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Roma, Roma, Italy
Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

domenica 4 agosto 2019

UN VIAGGIO STRAORDINARIO NELLA MAGICA SARDEGNA: E’ LA VISIONE FIABESCA DI PATRIZIA BOI

L'articolo dedicato al nuovo libro di Patrizia Boi è quello più letto nel mese di LUGLIO sul sito di TOTTUS IN PARI
UN VIAGGIO STRAORDINARIO NELLA MAGICA SARDEGNA: E’ LA VISIONE FIABESCA DI PATRIZIA BOI
http://www.tottusinpari.it/2019/07/30/un-viaggio-straordinario-nella-magica-sardegna-e-la-visione-fiabesca-di-patrizia-boi/?fbclid=IwAR1A9OhmTlBGxLTc1f6xuOdWnbYNYys_n8LxvxCqcR6932fKdtS1iP5lnns



UN VIAGGIO STRAORDINARIO NELLA MAGICA SARDEGNA: E’ LA VISIONE FIABESCA DI PATRIZIA BOI


le illustrazioni sono di Niccolò Pizzorno

di ROBERTO LUCIANI


ph: Patrizia Boi
Non avevo mai pensato che un Bene Culturale potesse diventare Fiaba, ma certo questo può accadere se esso è situato nell’arcaica Sardegna e se la Fiaba nasce dall’immaginazione di una scrittrice come Patrizia Boi. Nel suo ultimo romanzo “Mammoy, di Catorchio, Cletus e altre avventure” – patrocinato dal Gremio dei Sardi di Roma – Patrizia ci consente di “vedere” i siti archeologici attraverso quella visione magica che riporta in luce la loro sacralità originaria. E questo accade anche grazie alla sinergia di intenti che si è venuta a creare fra l’autrice e i componenti lo staff editoriale della casa Editrice “dei Merangoli” che opera anche nel campo dei Beni Culturali. Quello di cui sto scrivendo, che sto descrivendo, è un originale progetto che nasce dalla fantasia e dall’immaginazione di molte menti, in primis quella di Patrizia, è il viaggio dell’eroe che si attua attraverso luoghi fatati, in un percorso tra le arcaiche Domus de Janas, i suggestivi Menhir, gli enigmatici Nuraghi, i misteriosi Pozzi Sacri e le Piante Monumentali di Sardegna.
Il viandante di questo disegno fiabesco è il simpatico Robottino Catorchio, concepito dalla mente di una sorta di Alchimista, il dio celtico Lug, che attua la sua crescita spirituale attraverso il viaggio. Il Robottino è stato creato in un Laboratorio Alchemico dove lo scienziato lo ha costruito pezzo per pezzo con i materiali più innovativi.

Cletus
Poi, attraverso le telecamere che gli forniscono la vista, ha introdotto nel suo corpo 7 sferette magiche che ne hanno risvegliato la parte più profonda addormentata, una sorta di metafora verso la necessità di risveglio di cui oggi necessita l’Umanità. Così Catorchio si lascia andare al flusso di nuove sensazioni provate ed esce di casa per esplorare il bosco entrando in contatto con quel mondo invisibile fatto di Fate e Fatine, le Janas dell’Isola, che per lui sono una scoperta straordinaria. E sono le Janas a mostrargli le Domus in cui esse sono sepolte come in un utero materno, dove riposano da oltre cinquemila anni e che forse le accoglierà per l’Eternità. E sempre la Jana Gina gli fa vedere gli Spiriti delle Piante che proteggono i monumentali Lecci, le eleganti Sughere, i Ginepri inchinati al soffio del Maestrale, i Mirti e i Lentischi odorosi.
Poi, Catorchio entra in connessione con l’energia dei Menhir, elementi di congiunzione tra Terra e Cielo, e con i misteri legati alla loro antica origine. Si tratta di un viaggio iniziatico alla scoperta di una Sardegna ignota ai turisti vacanzieri, ma percorsa da tutti quei viaggiatori che già la conoscono o che vogliono scoprire i suoi profondi segreti e anche la sua originaria bellezza. E così Lug nel suo ruolo di padre-madre, motivo per il quale viene chiamato Mammoy (la sintesi dei termini sardi “mammai e babbai”), escogita una serie di storie: 12 Fiabe all’interno di un’unica Fiaba che tutte le contiene per far crescere il suo Robot verso la dimensione umana.

