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Scrittrice di romanzi, racconti, fiabe, favole e storie per l'infanzia. Autrice del romanzo "Donne allo specchio" Mef Firenze, della raccolta di Fiabe "Storie di Magia" Happy Art Edizioni Milano.

domenica 22 settembre 2013

Wall Street International Magazine: La Magnolia dai fiori di porpora di Patrizia Boi

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WSI
Domenica, 22 Settembre 2013

REPORT - Italy, Cultura

La Magnolia dai fiori di porpora

Un amore tenero come una carezza.

La Magnolia dai fiori di porpora

La Magnolia dai fiori di porpora

In un’isola dell’oceano esisteva un giardino, elegante abitazione di deliziose Magnolie abituate a vivere nel lusso. I loro abiti verdeggianti con i rami rivolti al Sole, erano colmi di generosi germogli, che effondevano i loro profumi grazie a brezze leggere.
Siamo magnolie stellate
eleganti ed equilibrate
a volte siamo denudate
variopinte e vellutate.
Io son la splendida nigra
un tipo che trasmigra
lei è della specie liliflora 
bella come una mora.
Tra le magnolie più belle c’era Weleda, regale e leggiadra, la più antica della specie: il suo fusto vestito di verde brillante spiccava per la compostezza delle foglie e per la tenerezza dei germogli. Quello che la rendeva unica e rara, però, era la magnificenza della sua fioritura. Sebbene il paesaggio di piante fiorite fosse uno spettacolo per chiunque, gli enormi e purpurei fiori di Weleda sbocciavano esprimendo passione selvaggia e sprigionando un profumo irresistibile.
I fiori maturi
si fanno purpurei
come cuori carnosi
dolci e armoniosi.
I petali profumati
veston a festa i prati
cadendo lentamente
nel maggio sorridente.
Per questo era considerata la regina delle piante in fiore, una donna affascinante da accarezzare in ogni petalo, anche quando i fiori si aprivano e cadevano al suolo vestendo la terra di un manto purpureo. Il suo abito spoglio di quei colori la poteva far sembrare una pianta comune, ma un occhio fine e attento ne avrebbe senza dubbio compreso il temperamento. Era sensuale anche l’aspetto delle sue foglie, il loro espandersi verso l’alto, sdoppiandosi al calore del sole per dare altri rami, germogli e fiori. Weleda era un concentrato di sensualità, sensibilità e purezza. Passione e purezza possono vivere insieme se la pianta è in asse tra la terra e il cielo: essa può cogliere le vibrazioni del cosmo, estendendosi verso il mistero dell’estasi e incontrando la scintilla divina che illumina ogni anima. I fiori di Weleda ben rappresentavano l’intensità del suo slancio, essi erano vitali anche quando si staccavano come se partecipassero al segreto della sua anima pure a distanza. Infatti questi fiori era tessitori di destini e viaggiavano lontano per svelare agli uomini i loro misteri e talenti.
Noi siam fiori attenti
sveliamo i tuoi talenti
tessiamo i vostri destini
siamo veri indovini.
Se una musica ci chiama
tutto il fiore e la sua fama
su nel cielo piano sale
a danzare sopra il mare.
Un bel giorno due straordinari fiori purpurei si staccarono dai rami di Weleda e cominciarono a danzare. Sentivano la musica di una terra lontana che prometteva interessanti misteri. Legati da questa irresistibile voglia di viaggio ballarono per giorni e notti volando sopra il mare blu. Inseguendo una farfalla azzurra giunsero nella valle dell’edera dove conobbero lo Spirito dei ciclamini, un bambinello che abitava tra i fiori vellutati poggiandosi tra le ampie e comode foglie.
Lo Spiritello era nudo come spesso appare l’essenza delle cose, inginocchiato tra i fiori rosa che simboleggiano meglio l’arrivo dell’estate e lo spettacolo della primavera. Il suo aspetto rivelava l’enigma racchiuso nel suo fiore, l’espressione dell’amore più vero, quello gratuito e senza pretese. 
