere un livello soddisfacente di Felicità?
La maggior parte della gente non vive una vita sana e dà la colpa allo stress, chiamato in causa per tutto ciò che ci accade. Lo stress è la risposta organica a una situazione che produce ansia – un esame, un appuntamento di lavoro, un lutto. Il corpo ci sostiene nell'affrontare il momento di difficoltà con la produzione di vari ormoni tra cui il cortisolo, prodotto dalle ghiandole surrenali, e “dà istruzioni” ai vari sistemi interni che si attivano producendo le sostanze adatte a stimolare determinate funzioni e metterne a riposo altre. Dopo la fase di allarme, dovrebbe esserci la fase di ripresa, in cui cessa l'azione dello stimolo disturbante e l'organismo recupera progressivamente il suo equilibrio.
E questo è il punto da affrontare. Se a uno stimolo stressante se ne aggiunge un altro, e un altro ancora, al corpo manca letteralmente il respiro, i meccanismi biologici di difesa non riescono più a produrre gli ormoni adattivi e le scorte di esauriscono. Le batterie si scaricano, ed ecco che arriva la malattia.
Quanto tempo e attenzione dedichiamo al nostro corpo per raggiungere un buon livello di vitalità?
Nei seminari che svolgo, le persone mi parlano della difficoltà di dedicare del tempo – anche poco – a se stessi, per i motivi che tutti conosciamo, la vita frenetica in cui siamo immersi, le responsabilità lavorative, familiari, ecc. E anche quando fanno qualcosa per sé - attività fisica o ginnastica in palestra, sport o altro - lo fanno per migliorare la propria immagine (che spesso non amano), e non per amore di sé. Facendo così però non riescono a “sentire”, a entrare in contatto con i propri bisogni. Il sentire non c'entra con l'intelligenza, né con la forza, ma con il “percepire” e stare in ascolto delle proprie sensazioni.
Un altro tema che arriva dalle persone è il loro bisogno di voler capire.
Come dice Osho: “La mente, fondamentalmente, mente”, vale a dire che il nostro bisogno di avere il controllo prevale sulle nostre emozioni. Ma io aggiungo che il corpo obbedisce alle sue regole, che sono infinitamente più sagge.
Leggere tanti post sul benessere o l'autostima non aiuta certo a mettere in atto un cambiamento, perché la vera trasformazione avviene nel momento in cui si fa esperienza di una nuova verità, e non quando la mente acquisisce altre nozioni.
Nell’epoca dei lavori artigianali e creativi, l’uomo acquisiva autostima attraverso le sue creazioni, cosa deve fare l’uomo moderno per imparare ad amarsi?
Deve ritrovare il suo equilibrio, riprendere il dialogo con se stesso senza giudicarsi o compiangersi.
Quanto è importante la relazione con gli altri per essere in armonia ed equilibrio?
Gli altri rappresentano lo specchio in cui ci guardiamo, e ci rimandano degli aspetti di noi, sia quelli che ci piacciono, sia quelli che vogliamo nascondere. Una persona che è in un percorso di “consapevolezza” può imparare moltissimo dal confronto con gli altri e anche dalle reazioni che provoca negli altri. Del resto, siamo animali sociali, per questo il bambino piccolo ha una predisposizione innata a stabilire una relazione con le figure di riferimento (i genitori) che lo possano sostenere nel suo processo di sopravvivenza.
Quanto le programmazioni familiari e sociali inficiano le nostre relazioni?
Il bambino, prima ancora di scegliere di identificarsi con una delle due figure genitoriali, li ha già “ingoiati”, inconsapevolmente, vale a dire ne ha già acquisito le rappresentazioni mentali, aspettative, credenze che arrivano anche dalle generazioni precedenti – l'inconscio collettivo per dirla con Carl Jung. Nel suo saggio Il disagio della civiltà, Freud parla di quanto l'indole umana deve “piegarsi” alle regole sociali e reprimere al contempo i propri bisogni.
In che modo siamo condizionati dal giudizio nella nostra crescita personale?
Ti rispondo con una domanda: che differenza c'è tra il formarsi un'opinione di una persona e tenersela per sé, e invece rovesciarle addosso una serie di commenti non richiesti?
La mente umana tende a “riempire i vuoti”, a elaborare tutto ciò a cui non riesce a risalire spontaneamente, per questo anche un incontro fugace con uno sconosciuto viene ricostruito dalla mente al fine di formarsene un'impressione. Questo è un processo normale.