Geltrude e Bisso
Ogni Fiaba è guidata dalla magia di una Pianta Aromatica – Zafferano, Rosmarino, Finocchietto Selvatico, Alloro, Ginepro, Salvia, Timo, Basilico, Menta, Mirto e Lentischio – una flotta di Piante odorose che caratterizzano il Paesaggio delle terre che si affacciano sul Mediterraneo.
E qui emerge la visione olistica di Patrizia, Ingegnere attento all’inserimento di ogni costruzione nell’Ambiente che la accoglierà come facevano probabilmente gli Antichi Nuragici che, per scegliere il luogo dove situare le loro costruzioni, individuavano i territori più ricchi di fauna e quelli circondati da una flora rigogliosa. È chiaro che questi Popoli erano immersi nella Natura Selvaggia e che le Piante che oggi sono presenti in questi siti sono forse cresciute in un secondo tempo, testimoni della grandezza della civiltà passata e a protezione del luogo. Per la Boi, le Piante sono come degli antichi guerrieri che proteggono i siti, la magia del passato, il mistero di quelle enigmatiche costruzioni. E poi le Piante di Patrizia si trasformano in esseri umani, in bambini, donne e uomini, in esseri del mattino e in farfalle della notte. Il Piccolo Popolo degli Elementali della Natura fa da cornice al Pozzo Sacro di Serri o agli allineamenti dei Mehir di Pranu Muttedu. Mentre in “Sa Pedra Istampada” del Monte Tuttavista”, in Sa Preda Ballarina” di Nuoro o in “Su Tamburu Mannu” di Aggiussi incontrano personaggi leggendari come Madama Goldana o il Diavolo stesso nelle forme di vecchina con i piedi di capra o di cervo con le corna d’oro, figure care alla fantasia popolare e al folklore dell’Isola.
Ma nel libro non mancano i riferimenti alle arti popolari custodite nei Musei, come quella di Chiara Vigo, ultimo dei Maestri di Bisso. La sua è un’arte vera, che affonda le radici in un passato lontano e che prevede la tessitura, la cardatura e lo sbiondamento dei fili attraverso una pratica magica grazie alla quale il Bisso si trasforma in filo dorato. La sua opera narra la magia dei ‘brebus’ cara ai guaritori e alle guaritrici e racconta la grande capacità delle donne sarde di tessere trame, creando tessuti straordinari e veri e propri quadri.

