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Roma, Roma, Italy
Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

mercoledì 6 febbraio 2019

Il Fantastico Mondo di Niccolò su Wall Street International Magazine


https://wsimag.com/it/arte/49356-il-mondo-dissacrante-e-ironico-di-niccolo-pizzorno

l mondo dissacrante e ironico di Niccolò Pizzorno

Intervista a un illustratore e fumettista

5 FEBBRAIO 2019, 
Niccolò Pizzorno - Il crollo del Ponte Morandi a Genova, tecnica mista 20x30
Ho conosciuto Niccolò alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria Più libri più liberi di Roma, allo Stand della Casa editrice ‘dei Merangoli’. Mi hanno subito colpito la sua disponibilità, l’innata modestia, ma soprattutto la grande capacità di disegnare in pochi attimi personaggi compiuti. Con un sorrisetto umile e innocuo, mentre noi parlavano e lui sembrava ascoltare, dalla sua china uscivano delle figure molto suggestive. Mi hanno attratto le dediche che faceva a ogni libro venduto: un disegno, chiaro, compiuto, perfetto.
Allora mi sono interessata a questo giovane fumettista, illustratore e anche grafico molto ricercato. Non voglio qui elencare le sue tante attività, dalle mostre personali e collettive realizzate con quadri veri e propri, alle installazioni esposte al Palazzo Ducale di Genova, alle copertine create per I Buoni Cugini Editori, ai libri interamente illustrati, al suo graphic novel Il Mondo Nuovo. E nemmeno voglio riconoscere la sua abilità tecnica, la capacità di vedere quello che l’autore ha in mente e riuscire a tiralo fuori dall’inchiostro come un miracolo. Voglio, bensì, dare uno sguardo a quanto Pedro Salinas definirebbe “mas allà”, oltre.
Tutti noi scrittori di fiabe e favole vorremmo collaborare con illustratori e grafici capaci di completare e integrare il disegno mentale dei personaggi e della storia che abbiamo creato per riuscire poi a mettere sulla carta il risultato della nostra creazione. E ci entusiasmiamo se i loro disegni somigliano alla nostra idea, alla costruzione simbolica che intendevamo rappresentare, se le nostre parole dipinte sono state disegnate diventando concetti più facilmente intuibili. Niccolò è in grado non solo di fare questo, ma anche di aggiungere poesia, ironia e una propria personale interpretazione alle parole, che non possono raccontare in modo immediato quello che un disegno sa fare fin dai tempi dei graffiti delle caverne. E di certo lo ha aiutato la sua approfondita formazione che ha spaziato dall’Accademia di Belle Arti di Genova alla Scuola Chiavarese di Fumetto.
Partiamo dal graphic novel, intitolato, non a caso, in questi tempi dove la ‘New Age’ è quasi moda, Il Mondo Nuovo. Il saggio introduttivo di Glauco Piccione, Direttore Artistico della rivista Segnali di Confine, rivela l’odissea di un’eroina impegnata a combattere una congrega di morti viventi. Cosa rappresentano essi per Genova?
Il Mondo Nuovo è un’opera costituita da 64 tavole (tecnica mista su carta acquerelli e pennarello, formato 420x297 mm) realizzate con “tenui sfumature acquarellate” e “chiaroscuri esasperati e catacombali” utili per accentuare le sequenze di azione. Si tratta, infatti, di un fumetto senza “baloon”, ossia privo di dialoghi, caratterizzato soltanto da suoni onomatopeici. Solo l’invenzione visiva accompagna il lettore dentro la storia. Il nemico invisibile da combattere non è altro che l’incessante “mugugno” dei genovesi, un lamento continuo che li conduce a non prendere mai coscienza di se stessi e a essere incapaci di attuare “il cambiamento”. Questi morti viventi assalgono i sopravvissuti al nocivo fenomeno del brontolio che emerge da tutta la