I fiori respirarono quel profumo intenso e poi volarono verso una pianta di corniolo. Tra le foglie verdi e i fiori rosa come ali di farfalla, abitava un simpatico Elfo dal cappello marrone e le scarpette soffici che gironzolava nel bosco per raccogliere succosi frutti per l’inverno. La sua borsa era piena di bacche rosse che fece assaggiare ai due fiori. Avevano il sapore delle marmellate e nutrirono i due fiori curiosi della magia del mondo vegetale.
Poi i fiori di Weleda passarono sopra nubi temporalesche andando verso mille primavere, furono spinti dal vento e dalle brezze cambiando continuamente direzione. Nelle notti senza luna, un gufo brillante li guidava nel buio con la luce dei suoi occhi. La mattina invece era un uccello azzurro a indirizzare la loro danza verso una terra fertile e ricca di fauna.
Guarda come gli animali
sono autentici e geniali
che sian scimmie o giraffine
elefantini o panterine.
Sono piccoli o giganti
le pellicce ben pesanti
tigri puma o leonesse
della giungla principesse.
Tra i macachi un bel pitone
s’attorciglia sul troncone
un’iguana canterina
canta tutta la mattina.
Mentre il coccodrillo sbava
l’ippopotamo si lava
con la sua andatura lenta
e il serpente s’addormenta.
Aspettando il gran risveglio
il leone è bello sveglio
tra una pianta e una liana
corre e sogna la savana.
I fiori attraversarono la giungla, inconsapevoli dei pericoli nascosti tra i rami. Improvvisamente uno spaventoso boa s’attorcigliò attorno a loro imprigionandoli. Era un grosso serpente capace d’uccidere le prede avvolgendole con il corpo e soffocandole. Aveva il dorso marrone chiaro con macchie e strisce scure sui fianchi. Il ventre, invece, era giallo sempre con macchie scure. Per fortuna il serpente s’accorse che erano due fiori e si limitò a portarli in una buia caverna dove precipitarono in un viscido fondo. Una voce spettrale che usciva da una fessura li ammonì:
Voi nascete da Weleda
una pianta che va fiera 
della sua radice antica
che considera un’amica.
Mentre invece paga il fio
dei peccati di suo zio
che si dice assai contento
d’essere stato ben violento.
È il primo degli antenati 
di sette stirpi di dannati
vissuto senza rispettare
le regole a noi più care.
Le donne son come fiori
ognuna ha i suoi colori
si deve far una scelta
che tutti ci accontenta.
Se sono maltrattate
sia streghe oppure fate
il loro amor è ferito
e in pieno il cuor è colpito.
E se una donna è vera
lei fugge quando è sera
come compagna manca
e usa la magia bianca.
Se invece essa è una maga
e nel suo inferno vaga
l’incanto non risparmia
e con magia vi inganna.
La pianta di magnolia
tutta di verde folia
incarna il femminile
che l’uomo può stupire.
Ma la donna prigionera
seppur regina fiera
perde la giovinezza
con tutta la freschezza.
Dovete liberarla
cercate di aiutarla
trovate presto un modo
e lei sarà un tesoro.
In quel momento ci fu uno svolazzare di pipistrelli neri che riempirono la caverna di un suono sordo e dipinsero l’aria d’ombra. In mezzo ad essi si fece largo una creatura bianca, un Pipistrello raro che riempiva la caverna di luce brillante. Con una voce antica e colma di saggezza disse:
Sono la bisnonna Filomena
ora sciolgo la tua pena
che t’avvinghia e t’incatena
e ti ruba anche la scena.
L’incantesimo sia vano
se di un principe la mano
saprà cogliere ogni fiore
con affetto e con amore.
A quel punto la caverna divenne luminosa e le pareti caddero trasformandosi in scintille colorate. I fiori furono liberi di tornare a volare, ma la prigionia li aveva sciupati e i loro petali non possedevano più l’energia del volo. Passava da quelle parti quasi per caso il principe Lug con il suo cavallo bianco, un uomo alto, diritto sulle gambe forti, con un volto candido e amabile e una folta capigliatura bionda dai riflessi rossi. Quei capelli al vento erano esposti all’emozione e capaci di intensi slanci di passione e le sue mani potevano cogliere le perle più delicate che una sensibilità sottile può percepire.