i pescatori di corallo
Dell’arte della tessitura si parla, infatti, sia nella Fiaba “Geltrude, il Bisso e la corona di Mirto” sia in quella “La Principessa dal Profumo d’Alloro”. Quest’ultima narra la Leggenda della costruzione della Chiesa di Sorres e ne mette in luce le caratteristiche costruttive: «[…] il giovane si risvegliò e trovò tutto il paese fuori dalla sua capanna ad ammirare la straordinaria Chiesa del paese di Sorres che giganteggiava sul suggestivo colle. La pietra bianca e nera che la costituiva era decorata con intagli, intarsi, cornici, archi, pilastri e colonnine. Nelle lunette sopra gli archi erano ricavati bassorilievi con cerchi, rombi e croci, mentre i filari di pietra scura vulcanica, quel famoso basalto che abbonda nell’Isola, caratterizzavano la parte alta della facciata».
Non manca nemmeno un riferimento ironico alla mania di noi Architetti di avere l’Architettura “sempre in testa”. Infatti, nell’immagine chiave di questa Fiaba, il protagonista Mariane Maistu assume le sembianze di Williams Troiano, architetto Fabriciere della Chiesa trasteverina di Santa Maria dell’Orto e tra i fondatori della Casa Editrice. In questo c’è la bravura di Niccolò Pizzorno, l’illustratore genovese che ha magistralmente interpretato le descrizioni di Patrizia, aggiungendo con la sua creatività elementi suggestivi e una visione straniante della realtà come ha fatto anche nell’immagine che rappresenta le tappe del viaggio iniziatico di Catorchio nell’Isola. Le citazioni e i riferimenti ai Beni Culturali della Sardegna, alle Pietre naturali monumentali, ai Paesaggi della macchia mediterranea, alle spiagge bianchissime e alla trasparenza del mare, così come alle ricchezze dei paesi interni della Sardegna –  come l’Eremo di San Trano a Luogosanto descritto nella Fiaba “Cletus e la Principessa Rosa Marina” –  e alle straordinarie Piante disseminate in ogni percorso fanno sì che questo libro diventi anche una mappa per scoprire i veri tesori di questa Isola. Una mappa che dovrebbe essere utilizzata dalla Regione Sardegna per far conoscere i suoi Beni Culturali e le sue suggestive bellezze, magari creando un Parco letterario apposito.
Qualcuno potrebbe pensare ad un’opera campanilistica sulla propria terra d’origine, ma questo libro è il risultato dell’energia di un gruppo composto da un illustratore ligure e da una Casa Editrice romana che ha come Direttore un Architetto di origine pugliese. La Sardegna è infatti il centro di un Paesaggio più ampio nel quale emergono le connessioni con altri luoghi del Mediterraneo, come le splendide isole Tremiti dove ci sono «insenature e grotte misteriose, una spiaggia sabbiosa dal fondale basso dove fare un piacevole bagno, una moltitudine di cale e calette, un faraglione che sembrava un enorme pachiderma e una miriade di altri scogli circondati dal mare blu […]». Oppure con le bellezze del territorio di Latina, dove «le strade romane lastricate di storia si insinuano nella campagna assolata, intersecano i corsi d’acqua e corrono tra le paludi abitate dal cavaliere d’Italia, dal cigno rosso, dalla starnazza e dagli aironi, dai rettili e dagli anfibi […]l’Agro Pontino è un luogo incantato colmo di quell’energia che rivela immediatamente la festa solenne della Natura».  Patrizia, infatti, ha presentato proprio a luglio, al Festival di Latina “Come il vento nel Mare”, il suo libro insieme alla Professoressa Laura Marchetti – anche lei pugliese – Docente di Didattica delle Culture presso l’Università di Foggia, nonché ideatrice e Direttore scientifico del progetto “La strada della Fiaba” portato avanti attraverso un lavoro congiunto tra Regione Puglia, Regione Basilicata e Istituto della Enciclopedia Treccani.

