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Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano, del volume LegenΔe di Piante - Nostra Protezione ed equilibrio in terra (una raccolta di 12 leggende sulle piante ambientate nei dodici mesi dell’anno) pubblicato a puntate nel 2014 su Wall Street International Magazine.Nel giugno 2017 ha pubblicato per la Collana I Cortili della Casa Editrice dei Merangoli, il Saggio Ingegneria Elevato n - Ingegneria del Futuro o Futuro dell’Ingegneria?, scritto a quattro mani con suo fratello Maurizio Boi, con 150 Immagini Colore/BN del fotografo Sergio Pessolano.

mercoledì 27 agosto 2025

Sport, principi olimpici e geopolitica: il commento dell’Ambasciata russa a Roma

L’Ambasciatore russo Alexey Paramonov
Dichiarazione dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia in merito ai principi fondativi del Movimento Olimpico

In occasione del “Meeting per l’amicizia fra i popoli” di Rimini, uno dei più significativi appuntamenti annuali di dialogo e confronto promossi dal movimento cattolico Comunione e Liberazione, le dichiarazioni del Ministro dello Sport italiano Andrea Abodi hanno suscitato una reazione da parte dell’Ambasciata della Federazione Russa a Roma.

Interpellato da un giornalista sul tema dell’esclusione degli atleti israeliani dalle competizioni internazionali come forma di pressione politica, Abodi ha ribadito che lo sport deve unire e non dividere, rifiutando l’ipotesi di un simile provvedimento. Tuttavia, lo stesso ministro ha giustificato, nel medesimo contesto, l’esclusione della Russia dalle manifestazioni sportive globali, definendola legittima a causa della natura “cruenta” delle azioni di Mosca.

Le parole di Abodi hanno spinto l’Ambasciatore russo Alexey Paramonov a intervenire con un commento ufficiale, in cui vengono richiamati i principi fondativi del Movimento Olimpico e denunciata la logica dei “due pesi e due misure” da parte dell’Occidente. Attraverso un’argomentazione che intreccia storia, dati internazionali e riferimenti al prossimo appuntamento olimpico che vedrà l’Italia protagonista, l’Ambasciata richiama l’attenzione sull’importanza di preservare lo sport come strumento di pace e di dialogo tra i popoli, senza piegarlo a logiche geopolitiche.

Commento dell’Ambasciata della Federazione Russa

«Il 25 agosto 2025, Andrea Abodi, Ministro dello Sport italiano, a margine della conferenza “Meeting per l’amicizia fra i popoli” di Rimini, che si tiene annualmente per iniziativa del movimento cattolico “Comunione e Liberazione”, rispondendo alla domanda di un giornalista sull’opportunità di escludere gli atleti israeliani dalle competizioni sportive internazionali, così da esercitare pressione sul governo di Israele (in relazione alla situazione nella Striscia di Gaza), ha dichiarato che tale decisione sarebbe un passo indietro rispetto alla funzione principale dello sport, che deve unire e non dividere.

Una constatazione del genere non si potrebbe che accogliere con favore. Infatti, lo sport, così come la scienza e l’arte, è votato a unire le persone. Così è sempre stato. Proprio di questo parlava a suo tempo il fondatore del movimento olimpico internazionale, Pierre de Coubertin, che aveva esposto i principi fondamentali dell’olimpismo nella "Carta Olimpica". La missione principale dello sport, in particolare dei Giochi Olimpici, è mirata a far sì che, a prescindere da qualsivoglia contraddizione, i rappresentanti dei diversi Paesi possano riunirsi per creare presupposti e condizioni per lo sviluppo armonioso dell’umanità, contribuendo, attraverso lo sport, a edificare una società pacifica, attenta alla salvaguardia della dignità umana.

Purtroppo, il Ministro italiano, come recita un fraseologismo russo, “ha iniziato alla grande, finendo miseramente”. Il Dott. Abodi ha contraddetto se stesso, aggiungendo che l’esclusione della Russia dalle competizioni sportive internazionali, al contrario, è giustificata, in quanto le azioni della Russia hanno carattere ben più “cruento”. È un esempio emblematico dei "due pesi, due misure" dei rappresentanti dell’establishment occidentale!