Lui notò subito quei fiori e fu abbagliato dalla meraviglia di quei colori, dalla passione che sprigionavano, dalla gentilezza, dalla curiosità del loro aspetto, dalla genuinità del loro immenso sorriso. Si fermò per raccoglierli e, con le sue mani garbate, cercò di comprenderne l’energia pura e di prendersi cura di loro. Il principe possedeva un mandolino fatato: suonando e cantando per caso una bella melodia i fiori di magnolia cominciarono a danzare soavemente. Lug li condusse attraverso valli incantate, percorsero colline dolci e versanti impervi, strade tortuose e corsi d’acqua impetuosi, fino a raggiungere il magico paese degli Esseri Elementali, un mondo dove ognuno di questi spiriti stava a guardia di una "porta”.

Lug era un esploratore e voleva conoscere tutti i segreti: i fiori, lo seguirono senza una ragione, come si insegue un sogno, con il cuore fremente per i misteri ancora da scoprire. Il Principe accomodò i due fiori sopra il suo mantello e s’incamminò seguendo la direzione del Nord. Dopo aver attraversato una valle disseminata di fiori multicolori Lug ebbe di fronte la Porta della Terra dove lo attendevano un centinaio di piccoli e tozzi gnometti che si muovevano liberamente in questo elemento. Essi saltellavano qua e là sulle piante di mirto arrampicandosi ai rami e nutrendosi delle sue bacche nere. Sembravano dei solerti lavoratori indaffarati a fare di quel mirto un vinello frizzante che risveglia gioia e buonumore. Uno di loro s’avvicinò amichevolmente a Lug e gli disse:

Preserviamo noi l’ambiente
la ricchezza originaria
stiamo bene nel presente
volteggiando un poco in aria.
Conosciamo poi le piante
tutti gli alberi speciali
ogni pietra sai son tante
comprendiamo i minerali.
Se ci chiedi dei segreti
ti possiamo noi svelare
se son pregi o son difetti
noi sappiamo raccontare.
Siamo bassi di statura
occhi lucidi e gentili
una piccola ossatura
conosciamo noi i destini.
Delle erbe e delle spezie
e del regno anche di sotto
forse sono solo inezie
ti portiamo dentro al bosco.
Lo gnomo poi sorrise soddisfatto, fece un salto, allungò la mano verso un ramo di mirto e tornò a raccogliere bacche. Lug vide un bimbetto nudo ai piedi del mirto e comprese che quello era lo spirito della pianta. S’avvicinò e gli sentì sussurrare le storie del bosco, delle foreste di querce, delle meravigliose Driadi, dagli abiti di foglie e delle fanciulle custodi dell’albero stesso. Quando si sentì soddisfatto di quanto aveva visto e sentito, volle entrare dentro una grotta e dormire per una settimana intera. Uscì che era abbagliato dalla luce del sole, gli era cresciuta una lunga barba che rifletteva lo stesso porpora dei fiori addormentati anche loro per tutto quel tempo. Alla luce ripresero il loro aspetto risplendente e si stiracchiarono allungandosi verso l’alto pronti a riprendere la via. 

Stavolta Lug prese la direzione dell’Ovest e s’incamminò per un sentiero che saliva sempre più in alto mostrando da entrambi i lati un dirupo senza fondo. Un suono assordante gli attraversava le orecchie man mano che il sentiero saliva e si faceva sempre più stretto finché non scomparve improvvisamente per lasciare il posto a una cascata. Quella era la Porta dell’Acqua, dove s’imbattè nelle deliziose Nereidi Azzurre, splendide ragazze dai capelli ricci e vaporosi e gli occhi chiari che vivono in torrenti, fiumi, laghi, cascate e oceani. Alcune di loro si libravano felici e rapide sopra gli schizzi dell’acqua, altre restavano celate nella calma e fresca profondità degli specchi d'acqua sotto la cascata. Le apparvero come graziose giovinette completamente svestite con lunghe chiome fluttuanti. Cantavano con un'intonazione vocalica molto lunga e un po' lamentosa:

Come l’onde siam del mare
una va e l’altra viene
non ti devi mai fidare
noi cantiam come sirene.
Illudiamo ogni passante
che si perde in sensazioni
ma la cosa più importante 
è che noi diamo emozioni.
Siamo vive esuberanti
noi molteplici e cangianti
se viviamo nei torrenti
o nei fiumi sorridenti.
Se ci trovi in fondo al mare
la purezza originaria
noi regine sappiam dare
a chi ha la testa in aria.
Vieni qui ti liberiamo
dei dolori e delle pene
abbandonati al richiamo
noi tagliamo le catene.
Lug fu attratto da quel canto delizioso e stava già per buttarsi tra le braccia di una splendida fanciulla che lo aveva attirato verso sé per poi affogarlo, ma i fiori furono più lesti, lo sollevarono in aria appena in tempo aiutandolo ad oltrepassare quella porta. Volarono quindi sopra una collina e atterrarono in un campo di girasoli dove una miriade di gnometti dai cappellini rossi saltellavano allegramente tra un girasole e l’altro riempiendo di simpatia l’aria fresca. Lug si riposò tra i girasoli e quando si risvegliò era cambiata la stagione che volgeva ormai all’autunno.
Allora Lug prese la strada del sud e si ritrovò in una specie di deserto costellato di vulcani che eruttavano continuamente. I fiori erano terrorizzati, ma Lug non si fece spaventare dai fumi e dalle lave che vedeva in ogni direzione, anzi seguì il mistero di quel calore fino a incontrare le bellissime Salamandre Rosse, creature agili e snelle, come potenti lingue infuocate che vigilavano sulla Porta del Fuoco. Poi vide le Fate del fuoco, piccole luci svolazzanti attorno al fuoco, Fiammelle che eruttarono queste parole:

Siamo noi le più potenti
molta forza noi ti diamo
e bruciamo i tuoi tormenti
il coraggio ti infondiamo.
Infuocate di passione
calde accese e svolazzanti
distruggiamo ogni ragione
nella mente dei passanti.
Segui sempre la tua danza
non lasciare il tuo potere
senti bene nella pancia
quello che non puoi vedere.
Il colore nostro è il rosso
risplendente di calore
salta subito ogni fosso
e ritorna nel vapore.
Non far spegnere la fiamma
dentro questa tua armatura
la natura ti richiama
e ti offre gioia pura.
Lug era diventato fluido al messaggio delle Fiammelle e i fiori rosseggiavano più splendidi che mai, ma una raffica di vento li fece volare lontano lontano. Precipitarono sopra una nube morbida e caddero addormentati per un’intera settimana. Al risveglio la pioggia cadde intensamente dalla nube che si disciolse trasportandoli in un cerchio fatato fatto di bollicine d’aria. Il sole sorgeva luminoso e splendente e la stella del mattino indicò a Lug la direzione dell’Est per raggiungere la Porta dell’Aria, dove le evanescenti e ingannevoli Silfidi Celesti lo sballottarono tra i venti. I fiori danzarono sopra alte montagne e discesero in una ventosa pianura disseminata di papaveri e margherite. Una giovane alata con forme fluenti di una tonalità rosa azzurro, con una radiosa luce multicolore che circondava la testa, uscì da un vortice e disse:

Son la bella tra le belle
sono giovane e son gaia
ho spezzato le catene
e mi libro ora nell’aria.
Amo assai la mia espansione
e la insegno a ogni passante
gli decanto la ragione
e lo rendo poi raggiante.
Quando sorgo ogni mattina
nella nebbia evanescente
io mi sente una regina
sono gioia per la gente.
Sii amico di ogni vento
segui la sua inclinazione
e vedrai che t’accontento
apro la trasformazione.
Non temere il cambiamento
prendi sempre la sua strada
vivi certo più contento
con la testa e il mondo in aria.
In effetti la fanciulla possedeva una saggezza millenaria e Lug rimase incantato ad ascoltarla. I suoi piedi si erano già distaccati da terra e i suoi capelli svolazzavano contenti nel turbine di venti che in quel momento lo attraversava. Il suo viso era rasserenato da un bellissimo sogno e i suoi occhi risplendevano come soli di mezzogiorno. I fiori s’aggrapparono alle sue orecchie e un suono di violini si diffuse nell’aria profumata di narcisi e gigli. Il principe si ritrovò immediatamente nella valle dei fiori e un sonno immenso lo costrinse a precipitare in un mondo incantato popolato di meravigliose creature. Lug non si sarebbe mai risvegliato, sarebbe rimasto per sempre in mezzo a quei fiori che diventavano fanciulle e poi fatine e poi farfalle, ma i fiori di magnolia s’accorsero anche dei miasmi scuri che aleggiavano tra i petali e lo costrinsero a salire sopra un carro magico che li avrebbe portati in una notte stellata. Quando Lug si risvegliò era sereno e si trovò in un campo di papaveri dove lo Spirito dei papaveri sdraiato su una calda pietra raccontava a un simpatico rettile della magia dei prati in fiore.