Mariane Maistu e la Chiesa di Sorres
Da Napoli, poi, giunge in Sardegna la protagonista di un’altra Fiaba. Napoli con il suo magnifico Castel dell’Ovo, dalla terrazza del quale «[…] poteva contemplare la suggestiva bellezza del Golfo, con il porto di Mergellina adagiato sull’acqua, e lasciarsi suggestionare dalla maestosità del Vesuvio, incastonato tra la penisola sorrentina e l’isola di Capri»E non manca nemmeno la descrizione della Sicilia, la Terra di Trinacria, come si legge nella Fiaba “I pescatori di Corallo e la Bacchetta di Sambuco”: «Questa terra di forma triangolare è sorretta da un mostruoso gigante che con la mano destra sostiene lo stretto di Zancle, con quella sinistra la città di Depranon e con la testa e le gambe il grande Mongibello. E quando il gigante tenta di liberarsi dal peso delle città o della montagna si muove, traballa, fa tremare la terra che sorregge e dalla sua bocca erutta lava!». E dal gigante nascosto sull’Etna i protagonisti giungono al cospetto di un altro gigante, Capo Caccia, fondando la città di S’Alighera «la città delle alghe, in onore delle preziose Posidonie delle quali era colmo il suo fondale. La cittadina divenne una delle porte d’accesso all’Isola e il capoluogo della Riviera del Corallo perché nelle sue acque si trovava una enorme quantità di Corallo Rosso della qualità più pregiata».
Anche l’enigmatica Matera – Capitale Europea della Cultura 2019 – e i suoi millenari “Sassi”, gemelli delle pietre sarde, diventano lo sfondo di una Fiaba. «Cletus era nato a Matera, in una casa dalla cui terrazza si poteva abbracciare, con uno sguardo, tutto il mondo dei Sassi, quelli più antichi e quelli più recenti, le chiese rupestri che affioravano prepotentemente dalla campagna, i frammenti della Matera moderna. Strana città Matera, in cui tutti gli strati del tempo convivono nel suo silenzio»Il simpatico Cletus sarà il primo compagno di viaggio di Catorchio: catapultato fuori da una Fiaba, si ritroverà nella fiabesca “realtà” insieme al suo Bambinello Interiore, un’esortazione della Boi a non perdere mai di vista il proprio Bambino interiore, la propria purezza e la voglia infantile di esplorare il mondo.
Attenzione, però, perché c’è sempre un antagonista in agguato: è Gianguido, il prototipo dell’individuo lamentoso e abituato a vedere solo i limiti della propria esistenza, protagonista della Fiaba “Il Basilico di Carloforte e il Genovese Mugugnoso”. Egli è una vera ‘palla al piede’ – almeno nell’interpretazione di Pizzorno che così lo rappresenta nell’immagine di copertina – per chi ha voglia di intraprendere un viaggio. Dei genovesi non c’è solo il lamento, ma anche la loro laboriosità, la capacità di creare e coltivare un Basilico molto più odoroso e cibi che si sposano con le specialità carlofortine.

zafferano
Il quarto compagno di viaggio di Catorchio arriva dal passato, da un’altra isola leggendaria, quell’Atlantide che, secondo lo scrittore Sergio Frau, si è inabissata proprio sotto l’attuale Sardegna. Si tratta di Kalika, la Profumiera dell’Isola di Katai, una donna coraggiosa e curiosa, dotata di un olfatto sottile e di una femminilità straordinaria. Sarà lei a condurre il nuovo INIZIO di avventure che ci prospetta la Boi alla fine del libro, dopo che questa eterogenea e un po’ strampalata comitiva di eroi avrà cominciato a scoprire il mondo attraverso lo strumento della Fiaba.
Nella trama di avventure abilmente tessuta dalla scrittrice, in queste storie nelle storie, in questo cammino iniziatico attraverso le Fiabe, una vera Mille e una Notte sarda, le illustrazioni di Niccolò Pizzorno sono un’opera d’arte nell’opera d’arte perché la sua abilità interpretativa, la sua capacità di trasmettere emozioni, la sua visione del mondo con porzioni a colori e altre in bianco e nero –come le vedrebbe un vero Robot –  sono accompagnate da un disegno veloce e leggero, da una pennellata delicata e da disegni con contorni che sfumano perdendosi nel bianco del foglio di carta proprio per rendere eterea e sfuggente ogni tappa del viaggio.Insomma, dopo un viaggio ce ne sarà un altro, ad un’avventura ne seguirà un’altra e, dopo aver esplorato l’Isola, il viaggio è solo all’INIZIO perché il mondo è grande, lo spazio sconosciuto è infinito, gli strati del tempo sono innumerevoli, e i mondi invisibili sono davvero illimitati.
E sono certo che questo volume non potrà annoiare il lettore, ma creerà in lui una tensione verso l’avventura che lo terrà avvinto come se fosse lui stesso protagonista.