città. Dalla gente e dai luoghi stessi, degradati dall’incapacità di trasformazione, rappresentata da una “prospettiva claustrofobica, incombente dall'alto come un dardo acuminato che incute timore”. Non è facile scontrarsi contro questi esseri senza volontà, ma c’è tutto un mondo di superstiti orgoglioso di lottare per trasmettere una scossa positiva. L’essere più difficile da affrontare è quell’antagonista spietata che personifica la paura del cambiamento, un mostro deforme mosso da una cieca violenza e da un’intolleranza che conduce alla rovina.
E, quindi, come deve essere questo “Mondo Nuovo”, un mondo senza lamento e senza paura di cambiamento?
Se i genovesi, anziché perdere infinite energie a lamentarsi, utilizzassero le loro capacità creative per affrontare il degrado - anche se non è facile liberarsi da una realtà ormai cristallizzata -, potrebbero acquisire forza e fare un salto nell’ignoto per incominciare a illuminare la loro paura e la loro strada.
Sei autore della visual story del romanzo I Cercatori di Pace di Laura Costantini per la Casa editrice “dei Merangoli”, su cosa hai incentrato la tua attenzione per rappresentare questi Cercatori di Pace? Cosa ti ha interessato del leggendario Mutato?
La Guerra è sempre una condizione che si genera da tanti piccoli conflitti, da una miriade di innocui ‘mugugni’, dall’insoddisfazione che, in ogni società, prolifica nei vari gruppi sociali per fatti spesso davvero banali. Insomma mi ha subito colpito il fatto che, in 518 anni di guerra, nessuno avesse memoria di come e perché fosse iniziata. Poi ho posto l’attenzione sul fatto che i quattro Cercatori non si conoscessero fra loro perché provenivano da stati belligeranti. Ho trovato, inoltre, nelle mie corde il fatto che, nel romanzo, magia e tecnologia si mescolassero: l’integrazione tra questi due mondi è un elemento di equilibrio per trovare la pace in se stessi e riverberarla poi nel mondo. Il leggendario Mutato, naturalmente, in quanto depositario di tutta la conoscenza del mondo, è l’unico capace di sconfiggere quella sorta di prima cellula oncologica responsabile delle cause iniziali di una infinita, ingiustificata quanto inutile Guerra.
A chi ti ispiri per il linguaggio usato nelle tue illustrazioni?
Il mio primo amore è stato Ferec Pintèr, una delle voci più complete della grafica contemporanea, mi sono imbattuto nelle sue illustrazioni per I racconti brevi di uno sceneggiatore statunitense, Ed McBain, quando avevo solo 12 anni e mi sono subito innamorato di lui. Del resto, anche se spesso non si è consapevoli, tutti lo conosciamo, abbiamo a casa per lo meno uno di quei volumi celebri dedicati al Commissario Maigret oppure una di quelle poetiche copertine che lui ha prodotto per gli Oscar Mondadori. Era nato ad Alassio da un padre ungherese che gli aveva trasmesso l’amore per l’arte del disegno, ma nella sua attività ha talmente sublimato il disegno da essere riconosciuto come “L’illustratore perfetto”, forse per la sua raffinatezza e la sua poesia.
Se nelle illustrazioni e nelle copertine che disegni per I Buoni Cugini Editori ti ispiri a Pintèr, chi ti ha influenzato nel tuo lavoro da fumettista?