Sarebbe interessante sapere quale criterio venga applicato in Italia per determinare quanto sia “cruento” uno o l'altro conflitto. Purtroppo, infatti, il numero dei conflitti continua a crescere. Secondo i dati dell’Istituto di Ricerca sulla Pace (PRIO) di Oslo, nel 2024, in 36 Paesi, si sono verificati 61 conflitti: più che in qualsiasi altro anno successivo alla fine della Seconda guerra mondiale. Vorremmo chiedere, inoltre, come in Italia vengano valutati i dati ufficiali secondo cui, da quando il regime di Kiev ha iniziato la cosiddetta “Operazione antiterroristica” – in realtà, una guerra contro la propria popolazione russofona del Donbass – dal 2014 al 2022, a causa delle sue azioni, sono morti 14.000 civili ucraini e oltre 500 bambini sono stati uccisi o mutilati. Nessuno in Occidente ha mosso un dito per costringere il regime di Kiev a porre fine a questo spargimento di sangue. Per non parlare di un'esclusione degli atleti ucraini dalle competizioni sportive internazionali. Al contrario, si è improvvisamente iniziato a esercitare la massima pressione sulla Russia, la quale, invece, si è schierata in difesa della popolazione civile del Donbass per porre fine al massacro e alla guerra.

Com'è noto, nel febbraio 2026, all’Italia è stato affidato l’onore di ospitare i XXV Giochi Olimpici Invernali. Sarebbe molto auspicabile che le autorità italiane seguissero con chiarezza i principi fondamentali del Movimento Olimpico e si astenessero dal formulare, per bocca dei propri funzionari sportivi, cui è delegata la preparazione delle Olimpiadi, dichiarazioni che alterano il senso e il significato del compito loro affidato».

martedì 26 agosto 2025

Intervista al Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, rilasciata alla Società Radio-Televisiva di Stato Russa (Mosca, 19 agosto 2025)


In un momento di grande complessità per gli equilibri internazionali, la voce della diplomazia russa si è espressa con chiarezza attraverso le parole del Ministro degli Affari Esteri Sergey Lavrov. 

Nell’intervista concessa alla Società Radio-Televisiva di Stato Russa, Lavrov ha affrontato i temi più delicati legati al conflitto in Ucraina, alle relazioni con gli Stati Uniti e all’atteggiamento dei partner europei. Le sue dichiarazioni delineano un quadro netto: da un lato, la volontà americana di giungere a un risultato duraturo e stabile; dall’altro, la posizione degli alleati europei, ancora ancorata a logiche di pressione e forniture militari.

Al centro del discorso del ministro emergono questioni fondamentali: il rispetto della sicurezza della Russia, la tutela dei diritti dei russi e dei russofoni in Ucraina, la necessità di superare approcci propagandistici e di costruire invece percorsi negoziali seri, fondati su garanzie reciproche e preparati con meticolosità. Lavrov non ha mancato di sottolineare come la crisi attuale affondi le sue radici in cause precise, troppo spesso ignorate nelle narrazioni occidentali, e ha ribadito che senza un riconoscimento pieno degli interessi russi non potrà esserci un accordo duraturo.

Questa intervista rappresenta dunque un passaggio chiave per comprendere la posizione di Mosca di fronte alle dinamiche internazionali, nonché il metodo con cui la Federazione Russa intende affrontare il dialogo, sia in ambito bilaterale che multilaterale.

Intervista rilasciata dal Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa Sergey Lavrov alla Società Radio-Televisiva di Stato Russa (Mosca, 19 agosto 2025)

Punti chiave:

• Si è indubbiamente visto che il Presidente degli Stati Uniti e la sua squadra, per prima cosa, vogliono davvero ottenere un risultato che sia duraturo, stabile e affidabile, a differenza degli europei, che, nel frattempo ribadivano ai quattro venti che avrebbero accettato solo un cessate il fuoco, dopo il quale avrebbero continuato a fornire armi all'Ucraina.

• Sia il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sia la sua squadra hanno compreso chiaramente che questo conflitto ha delle cause e che le affermazioni di alcuni presidenti e primi ministri europei secondo cui la Russia avrebbe attaccato l'Ucraina senza provocazione sono solo filastrocche.

• Alcuni di loro [presidenti e primi ministri europei], come il cancelliere tedesco Friedrich Merz, continuano a dichiarare che è necessario "fare pressione" sulla Russia con le sanzioni. Nessuno di questi "signori" ha nemmeno menzionato la parola "diritti umani" […] Se lei guarda in retrospettiva a ciò che hanno detto sull'Ucraina in tutti questi anni, non troverà mai l'espressione "diritti umani".

• In Ucraina, dal punto di vista della lingua e della religione, la Carta delle Nazioni Unite viene violata in modo plateale. Non dimentichiamo che Zelensky ha detto a Washington di essere disposto a negoziare, ma che nessun territorio può essere messo in discussione perché glielo impedisce la Costituzione.