MAMMOY_COP

14 risposte a “UN VIAGGIO STRAORDINARIO NELLA MAGICA SARDEGNA: E’ LA VISIONE FIABESCA DI PATRIZIA BOI”

  1. Scritto da una e più penne ,non solo innamorate della terra e le sue armoniore beltà ,” la Sardegna” ma accompagnata da tutta la beltà “italiana”
    Tutti i tesori e i posti messi in
    rilievo ,solo chi la guarda con occhi del Cuore
    Grazie Patrizia Boi e i suoi con autori e disegnatore
  2. Buongiorno e Complimenti per questo viaggio meraviglioso che mi hai proposto! Cercherò la pubblicazione che tanto impegno e lavoro ha richiesto e la condividerò, soprattutto, con le nipotine nella speranza siano incuriosite da tanti luoghi e storie. Un grande abbraccio e bacissimi,
    1. Mio caro Kinesiologo non potevo che usare il tuo personaggio per rappresentare il pescatore di Corallo sciamano, la Trinacria con la Drepanon assisa tra i mari innamorati dai tramonti infuocati, con le due donne di medicina che si sposano bene con le tue idee. Prossimamente a Sant’Agata di Militello, a Trapani e forse a Erice!!!
    1. Cara Norma, grazie, magari se capiti a Roma, o quando vengo a Bari per la presentazione chiàà se riusciamo a incrociarci. In bocca al lupo per il tuo prossimo evento a Lecce, Lidia ne è entusiasta!

giovedì 18 luglio 2019

Stasera all'Hotel Miramare di Capoportiere a Latina ore 20,30 "La Fiaba come Metafora Educativa" Conversazione tra Patrizia Boi e Laura Marchetti


Patrizia Boi, ingegnere civile e scrittrice che presenta "Mammoy, di Catorchio, Cletus e altre avventure": la fiaba come metafora educativa. A discutere con lei la Docente di Didattica generale e di Didattica delle culture all’Università di Foggia, Laura Marchetti, pacifista, ecologista e antimilitarista che ha sempre tenuto insieme impegno culturale e impegno politico ed è autrice di numerosi volumi, monografie e saggi.

Sinossi

L’autrice Patrizia Boi in questo libro intreccia il mondo fantastico dei miti e delle leggende con quello dell’Intelligenza Artificiale. Lug, dio celtico, vestiti i panni di Scienziato dà vita in un laboratorio in Sardegna al dinamico Robottino Catorchio che, staccato dalle macchine che gli danno energia, mostrerà sentimenti umani e una gran voglia di sperimentare. Per lui, curioso e intraprendente come un bambino, Lug diventa MAMMOY, mamma e papà, e in questo ruolo monogenitoriale guiderà la crescita dell’intrepido Pinocchio moderno attraverso la Fiaba che riporta in superficie un mondo sommerso che si nasconde nella meravigliosa Natura che sparge ancestrali profumi di umanità. Le illustrazioni di Niccolò Pizzorno accompagnano le parole dell’autrice, delineando personaggi e luoghi veri o immaginari, come una fiaba nella Fiaba, da sempre strumento di apprendimento per esprimere concetti e ideali come uguaglianza, fratellanza e libertà.
Sullo sfondo delle terre che si affacciano sul Mediterraneo, mito e storia, magia e scienza, archetipi e metafore, passato e futuro sono gli ingredienti che rendono straordinarie le avventure in cui Catorchio diventerà molto più di un passivo ascoltatore, acquisendo autonomamente la capacità di interagire con cose e persone. Con lui, alla scoperta di luoghi sconosciuti e talvolta dimenticati, una compagnia eterogenea che man mano si arricchisce di nuovi compagni di viaggio: il lucano Cletus, un ragazzo allegro e apparentemente spensierato, il genovese Gianguido, borbottone, pauroso e “mugugnoso”, e infine, la saggia Kalika, la Profumiera dell’Isola di Katai.

 Biografia

Patrizia Boi, cagliaritana, vive e lavora come ingegnere civile a Roma. È autrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l’infanzia, di articoli, interviste e saggi che pubblica anche su “Wall Street International Magazine (WSI)”. Per la WebTV “Radio Gassino Uno” e per la rivista “Tottus in pari” cura la rubrica Tra Fiaba e Leggenda. Nel 2014, per WSI, ha pubblicato il libro LegenΔe di Piante – Nostra Protezione ed equilibrio in terra, una raccolta di 12 leggende sulle piante scritta in collaborazione con l’erborista L. Costa e la costellatrice L. Berrettari. Fra le sue pubblicazioni il romanzo Donne allo specchio (L’Autore Libri Firenze, 2006), la raccolta di fiabe Storie di Magia (Happy Art Edizioni, 2011) illustrato da M. C. Lo Cascio e il saggio INGEGNERIA ELEVATOᵑ – Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria? (dei Merangoli, 2017), coautore Maurizio Boi, con fotografie di S. Pessolano. Dal 2016, fa parte del Direttivo del “Gremio dei Sardi di Roma” per il quale propone e organizza eventi coinvolgendo intellettuali e artisti sardi.