Milton Caniff, che ha ispirato tutti i più grandi fumettisti, senza dubbio, per la sua abilità a creare storie intriganti e personaggi moderni. Proprio come il suo Steve Canyon, il pilota che ha incarnato il prototipo dell’eroe statunitense, impegnato sempre in prima linea nei conflitti più importanti che ci sono succeduti dopo la Seconda guerra mondiale, dalla Guerra in Corea a quella del Vietnam. Ho avuto una grande passione, poi, per Hugo Pratt, per il suo personaggio più noto, Corto Maltese. Per concepire le avventure di Corto, un marinaio, un antieroico avventuriero, Pratt, ha dovuto costruire una biografia come se fosse un personaggio reale, che in qualche particolare gli somiglia di certo. La fortuna di questo personaggio senza troppe qualità è dovuta alla sua ricerca di un ambiente, isola del tesoro dopo isola del tesoro, libero da schemi e confini, dove vale davvero la pena di immergersi per realizzare i propri sogni. Nella sua prima stesura di Corto, La ballata del mare salato, ci sono tutti gli ingredienti che mi hanno sempre affascinato: l’intreccio di piani narrativi introdotti dalla voce fuori campo dell’Oceano Pacifico come il narratore onnisciente de I Promessi Sposi.
Il fatto che Corto Maltese è un idealista, romantico e riservato, una specie di pirata che segue solo il suo codice etico interiore, insomma un personaggio che anziché salvare il mondo si limita a salvare al massimo se stesso. E poi la concomitanza di personaggi che hanno anche il loro doppio negativo e che si integrano a vicenda. Senza considerare il fatto che leggere Corto Maltese è come addentrarsi nel mondo della letteratura e della poesia. Del resto Pratt aveva dichiarato: «Nella letteratura quello che mi tocca maggiormente è la poesia perché la poesia è sintetica e procede per immagini… il fumetto è un mondo d’immagini, si è obbligati a coniugare due codici e, conseguentemente, due mondi. Un universo immediato attraverso l’immagine e un mondo mediato attraverso la parola». Oltre a Pratt, mi ispiro anche al lavoro della coppia Berardi e Milazzo, creatori di quel trapper introverso che somiglia a Robert Redford, oppure a Frank Miller, per la sua capacità di reinventare il mondo dei supereroi portandolo in una dimensione più adulta. Mi ha influenzato anche Alex Toth nel suo lavoro di trasposizione a fumetti di film e telefilm come quando ha disegnato Zorro per la Disney. Del resto a livello stilistico espressionista provengono tutti da Caniff.
Le tue mostre sono molto interessanti: ci sono opere realizzate in omaggio a Jimi Hendrix, Jim Morrison, David Bowie e dipinti in cui ti ispiri a eventi tragici come il crollo del Ponte Morandi o delle Torri Gemelle, cosa muove la tua ideazione?
Dovresti comprenderlo dai titoli Spazi rivoluzionariNuovo astratto, mi piace sperimentare colori e forme, utilizzare vari materiali, scomporre l’oggetto in molte sfaccettature e ricomporlo seguendo molteplici punti di vista, a volte con una tecnica che somiglia a quella cubista, a volte simulando i vari schermi che si possono aprire in un computer. Poi mi piace osservare gli eventi catastrofici e darne una lettura straniante. Sulle tinte a volte accese, a volte cupe, trasferisco le emozioni che mi hanno colto al momento dell’accaduto e nel contempo cerco di ricavarne un insegnamento per l’avvenire.
Insomma, Niccolò, ha già sperimentato molte tecniche, si è cimentato in svariate forme di disegno, ma soprattutto si è fatto contaminare da molti artisti, riuscendo a integrare i loro insegnamenti in un suo linguaggio personale molto originale. È partito dal fumetto, una forma culturale inizialmente molto marginale, per arrivare, attraverso di esso e di tutte le altre attività che lo appassionano, a creare uno specchio deformante della società contemporanea senza giudizio e senza lamento, magari distorcendo la realtà con il suo sorriso benevolo e compassionevole.
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Nasce come autrice di romanzi, racconti, fiabe, ma pubblica anche biografie, articoli e interviste. Progetta eventi culturali e opere pubbliche occupandosi con passione di parchi, piste ciclabili e lavori ferroviari.