Il Principe Lug assimilò queste conoscenze e le trasmise ai purpurei fiori di magnolia, quindi si fece avvolgere dal vento del cambiamento, prese i fiori rinfrescati dalle brezze e oltrepassò la barriera dell’aria dopo aver chiesto il permesso a quell’angioletto dorato. Dopo aver viaggiato attraverso queste quattro porte Lug si rese conto che i fiori di magnolia erano diventati carnosi e fiammeggianti, freschi e profumati come la loro prima fioritura e allegramente lo condussero nel giardino delle Magnolie. Il Principe vide Weleda, che era completamente sfiorita con le foglie che erano diventate quasi marroni. Fu pervaso da una grande tristezza e il suo volto si rabbuiò. Allora i fiori tornarono al loro posto preoccupati perché Lug aveva perso il suo consueto sorriso. In quel momento la Magnolia riprese colore e le foglie ridivennero istantaneamente del loro solito verde brillante. La sua bellezza si era tinta di una tale purezza come se avesse perduto il suo aspetto femmineo per ridiventare virginea come una fanciulla. Il Pipistrello bianco che li aveva seguiti fino a lì sentenziò:
Verrà un giovane delicato
uomo dell’erba di ogni prato 
amante di piante amico dei fiori
delle magnolie e dei loro colori.
Se saprà perdonare Weleda
sia di giorno che di sera
sarà libera dai peccati
dei suoi avi imparentati.
Trasformerà l’ aspetto
con la fede ed il rispetto
con gentile trasparenza
cesserà la penitenza.
Weleda avrebbe voluto che il principe la prendesse tra le braccia e la portasse via da quella zolla, ma lui temeva di strapparle le antiche radici e si limitava ad accarezzarla con affetto, tenerezza e un rispetto fuori dal comune. Quell’affetto pian piano trasformò la pianta finché un bel giorno Lug si trovò davanti a una graziosa fanciulla. Aveva il faccino bianco con le gote rosee, la labbra rosso fragola e gli occhi azzurri come un’acquamarina. I boccoli biondi le cadevano sulla schiena ricoprendola di un manto dorato fino alla cintola. L’abito candido svasato e scintillante di seta svolazzava a ogni refolo e un capellino con un fiocco rosa che le scendeva su un lato la proteggeva dal sole e dalle intemperie. La fanciulla somigliava tanto alla sorellina gemella scomparsa in una grotta tanti anni prima. Il Pipistrello bianco apparve quella mattina per annunciare:
Una Magnolia in arte stellata
con le maniere gentili da Fata
con il vestito caldo e solare
in una zolla non vuole stare.
Con i suoi fiori di Primavera
rossi dall’Alba fino alla Sera
dalla fragranza dolce e sensuale
appassionati in modo speciale.
Nella magia di quel giardino
l’uomo si volta con un inchino
da cavaliere vero e regale
che con i fiori ama trattare.
Possono certo avere letizia
di una stagione forse propizia
di sguardi teneri e di sorrisi 
e del silenzio dei fiordalisi.
Lug si chiama il nostro artista
così dotato di buona vista
dona a Weleda la sua purezza
nel gesto magico di una carezza.
Weleda, finalmente libera dalla sua forma vegetale, si ritrovò accanto a Lug in carne e ossa. Una splendida magnolia accanto a lei aveva perso tutte le foglie e aveva messo nuovi germogli e come in un’alba magica erano cresciuti su di essa cinque splendidi fiori di porpora per quanto non fosse tempo di fioritura ma fosse arrivato il momento del raccolto. Lug la guardava con un’altra luce negli occhi, vedeva tutto lo splendore di quella nuova fioritura e sentiva accanto a se il canto degli uccelli. Sulla pianta c’erano due uova di tortora che si schiusero lentamente e ci fu la nascita di due deliziosi pulcini. In quel momento un lampo brillante illuminò le piante e subito dopo venne un buio agghiacciante. La notte durò pochi minuti ma pian piano la luce invase di nuovo il giardino.

Fu con grande stupore che Weleda si accorse che al posto di ogni pianta c’erano tante bellissime fanciulle e tanti uomini vestiti con abiti eleganti. E c’era anche il suo altissimo e splendido padre, il Re del paese di Magnolia, la sua incantevole Madre, la Regina dei fiori, oltre che tutte le sue amiche, le damine di corte. Così la famiglia fu tutta riunita, la corte fu al completo e un enorme palazzo di cristallo brillante emerse immediatamente al centro dell’isola. I pipistrelli neri esplosero mostrando le diaboliche facce di sette maghi malefici e il Pipistrello bianco si trasformò nella vecchia e saggia nonna Filomena che visse in pace e armonia con i suoi cari per cento anni ancora. Lug rimase abbagliato da tanto splendore e abbracciò con gioia la sua splendida gemella, perduta e ritrovata.
Questa è la storia di Lug e Weleda
della famiglia ormai tutta intera
di gentilezza che porta rispetto
come se il mondo fosse perfetto.
Anche se spesso si strappa un fiore
e lo si fa come un gesto d’amore
Lug vi insegni che tenerezza
si manifesta con una carezza.
Ogni bel fiore dal gesto vivo
sogna l’amore casto e giulivo
freme di gioia e di passione
certo che il tempo sia l’illusione.
E se sfiorisce presto il suo ballo
ed il suo stelo diventa giallo
per la durata che gli è concessa
vuol essere degno di principessa.
Così riempie di gioia il cuore
che non s’annoia mai dell’amore
che coglie l’attimo di ogni presente
e si entusiasma beatamente.
Pubblicato: Domenica, 22 Settembre 2013
Articolo di:  Patrizia Boi

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