domenica 16 giugno 2019

Intervista a Erika Maderna Maestra di Simbologie vegetali

https://wsimag.com/it/cultura/54896-tra-streghe-e-fate-antiche-e-moderne

Tra Streghe e Fate, antiche e moderne

Intervista a Erika Maderna

5 GIUGNO 2019, 
Niccolò Pizzorno, Alice, la maga delle Erbe, tratto da Mammoy - di Catorchio, Cletus e altre avventure di Patrizia Boi (Casa Editrice dei Merangoli)
Sono passati cinque anni da quando ho intervistato, per la prima volta, la scrittrice e saggista Erika Maderna. E ora l’ho incontrata di nuovo in veste di coorganizzatrice del Festival “Fiabando… nell’isola che c’è”, il suggestivo evento ideato da Maria Pia Minotti che si svolge sull’Isola Maggiore del Trasimeno – a settembre si terrà la VII Edizione – e che, come ogni anno, avrà come protagonisti adulti e bambini in un luogo magico nel quale luci, suoni e colori si fondono armonicamente col paesaggio. Ci siamo ritrovate, dunque, al termine dell’incontro che aveva come tema Un giardino di fiaba: come si coltiva un racconto. Perciò, chi meglio di Erika potrebbe coltivare il giardino della fiaba, del mito e delle Erbe? Esperta di Mito e Magia, Simbolismi e Archetipi, Regina per Aboca Edizioni di Piante e Aromi, Profumi e mitologie botaniche, è una profonda conoscitrice degli antichi saperi delle donne in medicina ed è autrice di numerosi studi, ricerche, articoli e libri fra i quali Medichesse: la vocazione femminile alla cura (2012) e Per virtù d’erbe e d’incanti: la medicina delle streghe (2018).
Perché la dimensione dell’Isola ci porta dentro le Fiabe, nel mondo incantato di Archetipi e Magia?
L’isola nella dimensione simbolica assume una fortissima valenza iniziatica. È uno spazio dell’immaginario, dove prendono vita le proiezioni dell’inconscio, dove l’Io trova rifugio e salvezza nel naufragio della vita e dell’identità. L’approdo all’isola definisce il contatto con un omphalós, un centro ideale geografico ed esistenziale, da cui è possibile contemplare l’infinito.
Sull’isola l’Eroe ha l’opportunità di recuperare energia psichica e di evolversi spiritualmente, ma essa segna anche metaforicamente un ritorno al grembo della madre. Nei miti, infatti, spesso è il luogo in cui il protagonista viene a contatto con il femminile attraverso incontri iniziatici significativi: è quanto accade, ad esempio, nell’Odissea, dove il viaggio di Ulisse è scandito dall’approdo in quattro diverse isole, nelle quali lo aspettano altrettanti incontri: Circe, il femminile archetipico e potente; Calipso, la donna che cura l’anima; Nausicaa, archetipo della figlia e portatrice di una profonda riconciliazione interiore; infine Penelope, la sposa, simbolo della sacralità del legame nuziale. È interessante notare come tutte queste donne, divine o mortali, siano figure di tessitrici: intrecciano il destino dell’uomo con la stessa abilità con cui da sempre le donne isolane annodano le reti da pesca per i loro uomini.
Tra Streghe e Fate, antiche e moderne, hai analizzato gli archetipi del mondo femminile, ricondotti spesso nella costola di altre divinità. Chi ha scippato il patrimonio ancestrale alle donne?
Il furto dei valori più profondi e reconditi del femminile è un processo cominciato ben prima di quanto siamo abituati a pensare. Lo troviamo già pienamente operante nel mondo greco che, nelle sue epopee e mitologie, dimostra di avere in parte dimenticato, o volutamente “addomesticato”, il substrato culturale pre-ellenico. Una traccia di questo processo è presente nei corteggiamenti (in realtà tentativi di stupro) del dio Apollo nei confronti delle ninfe di cui si invaghisce, delle quali usurpa valori e simboli. Così come è presente nella trasformazione culturale di Circe da dea (come ancora la chiama Omero) a maga, addirittura a protostrega. La narrazione nasconde, mistifica ma non cancella. In seguito, alle donne è andata anche peggio. Eppure i valori femminili, fortissimi, hanno resistito alle intemperie della storia: si sono ammaccati, hanno attraversato con tenacia i secoli oscuri, ma sono sempre riusciti a risorgere dalle proprie ceneri.