domenica 3 febbraio 2019

Tottus in Pari: La Cagnolina Camilla e il Cervo Sardo di Patrizia Boi

http://www.tottusinpari.it/2019/02/01/animali-e-altre-bestie-di-sardegna-2-a-puntata-la-cagnolina-camilla-e-il-cervo-sardo/



ANIMALI E ALTRE BESTIE DI SARDEGNA (2 a PUNTATA): LA CAGNOLINA CAMILLA E IL CERVO SARDO




illustrazione di Alessandra Murgia

di PATRIZIA BOI

Nel sontuoso castello di Laconi, residenza dei marchesi Aymerich, viveva una cagnolina elegante e aggraziata di nome Camilla. Aveva le zampe slanciate e affusolate e la camminata danzante dei levrieri, cosicché tutti gli altri cani si voltavano a guardarla.
Quando usciva nel parco immerso in un’oasi di verde, tra cascate ed alberi centenari, per non sciupare il suo manto vellutato indossava una veste di raso bianco.
Nell’aspetto e nei modi Camilla ricordava la marchesa Isabella, a dimostrazione del fatto che ogni cane sceglie il padrone a sua immagine e somiglianza.
Anche se nel castello vivevano altri tre cani, Camilla era la favorita e la marchesa non si separava mai da lei.
Una domenica, mentre aspettava nel parco la sua padrona, Camilla si accorse che un cancello era rimasto aperto. Adorava le roselline rosse che ricoprivano l’inferriata del giardino, ma desiderava scoprire che cosa c’era oltre la recinzione. Non perse dunque l’occasione e spinse il muso fuori dalla cancellata. Vide una collina verde come il prato di casa sua, ma molto, molto più grande. Uscì, attratta da quell’ampio spazio.
Poco dopo, incontrò un cavallo zoppo e gli domandò cosa ci fosse al di là della collina.
«Un rigoglioso boschetto di lecci, querce, olivi e carrubi e poi ruscelli, cascatelle e laghetti», rispose il cavallo.
Allora Camilla camminò e camminò e giunse al limitare del bosco dove trovò una sorgente d’acqua e si abbeverò. L’acqua era così fresca che si sentì rivitalizzata.
Domandò a una poiana appollaiata sopra la sorgente cosa ci fosse nel boschetto e lui rispose:
«In questo bosco c’è la vita e, se saprai cavartela, troverai l’amore».
Camilla si spinse nel profondo del bosco e nel frattempo scese la notte. Poiché gli alberi erano così fitti che non si vedeva nulla, fu invasa da una grande paura. Ma, proprio quando stava per scoppiare in lacrime, le apparve una luce.
Si concentrò su quel bagliore e si accorse che due grandi occhi fosforescenti la osservavano da lontano. Si avvicinò e incontrò lo sguardo di una civetta maestosa, la quale, appena la scorse, pronunciò queste parole:
«Ti sei smarrita nel bosco, ma non disperare perché, se avrai coraggio, troverai il cervo sardo. Ti indicherò la strada illuminandola col mio sguardo. Prima, però, dovrai cercare la cagna saggia, poiché lei ti dirà come proseguire la tua ricerca».
Camilla ringraziò la civetta e riprese il suo cammino seguendo la via della luce.
Dopo un lungo percorso giunse a una radura del bosco, proprio sul far dell’alba. A quel punto il chiarore che la guidava scomparve e nella penombra le apparve una cagna molto grassa pacificamente sdraiata su un cuscino di foglie morbide. Si avvicinò e le domandò:
«Sei tu la cagna saggia? La civetta mi ha mandato da te per cercare il cervo sardo. Adesso, però, sono stanca e affamata e ti chiedo aiuto».
La cagna le diede un pezzo di pane duro e uno scheletro di gallina e Camilla mangiò tutto senza fiatare, ma quando stava per crollare addormentata, la cagna la ammonì:
«No! Non è ancora tempo di riposarti. Devi andare oltre. Comincia a percorrere quel pendio. Alla fine della salita troverai un enorme tronco cavo. Lì abita mio cugino, il cervo sardo. Cammina e non voltarti mai indietro!».
Camilla si mise di nuovo in marcia e, proprio mentre il sole alto abbagliava la sua vista, le apparve un magnifico esemplare di cervo, con il corpo snello ed elegante, la spalla arrotondata e muscolosa, il petto largo e la groppa dritta. Camilla ammirò quel collo lungo e sottile, si specchiò in quegli occhi ovali, grandi ed espressivi, accarezzò quel mantello  liscio,  affascinata da due corna, ampie come dei “palchi”.
Il cervo la guardò con occhi amorosi e le sussurrò con dolcezza:
«Ti aspettavo! Io ti insegnerò la via. Il tuo sguardo tornerà a essere selvaggio come il mio. Ajò!».
Così dicendo le accarezzò il musetto con le zampe morbide e Camilla sentì un brivido di felicità che la invase, penetrando fino in fondo all’anima.
Da quel giorno Camilla conobbe l’amore, la gioia, la condivisione e l’impegno a far crescere cinque cuccioli meravigliosi. Tutto questo le consentì di vivere felice e contenta con il cervo sardo fino alla fine dei suoi giorni.
Ogni tanto pensava alla marchesa, alla quale era stata molto affezionata, ma la strada che la separava da lei era troppo lunga. Ormai era entrata a far parte del mondo e per nessun motivo sarebbe mai tornata indietro. Ogni altro luogo sarebbe stato per lei come un recinto.
Come Camilla con la sua marchesa
ogni buon cane può aver la pretesa
di rimanere dentro a un recinto
chiuso al sicuro dal proprio istinto.
Se mai ricerca  il cervo selvaggio
e poi lo trova mettendosi in viaggio
 delle sue corna  non abbia timore
perché lo libera e nasce l’Amore.
Qui la prima puntata:

mercoledì 30 gennaio 2019

ALBERTO CARDILLO : ELISIR DI LUNGA VITA - E' possibile attraverso la Kinesiologia Applicata?

https://wsimag.com/it/benessere/49078-elisir-di-lunga-vita


Elisir di lunga vita

È possibile attraverso la Kinesiologia applicata?

25 GENNAIO 2019, 
Niger – Alba dall’alto di una duna nel deserto del Temet. Ph Sergio Pessolano
La vita eterna, la conquista dell’Immortalità è stata fin dai tempi antichi una tensione che ha caratterizzato l’essere umano. La troviamo nell’antenato di Noè, Enoch, personaggio antidiluviano della Bibbia, capace di generare Matusalemme. E poi nel mondo Egizio, attraverso Thot, dio delle lettere, dei numeri e della geometria. Infine nell’Ermete Trismegisto greco, dio del ‘logos’ e della comunicazione, il cui nome significa, appunto «Ermete, il “grandissimo" per tre volte (tris-megisto)». Bevendo una sola goccia dell’Elisir di lunga vita essi sarebbero divenuti immortali.
Da sempre l’uomo, quindi, è alla ricerca di questa pozione magica. È giunto fino a compiere gli atti più insensati, celebrando sacrifici umani, riti cruenti e selvaggi, pur di illudersi che la tanto ambita immortalità fosse alla sua portata. E non tralasciava di preparare pozioni magiche di tutti i tipi per garantirsi la vita eterna. In realtà ci prova ancora oggi cercando “soluzioni” per rimanere giovane attraverso interventi di chirurgia estetica, creme miracolose e numerosi altri trattamenti di varia provenienza. E lo fa sia in campo scientifico, sia attraverso le medicine alternative, ma spesso affidandosi a metodi che necessiterebbero di opportuni approfondimenti.
Un dato è certo, comunque, che la vita media delle persone, negli ultimi secoli si è davvero allungata. Cionondimeno, ci troviamo a confrontarci con malattie oncologiche sempre più diffuse e invasive, che aggrediscono tutti gli strati della società. Se ripercorriamo gli scritti degli ultimi secoli, del resto, troviamo riferimenti biblici antecedenti al diluvio universale in cui si citano casi di uomini vissuti addirittura 900 anni, come il Patriarca Noè e lo stesso Matusalemme (vissuto 969 anni). Sempre nella Bibbia, troviamo notizie anche di altri uomini che vissero dai 300 ai 700 anni.
Alcuni sostengono che i dati biblici siano veri, ma unicamente perché si computava il tempo in modo diverso dal nostro; altri li definiscono pura leggenda. Noi siamo convinti, invece, che tutto ciò sia possibile. E non solo per la fede nelle Sacre Scritture e in quello che gli studiosi hanno accertato, ma perché il corpo fisico possiede una enorme potenzialità di rimanere a lungo nella dimensione terrena. Sappiamo che l’età anagrafica di alcune popolazioni è molto alta rispetto ad altre, sia che in Paesi lontani, sia in alcune regioni d’Italia. Si registra la presenza di ultracentenari che vengono studiati allo scopo di individuarne le cause di longevità. Un caso emblematico è quello della Sardegna: gli abitanti di Seulo, un paese in provincia di Nuoro, sono i più longevi al mondo. E sono proprio i sardi dell’Università di Sassari, guidati dal professore di Genetica Medica Francesco Cucca, a dimostrare che il DNA e l’RNA sono legati alla longevità. Cucca sostiene, infatti, che il DNA dei sardi è lo stesso da oltre 12.000 anni, questo significa che sono rare le mutazioni genetiche di tale razza.
Tutto quanto premesso, incentrando l’attenzione sull’aspetto energetico del corpo fisico, ci prefiggiamo l’obiettivo di non solo dare più anni alla vita, ma dare più vita agli anni. In fatto di longevità, anche la Sicilia è in buona posizione, soprattutto l’entroterra della Provincia di Palermo, che vanta la maggiore presenza di ultracentenari. C’è chi ritiene che questo dipenda da una “corretta alimentazione”. L’esperienza ci insegna, però, che non basta un’alimentazione sana ed equilibrata per mantenere lo stato di salute, ma piuttosto compatibile con il proprio cervello addominale. Se questo non accade, ci potranno, comunque, essere difficoltà digestive e, ovviamente, uno scompenso generale di salute e benessere dell’individuo.