• Quando a Washington i delegati [presidenti e premier europei] hanno affermato che è necessario partire dalla formulazione di garanzie di sicurezza per l'Ucraina, e poi per l'Europa, nessuno ha menzionato una sola volta la sicurezza della Russia.

• Se non si rispettano gli interessi di sicurezza della Russia, se non si rispettano a pieno titolo i diritti dei russi e dei russofoni che vivono in Ucraina, non si può parlare di alcun accordo a lungo termine: proprio queste, infatti, sono le cause del conflitto che vanno tempestivamente eliminate nel contesto di una risoluzione.

• Il vertice in Alaska ci ha permesso di vedere che l'amministrazione americana è sinceramente interessata a evitare che un qualsiasi accordo miri a preparare di nuovo l'Ucraina alla guerra - com'è avvenuto dopo gli accordi di Minsk - e a far sì, invece, che la crisi non si ripeta e che vengano garantiti i legittimi diritti di tutti gli Stati che si trovano in questa parte del mondo e di tutti i popoli che li abitano.

• Non abbiamo discusso delle sanzioni. Non solo molti nostri esperti, ma anche politici e personalità pubbliche hanno affermato più volte che l'abolizione delle sanzioni potrebbe avere un effetto negativo. Questo perché potrebbe nuovamente alimentare in alcuni settori della nostra economia l'illusione che ogni problema si risolverà tornando agli schemi elaborati e applicati negli anni Novanta e all'inizio degli anni 2000.

• Non rinunciamo ad alcun formato di dialogo, né bilaterale, né trilaterale. Il Presidente della Federazione Russa  Vladimir Putin lo ha detto più volte. Fondamentale è che qualsiasi formato (sia "1+1" o "1+2", oppure i non pochi formati multilaterali esistenti, compreso l'ambito  delle Nazioni Unite), non venga attivato solo per consentire a qualcuno di scrivere qualcosa sui giornali il giorno dopo, di apparire in televisione la sera o di spettegolare sui social nel tentativo di intaccare ed eliminare "i vapori propagandistici", ma per preparare un incontro passo dopo passo, gradualmente, partendo dal livello degli esperti per passare poi attraverso tutte le fasi indispensabili. Un approccio serio di questo genere lo appoggeremo sempre. Qualsiasi contatto che coinvolga personalità di primo piano va preparato con la massima meticolosità. 

La Giornata della Bandiera Nazionale della Federazione Russa


Lo scorso 22 agosto l’Ambasciata della Federazione Russa in Italia ha rivolto un messaggio di felicitazioni a tutti i cittadini russi e ai numerosi amici presenti in Italia e nel mondo in occasione della Giornata della Bandiera Nazionale, una ricorrenza che celebra uno dei simboli più riconoscibili e identitari della Russia contemporanea.

La storia del tricolore russo affonda le sue radici in oltre tre secoli di vicende politiche, culturali e sociali. A introdurlo fu Pietro il Grande, figura centrale nella modernizzazione del Paese. Nel 1705, con un decreto imperiale, lo zar stabilì che su tutte le navi mercantili dovesse sventolare la bandiera bianca, blu e rossa: un segno di appartenenza che dava visibilità alla Russia nei commerci internazionali e nelle relazioni marittime. Fu però soltanto nel 1896, in occasione dell’incoronazione di Nicola II, che il tricolore acquisì ufficialmente lo status di bandiera nazionale, diventando così simbolo dell’impero russo alla vigilia del suo passaggio al Novecento.

Le vicende del secolo successivo ne segnarono profondamente il destino. Con la Rivoluzione del 1917, il tricolore venne sostituito dal vessillo rosso recante falce e martello, divenuto l’icona stessa dell’Unione Sovietica e della sua ideologia. Solo dopo il 1991, con il crollo dell’URSS, la bandiera bianco-blu-rossa tornò a sventolare sulle distese della Federazione Russa, assumendo il ruolo di simbolo di rinascita e di continuità storica.

Oggi il tricolore non rappresenta soltanto un emblema statale, ma un legame profondo tra i cittadini e la loro patria. Bianco, blu e rosso sono i colori che accompagnano celebrazioni, ricorrenze e manifestazioni ufficiali, rafforzando il senso di unità nazionale e il sentimento di appartenenza a una storia comune. Celebrare la Giornata della Bandiera significa dunque onorare il percorso di una nazione, riconoscendo in quel drappo la memoria del passato, la forza del presente e la speranza di un futuro condiviso.