La critica tuttavia è un processo diverso, malsano e che scatta quasi in automatico. Premesso che secondo me non esistono critiche costruttive, ma esistono solo le critiche, colui che critica compulsivamente ha bisogno di proiettare fuori di sé aspetti che non riesce a “digerire” dell'altro, siano essi portatori di negatività che portatori di positività.
Come è possibile liberarsi dal giudizio degli altri?
Lavorando sulla propria autostima si impara a farsi scivolare addosso le critiche degli altri. Chi è in equilibrio con se stesso riesce a disinnescare la mina della critica altrui, la intercetta e la rispedisce al mittente, meglio ancora se con un sorriso!
Quali sono i ruoli del “Triangolo drammatico” - di cui parla lo psicologo statunitense Sfefan Karpman - che bisogna evitare per instaurare relazioni sane?
Secondo Karpman - uno dei teorici dell'Analisi Transazionale - le relazioni possono strutturarsi su una forma di un triangolo rovesciato ai cui vertici si trovano i tre possibili ruoli ricoperti dai due membri della relazione: Vittima, Carnefice o Salvatore.
Una relazione così strutturata non è una relazione sana, perché - anche se inconsapevolmente – ogni soggetto manipola l'altro e ne viene a sua volta manipolato. Nessuno dei due si comporta in modo genuino e autentico. Per modificare una relazione di questo tipo è necessario “uscire dal triangolo”, cioè smettere di ricoprire il ruolo di Salvatore, Persecutore o Vittima. Facile a dirsi, molto difficile a farsi, soprattutto nelle relazioni di lunga durata, che in genere sono nate proprio perché le due persone si sono “attratte” a vicenda grazie a ruoli complementari.
I Ruoli di Vittima, Carnefice e Salvatore, quali limiti hanno?
Sono ruoli, appunto, e sono necessariamente incanalati su un binario fisso, schematico, senza via di uscita. Tali ruoli non possono che sfociare in una “coazione a ripetere”.
La Vittima è costretta a interpretare questo ruolo perché non ne conosce altri, ha imparato a codificare il mondo nella modalità “Quello che mi succede è sempre colpa degli altri”. Ogni relazione in cui sarà coinvolta, ogni situazione nuova che dovrà affrontare la vedrà agire sempre in questo ruolo, immutabile e senza sbocchi. A meno che non decida di voler spezzare questa catena a cui inconsapevolmente ha legato se stessa, e avviare un cambiamento. Di conseguenza, ogni cambiamento che essa porterà nella sua vita genererà un cambiamento in tutti i soggetti che in un modo o in un altro gravitano intorno a lei.
Per una relazione di coppia soddisfacente ed equilibrata, che lavoro occorre fare su se stessi?
Puoi amare un'altra persona solo quando hai imparato ad amare te stesso. Sei la prima persona al mondo che devi imparare ad accettare, ecco il presupposto indispensabile per una relazione di coppia sana ed equilibrata. L'amore non è “bisogno”, non è la stampella cui aggrapparsi e non è neanche il cestino dei rifiuti in cui scaricare tutte le proprie frustrazioni. Tutto questo materiale “non riciclabile” va smaltito in prima persona. Il partner va rispettato e il tempo da trascorrere insieme va onorato.
Quali diversità di comportamento occorre integrare per favorire il rapporto tra i due sessi?
La coppia sana presuppone la libertà di essere se stessi, la capacità di accogliere anche i lati del partner che ci piacciono poco. “Io lo cambierò” è una strada che ha fatto migliaia di vittime, sentimentalmente parlando. Noi tendiamo a complicarci la vita, mentre la tensione verso la Felicità, ci dovrebbe condurre a investire sulla semplicità, per prima cosa perché: “La semplicità è la necessità di distinguere sempre, ogni giorno, l'essenziale dal superfluo” (Ermanno Olmi), secondo perché: “Se non sei in grado di spiegarlo a un bambino di otto anni, non sei in grado di spiegarlo a te stesso” (Einstein).
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Nasce come autrice di romanzi, racconti, fiabe, ma pubblica anche biografie, articoli e interviste. Progetta eventi culturali e opere pubbliche occupandosi con passione di parchi, piste ciclabili e lavori ferroviari.