Proviamo, dunque, a ricercare la chiave dell’eterna primavera, attraverso la Kinesiologia applicata sia alla Medicina allopatica occidentale, sia alla Medicina tradizionale cinese - vecchia di oltre cinquemila anni - sia mediante ogni altra forma di intervento mirato al benessere. Del resto, l’obiettivo fondamentale di questa mia Rubrica è proprio quello di illustrare e divulgare i principi regolatori e fondanti della metodologia kinesiologica, dimostrarne le peculiarità, descriverne i metodi, raccontarne la tradizione e le istanze ispiratrici e nel contempo ampliare la fascia sociale di persone in grado di beneficiarne.
Sappiamo che la Kinesiologia è una ‘disciplina naturale’ che ‘scopre le cause profonde dei disagi delle persone’, nonché ‘la loro risoluzione’ e che essa si applica sulla base di ‘due livelli’ distinti ma coesistenti. Il primo, detto “diagnostico”, consiste nel chiedere al corpo dove risiedono i disagi e da quale livello questi provengano attraverso il Test kinesiologico che valuta il disequilibrio sui livelli 1) fisico/strutturale; 2) mentale/emotivo; 3) biochimico/nutrizionale.
Come abbiamo già detto, si prendono in esame 12 muscoli denominati “indicatori” o “messaggeri”. Siamo, infatti, certi che a ogni muscolo corrisponda un organo o un viscere e, attraverso questi, siamo in grado di interrogare il corpo. È possibile anche prendere in esame come muscolo indicatore anche un solo muscolo, che generalmente è il deltoide o il muscolo della mano.
Il Test kinesiologico ci conduce a investigare sempre più a fondo, raggiungendo zone della psiche e del corpo fisico sempre più nascosti. Via via che procede la ricerca, si potrà comprendere l’origine del disequilibrio, dove si localizza la sua causa e quali somatizzazioni può provocare. E sarà possibile individuare con buona approssimazione quando è nato il disequilibrio (ossia la sua collocazione temporale), a seguito di quale trauma si è verificato (trauma psicoemozionale, strutturale, ecc.), quali meridiani o centri energetici ha interessato. La causa del disagio potrà essere rimossa sia in stato di regressione vigile, tornando cioè al momento in cui si è generato il disagio stesso, oppure nel presente, e saranno i muscoli stessi del paziente a indicare quale via sia più efficace per rimuoverne la causa. Insomma, con il Test kinesiologico è possibile raggiungere e parlare con ogni livello inconscio e far rispondere il corpo attraverso la forza muscolare. Nel corpo, come già sappiamo, ogni istante della vita viene meticolosamente registrato, in particolare sulle fasce muscolari, fino a raggiungere la miofibrilla, il filamento invisibile della muscolatura striata. Siete consapevoli del fatto che il vostro corpo sa tutto, anche del vostro inconscio?
Il test in realtà è molto semplice ma affidabile, fatto di spinte dell’operatore a cui il paziente “oppone resistenza”. La resistenza debole o forte risponde con un ‘sì’ o un ‘no’ alle domande del Kinesiologo, come se l’inconscio stesso si facesse luminoso e svelasse le sue vere ragioni di azione. Il corpo è un archivio interiore anche della più minuscola emozione o trauma siano avvenuti nel tempo. Negli ultimi decenni, invece, ci si è proprio dimenticati che, il più delle volte, la malattia è legata alle emozioni piuttosto che al solo livello strutturale dell’individuo. E la