Oggi in una società di burattinai e burattini, risulta ancora attuale la fiaba iniziatica di Pinocchio (Pin-Occhio = Occhio Pineale ovvero Terzo occhio): un pezzo di legno, scolpito da un artigiano, al quale la magia di una Fata regala un’anima. In un mondo ormai ipertecnologico, dove gli scienziati hanno rimpiazzato gli artigiani, come descriveresti il Pinocchio “moderno”?
Oggi abbiamo dimenticato la natura divina che il mito attribuiva all’artigiano. Efesto, per i Greci, era un dio sensibile e raffinato, intenditore della bellezza e, non a caso, era lo sposo della dea Afrodite: un demiurgo esperto della magia del fare, un alchimista. Il potere insito nella capacità di forgiare la materia oggi ha lasciato il posto a una tecnologia che produce creature prive di corpo. E un Pinocchio moderno sarebbe forse così, disincarnato e virtuale, figlio di un artigiano tecnologico che collega bit ma non ha mani callose e sapienti. Ma non dobbiamo dimenticarci che Pinocchio è fatto di legno, di materia viva che cresce, respira, si trasforma. E non deve nemmeno stupirci il fatto che sia una Fata a insufflare l’anima nel burattino: come le ninfe, le fate sono anime vegetali e comprendono intimamente il “sentimento” degli elementi naturali. Probabilmente anche il nostro ipotetico Pinocchio tecnologico dovrà essere toccato da una bacchetta magica femminile, se vuole acquisire un’anima e diventare un bambino vero.
Come descriveresti un compagno di giochi che gli rammenta di non trascurare il “bambinello interiore”?
Un compagno che vede il mondo con occhi di meraviglia, invitandolo ad accogliere le connessioni misteriose, a scorgere l’invisibile dentro la trama della realtà. Oppure un aiutante magico capace di attivare il potere dell’intuizione, un po’ come fa la bambolina di Vassilissa nella fiaba russa della Baba Jaga.
Quanto è importante nella società dei consumi entrare in sintonia con “i semplici”?
Il contatto con “i semplici”, cioè con le erbe officinali comuni, ci riconduce al nostro legame profondo con la natura e ci aiuta a vivere il senso del sacro come cura e rispetto per ciò che ci circonda. La percezione della sacralità del creato è il recupero più importante che l’umanità può compiere se vuole accedere a un grado più evoluto e sostenibile di esistenza. Abbiamo un grande bisogno di quella “semplicità” grazie alla quale l’uomo antico capiva che ciò che è complesso può essere ricondotto a principi elementari, a energie pure, e che le piante umili, cioè “vicine alla terra” (humus), sono cosa gentile, benefica e preziosa per tutti noi.
Le costruzioni mentali dell’intelletto, se non vengono integrate dalla tessitura dell’intuito, rischiano di rimanere invisibili? Nel frastuono della mondanità, quanto spazio resta per ascoltare la propria musica interiore, i suoni della Terra e del Cosmo?
L’intuito è una grande risorsa dimenticata nel nostro tempo, eppure è importantissimo in quanto attiva la capacità di cogliere la realtà nella sua essenza. L’intuito può salvarci da un pericolo, ci evita di finire nei guai. Oggi, nonostante l’accesso a un livello di istruzione più elevato, sentiamo sempre di più il bisogno di esperti che regolino e gestiscano quasi ogni aspetto della nostra vita, sollevandoci dalla responsabilità di fare scelte errate, mentre dentro abbiamo un maestro saggio che urla per farsi sentire e per ottenere le nostre attenzioni. Ed è quella voce la nostra musica interiore, per usare la suggestione che proponevi nella tua domanda; ma il rumore di fondo che ci circonda spesso ci porta verso altri ascolti e ci distoglie da quelle note.
Quanto il continuo lamentarsi di tutto impedisce lo sviluppo di un individuo? Può il “Mugugno” incessante simboleggiare l’antagonista principale al cammino iniziatico del protagonista di una Fiaba?
Altroché se il mugugno può essere un antagonista! È un avversario che lavora instancabile e minuzioso fuori e dentro di noi. E la fiaba, che sempre fa da specchio a ciò che siamo e ci prende in giro presentandoci i tranelli della nostra psiche, ce lo dice a chiare lettere. Le nostre giornate sono scandite da un fastidioso e costante mugugno di fondo, quello dell’informazione, della società, dei triti luoghi comuni che pongono alla ribalta delle notizie solo ciò che non va, non funziona. In questo modo non riusciremo mai a migliorare. Ma quel che è peggio, quando questo spiritello maligno si infiltra dentro di noi, ecco che diventiamo bravissimi ad autosabotarci, a vivere di vittimismi. La fiaba può aiutarci a smascherare anche questi meccanismi deleteri.
A quale simbolismo ci collega l’esperto Profumiere delle Fiabe?
“Avere naso”, “andare a naso” o “avere fiuto” pone qualunque soggetto in una condizione privilegiata, legata all’intuito. Ma l’olfatto è anche un senso raffinato, spirituale, deputato più al piacere dell’anima che all’appagamento del corpo: ha un potere di profonda penetrazione della realtà ed è connesso ai centri della memoria. Il profumiere o la profumiera, dunque, in un’ottica archetipica o fiabesca, sono i depositari di un’arte capace di inebriare, di trasportare la mente e l’anima su note olfattive. E non è un caso che la terminologia del profumo spesso ricalchi quella musicale, e che la musica nelle fiabe spesso si configuri come il mediatore dell’in-canto, del sortilegio.
Nel mondo primitivo, quando ancora non si conosceva la funzione maschile nella procreazione, c’erano solo le madri, oggi esistono quelli che ho battezzato “Mammoy” – unione dei termini sardi “Mammay e “Babbay” – padre e madre contemporaneamente. Nelle famiglie dei separati o nelle famiglie arcobaleno, a quale simbolismo si possono associare?
Le recenti e veloci trasformazioni della società ci spingono a riflettere profondamente su schemi e modelli culturali per riformulare un concetto di famiglia che non rinneghi ma trasformi i valori del passato. In questo senso diventa importante, a mio parere, considerare la valenza del maschile e del femminile di cui ogni individuo è portatore, al di là del sesso. Quelle della “maternità” e della “paternità” sono elaborazioni che possiamo metaforizzare al fine di definire un’integrazione fra le due polarità, e la fiaba ci può far riflettere sull’importanza di questa integrazione. Le famiglie delle fiabe spesso propongono modelli per noi respingenti: genitori che abbandonano i figli nel bosco, padri che si risposano con donne opportuniste e incapaci di amare i figliastri, matrigne crudeli. Ma in fondo, alla fine, i Principi e le Principesse si salvano nel reciproco incontro indicandoci la necessità profonda di una riconciliazione fra queste due polarità. Perché le fiabe parlano sempre di noi, e ognuno dei personaggi messi in campo è la rappresentazione di un aspetto della nostra anima.
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Nasce come autrice di romanzi, racconti, fiabe, ma pubblica anche biografie, articoli e interviste. Progetta eventi culturali e opere pubbliche occupandosi con passione di parchi, piste ciclabili e lavori ferroviari.