guarigione non dipende soltanto dall’assunzione di farmaci, ma è determinata dalla trasformazione dell’emozione da negativa a positiva, integrando pian piano ogni conflitto. Se noi riusciamo a vivere in una condizione costante di benessere psicofisico, trasformando incessantemente i disagi di cui soffriamo, allora abbiamo scoperto il migliore Elisir di lunga vita. Forse n on sarà raggiunto l’obiettivo dell’immortalità, ma si potrà accrescere la propria longevità e la soddisfazione del proprio percorso esistenziale. Comprendiamo, quindi, quanto sia essenziale imparare a comprendere e interpretare i segnali che il corpo ci invia, perché ogni disagio, ogni sofferenza, ogni dolore alla fine sfociano in un problema organico. Quando l’organo si ammala è stata già compromessa la propria vitalità, quindi si è arrivati ad accorciare la propria vita.
E sappiamo che non è facile, in una società che conduce alla dissociazione, con i suoi ritmi frenetici e distaccati dalla natura e le incombenze burocratiche che aumentano lo stress quotidiano, infatti ci siamo totalmente disabituati ad ascoltare il nostro corpo. Abbiamo perso l’innata capacità di eliminare il disagio prima che questo diventi organico. Il Test ci aiuta in questo compito, consentendoci di investigare profondamente e con grande precisione.
Il secondo livello di indagine, detto “applicato”, implica la possibilità di un’associazione biunivoca tanto alla Medicina allopatica quanto a quella tradizionale cinese, oltre ad integrarsi con altre discipline naturopatiche. Si interroga il corpo per capire come rimuovere le disarmonie e sapere dove esse si sono localizzate e in quale epoca. Questo meccanismo si attua per qualsiasi disagio presente, sia che si voglia prevenire una malattia quando il disagio è solo funzionale e non è ancora diventato organico, sia nel caso l’organismo sia stato già colpito da una malattia e si intenda ‘resettare’ la memoria cellulare allo scopo di ripristinare lo stato di salute.
Sappiamo che le emozioni e i traumi che ci possono far ammalare e che sono stati fissati nella nostra memoria cellulare, possono risalire al momento della fecondazione dell’ovulo, ma anche prima, addirittura al momento del concepimento della nostra vita perché assorbiamo nel DNA anche le emozioni dei nostri genitori. In sostanza, l’obiettivo del kinesiologo è quello di restituire le condizioni di normale e ottimale funzionamento cellulare presenti a monte del verificarsi dell’evento stressogeno (qualunque natura tale evento possa avere avuto). Si aiuta il paziente a ristabilire, quindi, l’armonia in ogni singola sfera del proprio esistere, restituendo equilibrio agli assi cervello-testa, cervello-cuore e cervello-addominale; far sì inoltre che, i recettori situati sulla membrana della cellula, come fossero una porta d’ingresso, si aprano con l’obiettivo di consentire l’ingresso alle vibrazioni energetiche riequilibranti e guaritrici dentro il nucleo, e riprogrammare in tal modo il DNA.
Insomma, favorire l’attivarsi del nostro Medico Interiore, quella forza capace di orchestrare tutte le cellule e farle agire in perfetta e naturale armonia. I progetto della nostra anima, spesso distrutto e dimenticato, potrà tornare a far brillare la nostra missione e farci trascorrere un’esistenza all’insegna dell’Amore. Con la Kinesiologia applicata è possibile restituire potere al Divino che alberga in noi. Da lui, vogliamo tornare a farci guidare.
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Kinesiologo, naturopata, esperto di Kinesiologia Applicata alla Medicina e di Intolleranze alimentari. Autore di Articoli scientifici, libri e video, partecipa a Seminari, Convegni e Conferenze in tutta Italia.